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Per una biografia dell’azzurro: Rainer Maria Rilke e Rosalba Carriera

Rosalba Carriera, Ritratto di giovinetta con una scimmia, Parigi, Musée du Louvre
[Louvre Museum Official Website]

SONO BEN NOTI gli scritti che Rainer Maria Rilke dedicò ad Auguste Rodin e a Paul Cézanne. Assai meno nota è la sua analisi – molto vicina a un’illuminazione – di un’opera celebre di Rosalba Carriera, il Ritratto di giovinetta con una scimmia del Louvre.

Il passo è finora sfuggito agli studiosi del Settecento veneziano e si cela in una delle Lettere su Cézanne, scritte a Parigi nell’ottobre del 1907 e pubblicate postume nel 1939. Nella lettera dell’8 ottobre 1907, inviata alla moglie Clara Westhoff, Rilke riferisce di una sua visita al Museo del Louvre avvenuta quel martedì «dopo due giorni trascorsi al Salon d’Automne». Era stata una benefica immersione nella pittura degli antichi maestri, avvenuta durante il terzo e ultimo soggiorno del poeta a Parigi, dove al Grand Palais aveva ammirato le opere di Manet, Berthe Morisot, Eva Gonzalès e soprattutto la mostra commemorativa di Cézanne.

«Mi sono guardato i Veneziani – annota Rilke – sono di un colorismo indescrivibilmente coerente; si sente fin dove ciò valga in Tintoretto. Anche più in là che in Tiziano. E così fin dentro il diciottesimo secolo, dove solo l’uso del nero li separa dal giungere alla scala di Manet. Guardi ce l’ha, del resto; era inevitabile in mezzo a tutto quel chiarore, da quando le leggi contro il lusso avevano imposto gondole nere. Ma egli lo usa più come specchio oscuro che come colore; solo Manet lo porterà con uguali diritti in mezzo a tutti gli altri, in ogni caso influenzato dai giapponesi».

Dopo aver attraversato le sale della pittura veneta, Rilke giunge davanti a tre pastelli di Rosalba e descrive alla moglie quello che più lo ha colpito, La jeune fille au singe. Oltre a indicare esattamente il nome del fiore e la razza della scimmia raffigurati nel dipinto, lo scrittore dimostra di essere ben informato sulla biografia della pittrice, in un’epoca in cui non molto era stato ancora scritto su di lei: la prima monografia degna di questo nome è infatti quella pubblicata da Vittorio Malamani nel 1910, mentre di poco successivo alla lettera di Rilke è il pionieristico studio di Emilie von Hoerschelmann dal titolo Rosalba Carriera die Meisterin der Pastellmalerei, apparso a Lipsia nel 1908. I tempi erano evidentemente maturi per una riscoperta dell’artista veneziana e il poeta delle Elegie duinesi dovette intercettare una sensibilità che, nella Parigi di Proust, era già nell’aria.

Per quanto concerne il ritratto in esame, negli ultimi decenni gli specialisti di Rosalba si sono occupati soprattutto della possibile identificazione dell’effigiata: l’ipotesi più accreditata è che si tratti della figlia dodicenne del finanziere scozzese John Law, che la pittrice veneziana incontrò e ritrasse a Parigi nel 1720. È stata invece trascurata la fortuna letteraria dell’opera e la lettura dei suoi valori formali. Questi ultimi, peraltro, non sfuggirono a una delle più sensibili interpreti della pittura veneziana del Settecento, Franca Zava Boccazzi, che del ritratto in esame, in un bellissimo saggio pubblicato nel 1996, scriveva: «Buona parte del fascino dell’ottimo pastello – una delle opere più squisite dell’artista per verve contenuta, come in un momento di gioco interrotto, ma che brilla negli occhi fermi, in tutto l’ergersi innervato della figuretta esile, stretta all’animaletto – sta giusto nel suo straordinario colore, tutto giocato sui freddi: un blu vivo del manto che avvolge il busto eretto è la nota brillante nel diffuso chiarore livido delle carni, del lino finissimo della veste, dei fiori».

Anche alla luce di questo giudizio, risulta evidente come Rilke abbia saputo restituire con le sue parole tutto l’incanto di questo capolavoro, offrendone una lettura attenta e straordinariamente persuasiva. La lettera si chiude con un’idea: scrivere un intero libro sull’azzurro, dall’età romana a Cézanne passando per Rosalba Carriera e i suoi contemporanei francesi: Chardin, La Tour, Perronneau (Rilke scrive Peronnet, ma si tratta evidentemente di una svista). È ciò che ha fatto, molti anni dopo, Michel Pastoureau, dando alle stampe il suo fortunato saggio Bleu. Histoire d’une couleur, dove peraltro l’intuizione di Rilke non è menzionata.

Non ho trovato una traduzione in lingua italiana pienamente fedele al testo tedesco della lettera: ritengo pertanto utile proporre in questa sede – come per i passi precedentemente citati – una mia traduzione del brano.

«Allo stesso tempo di Guardi e Tiepolo dipingeva anche una donna, una veneziana, che venne ricevuta in tutte le corti e la cui fama fu tra le più chiare della sua epoca: Rosalba Carriera. Watteau seppe di lei, e i due si scambiarono alcuni pastelli, forse i rispettivi ritratti, e mantennero reciprocamente un’affettuosa stima. Ella viaggiò molto, dipinse a Vienna, e a Dresda si conservano ancora centocinquanta suoi lavori. Al Louvre ci sono tre ritratti. Una giovane dama, il viso sollevato su un collo diritto e poi ingenuamente piegato in avanti, tiene innanzi al suo abito di pizzo scollato una scimmia cappuccino dagli occhi chiari, che da sotto, al margine del ritratto a mezzo busto, occhieggia con la stessa espressione compita che ha lei sopra, solo un po’ più indifferente. Con la sua perfida manina nera cerca di afferrare quella di lei, tenera e distratta, e la tira all’interno del quadro per una delle sue dita affusolate. Questo quadro è così pieno del suo tempo, che vale per tutti. Ed è dipinto in modo leggiadro e lieve, ma con realismo. Uno scialle azzurro compare pure in primo piano e un gambo di violacciocca bianca e lilla, che in modo singolare funge da ornamento del seno. Quanto all’azzurro, mi sono reso conto che è quel particolare blu del diciottesimo secolo, che si trova ovunque in La Tour, in Peronnet, e che anche in Chardin non smette mai di essere elegante […]. Si potrebbe auspicare che qualcuno scrivesse una monografia sull’azzurro, dall’azzurro denso e cereo delle pitture murali pompeiane fino a Chardin e ancora avanti fino a Cézanne: quale biografia sarebbe!»

Rainer Maria Rilke nel 1906

Riferimenti bibliografici

Rainer Maria Rilke, Gesammelte Briefe, hrsg. von Ruth Sieber-Rilke und Carl Sieber, 6 voll., Leipzig 1936-1939.

Rainer Maria Rilke, Lettere su Cézanne, prefazione di Mario Specchio, Firenze, Passigli, 2001.

Rainer Maria Rilke, Tutti gli scritti sull’arte e sulla letteratura, a cura di Elena Polledri, testo tedesco a fronte, Milano, Bompiani, 2008.

Bernardina Sani, Rosalba Carriera, Torino, Allemandi, 1988, p. 290, fig. 93.

Franca Zava Boccazzi, Rosalba Carriera, in Le tele svelate. Pittrici venete dal Cinquecento al Novecento, a cura di Caterina Limentani Virdis, Mirano (Venezia), Eidos, 1996, pp. 120-138.

Rainer Maria Rilke, Verso l'estremo. Lettere su Cézanne e sull'arte come destino, a cura di Franco Rella, Bologna 1999.

Cite this article as: Roberto Pancheri, Per una biografia dell’azzurro: Rainer Maria Rilke e Rosalba Carriera, in "STORIEDELLARTE.com", 24 luglio 2017; accessed 23 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2017/07/per-una-biografia-dellazzurro-rainer-maria-rilke-e-rosalba-carriera.html.

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