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Bologna: Gaetano Gandolfi e i volti della scienza nella Pinacotheca Bassiana

gandolfi-mostra-2016

Il Labi­rin­to del­la Maso­ne, la crea­tu­ra nata dal­la pas­sio­ne di Fran­co Maria Ric­ci per la bota­ni­ca, l’arte, l’editoria, si impo­ne già —è sta­to aper­to al pub­bli­co nel mag­gio del­lo scor­so anno— come luo­go cul­tu­ra­le d’eccellenza in Ita­lia, per la com­pre­sen­za del più gran­de labi­rin­to —di bam­bù— del mon­do, una gal­le­ria d’arte dove è espo­sta la sua col­le­zio­ne di magni­fi­ci dipin­ti, scul­tu­re, object d’art dei più pre­zio­si e sin­go­la­ri, la biblio­te­ca, che acco­glie i testi da lui edi­ti e la col­le­zio­ne, la più com­ple­ta, del­le pub­bli­ca­zio­ni di Giam­bat­ti­sta Bodo­ni, e uno spa­zio desti­na­to ad espo­si­zio­ni tem­po­ra­nee.

In tale spa­zio dal 20 feb­bra­io sarà espo­sta una rac­col­ta di ritrat­ti di scien­zia­ti dall’antichità al seco­lo dei Lumi di pro­prie­tà dell’Università di Bolo­gna, che l’istituzione prin­ci­pe del sape­re custo­di­sce, nell’assoluto ano­ni­ma­to, da più di due seco­li, e che sen­za il mece­na­ti­smo di un edi­to­re aman­te del­le bel­le arti avreb­be rischia­to di rima­ne­re anco­ra sco­no­sciu­ta agli stu­dio­si e al pub­bli­co. La siner­gia tra il pub­bli­co e il pri­va­to, così auspi­ca­ta dal­la scien­za poli­ti­ca e dal buon sen­so tro­va dun­que in que­sta sede son­tuo­sa e nell’operato di alcu­ni espres­sio­ne feli­ce, che la mostra di pros­si­ma aper­tu­ra sin­te­tiz­za al meglio.

Dedi­ca­ta alla Pina­co­the­ca Bas­sia­na, una ico­no­te­ca a tema crea­ta da un for­mi­da­bi­le bota­ni­co, Fer­di­nan­do Bas­si, che negli anni ses­san­ta del Set­te­cen­to ebbe l’idea di ono­ra­re l’Istituto del­le Scien­ze di Bolo­gna, una del­le più pre­sti­gio­se e atti­ve isti­tu­zio­ni cul­tu­ra­li euro­pee, che nel suo seno com­pren­de­va l’Accademia del­le Scien­ze e quel­la dedi­ca­ta alle arti del dise­gno, l’Accademia Cle­men­ti­na, facen­do ese­gui­re su fogli di misu­re ana­lo­ghe e a pen­na e acque­rel­lo ritrat­ti di illu­stri in re bota­ni­ca scrip­to­rum, dal prin­ci­pe del­la disci­pli­na nel Set­te­cen­to, Lin­neo, a Duha­mel de Mon­ceau, al D’Arginville, al Pon­te­de­ra, tut­ti cor­ri­spon­den­ti del bolo­gne­se con cui scam­bia­ro­no sco­per­te, infor­ma­zio­ni e semi, ai gran­di pre­de­ces­so­ri, Teo­fra­sto, Dio­sco­ri­de, Vir­gi­lio, pas­san­do per i geni del Cin­que-Sei­cen­to, Mat­tio­li, de Tour­ne­fort, il Lusi­ta­no, il Trew… a rea­liz­za­re, attra­ver­so le imma­gi­ni, la map­pa del­la cono­scen­za del sape­re scien­ti­fi­co, medi­co-far­ma­ceu­ti­co-bio­lo­gi­co, alla metà del seco­lo dei Lumi, l’epoca del­la siste­ma­tiz­zan­do­ne del­le cono­scen­ze.

L’importanza di que­sta col­le­zio­ne, che alla scom­par­sa del Bas­si nel 1774 fu acqui­si­ta dall’Istituto e, attra­ver­san­do pres­so­ché inden­ne le tem­pe­ste napo­leo­ni­che, il pas­sag­gio dall’Orto Bota­ni­co di San Giu­lia­no, luo­go desti­na­to, alla sede del­la nuo­va Acca­de­mia Pon­ti­fi­cia di Bel­le Arti è il ritor­no alla pri­mi­ti­va e cor­ret­ta siste­ma­zio­ne, con­si­ste, è evi­den­te, nel suo esse­re docu­men­to di un cli­ma cul­tu­ra­le e di un momen­to sto­ri­co fer­vi­dis­si­mi, epi­so­dio del­la fidu­cia del savant nel pro­gres­so e nell’umanità: a cele­bra­re la scien­za attra­ver­so i pro­ta­go­ni­sti con­cor­se­ro mol­ti intel­let­tua­li che for­ni­ro­no al Bas­si imma­gi­ni, inci­sio­ni o dise­gni, con le effi­gi dei pre­scel­ti, affin­ché potes­se­ro esse­re ritrat­ti con vero­si­mi­glian­za gli scien­zia­ti.

Gli arti­sti coin­vol­ti era­no, come è logi­co, dell’Accademia Cle­men­ti­na, sorel­la di quel­la del­le Scien­ze cui il bota­ni­co appar­te­ne­va; pit­to­ri del­la gene­ra­zio­ne del nostro, Vit­to­rio Biga­ri, Dome­ni­co Maria Frat­ta, Giu­sep­pe Varot­ti, Maria­no Col­li­na e i loro allie­vi, Jaco­po Ales­san­dro Cal­vi, Emi­lio Man­fre­di, Ange­lo Fer­ri e infi­ne Ubal­do e soprat­tut­to Gae­ta­no Gan­dol­fi, che pre­sto si impo­se —e infat­ti dei 138 ritrat­ti per­ve­nu­ti­ci 68 sono suoi— per l’eccellenza del­la sua tec­ni­ca e del­la stre­pi­to­sa fan­ta­sia. Come nes­sun altro sep­pe cor­ri­spon­de­re alla atte­se del Bas­si, tra­ve­sten­do di real­tà i model­li, spes­so mol­to mode­sti se non miser­ri­mi, che gli era­no sot­to­po­sti; si resta stu­pi­ti a veri­fi­ca­re come sia sta­to in gra­do di infon­de­re viva­ci­tà e veri­tà di vita ai vol­ti che con abi­li­tà super­ba effi­giò mol­te­pli­ci, in tut­to ade­guan­do­si ai carat­te­ri distin­ti­vi del per­so­nag­gio per garan­tir­ne la rico­no­sci­bi­li­tà, ma inter­ve­nen­do con pochi trat­ti d’autonomia, soprat­tut­to nel­la defi­ni­zio­ne del­lo sguar­do, al fine di offrir­ci una gal­le­ria di filo­so­fi, fis­sa­re nel tem­po l’immagine del sapien­te nell’età dei lumi. Non solo; rifa­cen­do­si alla tra­di­zio­ne cin­que-sei­cen­te­sca dei più scel­ti esem­pi libra­ri ha deco­ra­to la più par­te dei suoi ritrat­ti con gli ogget­ti di natu­ra che era­no sta­ti stu­dia­ti dal per­so­nag­gio effi­gia­to, con una pre­ci­sio­ne da scien­zia­to nel ripro­dur­re con­chi­glie, far­fal­le, ser­pen­ti, fio­ri, frut­ti, inver­te­bra­ti, mosche, pul­ci… cer­to con l’ausilio del micro­sco­pio, ma anche figu­re fem­mi­ni­li qua­li melu­si­ne, sire­ne, e poi cani, bel­lis­si­mi levrie­ri, aqui­le e, nel ritrat­to di Ulis­se Aldro­van­di, un mostro dagli occhi enor­mi, a crea­re imma­gi­ni stu­pe­fa­cen­ti anche per la com­mi­stio­ne di ele­men­ti in linea con i più alti rag­giun­gi­men­ti dell’epoca e gli stu­di di fisio­gno­mi­ca e revi­vi­scen­ze roco­cò, nell’eleganza dei ser­ti di fio­ri e biz­zar­rie qua­li le cop­pie di pesci trat­te­nu­te da nastri.

Furo­no que­ste cor­ni­ci scien­ti­fi­che a col­pi­re Lui­gi Lan­zi, in visi­ta a Bolo­gna, che nell’edizione del 1809 del­la Sto­ria Pit­to­ri­ca ste­se un sin­te­ti­co ritrat­to di Gae­ta­no Gan­dol­fi citan­do tali mera­vi­glie del­la natu­ra tra le ope­re più com­men­de­vo­li del­la sua ope­ra; una trac­cia per sco­pri­re pres­so l’Orto Bota­ni­co bolo­gne­se, oggi sito in via Irne­rio, la stre­pi­to­sa Pina­co­the­ca Bas­sia­na, sal­va­ta dai dan­ni del­la guer­ra per­ché rico­ve­ra­ta negli inter­ra­ti dell’edificio dove fu ritro­va­ta da un bota­ni­co aman­te dell’arte, Nel­lo Bagni, che vol­le far restau­ra­re i dise­gni e por­li in sicu­rez­za in una came­ra blin­da­ta, dove li ho rico­no­sciu­ti svol­gen­do ricer­che sul pit­to­re. Da tem­po pro­va­vo a far cono­sce­re la col­le­zio­ne da me stu­dia­ta, con esi­ti non feli­ci; ci vole­va la pas­sio­ne di un aman­te del­la bota­ni­ca, del libro e del­la pit­tu­ra, Fran­co Maria Ric­ci, per met­ter­si in gio­co e deci­de­re di alle­sti­re una mostra dedi­ca­ta ai ritrat­ti del solo Gae­ta­no, con accan­to gli anti­chi tomi che gli ser­vi­ro­no di trac­cia entro l’abbraccio sug­ge­sti­vo di cen­ti­na­ia di pian­te di bam­bù: arte, edi­to­ria e bota­ni­ca, le pas­sio­ni for­tis­si­me del gran­de Bas­si.


 

7102075662016_02_17__14_45_35__1061579457GandolfiLa mostra, cura­ta da Dona­tel­la Bia­gi Mai­no, è accom­pa­gna­ta da un sin­te­ti­co cata­lo­go illu­stra­ti­vo anche dei dipin­ti espo­sti a cor­re­do del­le imma­gi­ni del­la Bas­sia­na, la cui tota­li­tà è edi­ta in un volu­me a par­te, sem­pre a cura del­la cura­tri­ce del­la mostra, per le edi­zio­ni FMR, signi­fi­ca­ti­vo anche del­le vite dei per­so­nag­gi ritrat­ti dal Gan­dol­fi e dei model­li da que­sti usa­ti per le effi­gi.

GAETANO GANDOLFI
e i vol­ti del­la scien­za nel­la Pina­co­the­ca Bas­sia­na di Bolo­gna

a cura di Dona­tel­la Bia­gi Mai­no
in col­la­bo­ra­zio­ne con l’Università di Bolo­gna
e il Museo di Sto­ria Natu­ra­le di Par­ma

20 feb­bra­io – 25 mar­zo
Labi­rin­to del­la Maso­ne
Stra­da Maso­ne 121, Fon­ta­nel­la­to (Par­ma)

Cite this article as: Donatella Biagi Maino, Bologna: Gaetano Gandolfi e i volti della scienza nella Pinacotheca Bassiana, in "STORIEDELLARTE.com", 22 febbraio 2016; accessed 6 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2016/02/bologna-gaetano-gandolfi-e-i-volti-della-scienza-nella-pinacotheca-bassiana.html.

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