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Le immagini in alta definizione della più importante collezione privata di pittura olandese del ‘600

The Lei­den Col­lec­tion’: die­tro que­sta deno­mi­na­zio­ne un po’ crip­ti­ca si nascon­de la più gran­de col­le­zio­ne pri­va­ta di pit­tu­ra olan­de­se del ‘600, appar­te­nen­te al miliar­da­rio ame­ri­ca­no Tho­mas Kaplan e alla moglie Daph­ne Reca­na­ti Kaplan. Una col­le­zio­ne rela­ti­va­men­te nuo­va, posto che Kaplan ha comin­cia­to a for­mar­la solo nel 2003, ma ric­chis­si­ma (oltre 250 dipin­ti) e di livel­lo qua­li­ta­ti­vo mol­to ele­va­to. La col­le­zio­ne sarà inte­gral­men­te in mostra dal 22 feb­bra­io al 20 mag­gio al Lou­vre, e poi da giu­gno a set­tem­bre a Pechi­no e da set­tem­bre a feb­bra­io 2018 a Shan­gai.

Ma la ‘col­le­zio­ne di Lei­da’, da qual­che gior­no, è inte­ra­men­te in linea e tut­te le sue ope­re sono con­sul­ta­bi­li in alta defi­ni­zio­ne sul sito http://www.theleidencollection.com/. Un’occasione imper­di­bi­le e un sito di rara bel­lez­za, estre­ma­men­te fles­si­bi­le, che par­te dal­la visio­ne del­le ope­re per arri­va­re a sche­de a cura di sto­ri­ci dell’arte olan­de­si di chia­ra fama.

 

Per­chè pro­prio Col­le­zio­ne di Lei­da? Per­ché Lei­da è la cit­tà nata­le di Rem­brandt, che mar­ca con la sua figu­ra la pri­ma metà del Sei­cen­to olan­de­se, ma anche per­ché a Lei­da, dopo Rem­brandt, arti­sti poco noti al pub­bli­co ita­lia­no come Ger­rit Dou (che di Rem­brandt fu allie­vo), Frans van Mie­ris, Adrien van der Werff, por­ta­no avan­ti un modo di dipin­ge­re estre­ma­men­te atten­to alla resa del par­ti­co­la­re (come da tra­di­zio­ne) abbi­na­to alla ricer­ca di una raf­fi­na­ta ele­gan­za che noi ita­lia­ni sia­mo abi­tua­ti a rico­no­sce­re come patri­mo­nio qua­si esclu­si­vo di un Ver­meer. E un Ver­meer (non uno dei miglio­ri) in col­le­zio­ne c’è: si trat­ta di una “Gio­va­ne don­na sedu­ta alla spi­net­ta” dei pri­mi anni ’70 del seco­lo.

La col­le­zio­ne tut­ta­via ha il meri­to di esplo­ra­re un tes­su­to con­net­ti­vo di arti­sti che pre­lu­do­no a Ver­meer. Que­sti arti­sti pren­do­no il nome di ‘Fijn­schil­ders’, i pit­to­ri dell’eleganza e il loro grup­po vie­ne nor­mal­men­te deno­mi­na­to come ‘Scuo­la di Lei­da’.

Dei ‘Fijn­schil­ders’ sap­pia­mo poco. Le fon­ti, in meri­to, tac­cio­no. La let­te­ra­tu­ra arti­sti­ca olan­de­se del Sei­cen­to, dopo Van Man­der, cono­sce solo esem­pi di pit­to­ri clas­si­ci­sti, che ela­bo­ra­no una teo­ria arti­sti­ca dipen­den­te dai trat­ta­ti fran­ce­si e poco spa­zio riser­va­no a gene­ri che non sia­no la ‘pit­tu­ra di sto­ria’ e ai loro arte­fi­ci. Eppu­re era­no pro­prio que­sti ulti­mi gli arti­sti più richie­sti sul mer­ca­to. La loro era una pit­tu­ra di tipo ‘media­no’, che non aspi­ra­va al ruo­lo eti­co del­la pit­tu­ra, per occu­par­si inve­ce di ritrar­re la vita di una bor­ghe­sia ric­ca, a vol­te dive­nu­ta trop­po ric­ca e trop­po pre­sto e quin­di dai gusti un po’ roz­zi, ma ben pron­ta ad apri­re i cor­do­ni del­la bor­sa. Nell’unico esem­pio di scrit­to che a que­sto tipo di pit­tu­ra accen­na (l’Elogio del­la Pit­tu­ra di Phi­lips Angel, del 1642) l’autore rico­no­sce il gran­de suc­ces­so eco­no­mi­co di que­sto modo di dipin­ge­re e invi­ta i suoi col­le­ghi a dedi­car­vi­si, inve­ce di pas­sa­re il tem­po a bere bir­ra in taver­na.

Un esa­me quan­ti­ta­ti­vo dei sog­get­ti pre­sen­ti in col­le­zio­ne (il sito – lo si dice­va – è bel­lis­si­mo e per­met­te di usu­frui­re anche di que­sti dati) ci per­met­te di capi­re subi­to come stan­no le cose: ne fan­no par­te 75 ritrat­ti, 62 pit­tu­re di gene­re (ovve­ro, qua­dri ambien­ta­ti in situa­zio­ni moder­ne) e solo 30 qua­dri di sto­ria.

Se doves­si­mo appli­ca­re a que­ste cifre i para­me­tri di giu­di­zio del­la teo­ria dell’arte olan­de­se coe­va (pen­so sostan­zial­men­te a Samuel van Hoog­stra­ten e alla sua ‘Intro­du­zio­ne all’alta scuo­la del­la pit­tu­ra’ (1678) dovrem­mo par­la­re di una rac­col­ta mode­sta: per il clas­si­ci­smo con­ta solo la pit­tu­ra di sto­ria e la pit­tu­ra di gene­re, così come i ritrat­ti sono ‘arte bas­sa’, non degna di un arti­sta che si voglia eman­ci­pa­re da un ruo­lo arti­gia­na­le.

Eppu­re, guar­dan­do la col­le­zio­ne, come non inna­mo­rar­si del­lo ‘Stu­dio­so che appun­ti­sce la sua pen­na’ di Ger­rit Dou, coi suoi magni­fi­ci occhia­li­ni da vista e un orec­chi­no tre­men­da­men­te moder­no, anche se in real­tà sia­mo fra il 1632 e il 1635?

 

O come non sor­ri­de­re veden­do che que­sti pit­to­ri, anche quan­do si con­fron­ta­no con il tema di sto­ria, non san­no astrar­re dal pre­sen­te e (pro­ba­bil­men­te) dal­le richie­ste del com­mit­ten­te, come nel caso di ‘Sara che accom­pa­gna Agar da Abra­mo’ di Caspar Netscher (sia­mo nel 1673)? Agar – dice il rac­con­to bibli­co – è schia­va di Sara, che la por­ta in moglie ad Abra­mo.

Ora, più che la moglie di Abra­mo, quel­la dipin­ta nel­la tela, vesti­ta all’ultima moda in un abi­to di seta, sem­bra più che altro la con­sor­te di un ric­co mer­can­te di Lei­da, immor­ta­la­ta in un qua­dro il cui sog­get­to bibli­co è solo una scu­sa per mostra­re la bel­lez­za raf­fi­na­ta del­la don­na.

La pit­tu­ra olan­de­se del Sei­cen­to – la pit­tu­ra ‘bas­sa’ secon­do i teo­ri­ci coe­vi – è soprat­tut­to que­sta: una gio­ia per gli occhi, che ora potre­te sod­di­sfa­re anche voi con­sul­tan­do il sito.

Cite this article as: Giovanni Mazzaferro, Le immagini in alta definizione della più importante collezione privata di pittura olandese del ‘600, in "STORIEDELLARTE.com", 19 febbraio 2017; accessed 24 maggio 2017.
http://storiedellarte.com/2017/02/le-immagini-in-alta-definizione-della-piu-importante-collezione-privata-di-pittura-olandese-del-600.html.

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