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Palazzo Fulcis: un nuovo museo per Belluno e il Veneto


NEL SUO ROMANZO Il museo dell’innocenza (Masu­miyet Müze­si, 2008), lo scrit­to­re tur­co Orhan Pamuk rac­con­ta la sto­ria del­lo sfor­tu­na­to Kemal che, per­sa a più ripre­se – e la secon­da vol­ta in modo defi­ni­ti­vo – la sua ama­ta Füsun, inco­min­ciò ad accu­mu­la­re gli ogget­ti, appa­ren­te­men­te i più insi­gni­fi­can­ti, che potes­se­ro ricor­dar­gli il suo amo­re, fino a far­ne un vero e pro­prio museo. Ogni museo se voglia­mo è frut­to di una fol­lia, un po’ com­mo­ven­te a ben pen­sar­ci, che è quel­la del­la sot­tra­zio­ne degli ogget­ti al tem­po e alla cor­ru­zio­ne. Ogget­ti magi­ci, per­ché por­ta­no in sé il sor­ti­le­gio di un rac­con­to e di una sto­ria, il riscat­to da una per­di­ta e da una assen­za. Nel caso del­lo straor­di­na­rio patri­mo­nio dei musei civi­ci ita­lia­ni, ciò è tan­to più vero per­ché essi rap­pre­sen­ta­no l’insieme di ciò che quel­le comu­ni­tà di cit­ta­di­ni han­no volu­to che soprav­vi­ves­se, soven­te in vir­tù dell’alto valo­re arti­sti­co e cul­tu­ra­le, ma tal­vol­ta solo come testi­mo­nian­za del­la (loro) civil­tà.

Spes­so anche i con­te­ni­to­ri che quel­le col­le­zio­ni ospi­ta­no rap­pre­sen­ta­no essi stes­si dei patri­mo­ni straor­di­na­ri. Nel Gaz­zet­ti­no dell’oramai lon­ta­no 18 otto­bre 1981, in un suo arti­co­lo, dal tito­lo Un palaz­zo atten­de, Anto­nio Pao­luc­ci segna­la­va la neces­si­tà di un recu­pe­ro e di una valo­riz­za­zio­ne di Palaz­zo Ful­cis a Bel­lu­no, un edi­fi­cio frut­to del­la ristrut­tu­ra­zio­ne, intor­no al 1776, dell’architetto Valen­ti­no Alpa­go-Novel­lo e che negli anni ave­va visti coin­vol­ti alcu­ni impor­tan­ti arti­sti, come ad esem­pio, già all’inizio del seco­lo, il bel­lu­ne­se Seba­stia­no Ric­ci, pro­ba­bil­men­te in occa­sio­ne dell’ottenimento dell’ordine dei Cava­lie­ri di Mal­ta da par­te del gio­va­ne Pie­tro Ful­cis nel 1702. Quest’attesa è ora giun­ta a con­clu­sio­ne e non solo è sta­to por­ta­to a ter­mi­ne un restau­ro, gra­zie al finan­zia­men­to fon­da­men­ta­le di Fon­da­zio­ne Cari­ve­ro­na, e allo stu­dio pro­get­tua­le del­lo stu­dio Arte­co di Vero­na ma quel palaz­zo è sta­to resti­tui­to alla cit­tà per ospi­tar­vi le rac­col­te civi­che, dal 1876, anno di fon­da­zio­ne del museo, ospi­ta­te nel Palaz­zo dei Giu­ri­sti in Piaz­za Duo­mo.

Si salu­ta dun­que non sol­tan­to l’apertura di un nuo­vo museo, ma anche il recu­pe­ro di un impor­tan­te palaz­zo, uno degli edi­fi­ci cit­ta­di­ni più impor­tan­ti e archi­tet­to­ni­ca­men­te inte­res­san­ti del Vene­to. L’insieme vie­ne a carat­te­riz­zar­si come un caso uni­co nel­la regio­ne, un museo civi­co ospi­ta­to in un palaz­zo set­te­cen­te­sco, diver­so per natu­ra e carat­te­ri­sti­che da tut­te le altre real­tà già note. Le rac­col­te sto­ri­co-arti­sti­che han­no dun­que tro­va­to una nuo­va casa e si sono dovu­te adat­ta­re a quell’ambiente, così par­ti­co­la­re, di un salo­ne affre­sca­to a dop­pia altez­za, alco­ve con stuc­chi e mera­vi­glio­si pavi­men­ti in semi­na­to vene­zia­no (vera sco­per­ta dell’intervento di recu­pe­ro), alla ricer­ca di un dif­fi­ci­le equi­li­brio tra con­te­ni­to­re e con­te­nu­to che chi scri­ve, insie­me all’architetto Anto­nel­la Mila­ni che ha cura­to il pro­get­to museo­gra­fi­co, ha cer­ca­to di rea­liz­za­re.

Il pro­get­to di alle­sti­men­to ha dun­que per­se­gui­to la volon­tà di inte­gra­re lo spa­zio archi­tet­to­ni­co del palaz­zo, così for­te­men­te con­no­ta­to, con lo spa­zio espo­si­ti­vo tra­mi­te ele­men­ti il più pos­si­bi­le leg­ge­ri ma capa­ci di valo­riz­za­re le ope­re e, al con­tem­po, le fini­tu­re di pare­ti e pavi­men­ti, là dove pre­sen­ti. Pro­prio i deco­ri, gli affre­schi e gli stuc­chi fan­no sì che non tut­te le stan­ze sia­no adat­te ad acco­glie­re del­le ope­re e per­tan­to l’allestimento e il per­cor­so sono sta­ti con­ce­pi­ti per adat­tar­si alla situa­zio­ne dell’edificio sto­ri­co, garan­ten­do al con­tem­po le con­di­zio­ni miglio­ri per la cor­ret­ta con­ser­va­zio­ne del­la col­le­zio­ne.

Le scel­te espo­si­ti­ve pro­pon­go­no solu­zio­ni in con­ti­nui­tà e coe­ren­za l’una con l’altra ma, allo stes­so tem­po, varia­no di ambien­te in ambien­te per­ché ne emer­ga per quan­to più pos­si­bi­le un coe­ren­te per­cor­so sto­ri­co-arti­sti­co, o per tipo­lo­gia del­le col­le­zio­ni, esal­tan­do i carat­te­ri dei sin­go­li pez­zi come quel­le di visi­bi­li­tà e inte­gri­tà del palaz­zo, che in mol­ti casi ha det­ta­to scel­te obbli­ga­te.

La natu­ra di pina­co­te­ca sto­ri­ca, e la neces­si­tà di pro­por­re con­di­zio­ni cro­ma­ti­che idea­li alla visio­ne di ope­re d’arte anti­ca (qua­si mai pos­si­bi­li con il bian­co di fon­do, nono­stan­te le pre­di­le­zio­ni anco­ra di una cer­ta linea museo­gra­fi­ca tut­ta, a dire il vero, ita­lia­na), han­no sug­ge­ri­to l’impiego, là dove pos­si­bi­le, di pan­nel­li colo­ra­ti a pare­te, tali da richia­ma­re la con­di­zio­ne di palaz­zo set­te­cen­te­sco depu­ta­to a rac­co­glie­re ope­re d’arte e con cro­mie che rifiu­ti­no la com­pe­ti­zio­ne diret­ta con i colo­ri deli­ca­ti degli stuc­chi e dei deco­ri e si pon­ga­no inve­ce in idea­le con­fron­to con fon­da­li e tap­pez­ze­rie tipi­che di gal­le­rie e pina­co­te­che sto­ri­che, ma allo stes­so tem­po in gra­do di con­no­tar­si come gesto museo­gra­fi­co auten­ti­co e non mera­men­te mime­ti­co, e anzi rico­no­sci­bi­le e per­fet­ta­men­te rever­si­bi­le.

Il per­cor­so espo­si­ti­vo si svi­lup­pa seguen­do un cri­te­rio pre­va­len­te­men­te cro­no­lo­gi­co e per fon­di col­le­zio­ni­sti­ci, quest’ultimi sostan­zial­men­te col­lo­ca­ti nell’ala nord-orien­ta­le dell’edificio. Lì il visi­ta­to­re tro­ve­rà la col­le­zio­ne Zam­bel­li, con una del­le rac­col­te di por­cel­la­ne del Set­te­cen­to più impor­tan­ti del Vene­to, la col­le­zio­ne di gio­iel­li Pro­sdo­ci­mi Boz­zo­li, le matri­ci xilo­gra­fi­che del­la tipo­gra­fia Tis­si e, a rota­zio­ne, il mate­ria­le del­le ric­che rac­col­te gra­fi­che del museo, che ora dispo­ne di uno spa­zio con­so­no per valo­riz­za­re i note­vo­li dise­gni e stam­pe del­la col­le­zio­ne, tra le qua­li si segna­la ad esem­pio il fon­do Alpa­go-Novel­lo, per il qua­le è in cor­so un pro­get­to di cata­lo­ga­zio­ne siste­ma­ti­ca.

Le stan­ze del pri­mo pia­no che si affac­cia­no su via Roma e dal­le qua­li pren­de­rà ini­zio la visi­ta vedo­no dun­que suc­ce­der­si gli ini­zi dell’arte bel­lu­ne­se, con Simo­ne da Cusi­ghe e poi Mat­teo Cesa, l’importante epi­so­dio degli affre­schi del­la Cami­na­ta, di Jaco­po da Mon­ta­gna­na e di Pom­po­nio Amal­teo, sino alla rac­col­ta di bron­zet­ti e di plac­chet­te di Flo­rio Mia­ri, che con­ser­va alcu­ni degli esem­pla­ri più impor­tan­ti del­la bron­zi­sti­ca ita­lia­na rina­sci­men­ta­le. Il tema del pae­sag­gio con Mar­co Ric­ci e Giu­sep­pe Zais, nel Set­te­cen­to, Ippo­li­to Caf­fi e Ales­san­dro Sef­fer nell’Ottocento, emer­ge nel­le stan­ze al secon­do pia­no, dove egual­men­te ha voce il filo­ne dell’intaglio e del­la scul­tu­ra lignea e del­la ter­ra­cot­ta pre­pa­ra­to­ria per tale pro­du­zio­ne, che vide in Andrea Bru­sto­lon e Valen­ti­no Pan­cie­ra Besa­rel due espo­nen­ti di pri­mo livel­lo.

Al ter­zo pia­no il visi­ta­to­re tro­ve­rà inve­ce il ciclo dei tre capo­la­vo­ri di Seba­stia­no Ric­ci già appar­te­nen­ti al Came­ri­no d’Ercole di Palaz­zo Ful­cis: in assen­za dell’ambiente ori­gi­na­rio che, con i suoi stuc­chi, sareb­be per­fet­to per acco­glie­re nuo­va­men­te le ope­re che per tale luo­go era­no sta­te con­ce­pi­te, que­sto era l’unico spa­zio con altez­ze tali per­ché la gran­de tela con la Cadu­ta di Feton­te, tra i capo­la­vo­ri del­la pit­tu­ra euro­pea del XVIII seco­lo, potes­se esse­re col­lo­ca­ta a pare­te in tut­ta la sua altez­za.

Al ter­zo pia­no dell’edificio il museo dispo­ne egual­men­te di un spa­zio espo­si­ti­vo per mostre tem­po­ra­nee: in occa­sio­ne dell’apertura del museo, fino al 1° mag­gio pros­si­mo, i visi­ta­to­ri tro­ve­ran­no una mostra-dos­sier dedi­ca­ta a un tema devo­zio­na­le di gran­de suc­ces­so ela­bo­ra­to da Tizia­no e rifor­mu­la­to più vol­te dal­la sua bot­te­ga. Sono dun­que sta­te con­vo­ca­te, in un incon­tro irri­pe­ti­bi­le, La Madon­na con il Bam­bi­no e san­ta Mad­da­le­na dell’Ermitage, appe­na usci­ta da un impor­tan­te restau­ro che ne ha resti­tui­to leg­gi­bi­li­tà, La Madon­na con il Bam­bi­no e san Pao­lo del Szé­p­mű­vésze­ti Múzeum di Buda­pe­st e infi­ne un’opera di bot­te­ga, a lun­go rite­nu­to del mae­stro ed espo­sta nel­la Tri­bu­na di Buon­ta­len­ti, del­le Gal­le­rie degli Uffi­zi di Firen­ze: un’occasione di stu­dio sul­le pra­ti­che di bot­te­ga e sul­le rifor­mu­la­zio­ni di varian­ti e model­li da par­te di Tizia­no duran­te gli anni del­la matu­ri­tà.

Le scel­te di alle­sti­men­to e del per­cor­so espo­si­ti­vo sono sta­te impron­ta­te a que­sto ordi­ne di ragio­na­men­ti ora espo­sti, nel­la con­sa­pe­vo­lez­za che ogni alle­sti­men­to, come nota­va già nel 1955 Giu­lio Car­lo Argan, “è un atto cri­ti­co” sul­le ope­re del­la rac­col­ta e, come tale, natu­ral­men­te sog­get­to ai muta­men­ti del gusto e del tem­po. Egual­men­te nel­la con­sa­pe­vo­lez­za però – come fu chia­ro a Kemal, il pro­ta­go­ni­sta de Il museo dell’innocenza, duran­te la matu­ri­tà e la vec­chia­ia in furio­so viag­gia­re per visi­ta­re i musei di tut­to il mon­do allo sco­po di leni­re le pro­prie sof­fe­ren­ze – che “la feli­ci­tà che dona­no i musei non riguar­da solo la col­le­zio­ne, ma anche l’armonia nel­la dispo­si­zio­ne di ogget­ti e dipin­ti”. Ed è que­sta natu­ral­men­te la spe­ran­za, che anche Palaz­zo Ful­cis pos­sa dona­re al visi­ta­to­re un po’ di que­sto ogget­to di sfug­gen­te defi­ni­zio­ne, que­sto sì così dif­fi­ci­le da con­ser­va­re, ma di cui alla fine ci occu­pia­mo vera­men­te anche quan­do ci inte­res­sia­mo d’arte e musei: feli­ci­tà.

PALAZZO FULCIS

Sito web: http://mubel.comune.belluno.it/

Cite this article as: Denis Ton, Palazzo Fulcis: un nuovo museo per Belluno e il Veneto, in "STORIEDELLARTE.com", 2 febbraio 2017; accessed 18 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2017/02/palazzo-fulcis-un-nuovo-museo-per-belluno-e-il-veneto.html.

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One Response to Palazzo Fulcis: un nuovo museo per Belluno e il Veneto

  1. Fabrizio 6 febbraio 2017 at 22:05 #

    Mi lascia solo mol­to per­ples­so non tan­to l’aver appe­so stor­to lo stem­ma Paga­ni scen­den­do al lapi­da­rio, quan­to aver lascia­to tut­te le ope­re alla mer­cé di chiun­que, soprat­tut­to quel­le più impor­tan­ti. Spe­ria­mo solo che nes­sun imbe­cil­le entri mai al museo. 

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