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Sulla mostra fiorentina di Giovanni dal Ponte

LA GALLERIA DELLACCADEMIA DI FIRENZE si iden­ti­fi­ca nell’immaginario col­let­ti­vo con le scul­tu­re di Miche­lan­ge­lo, ospi­ta­te in una strut­tu­ra simi­le a una chie­sa, e la sua frui­zio­ne si limi­ta per mol­ti visi­ta­to­ri a uno sguar­do tan­to esta­ti­co quan­to rapi­do al David. Per­fi­no l’associazione che è sta­ta recen­te­men­te costi­tui­ta per soste­ne­re le atti­vi­tà e le ini­zia­ti­ve del museo si inti­to­la “Ami­ci del David”. Eppu­re è que­sta la più vasta rac­col­ta cit­ta­di­na di dipin­ti su tavo­la dal Due­cen­to al Quat­tro­cen­to e da mol­ti anni si ten­ta di modi­fi­ca­re il cli­ché, anche con l’allestimento di mostre, tal­vol­ta impe­gna­ti­ve e com­ples­se (come La for­tu­na dei pri­mi­ti­vi del 2014) in dia­lo­go con le ric­che col­le­zio­ni del museo e con dichia­ra­ti sco­pi di ricer­ca.

Gio­van­ni dal Pon­te (Gio­van­ni di Mar­co di Gio­van­ni, det­to), Inco­ro­na­zio­ne del­la Ver­gi­ne (scom­par­to cen­tra­le); nel­la cuspi­de, Cri­sto nel Lim­bo; San Fran­ce­sco d’Assisi, San Gio­van­ni bat­ti­sta (scom­par­to sini­stro); nel­la cuspi­de, Ange­lo annun­zian­te Sant’Ivo, San Dome­ni­co (scom­par­to destro); nel­la cuspi­de, Ver­gi­ne annun­cia­ta, 1430 cir­ca, Firen­ze, Gal­le­ria dell’Accademia di Firen­ze

Il filo con­dut­to­re di quel­la in cor­so, dedi­ca­ta a Gio­van­ni dal Pon­te (1385–1437) e visi­ta­bi­le dal 22 novem­bre 2016 al 12 mar­zo 2017, è indi­ca­to dall’apparente ossi­mo­ro del sot­to­ti­to­lo, in cui il pit­to­re è defi­ni­to “Pro­ta­go­ni­sta dell’Umanesimo tar­do­go­ti­co”. Que­sta for­mu­la com­pa­ri­va già, a pro­po­si­to del mede­si­mo arti­sta, nel con­tri­bu­to di Ange­lo Tar­tu­fe­ri al cata­lo­go di una mostra che appa­re il pre­lu­dio di que­sta, cioè Baglio­ri dora­ti. Il Goti­co Inter­na­zio­na­le a Firen­ze 1375–1440 (Firen­ze, Gal­le­ria degli Uffi­zi, 19 giu­gno-4 novem­bre 2012, p. 25); nel tito­lo del sag­gio, Pit­to­ri a Firen­ze alla vigi­lia del Rina­sci­men­to (e anche dopo), si leg­ge­va, insie­me con il richia­mo a un impor­tan­te libro pub­bli­ca­to da Miklós Bosko­vi­ts nel 1975, la volon­tà di supe­ra­re le eti­chet­te cri­ti­che e sti­li­sti­che tra­di­zio­na­li. Lo stes­so Tar­tu­fe­ri (respon­sa­bi­le scien­ti­fi­co dei dipin­ti del­la Gal­le­ria diret­ta da Ceci­lie Holl­berg) ha idea­to la ras­se­gna su Gio­van­ni dal Pon­te e ne è cura­to­re insie­me con Loren­zo Sba­ra­glio (dirett­to­re del­la Vil­la medi­cea di Pog­gio a Caia­no) che – come si dirà più avan­ti – van­ta una soli­da con­sue­tu­di­ne di stu­dio con  il pit­to­re. Anche la com­pre­sen­za di arti­sti che sia­mo abi­tua­ti a schie­ra­re sui due fron­ti oppo­sti del tar­do­go­ti­co e dell’innovazione rina­sci­men­ta­le è un trat­to comu­ne alle due mostre. Sem­bra che i cura­to­ri ci voglia­no dire che la perio­diz­za­zio­ne tra­di­zio­na­le resta vali­da solo come pun­to di par­ten­za da arric­chi­re, modi­fi­ca­re e, se neces­sa­rio, smen­ti­re e supe­ra­re.

Gio­van­ni dal Pon­te non è esat­ta­men­te un Car­nea­de per gli stu­dio­si di pit­tu­ra del pri­mo Quat­tro­cen­to:  chia­ma­to Gio­van­ni o Gio­van­ni­no “da San­to Ste­fa­no” dal­le fon­ti più anti­che per­ché ave­va casa e bot­te­ga nel­la piaz­za di San­to Ste­fa­no al Pon­te Vec­chio, assu­me il sopran­no­me “del Pon­te” nel­la bio­gra­fia dedi­ca­ta­gli nel 1550 da Vasa­ri nel­la pri­ma edi­zio­ne del­le Vite (“da Pon­te” nel­la secon­da, nel 1568);  il bio­gra­fi are­ti­no, però, lo col­lo­ca impro­pria­men­te nel Tre­cen­to e lo assem­bla for­se con altre figu­re di arti­sti. Nei docu­men­ti (rac­col­ti nel cata­lo­go del­la mostra da Alber­to Len­za) figu­ra inve­ce come Gio­van­ni di Mar­co; è pro­ba­bil­men­te più cor­ret­to uti­liz­za­re nome e patro­ni­mi­co, come già sug­ge­rì Adol­fo Ven­tu­ri nel­la pri­ma par­te del quar­to volu­me del­la sua monu­men­ta­le Sto­ria dell’arte ita­lia­na (Mila­no 1911), segui­to solo da Fabri­zio Gui­di (Per una nuo­va cro­no­lo­gia di Gio­van­ni di Mar­co, in “Para­go­ne”, n. 223, 1968, pp. 11–23; Anco­ra su  Gio­van­ni di Mar­co, in “Para­go­ne”, n, 239, 1970, pp. 11–23;  Una tavo­la di Gio­van­ni di Mar­co in San Dona­to a Por­ro­na, in Scrit­ti di sto­ria dell’arte in ono­re di Fede­ri­co Zeri, Mila­no 1984).

Gli stu­di mono­gra­fi­ci e docu­men­ta­ri pub­bli­ca­ti nel cor­so del XX seco­lo ini­zia­no con Car­lo Gam­ba (Gio­van­ni dal Pon­te, in “Ras­se­gna d’Arte”, IV, 12, 1904, pp. 177–186; Anco­ra di Gio­van­ni dal Pon­te, in “Rivi­sta d’Arte”, IV, 1906, pp. 163–168) e Her­bert Hor­ne (Appen­di­ce di docu­men­ti su Gio­van­ni dal Pon­te,  in “Rivi­sta d’Arte”, 1906, pp. 169–181; Gio­van­ni dal Pon­te, in “The Bur­ling­ton Maga­zi­ne”, IX, 1906, pp. 332–337), per pro­se­gui­re con Rober­to Sal­vi­ni (Lo svi­lup­po sti­li­sti­co di Gio­van­ni dal Pon­te, in “Atti e Memo­rie del­la R. Acca­de­mia Petrar­ca”, XVI-XVII, 1934, pp. 17–44) e Cur­tis H. Shell (Gio­van­ni dal Pon­te and the Pro­blem of Other Les­ser Con­tem­po­ra­ries of Masac­cio, tesi di Ph D all’università di Har­vard, 1958; Two Tryp­ti­chs by Gio­van­ni dal Pon­te,  in “The Art Bul­le­tin”, LIV, 1972, pp. 41–46). Dopo la voce di Miche­la de Bec­chis nel Dizio­na­rio bio­gra­fi­co degli ita­lia­ni (vol. LVI, Roma 2001) si col­lo­ca­no le ricer­che di Loren­zo Sba­ra­glio, a par­ti­re dal­le tesi di lau­rea (su Gio­van­ni dal Pon­te, 2004–2005) e di dot­to­ra­to (sul­la nasci­ta dei cas­so­ni nuzia­li dipin­ti, 2009): Note su Gio­van­ni dal Pon­te ‘cofa­na­io’, in “Com­men­ta­ri d’arte”, XIII, 2007 (2008), pp. 32–47; Lo Spo­sa­li­zio di san­ta Cate­ri­na di Gio­van­ni dal Pon­te, una cap­pel­la poco nota del Bru­nel­le­schi e i pri­mor­di del­la “pala qua­dra”, in “Bul­le­tin du Musée Hun­grois de Beaux-Arts”, 2010, pp. 63–86; oltre alla col­la­bo­ra­zio­ne alla cita­ta mostra Baglio­ri dora­ti e a un’altra dedi­ca­ta ai cas­so­ni rina­sci­men­ta­li e inti­to­la­ta Le ope­re e i gior­ni (Firen­ze, Museo Stib­bert 2015–2016).

 

La mostra si apre chia­man­do in cau­sa una serie di arti­sti, a comin­cia­re da Ghe­rar­do Star­ni­na e da tre tavo­le pro­ve­nien­ti da Würz­burg, par­te di un polit­ti­co più vasto e data­bi­le attor­no al 1405, dove i  moti­vi pla­sti­ci e spa­zia­li deri­van­ti dal­la gran­de tra­di­zio­ne fio­ren­ti­na del Tre­cen­to si fon­do­no con guiz­zi tar­do­go­ti­ci appre­si dall’artista nel recen­te sog­gior­no a Tole­do. Si con­fer­ma così l’importanza di Star­ni­na per la for­ma­zio­ne di Gio­van­ni, già ammes­sa dal­la cri­ti­ca quan­do il pit­to­re era anco­ra iden­ti­fi­ca­to con il nome con­ven­zio­na­le di “Mae­stro del Bam­bi­no Vispo” e rite­nu­to di ori­gi­ne spa­gno­la.

Sono espo­ste anche alcu­ne ope­re di Loren­zo Mona­co, Pao­lo Uccel­lo, Loren­zo Ghi­ber­ti, Maso­li­no, Masac­cio, Bea­to Ange­li­co, tut­te già pre­sen­ta­te in espo­si­zio­ni recen­ti.  Tra que­ste, i due scom­par­ti di Loren­zo Mona­co sono trop­po pre­co­ci (1388–1390) e lo spor­tel­lo in rame dora­to di Ghi­ber­ti è trop­po tar­do (1450 cir­ca) per poter esse­re con­fron­ta­ti con Gio­van­ni nel­le sue varie fasi sti­li­sti­che. Le altre, inve­ce, si sca­la­no lun­go gli anni die­ci e ven­ti del Quat­tro­cen­to e sono da  met­te­re a para­go­ne con i dipin­ti di Gio­van­ni. A que­sto pro­po­si­to, si sen­te inve­ce la man­can­za di un altro pit­to­re, Gio­van­ni Tosca­ni, il cui avvi­ci­na­men­to a Masac­cio è affi­ne e paral­le­lo a quel­lo di Gio­van­ni dal Pon­te, come sug­ge­ri­sco­no alcu­ni con­fron­ti foto­gra­fi­ci pre­sen­ta­ti in cata­lo­go: si veda la serie del­le tre Ado­ra­zio­ni dei magi (pp. 20–21) o la Madon­na dell’umiltà di Gio­van­ni dal Pon­te già nel­la col­le­zio­ne Vol­ter­ra di Firen­ze, che mostra tan­ti pun­ti di con­tat­to con il dipin­to di ugual sog­get­to del Tosca­ni. Pro­prio que­sta tavo­la, con­ser­va­ta alla Gal­le­ria dell’Accademia, avreb­be ben figu­ra­to in mostra, pre­su­mi­bil­men­te sen­za aggra­vi di spe­sa o dif­fi­col­tà orga­niz­za­ti­ve.

Il nucleo del­la mostra è costi­tui­to da un nutri­to grup­po di ope­re di Gio­van­ni dal Pon­te: tren­ta­sei dipin­ti di varia pro­ve­nien­za, di desti­na­zio­ne pub­bli­ca o pri­va­ta, di sog­get­to sacro o pro­fa­no.

Man­ca, per moti­vi di con­ser­va­zio­ne, lo Spo­sa­li­zio misti­co di San­ta Cate­ri­na con quat­tro ange­li e due dona­to­ri, con Sto­rie di San­ta Cate­ri­na nel­la pre­del­la e san­ti, san­te e ange­li nei pila­stri late­ra­li, dell’inizio degli anni ven­ti, che avreb­be ben con­tri­bui­to a defi­ni­re la fase pre­ce­den­te all’irrompere di Masac­cio sul­la sce­na pit­to­ri­ca.

Non è pre­sen­te nep­pu­re l’anconetta con Madon­na col Bam­bi­no tra i san­ti Gio­van­ni evan­ge­li­sta, Anto­nio aba­te e due ange­li reg­gi­cor­ti­na del­la rac­col­ta dell’Ente Cas­sa di Rispar­mio di Firen­ze, che però è visi­bi­le a pochi iso­la­ti di distan­za nell’ambito dell’iniziativa In col­le­zio­ne e fa par­te del­la ric­ca pro­du­zio­ne di alta­ro­li devo­zio­na­li di Gio­van­ni, tra cui figu­ra­no in mostra quel­li di New Orleans, dei Musei civi­ci fio­ren­ti­ni e del­la col­le­zio­ne Luz­zet­ti di Firen­ze (cat. 13, 20, 30), ana­lo­ghi per car­pen­te­ria e com­po­si­zio­ne. Per un altro alta­ro­lo di col­le­zio­ne pri­va­ta (cat. 16) il con­fron­to con la foto di un cata­lo­go d’asta del 1926 rive­la che gli ange­li che reg­go­no un drap­po sono un’aggiunta moder­na, esem­pla­ta su det­ta­gli di altre ope­re del­lo stes­so Gio­van­ni.

Gio­van­ni dal Pon­te, Trit­ti­co di Broz­zi, Cam­pi Bisen­zio, Museo di Arte Sacra di San Don­ni­no

 

Fra le ope­re a sog­get­to sacro, la cui dispo­si­zio­ne in mostra non segue la cro­no­lo­gia, è pre­sen­te l’Annun­cia­zio­ne di Broz­zi (cat. 10; San Don­ni­no, Museo di arte sacra: il titu­lus di Broz­zi si esten­de­va in ori­gi­ne anche alla chie­sa di Sant’Andrea in que­sta loca­li­tà da cui pro­vie­ne il trit­ti­co), data­bi­le attor­no al 1410–1415, per la qua­le si decre­ta l’attribuzione a Gio­van­ni e la defi­ni­ti­va abo­li­zio­ne del “Mae­stro dell’Annunciazione di Broz­zi”. Sareb­be sta­to inte­res­san­te veder­la accan­to ai due trit­ti­ci più tar­di, espo­sti nel­la sala seguen­te (badia di San­ta Maria a Pop­pie­na, 1430 cir­ca, cat. 36; abba­zia di Rosa­no, 1434, cat. 40).

Degni di nota sono anche gli spor­tel­li di taber­na­co­lo del­la cap­pel­la di San Bene­det­to in San Minia­to al Mon­te, dipin­ti attor­no al 1425 (cat. 25), dove il san­to prin­ci­pe appa­re inquie­to, malin­co­ni­co e pre-bot­ti­cel­lia­no. Pre­sup­pon­go­no inve­ce la cono­scen­za dell’opera di Masac­cio l’Inco­ro­na­zio­ne del­la Ver­gi­ne dell’Accademia (1430 cir­ca, cat. 37) e la Madon­na col Bam­bi­no tra i san­ti Ceci­lia con la dona­tri­ce, Miche­le arcan­ge­lo, Domi­til­la, Gero­la­mo, Achil­leo e Nereo, ora in San Sal­va­to­re al Mon­te (cat. 43), data­ta 24 novem­bre 1434, che con­ser­va, nono­stan­te i nume­ro­si spo­sta­men­ti, la sua cor­ni­ce ori­gi­na­le e costi­tui­sce un’interessante tap­pa del per­cor­so da tavo­la cuspi­da­ta a “tavo­la all’antica”. Del Trit­ti­co di San Gio­van­ni evan­ge­li­sta del­la Natio­nal Gal­le­ry di Lon­dra (1433–1435) sono espo­ste inve­ce solo le cuspi­di e la pre­del­la, di gran­de for­za nar­ra­ti­va (cat. 24).

Gio­van­ni dal Pon­te, Madon­na col Bam­bi­no tra i san­ti Ceci­lia con la dona­tri­ce, Miche­le arcan­ge­lo, Domi­til­la, Giro­la­mo, Achil­leo e Nereo, Firen­ze, San Sal­va­to­re al Mon­te

L’ultima sala è dedi­ca­ta alla pit­tu­ra di cas­so­ni, gene­re al qua­le Gio­van­ni dal Pon­te si dedi­cò atti­va­men­te, e ospi­ta anche un Cava­lie­re di spa­de pro­ve­nien­te da un maz­zo di taroc­chi (cat. 27). I sog­get­ti raf­fi­gu­ra­ti sono nei cas­so­ni, uno dei qua­li con­ser­va­to inte­gral­men­te, sono epi­so­di del Tesei­da di Boc­cac­cio (cat. 18), poe­ti (cat. 34), inna­mo­ra­ti nei giar­di­ni d’Amore (cat. 35 e 39), Arti libe­ra­li (cat. 41): temi che sug­ge­ri­sco­no com­mit­ten­ze col­te e coin­vol­te in inte­res­si uma­ni­sti­ci.

Gio­van­ni dal Pon­te, Tre Sce­ne dal­la vita di San Gio­van­ni Evan­ge­li­sta, pre­del­la, Lon­dra, Natio­nal Gal­le­ry

Il cata­lo­go acco­glie sag­gi di Anna­ma­ria Ber­nac­chio­ni, Lia Bru­no­ri, Loren­zo Sba­ra­glio, Arian­na Sol­da­ni e Ange­lo Tar­tu­fe­ri e sche­de di Anna­ma­ria Ber­nac­chio­ni, Lia Bru­no­ri, Dora Liscia Bem­po­rad, Loren­zo Sba­ra­glio, Andrea Sta­de­ri­ni, Ange­lo Tar­tu­fe­ri ed Ema­nue­le Zap­pa­so­di ed è com­ple­ta­to dal­le rico­stru­zio­ni del polit­ti­co di Ghe­rar­do Star­ni­na e di set­te com­ples­si su tavo­la (polit­ti­ci e cas­so­ni) di Gio­van­ni dal Pon­te, da un rege­sto com­pi­la­to da Loren­zo Sba­ra­glio che cen­si­sce novan­ta­tré ope­re fra tavo­le, affre­schi e vetra­te, com­pre­se quel­le di ubi­ca­zio­ne igno­ta, dal­la già cita­ta appen­di­ce docu­men­ta­ria cura­ta da Alber­to Len­za e dal­la neces­sa­ria biblio­gra­fia redat­ta da Ila­ria Ros­si. Si trat­ta dun­que di un volu­me che svol­ge la fun­zio­ne di una mono­gra­fia, da uti­liz­za­re anche oltre l’occasione espo­si­ti­va; ma poi­ché si trat­ta di un’opera col­let­ti­va, non si sono volu­te nascon­de­re né omo­ge­neiz­za­re le dif­fe­ren­ze di vedu­te tra i cura­to­ri, che sug­ge­ri­sco­no linee cro­no­lo­gi­che e inter­pre­ta­ti­ve in par­te diver­gen­ti. Secon­do Tar­tu­fe­ri, infat­ti, la pre­del­la con Sto­rie di San Pie­tro e san­ti agli Uffi­zi (cat. 33 d-l) deve esse­re col­lo­ca­ta nel 1424 e segna il momen­to di una pre­ci­sa con­ver­sio­ne al ver­bo di Masac­cio, men­tre Sba­ra­glio rico­strui­sce un avvi­ci­na­men­to gra­dua­le al gran­de rin­no­va­to­re del­la pit­tu­ra rina­sci­men­ta­le lun­go la secon­da metà degli anni ven­ti. Anche per la desti­na­zio­ne ori­gi­na­ria e la com­mit­ten­za dell’intero polit­ti­co si tro­va­no nel volu­me pro­po­ste dif­fe­ren­ti: San Pier Sche­rag­gio e Fran­ce­sco del­la Luna per Tar­tu­fe­ri e Ber­nac­chio­ni, la cap­pel­la di San Pie­tro in San­ta Trì­ni­ta, di patro­na­to del­la fami­glia Usim­bar­di, per Sba­ra­glio. In base a que­sta visio­ne plu­ra­li­sta, che può crea­re un leg­ge­ro diso­rien­ta­men­to nel let­to­re, sono esclu­se dal rege­sto alcu­ne ope­re di attri­bu­zio­ne incer­ta e dibat­tu­ta, come i dipin­ti del­la cap­pel­la del Giu­di­zio del Duo­mo di Pisto­ia, che Tar­tu­fe­ri ritie­ne la testi­mo­nian­za più anti­ca dell’attività di Gio­van­ni.

Qual­che riser­va deve esse­re avan­za­ta sull’allestimento, cura­to da Pie­ro Guic­ciar­di­ni del­lo stu­dio Guic­ciar­di­ni & Magni: gli spa­zi espo­si­ti­vi angu­sti, che sono pur­trop­po i soli dispo­ni­bi­li all’interno del­la Gal­le­ria, non sono valo­riz­za­ti dal­la tap­pez­ze­ria nera, pen­sa­ta per far risal­ta­re e risplen­de­re i fon­di oro, che però non ne han­no biso­gno; e a que­sto acco­sta­men­to tra nero e oro si cre­de a tal pun­to da adot­tar­lo anche per la coper­ti­na del cata­lo­go. La coe­ren­za e l’eleganza del­le scel­te sono evi­den­ti, ma rischia­no di pre­va­le­re, come spes­so acca­de, sul­la chia­rez­za comu­ni­ca­ti­va e sul­la pos­si­bi­li­tà di met­te­re le varie ope­re in rela­zio­ne reci­pro­ca.

 

Gio­van­ni dal Pon­te (1385–1437)
Pro­ta­go­ni­sta dell’Umanesimo tar­do­go­ti­co  fio­ren­ti­no

Firen­ze, Gal­le­ria dell’Accademia
22 novem­bre 2016 – 12 mar­zo 2017

 

Cite this article as: Giovanna Ragionieri, Sulla mostra fiorentina di Giovanni dal Ponte, in "STORIEDELLARTE.com", 26 febbraio 2017; accessed 25 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2017/02/sulla-mostra-fiorentina-di-giovanni-dal-ponte.html.

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