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Un museo in pericolo (“Open Doccia”, Sesto Fiorentino 27/03/17)

Lune­dì 27 mar­zo, dal­le 17.30 in poi, si ter­rà a Sesto Fio­ren­ti­no, davan­ti all’ingresso del­la sto­ri­ca mani­fat­tu­ra Richard Gino­ri (via­le Giu­lio Cesa­re 50)  un’iniziativa dal tito­lo Open Doc­cia, pro­mos­sa dal Comu­ne, con  inter­ven­ti arti­sti­ci e musi­ca­li a cura di varie real­tà e isti­tu­zio­ni cul­tu­ra­li cit­ta­di­ne (Asso­cia­zio­ne Tea­tro del­la Limo­na­ia, Atto Due, Com­pa­ny Blu Dan­za e Scuo­la di Musi­ca).

L’evento si svol­ge alla vigi­lia del G 7 del­la Cul­tu­ra, riu­ni­to a Firen­ze, e vuo­le richia­ma­re l’attenzione sul­la vicen­da di un museo impor­tan­te, chiu­so da anni e sen­za pro­spet­ti­ve. Men­tre la cri­si del­la mani­fat­tu­ra è sta­ta alme­no in par­te risol­ta con l’acquisto da par­te del grup­po Guc­ci, il museo, pos­se­du­to da un’altra socie­tà, è sta­to mes­so all’asta sen­za che si pre­sen­tas­se­ro degli acqui­ren­ti; né sono giun­ti segna­li di inte­res­se da par­te del Mini­ste­ro per i Beni e le Atti­vi­tà Cul­tu­ra­li, come richie­sto inve­ce dal Comu­ne e dal­le for­ze poli­ti­che di Sesto.

Per far com­pren­de­re l’importanza dell’edificio e del­la rac­col­ta che esso ospi­ta, ripub­bli­co una mia descri­zio­ne del museo risa­len­te ad alcu­ni decen­ni fa.

 “Edi­fi­cio appo­si­ta­men­te pro­get­ta­to da Pier Nic­co­lò Berar­di e Fabio Ros­si inau­gu­ra­to nel 1965. Il museo docu­men­ta l’attività del­la Mani­fat­tu­ra di por­cel­la­ne Gino­ri, fon­da­ta dal mar­che­se Car­lo (1701–57). L’ordinamento rispec­chia i cin­que perio­di in cui è con­sue­tu­di­ne arti­co­la­re la sto­ria del­la mani­fat­tu­ra: Car­lo Gino­ri (1737–57); Loren­zo Gino­ri (1758–91); Car­lo Leo­pol­do Gino­ri (1792–1837); Loren­zo Gino­ri (1838–78) e Car­lo Bene­det­to Ginori(1879–96); Socie­tà cera­mi­ca Richard-Gino­ri (sor­ta nel 1896 dal­la fusio­ne con la Richard di San Cri­sto­fo­ro Mila­ne­se). La Mani­fat­tu­ra, tra le più anti­che d’Europa, oltre a impron­ta­re la vita socia­le ed eco­no­mi­ca di Sesto, ha pro­dot­to esem­pi tra i più signi­fi­ca­ti­vi del­la por­cel­la­na euro­pea, in una pro­gres­si­va ricer­ca tec­ni­ca e for­ma­le che si è misu­ra­ta sul­la tra­di­zio­ne figu­ra­ti­va e sul­le più impor­tan­ti ten­den­ze del­le arti deco­ra­ti­ve euro­pee. I pez­zi espo­sti pro­ven­go­no in gran par­te dal­la col­le­zio­ne di fami­glia, espo­sta fin dal 1754 in una gal­le­ria del­la vil­la, inte­gra­ta con acqui­sti; ognu­no è descrit­to da una dida­sca­lia; per un cata­lo­go, cfr. G. Live­ra­ni, Il Museo del­le Por­cel­la­ne di Doc­cia, Mila­no 1967. Biso­gna però alme­no segna­la­re il bel vasel­la­me deco­ra­to, del pri­mo perio­do (rea­liz­za­to anche con l’apporto di mae­stran­ze stra­nie­re, come l’austriaco Carl Wen­de­lin Anrei­ter), lo splen­di­do cami­no in por­cel­la­na con copie di sta­tue miche­lan­gio­le­sche, le copie di scul­tu­re clas­si­che (dovu­te a Gaspe­ro Bru­schi) e da qua­dri del Rina­sci­men­to fio­ren­ti­no, le raf­fi­na­te pro­du­zio­ni clas­si­cheg­gian­ti ispi­ra­te a par­ti­re dal 1923 da Gio Pon­ti, che si rive­la­no tra le più signi­fi­ca­ti­ve espe­rien­ze del ‘Nove­cen­to’ ita­lia­no. Il Museo com­pren­de anche una sezio­ne di cal­chi e model­li (tra cui quel­li da Mas­si­mi­lia­no Sol­da­ni e da Gio­van Bat­ti­sta Fog­gi­ni); sono annes­si biblio­te­ca, foto­te­ca e archi­vio.” (G. Ragio­nie­ri, in I din­tor­ni di Firen­ze. Arte Sto­ria Pae­sag­gio, a cura di Ales­san­dro Con­ti, Firen­ze, La Casa Usher, 1983, p. 128)


OPEN DOCCIA | Per Sesto

Cite this article as: Giovanna Ragionieri, Un museo in pericolo (“Open Doccia”, Sesto Fiorentino 27/03/17), in "STORIEDELLARTE.com", 26 marzo 2017; accessed 25 giugno 2017.
http://storiedellarte.com/2017/03/un-museo-in-pericolo-open-doccia-sesto-fiorentino-270317.html.
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