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Giotto, l’Italia

Fino al 10 gen­na­io 2016 è pos­si­bi­le visi­ta­re la mostra “Giot­to, l’Italia” a cura di Sere­na Roma­no e Pie­tro Petra­ro­ia, pres­so Palaz­zo Rea­le di Mila­no, even­to con­clu­si­vo del­la sta­gio­ne espo­si­ti­va lega­ta ad Expo 2015.

Palaz­zo Rea­le si pone come sede otti­ma­le, aven­do inglo­ba­to le strut­tu­re del Palaz­zo di Azzo­ne Viscon­ti, in cui Giot­to (Col­le di Vespi­gna­no 1267 – Firen­ze 1337) ese­guì due cicli di affre­schi, anda­ti per­du­ti.

Il per­cor­so espo­si­ti­vo è intro­dot­to dall’indice cro­no­lo­gi­co che scan­di­sce le tap­pe prin­ci­pa­li del­la vita di Giot­to, met­ten­do a fuo­co quel­le che sono le com­mit­ten­ze fon­da­men­ta­li dell’artista, alcu­ne del­le qua­li si con­cre­tiz­ze­ran­no all’interno del­la mostra. Da que­sto momen­to scom­pa­io­no le paro­le: le ope­re non sono accom­pa­gna­te da testi intro­dut­ti­vi, espli­ca­ti­vi o con­te­stua­liz­zan­ti, che, inve­ce, for­ma­no un per­cor­so paral­le­lo ma al tem­po stes­so ine­vi­ta­bil­men­te lega­to ad esse.

Mario Bel­li­ni, a cui appar­tie­ne l’allestimento, ha immer­so nel buio i capo­la­vo­ri di Giot­to. Una «sce­no­gra­fia» -così l’ha defi­ni­ta in un’intervista- che si pone l’obiettivo di affa­sci­na­re il gran­de pub­bli­co: le ope­re, posi­zio­na­te su pan­nel­li a mo’ di alta­re e al di sopra di sem­pli­ci piat­ta­for­me, in fer­ro scu­ro, come il pavi­men­to, crea­to per l’occasione, appa­io­no come iso­le di luce attra­ver­so cui lo spet­ta­to­re si muo­ve. Para­dos­sal­men­te, così, sce­glie di annul­la­re la sede espo­si­ti­va, pun­tan­do all’uniformità del­lo spa­zio che per­de le sue carat­te­ri­sti­che; l’obiettivo è quel­lo di crea­re, tra­mi­te la penom­bra, un ambien­te sospe­so, «meta­fi­si­co», coe­ren­te con la desti­na­zio­ne di cul­to che mol­te ope­re di Giot­to ave­va­no.

Alla volon­tà di eli­mi­na­re ogni tipo di distra­zio­ne fa eco la scel­ta di col­lo­ca­re le dida­sca­lie a ter­ra; pur­trop­po, l’affluenza medio-alta ren­de dif­fi­col­to­sa la loro let­tu­ra, a cau­sa del cal­pe­stio dei visi­ta­to­ri che vi si accal­ca­no intor­no.

Le luci enfa­tiz­za­no gli ori dei polit­ti­ci rive­lan­do la loro pre­zio­si­tà e i colo­ri, che si sta­glia­no dai fon­di, emer­go­no in tut­ta la loro viva­ci­tà.

L’esposizione si sno­da cro­no­lo­gi­ca­men­te, muo­ven­do dal fram­men­to del­la Mae­stà di Bor­go San Loren­zo e dal­la Madon­na di San Gior­gio alla Costa, testi­mo­nian­ze del perio­do gio­va­ni­le di atti­vi­tà tra Firen­ze ed Assi­si; pro­se­guen­do si incon­tra il nucleo del­la Badia fio­ren­ti­na di cui vie­ne rico­strui­to il con­te­nu­to del­la cap­pel­la tra­mi­te il polit­ti­co (1295–1300, Uffi­zi) dell’altare mag­gio­re e alcu­ni fram­men­ti degli affre­schi: Annun­cia­zio­ne, Pre­sen­ta­zio­ne del­la Ver­gi­ne al Tem­pio e fram­men­to del­la vol­ta deco­ra­ta (Depo­si­to del Polo Musea­le Regio­na­le del­la Tosca­na); ad essi si aggiun­ge la testa di pasto­re del­la Gal­le­ria dell’Accademia di Firen­ze.

La fon­da­men­ta­le atti­vi­tà pado­va­na è ricor­da­ta dal­lo spor­tel­lo ligneo con Dio Padre in tro­no (Musei Civi­ci, Pado­va) del­la Cap­pel­la degli Scro­ve­gni. Seguo­no poi, pro­ta­go­ni­sti del­la stes­sa sala, il polit­ti­co di San­ta Repa­ra­ta (che Pre­vi­ta­li attri­bui­sce a un col­la­bo­ra­to­re di Giot­to) e il polit­ti­co Ste­fa­ne­schi, usci­to per la pri­ma vol­ta in que­sta occa­sio­ne dai Musei Vati­ca­ni; entram­bi bifron­ti e, dun­que, dispo­sti in modo da poter­vi rotea­re intor­no.

Dal­la Basi­li­ca Vati­ca­na pro­vie­ne anche il fram­men­to di affre­sco (col­le­zio­ne pri­va­ta), per la pri­ma vol­ta espo­sto, del­le due teste di San­ti (Apo­sto­li?), com­mis­sio­na­to dal­lo stes­so car­di­na­le Ste­fa­ne­schi ed in atte­sa di restau­ro.

Due ulti­me ope­re esem­pli­fi­ca­no la fase fina­le del­la car­rie­ra di Giot­to; il polit­ti­co Baron­cel­li dall’omonima cap­pel­la in San­ta Cro­ce a Firen­ze, ricon­giun­to per quest’occasione alla sua cuspi­de raf­fi­gu­ran­te il Padre Eter­no, dal Museo di San Die­go in Cali­for­nia. Un trac­cia­to gra­fi­co sug­ge­ri­sce l’originaria posi­zio­ne del­la cuspi­de al di sopra del pan­nel­lo cen­tra­le: nono­stan­te il taglio oriz­zon­ta­le, sono ben visi­bi­li gli ele­men­ti di con­ti­nui­tà con la tavo­la sot­to­stan­te.

Infi­ne, con­clu­de il per­cor­so, il polit­ti­co di Bolo­gna (1333–34), con­ser­va­to pres­so la Pina­co­te­ca Nazio­na­le di Bolo­gna, uni­ca testi­mo­nian­za dell’attività dell’artista in cit­tà.
Ogni ope­ra vie­ne ripro­dot­ta in minia­tu­ra (con l’aggiunta di buo­na par­te del­la pro­du­zio­ne non pre­sen­te in mostra, ad esem­pio, gli inter­ven­ti ad Assi­si e Pado­va) all’interno del­le sale di “sta­si” col­le­ga­te al per­cor­so espo­si­ti­vo ma, anche, ambien­ti auto­no­mi in cui vie­ne riper­cor­sa la car­rie­ra dell’artista con rife­ri­men­ti alle ope­re espo­ste e non solo.

Qui, la moder­ni­tà e la por­ta­ta rivo­lu­zio­na­ria di Giot­to ven­go­no rias­sun­te (e, for­se, smi­nui­te) in tre paro­le chia­ve: natu­ra, spa­zio, affet­ti.
Ampi testi rac­chiu­si in pan­nel­li rosa rac­con­ta­no le capa­ci­tà di Giot­to di costrui­re uno spa­zio sem­pre più rea­li­sti­co e tri­di­men­sio­na­le, per mez­zo del­la pro­spet­ti­va. L’attenzione alla resa natu­ra­li­sti­ca e alla carat­te­riz­za­zio­ne dei per­so­nag­gi sono le altre due com­po­nen­ti del lin­guag­gio giot­te­sco; i pro­ta­go­ni­sti del­le sue sto­rie diven­go­no “rea­li” non solo per­chè col­lo­ca­ti in uno spa­zio per­ce­pi­bi­le e misu­ra­bi­le, ma per­chè mani­fe­sta­no sen­ti­men­ti: sono uma­ni.

La sepa­ra­zio­ne tra testi ed ope­re, resa neces­sa­ria dall’allestimento, non per­met­te il con­fron­to imme­dia­to e il visi­ta­to­re meno “esper­to” potreb­be sen­tir­si sco­rag­gia­to di fron­te a due inte­re sale, sep­pur pic­co­le, inte­ra­men­te cor­re­da­te di testi.

La mostra è sta­ta defi­ni­ta un «even­to straor­di­na­rio» in vir­tù dell’esposizione in un’unica occa­sio­ne e per la pri­ma vol­ta di un nume­ro così ele­va­to di ope­re dell’artista: sen­za dub­bio, ma basta que­sto per rite­ne­re straor­di­na­ria una mostra o ser­ve altro?

Il livel­lo di appro­fon­di­men­to degli appa­ra­ti didat­ti­ci (pan­nel­li, audio­gui­de) non è sicu­ra­men­te medio-alto, ma rivol­to ad un ampio pub­bli­co, come del resto acca­de nel­la mag­gior par­te del­le mostre-even­to orga­niz­za­te in Ita­lia, in cui un gran­de nome vie­ne spet­ta­co­la­riz­za­to e inse­ri­to in veri e pro­pri cir­cui­ti eco­no­mi­ci; rima­ne indi­scu­ti­bi­le, ovvia­men­te, il valo­re e la gran­dez­za del­le ope­re espo­ste. Nel tito­lo stes­so Giot­to, l’Italia va rin­trac­cia­to, pro­ba­bil­men­te, più un lega­me con gli even­ti di Expo2015 e con la volon­tà di pre­sen­ta­re Giot­to come una del­le per­so­na­li­tà arti­sti­che più rap­pre­sen­ta­ti­ve dell’Italia nel mon­do, piut­to­sto che un rife­ri­men­to ad una pro­du­zio­ne dell’artista a livel­lo nazio­na­le, soprat­tut­to in rife­ri­men­to a quan­to espo­sto.

Mol­to più appro­fon­di­to si pre­an­nun­cia il cata­lo­go, non mono­gra­fia sull’artista ma una serie di focus sul­le sin­go­le ope­re con con­tri­bu­ti anche di rilie­vo.

Cite this article as: Giulia Chellini, Giotto, l’Italia, in "STORIEDELLARTE.com", 27 ottobre 2015; accessed 19 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2015/10/giotto-litalia.html.

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