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Questione di pelle. La semiotica del gioiello. Istruzioni per l’uso.

Invito skin fronteSkin. La super­fi­cie del gio­iel­lo.
23 Gen­na­io – 1 Mag­gio 2016
Museo del Gio­iel­lo. Basi­li­ca Pal­la­dia­na, Piaz­za dei Signo­ri, Vicen­za.
In col­la­bo­ra­zio­ne con Fie­ra di Vicen­za.

Museo del del gio­iel­lo:
Ora­ri di aper­tu­ra: da mar­te­di a dome­ni­ca e gior­ni festi­vi dal­le 10 alle 18. 
Ingres­so: bigliet­to inte­ro 6 euro, ridot­to 4 euro 

"Skin. La superficie del gioiello", inaugurazione, Matteo Marzotto, Alba Cappellieri, Corrado Facco, Livia Tenuta, Museo del Gioiello, Vicenza (photo: Silvia Valenti)

Skin. La super­fi­cie del gio­iel­lo”, inau­gu­ra­zio­ne, Mat­teo Mar­zot­to, Alba Cap­pel­lie­ri, Cor­ra­do Fac­co, Livia Tenu­ta, Museo del Gio­iel­lo, Vicen­za (pho­to: Sil­via Valen­ti)

Super­fi­ci. Sen­si. Signi­fi­ca­ti e Signi­fi­can­ti.

Il gio­iel­lo come spec­chio e inter­pre­te del vive­re attua­le, non è mai sta­to così loqua­ce e chia­ri­fi­ca­to­re. Dal­la mostra “Skin” pos­sia­mo di cer­to pren­de­re spun­to per amplia­re la cono­scen­za di que­sto “siste­ma” com­ples­so e com­po­si­to che trop­po spes­so vie­ne per­ce­pi­to in modo fram­men­ta­rio o ana­liz­za­to esclu­si­va­men­te per gene­ri. Le que­rel­le sul “gio­iel­lo con­tem­po­ra­neo” sono all’ordine del gior­no. Se c’è tra­di­zio­ne si met­te in dub­bio l’innovazione; se il pro­ces­so è indu­stria­liz­za­to, difet­ta l’apporto arti­sti­co; se si segue la stra­da del­la ricer­ca, può veni­re a man­ca­re la tec­ni­ca. Il nostro fre­ne­ti­co pre­sen­te, a vol­te ambi­guo, ci con­se­gna il dif­fi­ci­le com­pi­to di con­si­de­ra­re il retag­gio del pas­sa­to tra­slan­do­lo in un pano­ra­ma di più ampio respi­ro. Un luo­go in cui gli estre­mi pos­sa­no toc­car­si gene­ran­do nuo­vi tipi evo­lu­ti­vi. Che non sia­no con­ta­mi­na­ti da nes­su­na pia­ga di ceci­tà cul­tu­ra­le e discri­mi­na­zio­ne basa­ta su una gerar­chia di fat­to­ri euge­ne­ti­ci.
Sia­mo dispo­sti a eri­ge­re con­fi­ni tra i manu­fat­ti ora­fi, divi­den­do­li in Bian­chi e Neri? Crean­do cioè una sor­ta di pseu­do­scien­ti­fi­ca Apar­theid raz­zia­le?
La pel­le è con­si­de­ra­ta un “mar­chio” iden­ti­fi­ca­ti­vo. Ci par­la del­le nostre ori­gi­ni, abi­tu­di­ni, carat­te­ri­sti­che. La pel­le si muo­ve, acco­glie e rispon­de agli sti­mo­li incre­span­do­si al fred­do, rab­bri­vi­den­do al toc­co gen­ti­le, si lace­ra, si scu­ri­sce. È il nostro invo­lu­cro pro­tet­ti­vo, il pun­to di con­tat­to tra inter­no ed ester­no sia fisi­ca­men­te che psi­co­lo­gi­ca­men­te. È una map­pa det­ta­glia­ta del­la nostra sto­ria. E come tale va let­ta. Con intel­li­gen­za e curio­si­tà. Sen­za pre­giu­di­zi.
Alba Cap­pel­lie­ri e Livia Tenu­ta con que­sta mostra ispi­ra­ta alla super­fi­cie del gio­iel­lo han­no segna­to un per­cor­so di “pace”, han­no mes­so in stand­by gli ste­reo­ti­pi fasul­li del­la segre­ga­zio­ne. Han­no infat­ti per­mes­so di par­la­re del mon­do e del­le sue diver­si­tà a 77 auto­ri − ora­fi affer­ma­ti, emer­gen­ti e desi­gner − sia ita­lia­ni che stra­nie­ri. L’Italia, a dif­fe­ren­za di real­tà rela­ti­va­men­te gio­va­ni, ha una tra­di­zio­ne ora­fa del tut­to invi­dia­bi­le, una sto­ria lun­ga cen­ti­na­ia d’anni da cui sareb­be assur­do fug­gi­re. Il gio­iel­lo ita­lia­no, fat­ta ecce­zio­ne per qual­che raro caso, è poco cono­sciu­to all’estero. A tale pro­po­si­to mi pre­me ricor­da­re che duran­te la Muni­ch Jewel­le­ry Week in pro­gram­ma dal 24 feb­bra­io all’1 mar­zo 2016, si potrà par­te­ci­pa­re a tan­tis­si­mi even­ti rap­pre­sen­ta­ti­vi del­le ten­den­ze euro­pee ed extraeu­ro­pee, sco­pri­re scuo­le, incon­tra­re arti­sti che si pre­sen­ta­no come enti­tà sin­go­le o in col­let­ti­ve. Scar­si i nomi ita­lia­ni, trop­po scar­si. E que­sto fa pen­sa­re.

"Skin. La superficie del gioiello", panoramica e autori. Da sinistra a destra: Maura Biamonti, Enza De Pinto, Maddalena Rocco. Museo del Gioiello, Vicenza (photo: Silvia Valenti)

Skin. La super­fi­cie del gio­iel­lo”, pano­ra­mi­ca e auto­ri. Da sini­stra a destra: Mau­ra Bia­mon­ti, Enza De Pin­to, Mad­da­le­na Roc­co. Museo del Gio­iel­lo, Vicen­za (pho­to: Sil­via Valen­ti)

Ponia­mo dun­que l’attenzione su quan­to impor­tan­te sia fare grup­po. Nel 1968 qual­cu­no scris­se “Make love not war” dan­do ini­zio al movi­men­to paci­fi­sta. Beh, noi dovrem­mo rispon­de­re “Make jewels not rever­se discri­mi­na­tion”! Dico que­sto per­ché “Skin” mi ha stu­pi­ta anche per la sua natu­ra inter­na­zio­na­le, oltre che ovvia­men­te per la capa­ci­tà degli orga­niz­za­to­ri di affian­ca­re ai gran­di nomi quel­li di auto­ri gio­va­ni, ma pro­met­ten­ti. Una scom­mes­sa cer­to. Gli esi­ti tut­ta­via non han­no distur­ba­to. Anzi! Gli ora­fi e i desi­gner che, gra­zie alle loro capa­ci­tà, han­no con­qui­sta­to l’assenso del­la cri­ti­ca diven­ta­no, dun­que, esem­pio da segui­re per tut­ti colo­ro che han­no imboc­ca­to que­sta stra­da da non mol­to.
Insom­ma, la dif­for­mi­tà è clas­si­fi­ca­ta come pre­gio indi­scus­so. Dimo­stra­re con i fat­ti che il “siste­ma gio­iel­lo” è un orga­ni­smo plu­ri­cel­lu­la­re, in cui con­vi­vo­no, o dovreb­be­ro con­vi­ve­re, real­tà mul­ti­sfac­cet­ta­te, signi­fi­ca rece­pir­ne il signi­fi­ca­to. Il signi­fi­can­te, di con­se­guen­za, si libe­ra dal­le costri­zio­ni di un inca­sel­la­men­to impo­sto e si sbiz­zar­ri­sce in ric­che varian­ti.
Ecco che la “pel­le” del gio­iel­lo divie­ne meta­fo­ra anche socia­le, lot­ta con­tro qual­sia­si ino­pi­na­ta pre­clu­sio­ne. In par­ti­co­la­re con­tro quell’insensato sno­bi­smo di clas­se che, a pari­tà di com­pe­ten­ze, con­si­de­ra figlio cadet­to il lavo­ro dell’uno, ere­de di dirit­to quel­lo dell’altro.
Le super­fi­ci degli ogget­ti in mostra, dun­que, met­to­no a nudo le poe­ti­che dei loro auto­ri sve­lan­do un dia­lo­go tra gene­ra­zio­ni e tra­di­zio­ni del fare che non devo­no affat­to esse­re per­ce­pi­te come in guer­ra tra loro. Con ciò non inten­do affer­ma­re che chi è gio­va­ne del mestie­re pos­sa ave­re mae­stria e cono­scen­ze pari a quel­le degli ora­fi o dei desi­gner atti­vi nel set­to­re da decen­ni. Non sia mai. Se azzar­das­si ciò, sarei bla­sfe­ma.

La stra­ti­fi­ca­zio­ne del­le espe­rien­ze con pro­gres­si­vo affi­na­men­to del­le abi­li­tà ha con­dot­to alcu­ni degli auto­ri in mostra a svi­lup­pa­re cifre sti­li­sti­che che rivi­si­ta­no anti­che tec­ni­che, mani­po­lan­do la mate­ria con esi­ti d’avanguardia. Altri han­no attin­to alle loro radi­ci per inno­va­re con i pro­ces­si i mate­ria­li pro­ve­nien­ti dal ter­ri­to­rio d’appartenenza. Qual­cu­no ha ripre­so le vesti­gia del pas­sa­to. Altri anco­ra han­no scel­to la pra­ti­ca tec­no­lo­gi­ca, sen­za peral­tro rinun­cia­re alla poe­sia del­le for­me e al loro pote­re evo­ca­ti­vo (S. Mar­chet­ti, C. Ric­co­bo­ni, S. Asa­ya­ma, C. Ran­fa­gni, R. Riso­lo, I. Del Bono, M. Bur­ge­ner, J. Riviè­re, Manu­gan­da, R. Bal­sa­mo, A. Yuk, C. Visen­tin1).
Han­no inve­ce ope­ra­to sui pos­si­bi­li effet­ti tri­di­men­sio­na­li del­le super­fi­ci R. Mor­ris, K. Naga­no, G. Mon­te­bel­lo, E. Lore­na, E. Fran­ce­sco­ni, B. Anto­li­ni, M. Bono­li, M. Lau­da­ni e M. Roma­nel­li, I Rig­gi, Vio­la­va­le­ria­no, R. Zanon, F. Anto­nel­lo e O. Noro­n­ha. Dis­si­mu­la­zio­ni di pia­ni pro­spet­ti­ci, movi­men­ti mec­ca­ni­ci accu­ra­tis­si­mi, metal­lo pre­zio­so intes­su­to e dipin­to, seta leg­ge­ra e colo­ra­ta, piz­zi, sovrap­po­si­zio­ni, ele­men­ti desti­na­ti a muta­re nel tem­po, gio­chi tra pie­ni e vuo­ti, sequen­ze meta­mor­fi­che, tut­to, tut­to con­tri­bui­sce a sot­to­li­nea­re quan­to pos­sa­no modi­fi­car­si i codi­ci espres­si­vi di ogni auto­re e quan­to i prin­ci­pi con­cet­tua­li e cogni­ti­vi sia­no eclet­ti­ci.
Attra­ver­so il suo aspet­to, il gio­iel­lo nar­ra del­le sto­rie. Ha un pote­re allu­si­vo che allac­cia lo sguar­do con­sen­ten­do­ne un’intuitiva rilet­tu­ra mime­ti­ca. (S. Dipin­to, Nach Bijoux, Mat­tio­li, F. Vil­la, P. Posa­da, M. Bia­mon­ti, B. Paga­nin, F. Cam­ma­ra­ta, A. Polen­ghi Lisca, A. Maria­ni, J. Riviè­re, M. Pic­cia­li, E. Di Meo e A. Ros­set­ti, C. Zani, T. Mizu).

"Skin. La superficie del gioiello", dall'alto in basso, a sinistra: Francesca Gabrielli, Jinbi Park, Violavaleriano, Alessia Ansaldi, Patricia Posada. Al centro: Daniela Repetto. Dall'alto in basso a destra: Heidemarie Herb, Eliana Lorena. Museo del Gioiello, Vicenza (photo: Silvia Valenti)

Skin. La super­fi­cie del gio­iel­lo”, dall’alto in bas­so, a sini­stra: Fran­ce­sca Gabriel­li, Jin­bi Park, Vio­la­va­le­ria­no, Ales­sia Ansal­di, Patri­cia Posa­da. Al cen­tro: Danie­la Repet­to. Dall’alto in bas­so a destra: Hei­de­ma­rie Herb, Elia­na Lore­na. Museo del Gio­iel­lo, Vicen­za (pho­to: Sil­via Valen­ti)

Su tat­ti­li­tà e impat­to visi­vo si sono mes­si alla pro­va S. Luc­chet­ta, A. Ansal­di, D. Repet­to, L. Gio­van­ni­net­ti, J. Park, S. Fron­za, Vio­la­va­le­ria­no, B. Uder­zo, H. Herb, F. Gabriel­li e A. Cre­mo­ne­si. Un orna­men­to per il cor­po ha in sé, per defi­ni­zio­ne, pre­ci­pue carat­te­ri­sti­che. L’ornamento è un poten­te sim­bo­lo di sta­tus, sia socia­le che emo­ti­vo. Par­la del­le nostre pre­fe­ren­ze e del nostro carat­te­re. Così, una super­fi­cie ruvi­da, o can­gian­te, oppu­re luci­da diven­ta emble­ma di una scel­ta ben pre­ci­sa. Il colo­re o il mate­ria­le pos­so­no istin­ti­va­men­te ricon­dur­re la memo­ria a luo­ghi e ogget­ti cari. Se poi pen­sia­mo che la regi­na di que­sta mostra è la spil­la, com­pren­dia­mo anco­ra meglio la stret­ta con­nes­sio­ne tra il moni­le e il cor­po. Il gio­iel­lo diven­ta pel­le, fil­tro tra inte­rio­ri­tà ed este­rio­ri­tà.

"Skin. La superficie del gioiello", da sinistra in alto: Luisa Bruni, Emanuela Bergonzoni, Alba Rosa Mancini. A sinistra in basso: Limodoro. Al centro: Silvia Valenti. Dall'alto a destra: Chiara Zanetti, Anna Fornari, Cristian Visentin, Museo del Gioiello, Vicenza (photo: Silvia Valenti)

Skin. La super­fi­cie del gio­iel­lo”, da sini­stra in alto: Lui­sa Bru­ni, Ema­nue­la Ber­gon­zo­ni, Alba Rosa Man­ci­ni. A sini­stra in bas­so: Limo­do­ro. Al cen­tro: Sil­via Valen­ti. Dall’alto a destra: Chia­ra Zanet­ti, Anna For­na­ri, Cri­stian Visen­tin, Museo del Gio­iel­lo, Vicen­za (pho­to: Sil­via Valen­ti)

Su tale dico­to­mia, inda­gan­do­ne valo­ri psi­co­lo­gi­ci e seman­ti­ci, si sof­fer­ma­no S. Valen­ti, S. Scar­sel­li, L. Mag­gio, P. Pom­peo, S. Bec­ca­ria, L. Bru­ni, E. Ber­gon­zo­ni, P. Qua­gliot­to, A. R. Man­ci­ni, C. Zanet­ti, G. Staf­fo­la­ni e A. For­na­ri. Ne sca­tu­ri­sco­no pez­zi dall’identità masche­ra­ta in cui la sem­bian­za non è metro di giu­di­zio essen­zia­le. L’argento appa­re nasco­sto da una scu­ra pati­na che richia­ma il fer­ro, un con­te­ni­to­re sve­la il suo inso­spet­ta­bi­le con­te­nu­to, gio­chi di pia­ni pro­spet­ti­ci evi­den­zia­no il “Fuo­ri” che è in effet­ti un “Den­tro”, la luce rin­cor­re l’ombra bal­zan­do su mor­bi­de cur­ve, l’oro si smor­za in resi­ne tra­spa­ren­ti, nastri di pla­ti­no si pie­ga­no e ripie­ga­no su loro stes­si ten­den­do all’Infinito, for­za e deli­ca­tez­za si pale­sa­no inscin­di­bi­li. Rap­pre­sen­ta­zio­ni, que­ste, di un raf­fi­na­to equi­li­brio tra Yin e Yang.

"Skin. La superficie del gioiello", in alto da sinistra a destra: Giulia Boccafogli, Benjamin Lignel. In basso da sinistra a destra: Laura Volpi, Laura Lanaro, Ricardo Peiro, Maddalena Rocco, Museo del Gioiello, Vicenza (photo: Silvia Valenti)

Skin. La super­fi­cie del gio­iel­lo”, in alto da sini­stra a destra: Giu­lia Boc­ca­fo­gli, Ben­ja­min Lignel. In bas­so da sini­stra a destra: Lau­ra Vol­pi, Lau­ra Lana­ro, Ricar­do Pei­ro, Mad­da­le­na Roc­co, Museo del Gio­iel­lo, Vicen­za (pho­to: Sil­via Valen­ti)

Tra le popo­la­zio­ni tri­ba­li è con­sue­tu­di­ne segna­re e appli­ca­re diret­ta­men­te sul­la pel­le sim­bo­li iden­ti­fi­ca­ti­vi socia­li, scal­fi­re il der­ma o bru­ciar­lo in modo che il segna­le d’appartenenza arri­vi for­te e chia­ro. M. J. Carew, M. Roc­co, D. Bloom, O. Noro­n­ha, G. Boc­ca­fo­gli, L. For­te, F. Bon­vi­ci­ni, B. Lignel, P. Bona­ti, F. Via­nel­lo, L. Lana­ro, R. Pei­ro, L. Magro, L. Vol­pi, Limo­do­ro e S. Akin pre­sen­ta­no pier­cing che dise­gna­no l’epidermide, intrec­ci di fili, finis­si­me inci­sio­ni a buli­no, sovrim­pres­sio­ni a cesel­lo e age­mi­na, ossi­da­zio­ni poli­cro­me. Impres­sio­ni fis­sa­te nel­la memo­ria del tem­po con il sug­gel­lo di arte­fi­ci atten­ti alle più lie­vi sfu­ma­tu­re. Subli­mi­na­li trac­ce di noi.

"Skin. La superficie del gioiello", Letizia Maggio, Museo del Gioiello, Vicenza (photo: Silvia Valenti)

Skin. La super­fi­cie del gio­iel­lo”, Leti­zia Mag­gio, Museo del Gio­iel­lo, Vicen­za (pho­to: Sil­via Valen­ti)

La mostra va, per­tan­to, per­cor­sa con curio­si­tà. Orga­niz­za­ta (benis­si­mo) nel pre­sti­gio­so Museo del Gio­iel­lo di Vicen­za − un dia­man­te inca­sto­na­to nel­la splen­di­da cor­ni­ce del­la Basi­li­ca Pal­la­dia­na −, è ecla­tan­te esem­pio di come que­sto ete­ro­ge­neo uni­ver­so deb­ba esse­re inte­so e divul­ga­to.

 

Auto­ri in mostra:

Senay Akin, Bar­ba­ra Anto­li­ni, Ales­sia Ansal­di, Fran­ce­sca Anto­nel­lo, Sanae Asa­ya­ma, Rosal­ba Bal­sa­mo, Sil­via Bec­ca­ria, Ema­nue­la Ber­gon­zo­ni, Mau­ra Bia­mon­ti, Dana Bloom, Giu­lia Boc­ca­fo­gli, Patri­zia Bona­ti, Mas­si­mi­lia­no Bono­li per Mat­tia Cie­lo, Fabri­zio Bon­vi­ci­ni, Lui­sa Bru­ni, Mar­ghe­ri­ta Bur­ge­ner, Fabio Cam­ma­ra­ta, Maria Jen­ni­fer Carew, Ales­san­dro Cre­mo­ne­si, Isa­bel­la Del Bono, Elvi­ro Di Meo e Anto­nio Ros­set­ti, San­dra Dipin­to, Anna For­na­ri, Lau­ra For­te, Emma Fran­ce­sco­ni, Ste­fa­no Fron­za, Fran­ce­sca Gabriel­li, Lucil­la Gio­van­ni­net­ti, Hei­de­ma­rie Herb, Lau­ra Lana­ro, Mar­ta Lau­da­ni e Mar­co Roma­nel­li, Ben­ja­min Lignel, Limo­do­ro, Elia­na Lore­na, Ste­fa­nia Luc­chet­ta, Leti­zia Mag­gio, Lau­ra Magro, Alba Rosa Man­ci­ni, Manu­gan­da, Ste­fa­no Mar­chet­ti, Alber­to Maria­ni, Mat­tio­li, Tomo­ko Mizu, Gian­Car­lo Mon­te­bel­lo, Nach Bijoux, Kazu­mi Naga­no, Olga Noro­n­ha, Bar­ba­ra Paga­nin, Jin­bi Park, Ricar­do Pei­ro, Mar­co Pic­cia­li, Alba Polen­ghi Lisca, Patri­zia Pom­peo, Patri­cia Posa­da, Pao­lo Qua­gliot­to, Clau­dio Ran­fa­gni, Danie­la Repet­to, Car­la Ric­co­bo­ni, Iva­na Rig­gi, Rober­ta Riso­lo, James Riviè­re, Mad­da­le­na Roc­co, Ste­nia Scar­sel­li, Gian­lu­ca Staf­fo­la­ni, Bar­ba­ra Uder­zo, Sil­via Valen­ti, Fede­ri­co Via­nel­lo, Fran­ce­sca Vil­la, Vio­la­va­le­ria­no, Cri­stian Visen­tin, Lau­ra Vol­pi, Andy Yuk, Chia­ra Zanet­ti, Cri­sti­na Zani, Rober­to Zanon.

1 Gli auto­ri sono sem­pre cita­ti nell’ordine di appa­ri­zio­ne del cata­lo­go edi­to da Mar­si­lio a di cura Livia Tenu­ta.

Cite this article as: Silvia Valenti, Questione di pelle. La semiotica del gioiello. Istruzioni per l’uso., in "STORIEDELLARTE.com", 27 febbraio 2016; accessed 6 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2016/02/questione-di-pelle-la-semiotica-del-gioiello-istruzioni-per-luso.html.

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2 Responses to Questione di pelle. La semiotica del gioiello. Istruzioni per l’uso.

  1. Pat Posada Mac Niles 28 febbraio 2016 at 23:30 #

    Com­pli­men­ti per l’articolo Sil­via! Mol­to inte­res­san­te! Con­di­vi­do

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  1. SKIN-La superficie del gioiello - Auralma DesignAuralma Design - 29 febbraio 2016

    […] appro­fon­di­men­ti puoi leg­ge­re anche l’ arti­co­lo “Que­stio­ne di pel­le ” scrit­to da Sil­via Valen­ti sul­la mostra che offre una bel­la chia­ve di let­tu­ra per un’esposizione di […]

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