Top Menu

Riflessioni su informazione, comunicazione e riforma Mibact

Da alcu­ni mesi il gover­no ita­lia­no pro­muo­ve un nuo­vo model­lo di ammi­ni­stra­zio­ne e gestio­ne del­le strut­tu­re cen­tra­li e peri­fe­ri­che del Mini­ste­ro per i Beni, le Atti­vi­tà Cul­tu­ra­li e il Turi­smo, e del­le risor­se uma­ne di uffi­ci, musei, aree archeo­lo­gi­che, biblio­te­che e archi­vi.

Cosa appren­do­no i cit­ta­di­ni in meri­to alla rifor­ma? Gli orga­ni di infor­ma­zio­ne for­ni­sco­no stru­men­ti ade­gua­ti per com­pren­de­re al meglio i prov­ve­di­men­ti in esse­re? È garan­ti­ta la plu­ra­li­tà dell’informazione? Assi­stia­mo a un con­trad­dit­to­rio? Cono­scia­mo dav­ve­ro in qua­li con­di­zio­ni lavo­ra­no i dipen­den­ti pub­bli­ci dei beni cul­tu­ra­li?

Bernardo Bellotto, Le rovine della chiesa della Santa Croce a Dresda, 1765, Dresda, Gemäldegalerie, olio su tela, cm 107x84,5

Ber­nar­do Bel­lot­to, Le rovi­ne del­la chie­sa del­la San­ta Cro­ce a Dre­sda, 1765, Dre­sda, Gemäl­de­ga­le­rie, olio su tela, cm 107x84,5

Nei pro­gram­mi tele­vi­si­vi di appro­fon­di­men­to cul­tu­ra­le sono gene­ral­men­te invi­ta­ti come “refe­ren­ti” per i beni cul­tu­ra­li Sal­va­to­re Set­tis, Toma­so Mon­ta­na­ri, Phi­lip­pe Dave­rio e Vit­to­rio Sgar­bi. Tal­vol­ta ha par­te­ci­pa­to anche il mini­stro Fran­ce­schi­ni, sen­za che aves­se l’opportunità di appro­fon­di­re e discu­te­re in manie­ra esau­sti­va con un “cono­sci­to­re del­la mate­ria” le ini­zia­ti­ve intra­pre­se dal mini­ste­ro.

Abbia­mo assi­sti­to, nei mesi scor­si, all’accesa con­trap­po­si­zio­ne tra mini­ste­ro e sin­da­ca­ti in tema di assem­blea, dirit­to allo scio­pe­ro, ser­vi­zi essen­zia­li, ser­vi­zi al pub­bli­co, aper­tu­ra in sicu­rez­za dei siti: mate­rie di gran­de inte­res­se, che avreb­be­ro meri­ta­to altro appro­fon­di­men­to e altra discus­sio­ne, rispet­to a quan­to è inve­ce avve­nu­to.
La pover­tà dell’informazione e l’attribuzione del dirit­to di paro­la a pochi intel­let­tua­li svi­li­sce il dibat­ti­to e limi­ta il dirit­to all’informazione dei cit­ta­di­ni, che spes­so ascol­ta­no con­si­de­ra­zio­ni par­zia­li, sen­za ave­re un chia­ro qua­dro d’insieme.
L’articolazione e le com­pe­ten­ze del­le strut­tu­re del mini­ste­ro sono mate­ria com­ples­sa, tut­ta­via si ren­de neces­sa­rio che vec­chie e nuo­ve pro­fes­sio­na­li­tà del set­to­re dei beni cul­tu­ra­li pos­sa­no ave­re spa­zio di argo­men­ta­zio­ne e testi­mo­nian­za per spie­gar­ne la sto­ria e la ragion d’essere, pri­ma che il mini­ste­ro sia modi­fi­ca­to in manie­ra irre­ver­si­bi­le.
Sareb­be per­tan­to auspi­ca­bi­le che fos­se­ro pro­mos­si più incon­tri pub­bli­ci e di con­fron­to con la cit­ta­di­nan­za, poi­ché il patri­mo­nio del­lo sta­to appar­tie­ne a tut­ti noi, che sia­mo i pri­mi depo­si­ta­ri del­la cul­tu­ra, del­la sto­ria e del­la memo­ria.
Nei pro­gram­mi tele­vi­si­vi potreb­be­ro anche esse­re ospi­ta­te le varie pro­fes­sio­na­li­tà che lavo­ra­no al mini­ste­ro, per illu­stra­re in cosa con­si­ste il lavo­ro quo­ti­dia­no di diret­to­ri, fun­zio­na­ri, archi­vi­sti, biblio­te­ca­ri, restau­ra­to­ri, assi­sten­ti ammi­ni­stra­ti­vi, assi­sten­ti alla vigi­lan­za, ecce­te­ra.
L’esperienza sul cam­po e la cono­scen­za appro­fon­di­ta del­la mate­ria di base sono fon­da­men­ta­li affin­ché il cit­ta­di­no pos­sa far­si un’idea e capi­re cosa pre­ve­de la rifor­ma, qua­li prov­ve­di­men­ti uti­li abbia adot­ta­to il gover­no per inci­de­re sul­la situa­zio­ne esi­sten­te, e in ulti­ma ana­li­si se le con­di­zio­ni di lavo­ro nei siti ita­lia­ni sia­no miglio­ra­te o stia­no miglio­ran­do.

Pos­sia­mo qui for­ni­re alcu­ni dati ogget­ti­vi per aiu­ta­re a com­pren­de­re i cam­bia­men­ti in atto e le attua­li con­di­zio­ni di lavo­ro, auspi­can­do che altri sog­get­ti inter­ven­ga­no e dia­no il pro­prio con­tri­bu­to alla discus­sio­ne e alla tra­smis­sio­ne del sape­re.
Il mini­ste­ro ha un pro­ble­ma strut­tu­ra­le: la caren­za di orga­ni­co. È un pro­ble­ma di dif­fi­ci­le solu­zio­ne, in quan­to il per­so­na­le in ser­vi­zio è media­men­te di età avan­za­ta e pros­si­mo alla pen­sio­ne; non sono pre­vi­ste nuo­ve assun­zio­ni se non in misu­ra par­zia­le o per situa­zio­ni limi­te: ci rife­ria­mo, ad esem­pio, al con­cor­so per 500 fun­zio­na­ri pre­vi­sto per il 2017, che tut­ta­via non baste­rà a copri­re il fab­bi­so­gno attua­le.
Cosa com­por­ta que­sta con­di­zio­ne? Se un set­to­re resta sco­per­to, il diri­gen­te può attri­bui­re l’incarico a un altro dipen­den­te già in ser­vi­zio, per cui il suo cari­co di lavo­ro sarà aumen­ta­to; se ha auto­no­mia di spe­sa può attri­bui­re l’incarico a una pro­fes­sio­na­li­tà ester­na, con un costo mag­gio­re e aggiun­ti­vo per lo sta­to e per i cit­ta­di­ni (que­sto è pos­si­bi­le da quan­do sono sta­te crea­te, con la rifor­ma, due tipo­lo­gie di musei: i musei auto­no­mi e i musei affe­ren­ti ai Poli Musea­li, che inve­ce dipen­do­no dal­la sede cen­tra­le a Roma); quan­do inve­ce è pri­vo del­la pos­si­bi­li­tà di scel­ta, il lavoro/servizio può dimi­nui­re o addi­rit­tu­ra ces­sa­re.
La rifor­ma mini­ste­ria­le pre­ve­de accor­pa­men­ti di mate­rie, com­pe­ten­ze e pro­fes­sio­na­li­tà in una soprin­ten­den­za uni­ca, che si potreb­be defi­ni­re “mista”: bel­le arti, pae­sag­gio e archeo­lo­gia.
In que­sta nuo­va soprin­ten­den­za andran­no a con­flui­re gli uffi­ci e il per­so­na­le fino ad ora distri­bui­to e strut­tu­ra­to su più isti­tu­zio­ni, uffi­ci, sedi, cit­tà, ter­ri­to­ri, e con esso dovran­no esse­re accor­pa­ti archi­vi e labo­ra­to­ri di restau­ro “fisi­ca­men­te” indi­vi­si­bi­li, che per­tan­to non dovreb­be­ro esse­re smem­bra­ti o spo­sta­ti.
Qua­li con­se­guen­ze avrà una simi­le ope­ra­zio­ne? Non par­lia­mo solo degli effet­ti sul bre­ve perio­do, ma anche su mate­rie qua­li la tute­la, la valo­riz­za­zio­ne, lo stu­dio, il restau­ro, la con­ser­va­zio­ne, che dovran­no esse­re gesti­te in manie­ra diver­sa rispet­to al pas­sa­to.
Fino ad ora il siste­ma di inse­gna­men­to dei beni cul­tu­ra­li e di for­ma­zio­ne del­le varie pro­fes­sio­na­li­tà ave­va pre­vi­sto che gli stu­dio­si e gli ope­ra­to­ri aves­se­ro una com­pe­ten­za spe­ci­fi­ca e mol­to appro­fon­di­ta: gli stes­si con­cor­si attua­ti fino ad oggi han­no obbe­di­to a que­sto indi­riz­zo nel­la sele­zio­ne del per­so­na­le.
Si può deci­de­re di cam­bia­re, ma qua­li potreb­be­ro esse­re le con­se­guen­ze per il pre­sen­te e il futu­ro? Una com­pe­ten­za in sto­ria dell’arte, in archeo­lo­gia, in archi­tet­tu­ra, in restau­ro non si può improv­vi­sa­re, per­ché neces­si­ta di anni di stu­dio, di lavo­ro, di osser­va­zio­ne, di espe­rien­za, né que­ste com­pe­ten­ze sono inter­cam­bia­bi­li in situa­zio­ni di caren­za di orga­ni­co.
Una rior­ga­niz­za­zio­ne di per­so­na­le e uffi­ci deve neces­sa­ria­men­te tene­re con­to del­la situa­zio­ne pre­gres­sa, regio­ne per regio­ne: nume­ro dei dipen­den­ti in ser­vi­zio, cri­ti­ci­tà, fab­bi­so­gni, debo­lez­ze, vir­tuo­si­tà, ser­vi­zi al pub­bli­co, ecce­te­ra. Que­sta valu­ta­zio­ne pre­ven­ti­va nel­la gran par­te dei casi non è sta­ta fat­ta.
La rifor­ma dei beni cul­tu­ra­li è in linea con i cri­te­ri attua­ti dal gover­no sui tagli alla spe­sa pub­bli­ca, per­tan­to il fine risul­ta quel­lo del rispar­mio dei dipen­den­ti e del­le spe­se, tut­ta­via inci­de su una real­tà già in debi­to di per­so­na­le, for­te­men­te par­cel­liz­za­to nel ter­ri­to­rio.
Ricor­dia­mo, inol­tre, che i musei auto­no­mi han­no un nuo­vo diret­to­re, ma non sono sta­ti dota­ti di per­so­na­le aggiun­ti­vo per ottem­pe­ra­re all’effettiva auto­no­mia che il mini­ste­ro si è pre­fis­so. Al momen­to, per­tan­to, alcu­ni dipen­den­ti del­le “vec­chie” soprin­ten­den­ze han­no sem­pli­ce­men­te con­ti­nua­to a svol­ge­re il lavo­ro in due isti­tu­zio­ni (museo indi­pen­den­te e polo musea­le regio­na­le), men­tre dovreb­be­ro esse­re inse­ri­ti nel­la pian­ta orga­ni­ca di una sola sede.
La mobi­li­tà, pre­vi­sta dal­la rifor­ma e in via di appli­ca­zio­ne, dovreb­be negli inten­ti sana­re que­sta situa­zio­ne se fos­si­mo in una situa­zio­ne di abbon­dan­za del per­so­na­le.

Per con­clu­de­re, in Ita­lia è più che mai neces­sa­rio un nuo­vo pat­to socia­le, che per­met­ta di supe­ra­re le ste­ri­li con­trap­po­si­zio­ni tra le par­ti e offri­re un con­fron­to fat­ti­vo fina­liz­za­to al miglio­ra­men­to del­le con­di­zio­ni di lavo­ro e dei ser­vi­zi, in par­ti­co­la­re nei beni cul­tu­ra­li. È neces­sa­rio che sia­no con­tem­pla­te offer­te di lavo­ro sta­bi­le e digni­to­so a chi è disoc­cu­pa­to, spe­cial­men­te in que­sto ambi­to, che può con­ta­re sul­la cre­sci­ta e sul­la valo­riz­za­zio­ne di un gran nume­ro di gio­va­ni appas­sio­na­ti e alta­men­te pre­pa­ra­ti.

Cite this article as: Debora Tosato, Riflessioni su informazione, comunicazione e riforma Mibact, in "STORIEDELLARTE.com", 9 febbraio 2016; accessed 26 luglio 2017.
http://storiedellarte.com/2016/02/riflessioni-su-informazione-comunicazione-e-riforma-mibact.html.

, , , , ,

No comments yet.

Leave a Reply / Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: