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Salviamo un patrimonio che muore. Lettera aperta per la Val Nerina e per Camerino

Camerino, Chiesa di Santa Maria in Via, cupola

L’ABBAZIA DI SANT’EUTIZIO e San Salvatore a Campi sono crollate per le scosse del 30 ottobre 2016. Per chi le conosceva e per chi ama l’arte di questa terra sono perdite irreparabili, strazianti. Forse questa e altre chiese avrebbero potuto essere oggetto di interventi profilattici: qualcuno aveva lanciato l’allarme dopo il terremoto del 24 agosto, ma è rimasto inascoltato. Quello di ottobre, con  l’interminabile sciame  sismico seguente, è stato  un terremoto bianco, senza morti, vivaddio, ma in realtà ha minato il patrimonio storico-artistico di una vastissima plaga, tra le vallate del Nera e del Chienti e oltre, in maniera molto più profonda e capillare del sisma del 26 settembre 1997, che avendo colpito la basilica di Assisi meritò ben altra attenzione mediatica, anche per la tutela delle opere d’arte. Ora invece manca la consapevolezza della gravità della situazione e con essa manca una strategia organica che la sappia fronteggiare, avendo chiari gli obiettivi anche di medio e lungo termine.

Da ottobre che cosa è stato fatto? Il 10 febbraio è crollata la cupola di Santa Maria in Via a Camerino, il 26 ottobre era crollato il campanile. Il soffitto barocco della collegiata di Visso è spanciato e crollerà presto, e forse anche l’abside affrescata nel Trecento e i muri dell’architettura gotica, crepati, cederanno. Visso non avrà più la sua collegiata. Santa Maria Castellare a Nocelleto, un gioiello, una chiesa  piena di affreschi della scuola di Paolo da Visso, e di altari lignei cinquecenteschi, è rimasta scoperchiata, indifesa alla pioggia e alla neve, e solo a metà febbraio alcune opere sono state prelevate. Le pitture  murali sbollate e in parte cadute attendono di essere velinate e salvate per quanto resta, magari raccogliendo e catalogando i frammenti di intonaco dipinto rimasti a terra. E così nella pieve della SS. Annunziata a Mevale, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Croce, dove nessuno è ancora andato… e in centinaia e centinaia di chiese e chiesine.


(Nelle immagini: Nocelleto, Chiesa di Santa Maria Castellare)

Chi farà ciò? Qualcuno mai lo farà? Le emergenze sono tante, si sa, e prima bisogna dare un tetto agli uomini e alle bestie. Ma pure il patrimonio storico-artistico è un’emergenza. Per una ragione semplicissima, perché se lo si vuole salvare, o anche solo se si vogliono salvare i monumenti più significativi è necessario metterli in sicurezza il prima possibile, altrimenti ciò che ora costerebbe 1, un domani costerà 10. Chi ritirerà su la cupola di Santa Maria in Via? Se lo si farà costerà in ogni caso molto di più della puntellatura che non è stata fatta subito: senza dire che non sarà più la sua cupola. Per ora solo San Benedetto a Norcia è stata puntellata, perché è diventato un emblema. E nel ricovero delle opere d’arte si procede con un disegno chiaro di prospettiva? Al di là dell’impegno eroicamente profuso dalla manovalanza esperta di tanti corpi dello stato e volontari, esiste un progetto che indichi delle priorità e additi delle soluzioni? Perché non si prova a salvare almeno alcune di queste chiese derelitte? C’è la volontà di allestire dei depositi non effimeri o peggio inadatti (non solo per le condizioni anti-sismiche, ma anche per quelle di umidità e micro-climatiche) vicino agli stessi centri colpiti, con strutture sicure e con opportune concentrazioni in posti strategici, evitando la deportazione lontano, ad Ancona o Spoleto?

Non è un dettaglio: allestire questi depositi pensando anche a dopodomani, alla possibile conversione in depositi visitabili, selezionando opportunamente le opere più o meno importanti, e non ammassando alla rinfusa infiniti oggetti solo per dimostrare di avere agito, significa porre le premesse per una ricostruzione che veda protagoniste queste terre stupende e straziate, che non le desertifichi, che anzi attiri nuovi riflettori per una rinascita che faccia del patrimonio storico-artistico e della sua condivisione uno dei motori principali.  Non si possono individuare contenitori storici recuperabili negli stessi centri colpiti, investire lì e non altrove? A Camerino il Tempio varanesco, superbo edificio eretto nel primo Cinquecento, ai limiti del centro storico (ora tutto zona rossa), che all’inizio del Novecento ospitò il primo museo civico, è uno degli edifici meno lesionati. Perché non metterlo in sicurezza e raccogliere lì le opere, invece di portarle altrove, e predisporlo perché in un tempo non remoto diventi un nuovo museo, pronto ad accogliere visitatori e turisti?


(Nelle immagini: Visso, Collegiata di Santa Maria)

La scelta sciagurata di non mettere in atto un piano di salvaguardia e profilassi degno di questo nome, che vada al di là della prima emergenza ed investa capillarmente questo territorio è in re ipsa, anche se nessuno l’ha dichiarata. Chi è sensibile ai problemi giganteschi del patrimonio storico-artistico in Italia, offuscati e rimossi per la frenetica ed esclusiva opera di mostrificazione incessante e valorizzazione commerciale senza scrupoli, non può non denunciare con energia questo stato di cose ed invocare un investimento qualitativo e finanziario che finora non c’è stato, entro una prospettiva chiara e lungimirante, in cui il MIBACT sia dotato di forze adeguate, sia in grado di condividere le scelte strategiche e di interagire con le generose offerte di disponibilità che salgono dalla società civile. Un gruppo di docenti universitari di storia dell’arte, animato da Mattia Patti dell’università di Pisa, già a novembre ha raccolto la disponibilità di centinaia di storici dell’arte e restauratori, giovani e meno giovani, pronti ad andare come volontari nei luoghi colpiti. Non c’è stato effettivo riscontro da parte di un ministero drammaticamente sprovvisto di mezzi e di persone. Al di là della facile propaganda e delle narrazioni rassicuranti sono i crolli stessi degli edifici, uno dopo l’altro, a raccontare un’altra storia. Una storia che potrebbe essere evitata.

Frammenti, Chiesa dei Santi Pietro e Oreste a Casavecchia di Pieve Torina

Cite this article as: Andrea De Marchi, Salviamo un patrimonio che muore. Lettera aperta per la Val Nerina e per Camerino, in "STORIEDELLARTE.com", 12 marzo 2017; accessed 26 luglio 2017.
http://storiedellarte.com/2017/03/lettera-aperta-per-la-val-nerina-e-per-camerino.html.

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