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Santa Maria in Via a Camerino, la chiesa “romana” di Angelo Giori

Petrus (?), Madon­na in tro­no con Bam­bi­no e Annun­cia­zio­ne, par­ti­co­la­re, Came­ri­no, San­ta Maria in Via

San­ta Maria in Via è uno dei gio­iel­li di Came­ri­no ma non solo. È un inne­sto di puris­si­ma cul­tu­ra roma­na nel cuo­re del­la Mar­ca: le sue vicen­de edi­li­zie e deco­ra­ti­ve van­no let­te in paral­le­lo a quel­le del can­tie­re del Bat­ti­ste­ro Late­ra­nen­se a Roma, da dove migra­ro­no a Came­ri­no idee, arti­sti e ope­re. La rovi­na che si è abbat­tu­ta su tan­ta par­te del patri­mo­nio monu­men­ta­le dell’Appennino del Cen­tro Ita­lia desta sen­ti­men­ti di dolo­re e rim­pian­to: come nel caso di San­ta Maria in Castel­la­re di Nocel­le­to, anche su San­ta Maria in Via man­ca uno stu­dio appro­fon­di­to. E non è sta­ta fino­ra con­si­de­ra­ta in modo orga­ni­co la figu­ra per tan­ti ver­si straor­di­na­ria di Ange­lo Gio­ri, colui che, in luo­go dell’antica cap­pel­la o ora­to­rio dov’era custo­di­ta l’icona di San­ta Maria in Via vene­ra­ta dai camer­ti, vol­le edi­fi­ca­re dal­le fon­da­men­ta quel­la che nel pro­prio testa­men­to avreb­be desi­gna­to come “la mia Chie­sa di San­ta Maria in Via da me fabri­ca­ta”.

San­ta Maria in Via fu pro­get­ta­ta come lo scri­gno dell’icona con la Madon­na in tro­no con Bam­bi­no che Lui­gi Lan­zi (1795) giu­di­cò “la meglio dipin­ta dai Gre­ci” fra quel­le con­ser­va­te in Ita­lia, un capo­la­vo­ro di scuo­la spo­le­ti­na le cui affi­ni­tà con i modi di “Petrus pic­tor”, il mae­stro del­la cro­ce di Cam­pi in Val Casto­ria­na, già rile­va­te da Todi­ni (1989, p. 110) e soste­nu­te da Del­prio­ri (2015, p. 30), sal­da­no in via defi­ni­ti­va a una data­zio­ne alta, ai pri­mi decen­ni del Due­cen­to. Pos­so­no esse­re avan­za­te solo ipo­te­si intor­no alle vicen­de che por­ta­ro­no a Came­ri­no l’icona, che la tra­di­zio­ne loca­le ha lega­to alla par­te­ci­pa­zio­ne di nobi­li camer­ti del ter­zie­re di Mural­to, capi­ta­na­ti da Rodol­fo II da Vara­no, alla cro­cia­ta di Smir­ne (1345), e intor­no all’origine del suo tito­lo (Fala­schi 2008); risa­le al 13 feb­bra­io 1300 la pri­ma atte­sta­zio­ne di una cap­pel­la inti­to­la­ta a San­ta Maria in Via in pros­si­mi­tà del­la Col­le­gia­ta di San Gia­co­mo Apo­sto­lo che fu abbat­tu­ta nel 1503 per assi­cu­ra­re gli spa­zi neces­sa­ri alle ope­ra­zio­ni mili­ta­ri intor­no all’area del­la Roc­ca volu­ta da Ales­san­dro VI Bor­gia (ibi­dem, pp. 673–674).

Albert Clou­wet da Andrea Sac­chi, Effi­gie del car­di­na­le Ange­lo Gio­ri, 1643 cir­ca

I lavo­ri di edi­fi­ca­zio­ne del­la nuo­va chie­sa furo­no avvia­ti nel 1639 e finan­zia­ti per inte­ro da Ange­lo Gio­ri (Capo­dac­qua di Pie­ve­to­ri­na 1586 – Roma 1662). Di umi­li ori­gi­ni, dopo una pri­ma for­ma­zio­ne nel Semi­na­rio di Came­ri­no, Gio­ri com­pì a Roma stu­di giu­ri­di­ci e let­te­ra­ri e nel 1606 entrò al ser­vi­zio pri­ma di Car­lo Bar­be­ri­ni, come isti­tu­to­re dei figli Fran­ce­sco, Tad­deo e Anto­nio, e quin­di di suo fra­tel­lo Maf­feo che, assur­to al pon­ti­fi­ca­to col nome di Urba­no VIII, lo nomi­nò, nell’ordine, came­rie­re segre­to, cop­pie­re, alta­ri­sta di San Pie­tro, segre­ta­rio dei memo­ria­li, mae­stro di came­ra; Gio­ri asce­se alla por­po­ra car­di­na­li­zia nel 1643. Nel­lo stes­so anno, per suo tra­mi­te, la muni­ci­pa­li­tà di Came­ri­no com­mis­sio­nò a Ber­ni­ni un busto in bron­zo del Pon­te­fi­ce (Came­ri­no, Palaz­zo Comu­na­le). Alla mor­te di Urba­no VIII (1644) Fran­ce­sco e Anto­nio Bar­be­ri­ni, ripa­ra­ti in Fran­cia, nomi­na­ro­no Gio­ri ammi­ni­stra­to­re dei loro beni e lo inca­ri­ca­ro­no di sovrin­ten­de­re alla rea­liz­za­zio­ne del monu­men­to fune­bre del Pon­te­fi­ce affi­da­ta a Ber­ni­ni.

Came­ri­no, Chie­sa di San­ta Maria in Via pri­ma del ter­re­mo­to

Gli inte­res­si arti­sti­ci di Ange­lo Gio­ri, selet­ti­vi e gui­da­ti da un gusto sor­ve­glia­tis­si­mo, pre­se­ro dun­que cor­po all’interno del­la più stret­ta cer­chia bar­be­ri­nia­na e si con­cre­ta­ro­no in inca­ri­chi, com­mis­sio­ni e acqui­sti docu­men­ta­ti dal ter­zo decen­nio: si data ai pri­mi anni Ven­ti il suo ritrat­to in età anco­ra gio­va­ni­le ese­gui­to da Valen­tin de Bou­lo­gne, acqui­si­zio­ne recen­tis­si­ma al cata­lo­go del fran­ce­se (Valen­tin de Bou­lo­gne 2016, pp. 128–131 cat. 18); tra il 1626 e il 1629 com­mis­sio­nò dipin­ti ad Andrea Sac­chi, Anto­nio Tem­pe­sta e anco­ra a Valen­tin (Ier­ro­bi­no 2010, pp. 201–202); risa­le infi­ne al 1629 il paga­men­to per i due dipin­ti di Valen­tin de Bou­lo­gne (ibi­dem), un San Gero­la­mo e un San Gio­van­ni Bat­ti­sta, che il Car­di­na­le desti­nò per lasci­to testa­men­ta­rio alla sua chie­sa camer­te “da met­ter­si […] den­tro la sagre­stia […] fer­mar­si con fer­ri in modo, che non pos­si­no mai levar­si da’ loro luo­ghi”, insie­me a “un San Miche­le, che vie­ne da Gui­do” (Cor­ra­di­ni 1977, p. 94). Come alta­ri­sta e mem­bro del Capi­to­lo di San Pie­tro ebbe un ruo­lo pre­mi­nen­te nel­la defi­ni­zio­ne dei pro­gram­mi ico­no­gra­fi­ci degli alta­ri del­la nuo­va basi­li­ca: sono docu­men­ta­te le sue pre­scri­zio­ni a Pous­sin, Caro­sel­li, D’Arpino (Rice 1997, ad indi­cem). La descri­zio­ne del­la sua col­le­zio­ne, che fu alie­na­ta per vole­re del­lo stes­so Gio­ri, è affi­da­ta a un inven­ta­rio del 1669 (Cor­ra­di­ni 1977) che resti­tui­sce un pro­fi­lo di com­mit­ten­te e col­le­zio­ni­sta di altis­si­mo livel­lo, dal­le pre­di­le­zio­ni mar­ca­ta­men­te orien­ta­te in sen­so clas­si­ci­sta, che attin­ge­va allo stes­so baci­no di arti­sti atti­vi per i Bar­be­ri­ni: Gio­ri pos­se­de­va, oltre dipin­ti di Lan­fran­co, Guer­ci­no, Cor­to­na, Ber­ni­ni, Nico­las Pous­sin (Eco e Nar­ci­so, Pari­gi, Lou­vre; Vene­re che pian­ge la mor­te di Ado­ne, Caen, Musée des Beaux-Arts), un cospi­cuo nume­ro di ope­re di Clau­de Lor­rain, (Davi­de con­sa­cra­to re da Samue­le, Sbar­co di Cleo­pa­tra a Tar­so, Pari­gi, Lou­vre) e Andrea Sac­chi.

Nel 1639 Anto­nio Bar­be­ri­ni affi­dò a Gio­ri la super­vi­sio­ne dei lavo­ri di deco­ra­zio­ne del Bat­ti­ste­ro di San Gio­van­ni in Fon­te al Late­ra­no, pro­get­ta­ti e diret­ti da Andrea Sac­chi, arti­sta da entram­bi pre­di­let­to a cui Ange­lo Gio­ri fu per­so­nal­men­te lega­to e che lo ritras­se in età matu­ra (Suther­land Har­ris 1977, p. 82 n. 66); con­te­stual­men­te furo­no avvia­ti i lavo­ri di rie­di­fi­ca­zio­ne di San­ta Maria in Via. La que­stio­ne del coin­vol­gi­men­to di Sac­chi nel pro­get­to del­la chie­sa came­ri­ne­se, tra­di­zio­nal­men­te tra­man­da­ta, accol­ta come plau­si­bi­le da Suther­land Har­ris (1977, p. 92 cat. 66 nota 2) ma esclu­sa in tem­pi più recen­ti in favo­re di Camil­lo Arcuc­ci (Maria­no 1996, p. 362), va inve­ce ricon­si­de­ra­ta alla luce del ritro­va­men­to di due man­da­ti di paga­men­to del­lo stes­so Gio­ri ad Andrea Sac­chi “per sue fati­che fat­te e da far­si per ser­vi­tio di dit­to Illu­stris­si­mo d’una Chie­sa et altre ope­re” e di un altro man­da­to del­lo stes­so anno 1640 per Camil­lo Arcuc­ci (Ier­ro­bi­no 2014, p. 186). Pre­ce­den­ti stu­di (Wol­fe 1999) ave­va­no già resti­tui­to sostan­za alla fama di Sac­chi come archi­tet­to, atte­sta­ta da Gio­van Pie­tro Bel­lo­ri (1672) e tra­man­da­ta dai con­tem­po­ra­nei a par­ti­re dal 1637: è emer­so che Sac­chi affi­da­va la rea­liz­za­zio­ne mate­ria­le dei pro­pri pro­get­ti ad archi­tet­ti dota­ti del­le neces­sa­rie com­pe­ten­ze tec­ni­che e il gio­va­ne Camil­lo Arcuc­ci (1617/1618–1667), con il qua­le avreb­be col­la­bo­ra­to anche in segui­to, era tra que­sti (ibi­dem, p. 23 e ss.).

Appa­re effet­ti­va­men­te in linea con le scel­te ope­ra­te da Sac­chi nei suoi coe­vi can­tie­ri roma­ni il clas­si­ci­smo seve­ro del­la fac­cia­ta di San­ta Maria in Via, in nudo late­ri­zio su cui stac­ca il dise­gno trac­cia­to dal lie­vis­si­mo agget­to di lese­ne, basi, cor­ni­ci e capi­tel­li, rea­liz­za­ti in pie­tra are­na­ria e late­ri­zio model­la­to, che la ripar­ti­sco­no in due ordi­ni sovrap­po­sti e tre cam­pa­te, la cen­tra­le risal­ta­ta e cul­mi­nan­te col fron­to­ne trian­go­la­re. L’interno ha pian­ta ellit­ti­ca, con pre­sbi­te­rio absi­da­to sull’asse mag­gio­re e quat­tro cap­pel­le radia­li a nic­chia emi­ci­cli­ca rica­va­te nel­lo spes­so­re del­la mura­tu­ra. La strut­tu­ra peri­me­tra­le inter­na è scan­di­ta da para­ste che sor­reg­go­no un’alta tra­bea­zio­ne a fre­gio con­ti­nuo su cui si impo­sta diret­ta­men­te la vol­ta in camor­can­na che, come la sovra­stan­te coper­tu­ra a capria­te lignee, ha sosti­tui­to le ori­gi­na­rie strut­tu­re mura­rie distrut­te nel ter­re­mo­to del 1799.

Il crol­lo del­la vol­ta deco­ra­ta dal camer­te Giu­sep­pe Rinal­di det­to Lo Spaz­za (1808–1875), avve­nu­to il 9 feb­bra­io scor­so, ha rive­la­to che i fine­stro­ni qua­dran­go­la­ri impo­sta­ti appe­na sopra la tra­bea­zio­ne non era­no quat­tro ma sei, tan­ti quan­ti gli spic­chi del­la vol­ta ripar­ti­ta dai costo­lo­ni che si inne­sta­no sul­la tra­bea­zio­ne in cor­ri­spon­den­za del­le lese­ne. Attual­men­te è pos­si­bi­le scor­ger­ne sol­tan­to uno, tam­po­na­to, incor­ni­cia­to come gli altri da sem­pli­ci moda­na­tu­re e con­clu­so supe­rior­men­te da una leg­ge­ra cen­ti­na, ma è dif­fi­ci­le pen­sa­re a una dispo­si­zio­ne irre­go­la­re del­le aper­tu­re; può inve­ce esse­re facil­men­te ipo­tiz­za­to che i fine­stro­ni posti in cor­ri­spon­den­za dell’asse mag­gio­re dell’ellisse sia­no sta­ti tam­po­na­ti in occa­sio­ne dell’intervento otto­cen­te­sco che deter­mi­nò, dun­que, una modi­fi­ca sen­si­bi­le del­la vol­ta e del­la lumi­no­si­tà del­la chie­sa. Nel caso di San­ta Maria in Via la scel­ta dell’ellisse, deri­va­ta dagli esem­pi roma­ni del Vigno­la in Sant’Andrea di via Fla­mi­nia e di Fran­ce­sco da Vol­ter­ra in San Gia­co­mo in Augu­sta, potreb­be aver con­ci­lia­to l’esigenza di uno spa­zio uni­ta­rio e suf­fi­cien­te­men­te ampio con le dimen­sio­ni del sito, che rima­se­ro ridot­te anche dopo l’abbattimento di edi­fi­ci pre­e­si­sten­ti; ci si sareb­be atte­si, infat­ti, una solu­zio­ne a pian­ta cen­tra­le, in linea con quel­la tra­di­zio­ne tipo­lo­gi­ca di san­tua­rio maria­no che tro­va­va imme­dia­ti pre­ce­den­ti, a Came­ri­no, nel san­tua­rio del­la Madon­na del­la Car­ce­ri pro­get­ta­ta da Otta­via­no Masche­ri­no e, nel­le ter­re vici­ne da cui Gio­ri pro­ve­ni­va, nei san­tua­ri “neo­bra­man­te­schi” del­la Madon­na di Mace­re­to e di San­ta Maria di Caspria­no di Pie­ve­to­ri­na.

Anche la deco­ra­zio­ne del­le cap­pel­le di San­ta Maria in Via e l’intera qua­dre­ria del­la chie­sa atten­do­no di  esse­re stu­dia­te con atten­zio­ne e deve ugual­men­te esse­re con­si­de­ra­to il pro­gram­ma ico­no­gra­fi­co che di cer­to Gio­ri ave­va pre­di­spo­sto in modo det­ta­glia­to per le quat­tro pale d’altare e le tele –otto in tut­to- poste ai lati di cia­scu­no di essi. In que­sta sede ci si limi­te­rà a dare con­to del­lo sta­to degli stu­di rela­ti­va­men­te alle due ope­re più impor­tan­ti: la Fla­gel­la­zio­ne di Cri­sto di Gia­cin­to Gimi­gna­ni, arti­sta ugual­men­te coin­vol­to nel­la deco­ra­zio­ne del Bat­ti­ste­ro Late­ra­nen­se, fir­ma­ta e data­ta 1643 e per la qua­le è sta­to rin­ve­nu­to un paga­men­to del 1644 (Ier­ro­bi­no 2014, p. 186), e il dipin­to tra­di­zio­nal­men­te ed erro­nea­men­te iden­ti­fi­ca­to come San Fran­ce­sco di Sales e San Fran­ce­sco di Pao­la, sem­pre rife­ri­to allo stes­so Andrea Sac­chi (Suther­land Har­ris 1977, p. 90 cat. 62). Per quest’ultimo occor­re tener con­to ora del­la fir­ma, rive­la­ta dal restau­ro a cui il dipin­to è sta­to sot­to­po­sto negli anni Novan­ta, di Car­lo Magno­ne (1621 ca.- 1653) (Bufa­li 2004, p. 7), un allie­vo e col­la­bo­ra­to­re di Andrea Sac­chi, ritro­va­men­to che non infi­cia comun­que il valo­re del­la cita­zio­ne di Bel­lo­ri che ricor­da inve­ce l’opera come “di mano d’Andrea” (Bel­lo­ri (1672) 1976, pp. 564–65): come atte­sta­to per il Bat­ti­ste­ro Late­ra­nen­se (Pas­se­ri), Magno­ne dovet­te lavo­ra­re infat­ti al dipin­to per Came­ri­no “col­la scor­ta, dise­gno e ritoc­chi del Sac­chi”. Anche l’iconografia del dipin­to è pro­ble­ma­ti­ca dal momen­to che non può esse­re accol­ta l’identificazione del san­to raf­fi­gu­ra­to insie­me a San Fran­ce­sco di Pao­la con San Fran­ce­sco di Sales, che fu bea­ti­fi­ca­to nel 1661 e cano­niz­za­to nel 1665 (Caru­si 2004, p. 7); già Bel­lo­ri, che dove­va cono­sce­re l’opera bene anche se per via indi­ret­ta, attra­ver­so Car­lo Marat­ta o for­se sul­la base di un dise­gno, la descri­ve­va, det­ta­glia­ta­men­te, come “il qua­dro di San Fran­ce­sco di Pao­la, che pie­gan­do le ginoc­chia a ter­ra si vol­ge ver­so il popo­lo ed addi­ta in cie­lo il tito­lo del­la sua rego­la: “CHARITAS”, con un altro San­to” (ibi­dem).

Came­ri­no, San­ta Maria in Via, Cap­pel­la del­la Pas­sio­ne con la Fla­gel­la­zio­ne di Gia­cin­to Gimi­gna­ni

Va evi­den­zia­to in ogni caso quan­to già osser­va­to da Suther­land Har­ris in meri­to al fat­to che il dipin­to usci­to dal­la bot­te­ga di Sac­chi è il solo, tra tut­ti quel­li ese­gui­ti per San­ta Maria in Via, a esse­re sta­to adat­ta­to al dise­gno del­le cor­ni­ci, con­ca­ve negli ango­li supe­rio­ri, median­te un inser­to alla som­mi­tà del­la tela in ori­gi­ne qua­dran­go­la­re, dal che se ne potreb­be rica­va­re che fu ese­gui­to pri­ma degli altri e per una cor­ni­ce di dise­gno diver­so. Chiu­sa la vol­ta il 16 luglio 1642, il 25 set­tem­bre 1643 a San­ta Maria in Via fu cele­bra­ta la pri­ma mes­sa dal vesco­vo Emi­lio Altie­ri, il futu­ro papa Cle­men­te X, che ave­va soste­nu­to l’impresa di Gio­ri, e il 27 set­tem­bre vi fu tra­sla­ta la sacra ico­na; la con­sa­cra­zio­ne solen­ne avven­ne il 21 set­tem­bre del 1654. È dif­fi­ci­le dire qua­le fos­se l’aspetto del­la chie­sa quan­do Gio­ri morì, l’8 ago­sto 1662, e fu tumu­la­to “nel­la sepol­tu­ra fat­ta da me in San­ta Maria in Via Chie­sa mia Patro­na­le da me fabri­ca­ta” (Cor­ra­di­ni 1977, p. 90). Cono­scia­mo infat­ti San­ta Maria in Via nel­la sua veste tar­do otto­cen­te­sca, con la deco­ra­zio­ne inter­na a fin­ti mar­mi di Mario Ada­mi e Fran­ce­sco Fer­ran­ti e i dipin­ti absi­da­li del came­ri­ne­se Ora­zio Ora­zi (1848–1912), con cui ven­ne­ro chiu­se, nel 1896, tut­te le feri­te pro­vo­ca­te dal ter­ri­bi­le ter­re­mo­to del 1799 (Bit­ta­rel­li 1976, p. 174).

Came­ri­no, San­ta Maria in Via, coper­tu­ra pri­ma del ter­re­mo­to

È una chie­sa mar­ti­re San­ta Maria in Via: è sta­ta pesan­te­men­te dan­neg­gia­ta anche dal sisma del 1997 e ria­per­ta al cul­to solo nel 2006; gli ulti­mi even­ti sismi­ci l’hanno nuo­va­men­te pie­ga­ta: i pri­mi dan­ni si sono regi­stra­ti con la scos­sa del 24 ago­sto 2016, il 26 otto­bre scor­so è crol­la­to il cam­pa­ni­le e quin­di, a feb­bra­io, la coper­tu­ra; solo da qual­che set­ti­ma­na sono ini­zia­ti i lavo­ri di mes­sa in sicu­rez­za, in una situa­zio­ne che si è fat­ta sem­pre più dif­fi­ci­le. E la vene­ra­zio­ne del­la sacra imma­gi­ne è intrec­cia­ta alla sto­ria infi­ni­ta dei ter­re­mo­ti: vie­ne espo­sta ogni anno il 14 gen­na­io, in rin­gra­zia­men­to del­la pre­ser­va­zio­ne dal ter­re­mo­to del 1703, e il 28 luglio in rin­gra­zia­men­to per il peri­co­lo scam­pa­to del ter­re­mo­to del 26 set­tem­bre 1799.

Ora Came­ri­no è anco­ra chiu­sa dal­le sue mura nel silen­zio di una zona ros­sa gran­de quan­to la cit­tà. La sal­vez­za di San­ta Maria in Via vie­ne let­ta come il segno del­la pos­si­bi­li­tà di resur­re­zio­ne per l’intera comu­ni­tà. L’immagine iera­ti­ca, vene­ra­tis­si­ma e poten­te di cui Car­lo Cri­vel­li die­de una stre­pi­to­sa rilet­tu­ra nel­la silen­te, ver­ti­gi­no­sa Madon­na del­la Can­de­let­ta dipin­ta per la Cat­te­dra­le (Zam­pet­ti), man­tie­ne intat­ta la sua la for­za sim­bo­li­ca e, nel disa­stro, rac­co­glie anco­ra pre­ghie­re e spe­ran­ze dei came­ri­ne­si.


Biblio­gra­fia essen­zia­le: 

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A.A. Bit­ta­rel­li, Came­ri­no. Iti­ne­ra­ri sto­ri­co-arti­sti­ci, Pie­ve­to­ri­na 1985, pp. 68–70

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V. Ier­ro­bi­no, Il mece­na­ti­smo del Car­di­na­le Ange­lo Gio­ri: nuo­vi docu­men­ti su Gio­van­ni Bat­ti­sta Calan­dra, Gia­cin­to Gimi­gna­ni et altri, in “Stu­di di sto­ria dell’arte”, 25, 2014, pp. 183–186

A. Del­prio­ri, La scuo­la di Spo­le­to. Imma­gi­ni dipin­te e scol­pi­te nel Tre­cen­to tra Val­le Umbra e Val­ne­ri­na, Peru­gia 2015

Valen­tin de Bou­lo­gne. Beyond Cara­vag­gio, cata­lo­go del­la mostra a cura di A. Lemoi­ne e K. Chri­stian­sen (New York, Metro­po­li­tan Museum of Art, 7 otto­bre 2016- 16 gen­na­io 2017, New Haven-Lon­don 2016

Cite this article as: Elisabetta Giffi, Santa Maria in Via a Camerino, la chiesa “romana” di Angelo Giori, in "STORIEDELLARTE.com", 25 giugno 2017; accessed 22 luglio 2017.
http://storiedellarte.com/2017/06/santa-maria-in-via-di-camerino-la-chiesa-romana-di-angelo-giori.html.

One Response to Santa Maria in Via a Camerino, la chiesa “romana” di Angelo Giori

  1. Alessandro Marchi 10 luglio 2017 at 12:48 #

    Bel­lis­si­mo arti­co­lo, che aumen­ta la tri­stez­za per una per­di­ta così pre­zio­sa.

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