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Pompei, pronta a stupire il mondo – Sei domus restituite alla collettività

Per Mas­si­mo Bray, infa­ti­ca­bi­le pel­le­gri­no del­la nostra cul­tu­ra

Il 24 dicem­bre è sta­ta una gior­na­ta impor­tan­te per Pom­pei e per l’intero Pae­se, sei domus, com­ple­ta­men­te restau­ra­te, sono sta­te resti­tui­te alla col­let­ti­vi­tà con­sen­ten­do­ci così di cono­sce­re la vita quo­ti­dia­na, gli usi e i costu­mi del­le diver­se clas­si socia­li che abi­ta­ro­no la cit­tà pri­ma del­la cata­stro­fi­ca eru­zio­ne del 79 d.C.

Il sito archeo­lo­gi­co di Pom­pei, patri­mo­nio dell’Umanità dal 1997, è situa­to nel­la buf­fer zone che con­tem­pla i ter­ri­to­ri dei comu­ni di Por­ti­ci, Erco­la­no, Tor­re del Gre­co, Tor­re Annun­zia­ta, Castel­lam­ma­re di Sta­bia, Pom­pei, Bosco­rea­le, Bosco­tre­ca­se e Tre­ca­se, fino al con­fi­ne del Par­co del Vesu­vio. La super­fi­cie del­la cit­tà anti­ca è di cir­ca 66 etta­ri; la super­fi­cie sca­va­ta è di cir­ca 44 etta­ri, 1500 sono gli edi­fi­ci (domus e monu­men­ti) por­ta­ti alla luce. I nume­ri dan­no con­to, anche sol­tan­to dal pun­to di vista quan­ti­ta­ti­vo, dell’impegno neces­sa­rio in ter­mi­ni di risor­se eco­no­mi­che e pro­fes­sio­na­li: 1.500 edi­fi­ci ; 2 milio­ni di metri cubi di strut­tu­re mura­rie ; 17.000 metri qua­dri di dipin­ti ;20.000 metri qua­dri di into­na­ci ; 12.000 metri qua­dri di pavi­men­to ; 20.000 metri qua­dri di coper­tu­re pro­tet­ti­ve.

Vor­rei ricor­da­re, per rico­no­scen­za e per one­stà intel­let­tua­le, l’impegno e le paro­le di Mas­si­mo Bray  (dal 28 apri­le 2013 al 22 feb­bra­io 2014 ha rico­per­to la cari­ca di Mini­stro dei beni e del­le atti­vi­tà cul­tu­ra­li e del turi­smo del Gover­no Let­ta, sosti­tui­to nel Gover­no Ren­zi da Dario Fran­ce­schi­ni) che duran­te i mesi del suo man­da­to ha sapu­to uni­re la tute­la, la valo­riz­za­zio­ne e il rilan­cio dei beni e del­le atti­vi­tà cul­tu­ra­li e del turi­smo nel decre­to “Valo­re Cul­tu­ra” e nel­la pre­sen­za costan­te sul ter­ri­to­rio, ha cre­du­to for­te­men­te nel­le poten­zia­li­tà del Mez­zo­gior­no e del Gran­de Pro­get­to Pom­pei resti­tuen­do­ci digni­tà spe­ran­za e fidu­cia agli occhi del mon­do:

Le ombre che offu­sca­no l’immagine di Pom­pei non devo­no, comun­que, far dimen­ti­ca­re le mol­te luci che con­ti­nua­no a illu­mi­nar­la: l’appassionato e fati­co­so lavo­ro quo­ti­dia­no degli archeo­lo­gi, degli archi­tet­ti, dei restau­ra­to­ri e di tut­to il per­so­na­le di ‘buo­na volon­tà’; l’attività di ricer­ca con­dot­ta sul sito da una miria­de di uni­ver­si­tà, enti e isti­tu­ti, ita­lia­ni ed este­ri, in un cli­ma di col­la­bo­ra­zio­ne e di scam­bio scien­ti­fi­co e tec­no­lo­gi­co che non ha para­go­ni al mon­do; il recu­pe­ra­to (dal 2007, con l’accorpamento di Pom­pei alla Soprin­ten­den­za per i Beni Archeo­lo­gi­ci di Napo­li) rap­por­to fun­zio­na­le e orga­ni­co che lega sto­ri­ca­men­te gli sca­vi di Pom­pei al Museo Archeo­lo­gi­co Nazio­na­le di Napo­li; le atti­vi­tà di restau­ro e di valo­riz­za­zio­ne; l’intervento, per ora limi­ta­to, dei pri­va­ti. A tut­to ciò Pom­pei assi­ste e resi­ste: ada­gia­ta alle pen­di­ci del Vesu­vio, col­pi­ta più vol­te da cala­mi­tà natu­ra­li, soprav­vis­su­ta ad allu­vio­ni, ter­re­mo­ti, eru­zio­ni e bom­bar­da­men­ti, sof­fo­ca­ta dal cemen­to, è anco­ra pron­ta a stu­pi­re il mon­do”
(Mas­si­mo Bray, mag­gio 2013 – “trat­to dal sito www.massimobray.it)

Oggi, a distan­za di due anni, Pom­pei è pron­ta a stu­pi­re il mon­do.

Gli edi­fi­ci sor­go­no nel­la Regio I, attra­ver­sa­no la via dell’Abbondanza, il vico­lo del Menan­dro e la via di Castri­cio e sono: la Ful­lo­ni­ca di Ste­pha­nus, la Casa del Crip­to­por­ti­co, la Casa dell’Efebo, la Casa di Fabius Aman­dio, la Casa di Paquius Pro­cu­lus e la  Casa del Sacer­dos Aman­dus.

 

Pompei, Fullonica di Stephanus Regio I 6,7 - Epoca di scavo 1912/1914

Pom­pei, Ful­lo­ni­ca di Ste­pha­nus – Regio I 6,7 – Epo­ca di sca­vo 1912/1914

La Ful­lo­ni­ca di Ste­pha­nus, por­ta­ta alla luce tra il 1912 e il 1914 nel cor­so degli sca­vi diret­ti da Vit­to­rio Spi­naz­zo­la, è la più gran­de del­le quat­tro note a Pom­pei ed è sor­ta sul­le cene­ri di una domus pre­e­si­sten­te.

Il pia­no ter­ra fu pre­di­spo­sto per il lavag­gio, per il risciac­quo, per la tin­tu­ra e la smac­chia­tu­ra dei tes­su­ti attra­ver­so gran­di vasche in mura­tu­ra e di baci­ni in pie­tra, quel­lo supe­rio­re all’abitazione e all’asciugatura dei pan­ni.

L’edificio è sta­to inte­res­sa­to, nell’ambito del Gran­de Pro­get­to Pom­pei, tra il 2014 e il 2015 da lavo­ri di restau­ro sia strut­tu­ra­le, con il rifa­ci­men­to e con­so­li­da­men­to del­le coper­tu­re, dei solai e del­le colon­ne del log­gia­to sopra­stan­te l’atrio non­chè la rea­liz­za­zio­ne di una nuo­va pavi­men­ta­zio­ne negli ambu­la­cri del giar­di­no, al fine di miti­ga­re il pro­ble­ma dei rista­gni d’acqua meteo­ri­ca, sia degli appa­ra­ti deco­ra­ti­vi che ha inte­res­sa­to gli affre­schi e gli ele­men­ti deco­ra­ti­vi in stuc­co (cor­ni­ci, lese­ne), e le super­fi­ci con rive­sti­men­ti di into­na­co o di coc­cio­pe­sto, come le vasche del labo­ra­to­rio.

Pompei, Casa del Crioptoportico Regio I 6,2-16 - Epoca di scavo 1911/1929

Pom­pei, Casa del Crip­to­por­ti­co – Regio I 6,2–16 – Epo­ca di sca­vo 1911/1929

La Casa del Crip­to­por­ti­co, pren­de il nome dal­la pre­sen­za lun­go tre lati del giar­di­no qua­dran­go­la­re di un por­ti­co sot­ter­ra­neo fine­stra­to, il crip­to­por­ti­co, appun­to. Il pri­mo impian­to del­la domus risa­le al III seco­lo a.C. e con la ristrut­tu­ra­zio­ne avve­nu­ta negli anni suc­ces­si­vi al ter­re­mo­to del 62, la Casa del Crip­to­por­ti­co per­se i carat­te­ri di lus­suo­sa resi­den­za suben­do pro­fon­de tra­sfor­ma­zio­ni, che ne alte­ra­ro­no le ori­gi­na­rie volu­me­trie e desti­na­zio­ni d’uso. Il log­gia­to rivol­to a mez­zo­gior­no ven­ne tra­sfor­ma­to in sala per ban­chet­ti, con la rea­liz­za­zio­ne di un tri­cli­nio in mura­tu­ra, inte­ra­men­te rive­sti­to di into­na­co dipin­to a fon­do ros­so, ani­ma­to lun­go le spon­de da raf­fi­gu­ra­zio­ni di pian­te fio­ri­te e vola­ti­li.

Nel 1914, duran­te lo sca­vo del giar­di­no, furo­no ritro­va­ti in grup­pi di sei e di die­ci indi­vi­dui i resti di vit­ti­me dell’eruzione e furo­no rea­liz­za­ti alcu­ni cal­chi, ora espo­sti nel­la mostra “Rapi­ti alla mor­te”, alle­sti­ta nell’Anfiteatro di Pom­pei fino al 10 gen­na­io 2016.

La domus è sta­ta sot­to­po­sta, nell’ambito del Gran­de Pro­get­to Pom­pei, a un restau­ro strut­tu­ra­le tra il 2013 e il 2014 e a un deli­ca­tis­si­mo inter­ven­to di restau­ro con­ser­va­ti­vo degli appa­ra­ti deco­ra­ti­vi parie­ta­li e pavi­men­ta­li che ha inte­res­sa­to gli affre­schi del crip­to­por­ti­co, degli ambien­ti ter­ma­li, dell’oecus, del tri­cli­nio esti­vo, del lara­rio nel peri­sti­lio, oltre agli stuc­chi sul­le vol­te del crip­to­por­ti­co e del tepi­da­rium dei bagni, ai pavi­men­ti a mosai­co del fri­gi­da­rium, dell’apo­dy­te­rium, del faco­ni­cum e dell’oecus.

L’apparato pit­to­ri­co del­le pare­ti del crip­to­por­ti­co e dell’oecus era­no deco­ra­te da un ciclo pit­to­ri­co ispi­ra­to agli epi­so­di dell’Iliade, e rap­pre­sen­ta­no i più pre­ge­vo­li esem­pi di II sti­le fina­le:  varie sce­ne trat­te dal­la guer­ra di Tro­ia, con Peste nel cam­po acheo e I gio­chi fune­bri in ono­re di Patro­clo, sul­la pare­te di fon­do è dipin­ta la Fuga di Enea col padre Anchi­se e il figlio Iulo. L’affresco è un riman­do alla sto­ria di Roma ovve­ro Alba Lon­ga, fon­da­ta dall’eroe in fuga ver­so le coste del Lazio.

La casa subì ingen­ti dan­ni a cau­sa del bom­bar­da­men­to del 1943 e le per­di­te subi­te non con­sen­to­no più di per­ce­pi­re l’edificio nel­la sua inte­gri­tà, così come tor­nò in luce un seco­lo fa, tut­ta­via gli ulti­mi lavo­ri di restau­ro archi­tet­to­ni­co, con la rea­liz­za­zio­ne di più ampie coper­tu­re e del­la pas­se­rel­la che si affac­cia sugli ambien­ti ter­ma­li super­sti­ti, e l’accurato restau­ro del­le super­fi­ci affre­sca­te e dei pavi­men­ti in mosai­co, con­sen­to­no la frui­zio­ne del­la domus nel­le miglio­ri con­di­zio­ni di leg­gi­bi­li­tà e con­ser­va­zio­ne.

 

Pompei, Casa dell'Efebo Regio I 7,10-12.19 - Epoca di scavo 1912, 1925/27

Pom­pei, Casa dell’Efebo – Regio I 7,10–12.19 – Epo­ca di sca­vo 1912, 1925/27

La Casa dell’Efebo è una lus­suo­sa dimo­ra del ceto mer­can­ti­le pom­peia­no ed è sta­ta costrui­ta aggre­gan­do case più anti­che comu­ni­can­ti una con l’altra con tre por­te di acces­so, un pre­zio­so intar­sio mar­mo­reo al cen­tro del pavi­men­to e nel giar­di­no si tro­va un dipin­to bel­lis­si­mo di Mar­te e Vene­re. La deno­mi­na­zio­ne si deve al bron­zo di un Efe­bo lì col­lo­ca­to sino all’eruzione, che il pro­prie­ta­rio dell’abitazione P. Cor­ne­lio Tege­te adat­tò a por­ta­lam­pa­da. La scul­tu­ra è una copia di ori­gi­na­le gre­co del V seco­lo a.C. con­ser­va­ta oggi al Museo archeo­lo­gi­co di Napo­li.

Nel 2012 sono sta­ti avvia­ti restau­ri archi­tet­to­ni­ci nel­la Casa dell’Efebo (Regio I 7,10–12.19) e nel­le dimo­re adia­cen­ti (13–18) a cui  han­no fat­to segui­to, per il Gran­de Pro­get­to Pom­pei, quel­li rela­ti­vi agli appa­ra­ti deco­ra­ti­vi, ini­zia­ti nell’aprile 2015; si è pro­ce­du­to al recu­pe­ro del­le mura­tu­re median­te l’integrazione del­le lacu­ne, il rifa­ci­men­to dei col­mi mura­ri e la stuc­ca­tu­ra dei giun­ti non­chè il con­so­li­da­men­to e la puli­tu­ra di tut­te le super­fi­ci pit­to­ri­che, dei pavi­men­ti musi­vi e in coc­cio­pe­sto.

Pompei, Casa di Fabius Amandio Regio I 7,2-3 - Epoca di scavo 1912, 1922/1924

Pom­pei, Casa di Fabius Aman­dio – Regio I 7,2–3 – Epo­ca di sca­vo 1912, 1922/1924

La Casa di Fabius Aman­dio è un’abitazione che si svi­lup­pa su due livel­li, con il supe­rio­re dota­to di un lun­go bal­co­ne affac­cia­to su Via dell’Abbondanza; lo spa­zio dell’atrio è rica­va­to da tre ambien­ti dell’adiacente casa di Paquio Pro­cu­lo, le cui por­te ori­gi­na­li si rico­no­sco­no anco­ra per­ché tra­sfor­ma­te in arma­di.

Le pare­ti sono dipin­te in IV Sti­le con ampie cam­pi­tu­re a fon­do ros­so e riqua­dri con pae­sag­gi pasto­ra­li e sacra­li con pavi­men­to in signi­num a tes­se­re e lastri­ne di mar­mo; il viri­da­rio ser­vi­va a dare aria e luce all’intera dimo­ra, si trat­ta di un pic­co­lo giar­di­no con le pare­ti dipin­te a moti­vi vege­ta­li per amplia­re visi­va­men­te lo spa­zio, men­tre sul­lo sti­pi­te del tri­cli­nio era rap­pre­sen­ta­ta una gra­zio­sa fon­ta­na di mar­mo, alla qua­le uccel­li van­no ad abbe­ve­rar­si.

Pompei, Casa di Pasquius Proculus Regio I 7,1 - Epoca di scavo 1911/1912, 1923/1926

Pom­pei, Casa di Paquius Pro­cu­lus – Regio I 7,1 – Epo­ca di sca­vo 1911/1912, 1923/1926

La Casa di Paquius Pro­cu­lus, attri­bui­ta a un influen­te cit­ta­di­no pom­peia­no, risa­le al II seco­lo a.C. e si svi­lup­pa su tre livel­li.  L’accesso prin­ci­pa­le con­ser­va il cele­bre mosai­co con il cane alla cate­na fra por­te semi-aper­te, oltre a sim­bo­li mili­ta­ri (scu­do, lan­cia e bipen­ne);  l’atrio con­ser­va tra i più straor­di­na­ri pavi­men­ti con­ser­va­ti a Pom­pei e pre­sen­ta moti­vi deco­ra­ti­vi a riqua­dri geo­me­tri­ci con ani­ma­li di vario gene­re, remi, timo­ni e testi­ne uma­ne.

Casa di Paquius Proculus, pavimento a mosaico,

Casa di Paquius Pro­cu­lus, Cane alla cate­na, pavi­men­to a mosai­co

Ai lati dell’ingresso sono posti altri due cubi­cu­la, dei qua­li quel­lo occi­den­ta­le con­ser­va le deco­ra­zio­ni pit­to­ri­che di I Sti­le e il pavi­men­to geo­me­tri­co in signi­no, men­tre quel­lo orien­ta­le è orna­to in IV Sti­le con al cen­tro un qua­dro mito­lo­gi­co. Sul­la pare­te orien­ta­le dell’atrio si apro­no tre por­te, una del­le qua­li con il cal­co del­le ante. La par­te poste­rio­re del­la casa è occu­pa­ta dal peri­sti­lio sui cui affac­cia un son­tuo­so tri­cli­nio, ubi­ca­to nell’angolo orien­ta­le dell’edificio, con pare­ti dipin­te in IV Sti­le e pavi­men­to in Il Sti­le prov­vi­sto di emble­ma con sce­na nilo­ti­ca.

Pompei, Casa del Sacerdos Amandus Regio I 7,7 - Epoca di scavo 1912, 1923/1926

Pom­pei, Casa del Sacer­dos Aman­dus – Regio I 7,7 – Epo­ca di sca­vo 1912, 1923/1926

La Casa del Sacer­dos Aman­du pren­de nome dal­le scrit­te elet­to­ra­li ritro­va­te all’ingresso ed è  frut­to del­le nume­ro­se tra­sfor­ma­zio­ni edi­li­zie che han­no inte­res­sa­to l’intera insu­la dal II seco­lo a.C. al 79 d.C.

La casa era dota­ta di un pia­no supe­rio­re, indi­pen­den­te che ospi­ta­va l’officina di un tabei­la­rius, ovve­ro un costrut­to­re di tavo­let­te cera­te; sull’atrio, si apro­no le stan­ze più impor­tan­ti del­la casa, tra le qua­li uno dei tri­cli­ni (b) che con­ser­va sul­le quat­tro pare­ti affre­schi di III Sti­le con raf­fi­gu­ra­zio­ni mito­lo­gi­che e un pavi­men­to in signi­num con moti­vo geo­me­tri­co di ll Sti­le, e uno dei cubi­cu­la ©, con pit­tu­re di III Sti­le, un pavi­men­to in coc­cio­pe­sto e un arma­dio a muro. Que­sti due ambien­ti sono sepa­ra­ti da un vano sca­la che con­du­ce­va agli ambien­ti supe­rio­ri e alla log­gia sul giar­di­no.

Nell’ambito del Gran­de Pro­get­to Pom­pei si è pro­ce­du­to al restau­ro sia archi­tet­to­ni­co che degli appa­ra­ti deco­ra­ti­vi del­le domus di Paquio Pro­cu­lo (I 7, 1),  di Fabio Aman­dio (I 7,2–3) e del Sacer­dos Aman­dus (I 7, 7) con inter­ven­ti di rin­for­zo strut­tu­ra­le e di sosti­tu­zio­ne del­le guai­ne di imper­mea­bi­liz­za­zio­ne sui solai oriz­zon­ta­li esi­sten­ti, dei man­ti di coper­tu­ra e si è prov­ve­du­to alla rea­liz­za­zio­ne di un ido­neo impian­to di smal­ti­men­to del­le acque pio­va­ne, non­chè sono sta­ti effet­tua­ti con­so­li­da­men­ti e restau­ri di tut­ti gli affre­schi e dei pavi­men­ti a mosai­co.

Il Gran­de Pro­get­to Pom­pei, il pro­get­to più bel­lo del mon­do, vuo­le esse­re il sim­bo­lo di riscat­to socia­le e di rina­sci­ta cul­tu­ra­le del nostro Pae­se:  “L’Italia ha anco­ra qual­co­sa da dire”. Fu que­sto il tito­lo del pri­mo discor­so pro­nun­cia­to dal ret­to­re dell’università di Firen­ze dopo la libe­ra­zio­ne del­la cit­tà. Era il 15 set­tem­bre del 1944, e quel ret­to­re si chia­ma­va Pie­ro Cala­man­drei.  Oggi, come allo­ra, biso­gna par­ti­re dal­la cul­tu­ra per rico­strui­re il nostro Pae­se.

Nota: per alcu­ne foto e per alcu­ne noti­zie rin­gra­zio la pre­zio­sa col­la­bo­ra­zio­ne dell’Ufficio Stam­pa del­la Soprin­ten­den­za Spe­cia­le per  Pom­pei, Erco­la­no e Sta­bia.

Infor­ma­zio­ni

Cite this article as: Angelica Lugli, Pompei, pronta a stupire il mondo – Sei domus restituite alla collettività, in "STORIEDELLARTE.com", 27 dicembre 2015; accessed 9 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2015/12/pompei-pronta-a-stupire-il-mondo-sei-domus-restituite-alla-collettivita.html.

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