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Una proposta e qualche documento per Gaspare Venturini nel Castello Estense di Ferrara

1. Gaspare Venturini (qui attribuito) e Giulio Marescotti, I quattro Evangelisti, Ferrara, castello Estense, cappellina

1. Gaspa­re Ven­tu­ri­ni (qui attri­bui­to) e Giu­lio Mare­scot­ti, I quat­tro Evan­ge­li­sti, Fer­ra­ra, castel­lo Esten­se, cap­pel­li­na

Con que­sto bre­ve inter­ven­to, al qua­le spe­ro di far segui­re pre­sto uno stu­dio più appro­fon­di­to, si pro­po­ne di rife­ri­re a Gaspa­re Ven­tu­ri­ni la pater­ni­tà degli Evan­ge­li­sti affre­sca­ti sul­la vol­ta del­la cosid­det­ta cap­pel­li­na di Rena­ta di Fran­cia nel castel­lo Esten­se di Fer­ra­ra (fig. 1). Occor­re in pro­po­si­to ricor­da­re che il luo­go di cul­to non ha nul­la a che fare con la duches­sa cal­vi­ni­sta poi­ché fu fon­da­to nel 1590 dal di lei figlio e quin­di sareb­be più appro­pria­to chia­mar­lo cap­pel­li­na di Alfon­so II.1

Indu­ce a for­mu­la­re que­sta nuo­va ipo­te­si la ricon­si­de­ra­zio­ne di quan­to si cono­sce sul­la pic­co­la impre­sa: da un lato gli affre­schi stes­si e il loro aspet­to sti­li­sti­co, dall’altro i docu­men­ti di paga­men­to che sem­bra­no iden­ti­fi­ca­re in Giu­lio Mare­scot­ti il loro auto­re, noto altri­men­ti uni­ca­men­te per la deco­ra­zio­ne dell’Arpa Esten­se.2 Que­sti ele­men­ti sono però in con­trad­di­zio­ne tra loro. Mare­scot­ti è evi­den­te­men­te un segua­ce di Bastia­ni­no, tan­to che le for­me mas­sic­ce del­le figu­ret­te dell’Arpa (figg. 2, 3, 4) indus­se­ro Arcan­ge­li a rife­ri­re pro­prio ai Filip­pi la deco­ra­zio­ne del pre­zio­so stru­men­to.3 Gli Evan­ge­li­sti sono, al con­tra­rio, figu­re agi­li e snel­le, dal­le pose ele­gan­ti e sinuo­se, dai cro­ma­ti­smi bril­lan­ti e auda­ci. I con­fron­ti con le ope­re di Ven­tu­ri­ni lascia­no poco spa­zio ai dub­bi: postu­re affi­ni a quel­le impie­ga­te nei fre­gi alle­go­ri­ci del­la libre­ria di Cesa­re d’Este (Mode­na, Gal­le­ria Esten­se e Mode­na, Col­le­zio­ne Ban­ca Popo­la­re dell’Emilia Roma­gna), fisio­no­mie sovrap­po­ni­bi­li a quel­le che s’intravedono nel­la San­ta Ceci­lia e nel Mira­co­lo di Sant’Apollinare (Bre­scia, pina­co­te­ca Tosio Mar­ti­nen­go e Fer­ra­ra, Cer­to­sa, fig. 5), colo­ri e soprat­tut­to pan­neg­gia­re iden­ti­ci a quel­li degli ova­li già in palaz­zo dei Dia­man­ti (Mode­na, Gal­le­ria Esten­se; Miran­do­la, Cas­sa di Rispar­mio, fig. 6, e alcu­ne col­le­zio­ni pri­va­te) e del rame con Cri­sto e l’adultera (Cen­to, col­le­zio­ne Gri­mal­di Fava, fig. 7).

5. A sinistra, Gaspare Venturini, I quattro Evangelisti, dettaglio del San Giovanni; al centro, Santa Cecilia (dettaglio), Brescia, pinacoteca Tosio Martinengo (immagine tratta da B. Ghelfi, Pittura a Ferrara nel primo Seicento, Ferrara 2011, p. 240); a destra, Miracolo di Sant'Apollinare (dettaglio), Ferrara, Certosa di San Cristoforo (immagine tratta da Bastianino e la pittura a Ferrara nel secondo Cinquecento, catalogo della mostra a cura di J. Bentini, Ferrara 1985, p. XLVI)

5. A sini­stra, Gaspa­re Ven­tu­ri­ni, I quat­tro Evan­ge­li­sti, det­ta­glio del San Gio­van­ni; al cen­tro, San­ta Ceci­lia (det­ta­glio), Bre­scia, pina­co­te­ca Tosio Mar­ti­nen­go (imma­gi­ne trat­ta da B. Ghel­fi, Pit­tu­ra a Fer­ra­ra nel pri­mo Sei­cen­to, Fer­ra­ra 2011, p. 240); a destra, Mira­co­lo di Sant’Apollinare (det­ta­glio), Fer­ra­ra, Cer­to­sa di San Cri­sto­fo­ro (imma­gi­ne trat­ta da Bastia­ni­no e la pit­tu­ra a Fer­ra­ra nel secon­do Cin­que­cen­to, cata­lo­go del­la mostra a cura di J. Ben­ti­ni, Fer­ra­ra 1985, p. XLVI)

Qual è, dun­que, la posi­zio­ne di Mare­scot­ti nel pic­co­lo can­tie­re? Innan­zi­tut­to egli dipin­ge a chia­ro scu­ro l’andito del­la cap­pel­li­na. Per quest’ultima inve­ce le ipo­te­si sono due. E’ pos­si­bi­le che la deco­ra­zio­ne da lui appron­ta­ta non risul­tas­se gra­di­ta al duca, che ne ordi­nò una nuo­va affi­dan­do­la a Ven­tu­ri­ni. In que­sto caso dovreb­be però esser­si trat­ta­to di un rin­no­va­men­to inte­gra­le, poi­ché a un esa­me atten­to non emer­go­no trac­ce di obli­te­ra­zio­ni par­zia­li. Inol­tre i tem­pi sono stret­ti: Mare­scot­ti rice­ve l’ultimo paga­men­to nel dicem­bre 1591, Ven­tu­ri­ni muo­re nell’autunno 1593.4

Riten­go più pro­ba­bi­le che Mare­scot­ti sia sta­to ingag­gia­to (e paga­to) per i soli deco­ri flo­rea­li del­le par­ti­tu­re che inqua­dra­no Evan­ge­li­sti e Aqui­le esten­si (fig. 8), i qua­li dimo­stra­no infat­ti ana­lo­gie coi fre­gi dell’Arpa (fig. 9). Per le par­ti di figu­ra gli dovet­te suben­tra­re Ven­tu­ri­ni, for­se a distan­za di qual­che tem­po. Egli non è cita­to nei Memo­ria­li del 1591 e 1592 ma potreb­be aver lavo­ra­to l’anno dopo (il Memo­ria­le del 1593 è per­du­to) o, in alter­na­ti­va, esse­re sta­to paga­to attra­ver­so altri cana­li.

Se fino­ra l’artista era noto gra­zie a una qua­si esclu­si­va atti­vi­tà per Cesa­re d’Este in palaz­zo dei Dia­man­ti,5 alcu­ni docu­men­ti che cre­do non anco­ra pub­bli­ca­ti (ripor­ta­ti qui sot­to) atte­sta­no una ine­di­ta fami­lia­ri­tà con l’ambiente di Alfon­so II, apren­do indi­ret­ta­men­te alla pos­si­bi­li­tà di una sua diret­ta com­mis­sio­ne per gli Evan­ge­li­sti del­la cap­pel­li­na pri­va­ta. In par­ti­co­la­re Ven­tu­ri­ni è paga­to per una serie di inter­ven­ti ese­gui­ti nei “cama­ri­ni dorat­ti”: oltre a puli­re dal fumo il sof­fit­to del Came­ri­no del Pog­gio­lo e a rein­te­gra­re varie dora­tu­re, si occu­pa del restau­ro di due dipin­ti del Garo­fa­lo e di “nove qua­dri a man­dor­la de pitu­ra à oglio de ma(no) del­li dos­si et li pae­si che vi sono intor­no”, nel came­ri­no con­ti­guo a quel­lo del Pog­gio­lo. Si trat­ta evi­den­te­men­te del­la cele­bre serie oggi divi­sa tra Mode­na, Vene­zia, Eger e una col­le­zio­ne pri­va­ta, e del fre­gio che deco­ra­va quell’ambiente. Un com­pi­to tan­to deli­ca­to qua­le la cura del­le reli­quie dell’età dell’oro di Alfon­so I (il pri­mo restau­ro docu­men­ta­to di tali dipin­ti) dimo­stra come Ven­tu­ri­ni fos­se ben degno del­la fidu­cia del duca e potes­se meri­ta­re com­mis­sio­ni di una cer­ta impor­tan­za come quel­la che qui gli si rife­ri­sce.

 

Documenti inediti relativi a Gaspare Venturini

Cre­do che i docu­men­ti che qui si pre­sen­ta­no6 pos­sa­no con­cor­re­re a raf­for­za­re, sep­pur indi­ret­ta­men­te, l’ipotesi del­la pre­sen­za di Gaspa­re Ven­tu­ri­ni nel can­tie­re del­la cap­pel­li­na pri­va­ta di Alfon­so II. Un’impresa di pub­bli­co godi­men­to come quel­la dell’orologio di piaz­za lo qua­li­fi­ca infat­ti come arti­sta di indub­bio pre­sti­gio a Fer­ra­ra; curio­so nota­re in pro­po­si­to che il paga­men­to vie­ne cor­ri­spo­sto “a ms Gaspa­ro Ven­tu­ri­no e com­pa­ri pit­to­ri”, pur essen­do egli già mor­to da qua­si due mesi. Le ven­ti­due tele desti­na­te alla libre­ria duca­le e, ancor più, il restau­ro dei dipin­ti dei Dos­si (le man­do­le e il fre­gio del­la came­ra da let­to del duca) e di Garo­fa­lo nel Came­ri­no del Pog­gio­lo ne dimo­stra­no inve­ce l’operosità per lo stes­so Alfon­so II oltre quel­la, arci­no­ta ormai, per Cesa­re in Palaz­zo dei Dia­man­ti. Un inca­ri­co di tale impor­tan­za con­cor­re a dimo­stra­re come i rap­por­ti tra Ven­tu­ri­ni e il duca non fos­se­ro occa­sio­na­li. Insie­me agli altri inter­ven­ti docu­men­ta­ti, ciò con­tri­bui­sce a soste­ne­re l’idea dell’assegnazione a Ven­tu­ri­ni di que­sta impor­tan­te com­mis­sio­ne.

 

Camera Ducale, Computisteria: Munizioni e Fabbriche R. 279

11 luglio 1592

A m. Gaspa­ro Ven­tu­ri­no pit­tor per have­re fat­to de ver­de orpi­men­to con pref­fil­li gial­li sopra li arma­rii del Archi­vo del Castel­lo de s. A. a sue spe­se L 6.14.0

E più per have­re fat­to sopra la tel­la azzur­ra un fri­so zal­lo pref­fi­la’ intor­no de det­ta tel­la che copre det­te scaf­fe de det­to Archi­vo L 50.0.0

E più per have­re fat­to una cor­ni­se, zal­la requa­drat­ta, et mez­zo det­ta cor­ni­ce lete­re Roma­ne L 3.0.0

E più per have­re dat­to de col­lo­re che immit­ta il vechio alla por­ta del Castel­lo ver­so il giar­din del pada­glio­ne, acon­cia­te de novo L 0.15.0

11 luglio 1592

A ms. Gaspa­ro Ven­tu­ri­no pitor e com­pa­gno per sua mer­ce­de de have­re leva­to la pol­ver et cavat­to il fumo al sol­lar del Cama­ri­no del pegiu­lo uno deli Cama­ri­ni dorat­ti de s. A. et fat­to de novo azu­ro tut­ti li cam­pi deli par­ti­men­ti a sue spe­se come per una lista L 129.4.0

E più per have­re posto in mol­ti luo­chi che man­ca orro pez­ze n. 500 dat­to dal­la Moni­zio­ne e sco­per­to dal fumo dui qua­dri a oglio di mano di Ben­ve­gnu Garof­fal­lo in det­to Cama­ri­no L 19.0.0

E più per have­re levat­to la pol­ver e cava­to il fumo ad un sol­la­ro del­li sudet­ti Cama­ri­ni con­ti­guo al sopra­det­to fat­to apar­ta­men­ti7 con foglia­mi de inta­glii dora­ti, et restau­rat­to novo8 qua­dri a man­do­la de pitu­ra a oglio de man del­li Dos­si et li pae­si che vi sono intor­no, et ref­fat­to li cam­pi de azu­ro al det­to sol­la­ro come per una lista L 152.0.0

11 luglio 1592

Spe­sa del­la Musi­ca deve dare adi det­to L der­set­te e sol­di dui m. per tan­ti pagat­ti a ms. Gaspa­ro Ven­tu­ri­no pit­tor per have­re fat­to de ver­de ramo a oglio in ver­ni­gà cin­que ban­che e sba­re per il con­cer­to nela sal­la del­la capel­let­ta L 17.2.0

 

Camera ducale, Computisteria: Mandati in volume fattoriali 57

Hof­fi­cio del Mese

Adi 29 Ago­sto 1592

Al m. Gaspa­ro Ven­tu­ri­no pito­re L 110 m. per haver depin­to 22 tel­le per li arma­ri del­la libra­ria duca­le L. 110

 

Camera Ducale, Computisteria: Conto Generale 52

c. 264

1593

Spe­sa dell’orologio post’in piaz­za9

[…]

E adi 20 novem­bre lire ses­san­taot­to sol­di otto m. per paga­re a ms Gaspa­ro Ven­tu­ri­no e com­pa­ri pit­to­ri per haver dipin­to l’ornamento di det­to com’in det­to memo­ria­le a c. 334 et da det­ta came­ra in soma di L 1794.2.2 in novem­bre a c. 210.     L 322.18.4

 


  1.  ASMo, Came­ra Duca­le, Muni­zio­ni e Fab­bri­che, R. 272 (1590) e R. 278 (1591); C. DI FRANCESCO, R. FABBRI, Il Castel­lo, luo­ghi e temi del­la fab­bri­ca, in Il Castel­lo di Fer­ra­ra, a cura di J. BENTINI, M. BORELLA, Fer­ra­ra 2002, pp. 101 – 105. 
  2.  Per Giu­lio Mare­scot­ti e la sua atti­vi­tà di deco­ra­to­re dell’Arpa esten­se: E. DURANTE, A. MARTELLOTTI, L’arpa di Lau­ra, Firen­ze 1982; Bastia­ni­no e la pit­tu­ra a Fer­ra­ra nel secon­do Cin­que­cen­to, cata­lo­go del­la mostra (Fer­ra­ra, 1 set­tem­bre – 15 novem­bre 1985) a cura di J. BENTINI, pp. 257 – 261; L. SPEZZAFERRO, «Per­ché per mol­ti segni sem­pre si cono­sco­no le cose.. ». Per la situa­zio­ne del lavo­ro arti­sti­co nel­la Fer­ra­ra di Alfon­so II, in L’impresa di Alfon­so II, a cura di J. BENTINI, L. SPEZZAFERRO, Cit­ta­del­la 1987, p. 8 nota 11. Per Mare­scot­ti e i paga­men­ti rela­ti­vi al lavo­ro pre­sta­to nel­la cap­pel­la di castel­lo:  G. MARCOLINI, Appen­di­ce docu­men­ta­ria, in L’impresa di Alfon­so II, p. 68; MARCOLINI, Appen­di­ce docu­men­ta­ria. Le spe­se di cor­te in Il Castel­lo di Fer­ra­ra, p. 232. 
  3.  F. ARCANGELI, Il Bastia­ni­no, Mila­no 1963. Lo stu­dio­so iner­ve­ni­va sull’argomento in vari momen­ti: pp. 9, 15, 18, 19, 26, 70. 
  4.  G. FRABETTI, Manie­ri­sti a Fer­ra­ra, Cini­sel­lo Bal­sa­mo (MI) 1972. Ven­tu­ri­ni muo­re il 26 set­tem­bre 1593 come si leg­ge nel Libro del mas­sa­ro Gio. Pao­lo Finot­ti per l’anno 1593 con­ser­va­to pres­so l’Archivio dell’Arciconfraternita dell’Orazione e Mor­te. 
  5.  Per Ven­tu­ri­ni ai Dia­man­ti, e in gene­ra­le per la deco­ra­zio­ne degli ambien­ti del palaz­zo, si pro­po­ne una biblio­gra­fia che, pur non com­ple­ta, è suf­fi­cien­te ad illu­mi­na­re riguar­do i rap­por­ti tra l’artista e Cesa­re d’Este. L. FICACCI, I sof­fit­ti del palaz­zo dei Dia­man­ti nel­le col­le­zio­ni Esten­si, in Bastia­ni­no. La pit­tu­ra a Fer­ra­ra nel secon­do Cin­que­cen­to, cata­lo­go del­la mostra a cura di J, BENTINI (Fer­ra­ra, 1 set­tem­bre – 15 novem­bre 1985), pp. 195 – 205; S. CAVICCHIOLI, I Car­rac­ci per Cesa­re d’Este: due let­te­re ine­di­te e una pre­ci­sa­zio­ne su Gaspa­re Ven­tu­ri­ni, in Para­go­ne. Arte, XLIII, nuo­va serie, n. 36 (513), pp. 69 – 76; S. CAVICCHIOLI, La deco­ra­zio­ne di palaz­zo dei Dia­man­ti al tem­po di Cesa­re d’Este, in La Pina­co­te­ca Nazio­na­le di Fer­ra­ra. Cata­lo­go gene­ra­le, a cura di J, BENTINI, Bolo­gna 1992, pp. XXVXLIII; S. CAVICCHIOLI, sche­de nn. 53 – 66 in Sovra­ne pas­sio­ni, cata­lo­go del­la mostra a cura di J. BENTINI (Mode­na, 3 otto­bre – 13 dicem­bre 1998), pp. 244 – 252; D. BENATI, sche­de nn. 110 e 111, in  Cata­lo­go del­le col­le­zio­ni del Museo civi­co di Cre­mo­na. Il Cin­que­cen­to, a cura di M. MARUBBI, Cre­mo­na 2003, pp. 149 – 151; Ban­ca Popo­la­re dell’Emilia Roma­gna. La col­le­zio­ne dei dipin­ti anti­chi, a cura di D. BENATI, L. PERUZZI, Mila­no 2006, p . 80; S. CAVICCHIOLI, Cesa­re d’Este e la deco­ra­zio­ne del palaz­zo dei Dia­man­ti a Fer­ra­ra, in CAVICCHIOLI, Nei seco­li del­la magni­fi­cen­za, Arge­la­to (BO) 2008, pp. 105 – 119; B. GHELFI, Impre­se esten­si pri­ma del­la Devo­lu­zio­ne, in B. GHELFI, Pit­tu­ra a Fer­ra­ra nel pri­mo Sei­cen­to, Fer­ra­ra 2011, pp. 41 – 46; B. GHELFI, sche­de nn. 40a – 42, in Gli Este. Rina­sci­men­to e Baroc­co a Fer­ra­ra e Mode­na, cata­lo­go del­la mostra a cura di S. CASCIU e M. TOFFANELLO (Vena­ria Rea­le, 8 mar­zo – 6 luglio 2014), Mode­na 2014, pp. 182 – 186; E. SCHLEIER, Gaspa­re Ven­tu­ri­ni, le tele dei sof­fit­ti del palaz­zo dei Dia­man­ti a Fer­ra­ra e un qua­dro di Car­lo Bono­ni. Pro­ble­mi attri­bui­ti­vi, in Stu­di di Sto­ria dell’Arte, 25, 2014, pp. 99 – 108. 
  6.  Rin­gra­zio Rober­to Cara e Valen­ti­na Lapier­re che, oltre ai pare­ri sull’attribuzione degli affre­schi, mi han­no aiu­ta­to nel­la com­pren­sio­ne di varie espres­sio­ni e paro­le a me poco chia­re. 
  7.  Da leg­ge­re for­se come “appa­ra­men­ti” o, più pro­ba­bil­men­te, “a par­ti­men­ti”. 
  8.  Da leg­ge­re come “nove”. Si trat­ta, evi­den­te­men­te, del­le nove man­do­le di Dos­so e Bat­ti­sta Dos­si, un tem­po nel­la came­ra da let­to di Alfon­so e oggi divi­se tra Gal­le­ria Esten­se di Mode­na, Fon­da­zio­ne Cini di Vene­zia, Dobó Ist­ván Vár­mú­zeum di Eger e una col­le­zio­ne pri­va­ta. Uno di essi è disper­so. 
  9.  Nel con­to gene­ra­le del 1593 esi­ste una pagi­na inte­ra­men­te dedi­ca­ta alle spe­se rela­ti­ve alla costru­zio­ne e alla deco­ra­zio­ne dell’orologio. In pro­po­si­to va segna­la­ta la pre­sen­za, a Fer­ra­ra, di un “Gio­van­ni fia­men­go horo­lo­gia­io di Meli­na” (ASMo, Came­ra Duca­le, Com­pu­ti­ste­ria: Man­da­ti in volu­me 58, regi­stra­zio­ne n. 5 del 16 luglio 1593; Idem: Cas­sa segre­ta vec­chia 32) a cui ven­go­no paga­ti 120 scu­di per resto di un paga­men­to e per le spe­se di viag­gio per tor­na­re ad Anver­sa. E’ pro­ba­bi­le che egli fos­se il respon­sa­bi­le del­la par­te “tec­ni­ca” dell’orologio. Da Lui­gi Napo­leo­ne Cit­ta­del­la (Noti­zie rela­ti­ve a Fer­ra­ra: per la mag­gior par­te ine­di­te e rica­va­te da docu­men­ti e illu­stra­te, Fer­ra­ra, 1864, vol. 1, pp. 311 – 312), che cita una cro­na­ca mano­scrit­ta, si appren­de che nel 1592 fu posto un oro­lo­gio sopra la vol­ta del palaz­zo duca­le (il Vol­to del Caval­lo) e che un tede­sco (pro­ba­bil­men­te il fiam­min­go Gio­van­ni), nel 1593, “inten­de­va inven­ta­re uno spor­to di legna­me sul­la por­ta del ducal palaz­zo, fra le due sta­tue, per far­vi met­te­re alcu­ne cam­pa­ne pic­co­le da sona­re le hore, acco­mo­dan­do­vi poi un rag­gio per mostrar­le; ma non vi riu­scì”. Si trat­ta, cre­do, del­lo stes­so oro­lo­gio. Nono­stan­te que­sta noti­zia è evi­den­te che qual­che risul­ta­to si otten­ne lo stes­so: Gio­van­ni ripar­te con una som­ma non indif­fe­ren­te e l’orologio vie­ne deco­ra­to da Ven­tu­ri­ni e com­pa­gni. 
Cite this article as: Enrico Ghetti, Una proposta e qualche documento per Gaspare Venturini nel Castello Estense di Ferrara, in "STORIEDELLARTE.com", 9 dicembre 2015; accessed 25 luglio 2017.
http://storiedellarte.com/2015/12/una-proposta-e-qualche-documento-per-gaspare-venturini-nel-castello-estense-di-ferrara.html.

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