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Sismogramma: nasce la rubrica delle terre devastate dal terremoto!

LA SITUAZIONE che si è determinata attorno ad Amatrice e poi nel cratere, fra valle del Nera e valle del Chienti, col sisma del 2016, sta mettendo in luce storture e problematiche che riguardano in  maniera emblematica e strutturale tutte le maggiori sfide poste dalla gestione dell’immane patrimonio storico-artistico del nostro paese. “Al tempo de’ tremuoti” si evidenziano fino al parossismo problematiche che sono al fondo le stesse della gestione ordinaria, ormai negletta in favore dell’economia dominante degli eventi e delle mostre.

La ricostruzione dei centri storici, come è avvenuta in maniera esemplare in Friuli dopo il 1976 e come non è avvenuta all’Aquila dopo il 2009, presuppone l’esistenza di comunità che sentano il  patrimonio come qualcosa di irrinunciabile, linfa e alimento della loro stessa identità. I territori colpiti dall’ultimo sisma sono il cuore più interno e anche selvatico della dorsale appenninica, un tempo crocevia floridissimo di risorse economiche e di traffici mercantili, luogo di memorie quasi ancestrali e grembo fecondo di una produzione figurativa originalissima, specie fra Tre e Quattrocento

Già da tempo queste terre sono state messe ai margini. L’economia silvo-pastorale e lo sviluppo di un turismo alternativo erano le uniche speranze di riscossa. Il terremoto le ha rimesse in gioco drammaticamente: o sarà il principio di un’inesorabile desertificazione o sarà l’occasione storica per riqualificarle e rilanciarle, rivolgendosi ad un pubblico intelligente e sensibile. Il recupero e la salvaguardia di quel che resta del patrimonio storico-artistico in questo contesto riveste allora un ruolo cruciale.

Siamo onesti: nessuno potrà illudersi che si arrivi un giorno, come è stato in Friuli, ad una ricostruzione integrale, “come era, dov’era”, come pure in molti auspicheremmo in maniera vibrante, anche per Castelluccio, rasa al suolo, anche per San Salvatore a Campi Basso e per l’abbazia di Sant’Eutizio. Vorremmo però che si facesse il più possibile e il meglio possibile, selezionando fin da subito delle priorità. Tutti sanno che di fronte ad un edificio sventrato o pericolante se si interviene subito il recupero è possibile a determinati costi, mentre se si lascia passare il tempo i costi lievitano in maniera esponenziale, fintanto che il recupero diverrà del tutto improponibile. È successo per tanti monumenti, anche senza l’aiuto di eventi sismici: la badia benedettina di Santa Maria Apennino, sulle pendici  del monte Maggio dietro Fabriano, citata in pergamene antiche fin dal secolo XI, era ancora in piedi nel 1973, quando la fotografò Roberto Stelluti, con le sue volte gotiche e i suoi resti di affreschi tre-quattrocenteschi,  ancorché ridotta a stalla e fienile: ora è un cumulo di pietre.

Sono passati ormai diversi mesi dai tragici eventi e nessun monumento è stato messo in sicurezza, a parte San Benedetto a Norcia, visto il valore di icona mediatica che aveva ormai assunto. Si è proceduto invece con un lavoro sistematico di ritiri indiscriminati di tutte le opere dagli edifici pericolanti o semplicemente lesionati, cartegloria e pale d’altare, croste e capolavori. Si tratta di un’impresa meritoria in cui si sono prodigati i funzionari storici dell’arte e restauratori del MIBACT, corpi dei vigili del fuoco e dei carabinieri, volontari della protezione civile convenuti da tutt’Italia. Noi speriamo che i depositi in cui queste opere sono state ritirate siano tutti adeguati e perfettamente a norma, antisismica e igro-climatica, ma soprattutto speriamo che queste opere ritornino il prima possibile nei paesi da cui sono state prelevate. Speriamo anche che si sia discriminata la qualità e che alle opere di maggior pregio siano state riservate attenzioni peculiari. Speriamo che per queste opere e per tutte quelle ritirate dai musei che già esistevano, si individuino i luoghi idonei in cui riaprire il prima possibile i musei locali: ad Amatrice, a  Norcia, a Visso, a Pieve Torina, a Pievebovigliana, a Sarnano, a Caldarola, a Camerino, a Matelica, a Sanseverino… Lì e non altrove dovranno essere fatte le mostre, domani e dopodomani. Per la rinascita di quei luoghi è necessario individuare fin d’ora delle priorità, dei monumenti su cui concentrare le risorse, per renderli quanto prima agibili e  visitabili.

Intanto però il problema più drammatico è davvero l’individuazione delle priorità e delle emergenze, ragionando sul valore dei contesti che erano rimasti particolarmente integri e suggestivi, come Santa Maria in Castellare di Nocelleto (fraz. di Castelsantangelo sul Nera, MC), anche per la sedimentazione di epoche diverse e non solo per il valore assoluto delle opere custodite.

Nella gestione dell’emergenza la presenza di storici e di restauratori  è stata gravemente deficitaria. Questo pone seri interrogativi in un paese che coi terremoti dovrebbe finalmente imparare a convivere ed attrezzarsi. Perché la Protezione civile non  organizza al proprio interno un corpo di volontari addestrati e competenti con autentica preparazione storico-artistica e conservativa? Eppure non mancherebbero generose disponibilità. A dicembre del 2016 centinaia di storici dell’arte e di restauratori, rispondendo ad un appello di Mattia Patti dell’università di Pisa, hanno offerto al MIBACT la loro disponibilità come volontari: un’offerta che è rimasta lettera morta!

La difficoltà ad individuare delle gerarchie e a selezionare le opere da salvare in via prioritaria, verificata nei ritiri indiscriminati come nel ritardo del pronto intervento ai monumenti più significativi, segnala un problema che è certo in prima istanza di assenza di mezzi e di risorse, e quindi di volontà politica, ma anche di indebolimento ormai irreversibile delle soprintendenze nella loro articolazione periferica e territoriale. Addolora dirlo, ma sarebbe miope e disonesto negarlo. Quella rete capillare di presidio sul territorio, che un tempo era garantita da una milizia di funzionari ben preparati e ben selezionati, costantemente in missione, in stretto rapporto con parroci, sindaci, associazioni, studiosi locali e ispettori onorari, sta ormai venendo meno, ed è un problema drammatico di cui non si parla, che va ben oltre la situazione estrema delle zone colpite dal sisma.

Una tutela organica del territorio dovrà essere affidata ad un rafforzamento degli organici del MIBACT, ma al contempo dovrà ripartire dal basso, se il ministero stesso, le regioni e gli enti locali mostreranno l’intelligenza e l’agilità di raccordarsi virtuosamente con le energie più vive che emergono dalle comunità, catalizzandole ed orientandole perché  siano garantite anche competenze e professionalità adeguate, che peraltro l’università italiana continua a sfornare senza che ad esse siano offerte dall’amministrazione pubblica, centrale e periferica, occasioni adeguate per esplicarsi e servire.

Non è vero che le comunità sono ormai del tutto sparite, nemmeno nei luoghi più desolati e lacerati dal terremoto. Anche Visso è pronta a risorgere, se verrà aiutata.

Questa rubrica nasce con l’intento di dare voce a segnalazioni che vengono da chi è presente sul territorio e conosce i luoghi feriti, organizzandole con agile ma preciso corredo di informazioni storico-artistiche, documentazione di come erano nelle foto storiche e come sono oggi. Noi crediamo che ci sia l’esigenza vitale di una strumentazione simile, di una mappatura che cresca per gradi e che sia trasparente e pubblica, come un sito web può garantire, e che sia al contempo costantemente aggiornabile.

Vorremmo offrire tale strumentazione come un servizio agli amministratori locali e alle soprintendenze. Ma vorremmo anche metterla sotto gli occhi di un’opinione pubblica più vasta, nazionale ed internazionale, fatta di amatori e studiosi, sensibili al destino di queste opere e di questi luoghi, pronti nel caso ad attivarsi e a innescare anche operazioni mirate di crowdfunding, se le istituzioni saranno adeguatamente reattive ed ospitali. Le chiese che verranno schedate in questo sito saranno allora oggetto di un’osservazione periodica, per verificare e segnalare cosa si è fatto o, ahimé, cosa non si è fatto: per vigilare sullo stato di salute.

La redazione di questo osservatorio, composta da un gruppo di storici dell’arte legati a queste terre, cui hanno dedicato studi e ricerche, si apre allora alle segnalazioni, alla pubblicazione di immagini e notizie che aiutino a conoscere le situazioni più gravi e significative, impegnandosi a selezionarle per la loro rilevanza storica ed artistica, nella consapevolezza che la salvezza del patrimonio minacciato nasce solo dalla conoscenza e dalla condivisione.

— Romano Cordella, Andrea De Marchi, Matteo Mazzalupi, Giulia Spina

Cite this article as: Andrea De Marchi, Sismogramma: nasce la rubrica delle terre devastate dal terremoto!, in "STORIEDELLARTE.com", 21 maggio 2017; accessed 21 settembre 2017.
http://storiedellarte.com/2017/05/sismogramma-nasce-la-rubrica-delle-terre-devastate-dal-terremoto.html.

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