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Induno e Tintoretto

Gerolamo Induno, Lo sgombero, olio su tela, 1887. Collezione privata

Milano, 1887: dal balcone di una casa di ringhiera, sotto gli occhi sconsolati di una vecchia incuffiata e di una bimbetta, viene calato un dipinto senza cornice. È in corso lo sgombero della dimora di un antiquario, o piuttosto di un rigattiere, a giudicare dalla folla di oggetti in attesa di rimozione: una statua della Vergine incoronata, un cartiglio dorato con la scritta “ALTARE PRIVILEGIATO”, un paio di altre tele più piccole, cornici, un frammento di bassorilievo, un vaso azzurro di gusto orientale, un drappo giallo damascato. La presenza di una giubba rossa appesa all’anta della porta allude probabilmente ai trascorsi garibaldini del proprietario, caduto in una delle guerre d’indipendenza oppure, più semplicemente, caduto in miseria. Nel dipinto legato alle corde si riconosce una copia in formato ridotto del Miracolo dello schiavo, uno dei più celebri capolavori di Jacopo Tintoretto: appartenente al ciclo di teleri della Scuola Grande di San Marco, l’originale approdò nel 1807 alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

L’autore di questo dipinto intitolato Lo sgombero è il pittore e patriota milanese Gerolamo Induno (1825-1890), noto per la sua fortunata produzione di quadri di genere e di soggetto risorgimentale, che condivise con il fratello maggiore Domenico. L’opera riapparve in pubblico alla mostra sui fratelli Induno allestita nel 2006 a Tortona, che ne segnò la riscoperta critica dopo una lunga stagione di discredito. La tela tintorettesca che vi è raffigurata è la vera protagonista della scena, giacché la sua presenza innesca una serie di intriganti interrogativi: si tratta di un dipinto realmente esistito o di una mera invenzione? L’antiquario che si appresta a prelevarlo ne ha riconosciuto la matrice? Non potrebbe essere un modelletto autografo? In altre parole: Induno ci sta raccontando un apologo sulla dispersione di un capolavoro non riconosciuto, della quale egli stesso è stato testimone oculare? Oppure ci sta solo strizzando l’occhio? Certo è che il pittore milanese ha inteso raffigurare un dipinto antico, con la superficie percorsa da crettature e la tela parzialmente staccata dal telaio.

Questi interrogativi aggiungono spessore a un’opera che, a tutta prima, potrebbe sembrare un banale quadro di genere. Rimane inequivocabile l’omaggio a un grande artista del passato, omaggio che assume il significato di una dichiarazione di poetica e che risulta pienamente riuscito proprio perché velato e ironico, nonché letteralmente ‘calato’ nella realtà quotidiana della Milano di fine Ottocento. E il gioco di riconoscimenti che il pittore propone all’osservatore non si ferma al Miracolo: osservando il volto corrucciato del vecchio dalla venerabile barba bianca, infatti, pare proprio di ravvisare le sembianze del maestro veneziano, così come ci appaiono nell’autoritratto senile del Louvre.

 

Cite this article as: Roberto Pancheri, Induno e Tintoretto, in "STORIEDELLARTE.com", 28 marzo 2017; accessed 21 settembre 2017.
http://storiedellarte.com/2017/03/induno-e-tintoretto.html.

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2 Responses to Induno e Tintoretto

  1. barbarapezzini 28 marzo 2017 at 15:48 #

    Che meraviglia! Grazie mille – un pezzo scritto benissimo e molto interessante.

    • Redazione 28 marzo 2017 at 15:54 #

      Grazie! Ci fa molto piacere.
      Avviso Roberto

      Un caro saluto,
      Sergio

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