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Leopoldo Cicognara, In morte di Antonio Canova (13 ottobre 1822)

 

ntonio Canova, Psiche risvegliata dal bacio di Amore (Psyche revived by Cupid's kiss), 1788-1793, Parigi, Musée du Louvre, marmo (dettaglio)

Anto­nio Cano­va, Psi­che risve­glia­ta dal bacio di Amo­re, 1788–1793, Pari­gi, Musée du Lou­vre, mar­mo (det­ta­glio)

Il 13 otto­bre 1822 si spe­gne­va a Vene­zia Anto­nio Cano­va;1 era nato a Pos­sa­gno il 1° novem­bre 1757. Lo ricor­dia­mo con alcu­ni stral­ci dell’appassionata Ora­zio­ne che Leo­pol­do Cico­gna­ra2 les­se in occa­sio­ne del­le sue ese­quie, cele­bra­te il 16 otto­bre suc­ces­si­vo:

«[…] Cano­va non è più […]. Inter­pre­te del pub­bli­co dolo­re io mi pre­sen­to da que­sto luo­go, o Signo­ri, qui rac­col­ti per spar­ge­re un qual­che fio­re sul­le cene­ri dell’Uomo Euro­peo, né vi atten­de­te dagli arti­fi­cii dell’orazione una lun­ga espo­si­zio­ne di que’ meri­ti che affi­da­ti alle pagi­ne del­la sto­ria, e alla pre­zio­si­tà del­le pie­tre che per lui acqui­sta­ro­no pal­pi­to e vita, non rice­ve­reb­be­ro mag­gior lume dal­la mia voce: […] Gli emu­li del­la glo­ria di Cano­va scor­ge­ran­no i pro­to­ti­pi del bel­lo imi­ta­ti e stu­dia­ti dal­le anti­che Sta­tue, allor­quan­do si pon­ga men­te alle figu­re apol­li­nee, o alla bel­lez­za dei cor­pi non alte­ra­ti per cor­so d’età o per uma­na fra­lez­za […]. La soa­vi­tà dell’indole, e la dispo­si­zio­ne del cuo­re alla com­mo­zio­ne gui­da­ro­no però più spes­so il suo ope­ra­re: che nol con­dus­se la sma­nia di met­te­re in evi­den­za de stes­so o l’arte sua. […] Per quan­to però fos­se il suo scar­pel­lo eccel­len­te e subli­me nel segna­re le trac­ce del­la bel­lez­za più fina e più dili­sca­ta, non la cedet­te per que­sto alle gran­di fati­che nel­le ope­re dot­ta­men­te pro­fon­de e subli­mi, che par­la­no e par­le­ran­no alle futu­re gene­ra­zio­ni come cano­ni dell’Arte. Vi diran­no per me gli arti­sti impar­zia­li, e la sto­ria sin­ce­ra di qual pre­gio sia­no ripu­ta­te le Sta­tue e i Grup­pi colos­sa­li del­la Reli­gio­ne, del Teseo, e dell’Ercole, e i due Pugil­la­to­ri, e gli Eroi dell’Iliade, e gli Eque­stri Colos­si, e quel­le tan­te altre pro­du­zio­ni del gene­re maschio e seve­ro che bagnò coi sudo­ri del­la sua fron­te, e tut­te con­dus­se a ter­mi­ne col­la mae­stria del pro­prio scar­pel­lo.[…] Mol­te è vero furo­no le ope­re che con­dus­se nel gene­re dili­ca­to e leg­gia­dro, pie­gan­do in tal modo a quel­la bra­ma inge­ni­ta nell’indole uma­na di assa­po­ra­re la volut­tà, che dai con­tor­ni dili­sca­ti, dal­la mol­lez­za del­le for­me, dal­la pasto­si­tà del mar­mo, e dal­le gen­ti­li estre­mi­tà deri­va, e mag­gior­men­te ci allet­ta col pre­sen­ta­re in ogni sua pom­pa il model­lo del­la più bel­la e gra­zio­sa ope­ra del­la Natu­ra. Le sue Vene­ri, le sue Nin­fe, le sue Dan­za­tri­ci, le Gra­zie stes­se par­ve godes­se­ro di esse­re da lui model­la­te […].

Ma trop­po lun­ge mi con­dur­reb­be dal­lo sco­po pro­po­sto­mi in que­sto gior­no il difon­der­mi sul­le esi­mie pre­ro­ga­ti­ve di Cano­va scul­to­re, quan­do Cano­va cit­ta­di­no lascie­rà for­se dub­bia la poste­ri­tà se deb­ba meri­ta­re più enco­mio la sua men­te o il suo cuo­re a mal­gra­do dell’immensità del­le ope­re sue, e dell’altezza de’ suoi con­ce­pi­men­ti. […] Vi richia­me­rò piut­to­sto al pen­sie­ro, come appe­na muta­to il giro dell’incostante for­tu­na, ani­ma­to dal­la spe­ran­za di veder resti­tui­te all’Italia le spo­glie ono­ra­te che sul car­ro del­la vit­to­ria orna­ro­no il trion­fo dei Gal­li, e por­ta­ro­no di là dal­le Alpi in riva alla Sen­na gli splen­do­ri di Ate­ne e di Roma, egli accor­se in Pari­gi […], e tal­vol­ta le minac­ce, i peri­co­li e la qua­si arma­ta dife­sa dei teso­ri valo­ro­sa­men­te affron­tan­do, invo­ca­va il ricu­pe­ro degli ogget­ti sì cari al suo cuo­re, e sì ono­re­vo­li pel nome Ita­lia­no. […] fat­to mag­gior di se stes­so coll’ingenuità sul­la fron­te, e il corag­gio nell’anima, come chi pro­teg­ge la cau­sa dell’onesto e del vero, reso elo­quen­te e ispi­ra­to dal­la voce di Pal­la­de, vin­se ogni osta­co­lo, e tor­nò trion­fan­te coi teso­ri del Vati­ca­no, e Roma e l’Italia rivi­de­ro ed accol­se­ro un’altra vol­ta i monu­men­ti del­la pri­sca gran­dez­za.

[…] Le imper­scrut­ta­bi­li fila del­la Pro­vi­den­za, che l’uomo ado­ra e non vede, e cono­sce che ave­va­no già dispo­sto che que­sto lumi­na­re dell’età nostra affer­ra­to pel brac­cio da suoi desti­ni fos­se con­dot­to da Vene­zia a det­tar gio­vi­net­to i cano­ni dell’arte in Roma, il ricon­dus­se­ro final­men­te fra noi, vici­no il suo tre­di­ce­si­mo lustro per veder sor­ge­re l’ultima auro­ra del­le Adria­ti­che Lagu­ne nel dì 13 di otto­bre, e per ave­re la tom­ba o v’ebbe la cul­la. […]».

Leo­pol­do Cico­gna­ra, Ora­zio­ne in mor­te del mar­che­se Anto­nio Cano­va, let­ta il gior­no del­le sue ese­quie nel­la Sala dell’Accademia di Bel­le Arti dal pre­si­den­te del­la mede­si­ma, Vene­zia, Picot­ti, 18223

 

 


  1. http://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-canova_(Dizionario-Biografico)/ 
  2. http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-leopoldo-cicognara_(Dizionario_Biografico)/ 
  3. https://books.google.it/books?id=tiPH53sngWcC&pg=PA1&dq=antonio+canova+morte&hl=it&sa=X&ved=0CB8Q6AEwAGoVChMIzYPKlpe_yAIVCUwUCh3cMwP1#v=onepage&q=antonio%20canova%20morte&f=false 
Cite this article as: Marialucia Menegatti, Leopoldo Cicognara, In morte di Antonio Canova (13 ottobre 1822), in "STORIEDELLARTE.com", 13 ottobre 2015; accessed 6 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2015/10/leopoldo-cicognara-in-morte-di-antonio-canova-13-ottobre-1822.html.

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