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Sul patrimonio artistico e i “mali”culturali italiani

1. Davide Pizzigoni, Milano, Museo Bagatti Valsecchi, dall’esposizione “Guardiani” © Davide Pizzigoni

1. Davi­de Piz­zi­go­ni, Mila­no, Museo Bagat­ti Val­sec­chi, dall’esposizione “Guar­dia­ni” © Davi­de Piz­zi­go­ni

In occa­sio­ne del­la ceri­mo­nia d’insediamento dei nuo­vi diret­to­ri dei ven­ti musei sta­ta­li d’eccellenza, la stam­pa ha ripor­ta­to alcu­ne dichia­ra­zio­ni del pre­mier sui dipen­den­ti del Mini­ste­ro per i Beni, le Atti­vi­tà Cul­tu­ra­li e il Turi­smo. Inter­ro­ga­to sui disa­gi che da tem­po afflig­go­no la Biblio­te­ca Nazio­na­le di Firen­ze, col­pi­ta da gra­ve caren­za di orga­ni­co e costret­ta a dimi­nui­re gli ora­ri di distri­bu­zio­ne dei libri agli uten­ti, il pre­si­den­te del con­si­glio ha affer­ma­to che ser­ve valo­riz­za­re e raf­for­za­re le com­pe­ten­ze tec­ni­che: a suo avvi­so sareb­be più uti­le l’assunzione di un restau­ra­to­re all’Opificio del­le Pie­tre Dure che quel­la di custo­di, i qua­li stan­no stra­vac­ca­ti tut­to il gior­no sul­le sedie, quan­do il pro­gres­so tec­no­lo­gi­co per­met­te di fare a meno del­la loro pre­sen­za, poten­do con­ta­re su moder­ni siste­mi di video­sor­ve­glian­za.

Sono gli stes­si dipen­den­ti a cui si rife­ri­sce il mini­stro Fran­ce­schi­ni, rei di ave­re pro­dot­to un gra­ve dan­no all’immagine del pae­se, poi­ché in segui­to alla pro­cla­ma­zio­ne di un’assemblea alcu­ni impor­tan­ti siti archeo­lo­gi­ci sta­ta­li di Roma – pri­mo tra tut­ti il Colos­seo – non sono sta­ti aper­ti al pub­bli­co per poche ore nel­la mat­ti­na­ta di vener­dì scor­so.
Ha pre­val­so, anco­ra una vol­ta, la pover­tà d’indagine degli orga­ni di stam­pa, che han­no docu­men­ta­to in manie­ra super­fi­cia­le quan­to acca­du­to – sal­vo rare ecce­zio­ni – ripor­tan­do affer­ma­zio­ni incom­ple­te su scio­pe­ri, chiu­su­re, code e neces­si­tà di inse­ri­re i beni cul­tu­ra­li tra i ser­vi­zi essen­zia­li da garan­ti­re al pub­bli­co.

Si trat­ta di un epi­so­dio ana­lo­go ad altri avve­nu­ti in pas­sa­to, sui qua­li abbia­mo già spe­so paro­le di appro­fon­di­men­to: il dirit­to dei dipen­den­ti pub­bli­ci a riu­nir­si in assem­blea sin­da­ca­le – cosa “altra” rispet­to allo scio­pe­ro – è san­ci­to dal­lo sta­tu­to dei lavo­ra­to­ri e rap­pre­sen­ta una con­qui­sta demo­cra­ti­ca del nostro pae­se. Il gior­no e la dura­ta dell’assemblea sono comu­ni­ca­te pre­ven­ti­va­men­te e auto­riz­za­te dall’Amministrazione – in que­sto caso la Soprin­ten­den­za – che ne è al cor­ren­te; in caso essa non riscon­tri ano­ma­lie e vizi for­ma­li, auto­riz­za l’uso di appo­si­ti loca­li ed è tenu­ta a fare tut­te le comu­ni­ca­zio­ni neces­sa­rie affin­ché sia garan­ti­ta la cor­ret­ta infor­ma­zio­ne ai visi­ta­to­ri.

Par­la­re di scan­da­lo, di misu­ra col­ma e di dan­no incal­co­la­bi­le appa­re per­tan­to una for­za­tu­ra ecces­si­va, poi­ché le misu­re di leg­ge sono sta­te rispet­ta­te, come la garan­zia dei ser­vi­zi mini­mi essen­zia­li, in quan­to i beni cul­tu­ra­li rien­tra­no già in que­sta casi­sti­ca.

Il lin­guag­gio uti­liz­za­to dai rap­pre­sen­tan­ti del gover­no dele­git­ti­ma la digni­tà del lavo­ro, mor­ti­fi­ca la figu­ra dei dipen­den­ti pub­bli­ci e inge­ne­ra nell’immaginario col­let­ti­vo la con­vin­zio­ne che quei dipen­den­ti sia­no inu­ti­li paras­si­ti e fan­nul­lo­ni, quan­do inve­ce non han­no com­mes­so alcu­na vio­la­zio­ne o irre­go­la­ri­tà.

L’uso dis­sen­na­to e scon­cer­tan­te del­la comu­ni­ca­zio­ne sui beni cul­tu­ra­li, dif­fu­so da tem­po, ha come con­se­guen­za una cre­sci­ta del­la vio­len­za ver­ba­le, già con­te­nu­ta nei “mes­sag­gi” con­se­gna­ti alla stam­pa, e uno scol­la­men­to cre­scen­te tra lavo­ra­to­ri, isti­tu­zio­ni e cit­ta­di­nan­za.

La stam­pa avreb­be dovu­to inve­ce accer­ta­re le moti­va­zio­ni di que­sta assem­blea, e di quel­lo che i sin­da­ca­ti defi­ni­sco­no con lin­guag­gio tec­ni­co lo “sta­to di agi­ta­zio­ne”.

Sap­pia­mo che gli ope­ra­to­ri e gli assi­sten­ti alla frui­zio­ne, acco­glien­za e vigi­lan­za – gene­ri­ca­men­te noti con l’appellativo di custo­di – non per­ce­pi­sco­no una par­te con­si­de­re­vo­le del loro sti­pen­dio, defi­ni­to “sala­rio acces­so­rio”, dal­la metà di novem­bre 2014.

In cosa con­si­ste que­sto sala­rio acces­so­rio? Il con­trat­to pre­ve­de che i dipen­den­ti lavo­ri­no su più tur­ni (mat­ti­na, pome­rig­gio e tal­vol­ta anche not­te) pro­prio per garan­ti­re tut­ti i ser­vi­zi, a par­ti­re dal­le aper­tu­re pro­lun­ga­te a ora­rio con­ti­nua­to al pub­bli­co, sia nei gior­ni feria­li che in quel­li festi­vi.

Le cosid­det­te “tur­na­zio­ni” sono con­teg­gia­te a par­te, a inte­gra­zio­ne del­lo “sti­pen­dio stan­dard”, e costi­tui­sco­no una par­te signi­fi­ca­ti­va del­la busta paga dei dipen­den­ti pub­bli­ci che lavo­ra­no nel mini­ste­ro, i qua­li – come mol­ti altri – han­no il con­trat­to bloc­ca­to dal 2010.
Qual­cu­no si è inter­ro­ga­to sul­le moti­va­zio­ni di que­sto ritar­do nei paga­men­ti? Per­ché que­sto ritar­do non è un fat­to iso­la­to, ma avvie­ne già da alcu­ni anni? Chi ne è respon­sa­bi­le?

Con­fi­dia­mo che chi ne ha com­pe­ten­za for­ni­sca anche rispo­ste chia­re a tali que­si­ti, affin­ché l’opinione pub­bli­ca abbia una cor­ret­ta ed esau­sti­va infor­ma­zio­ne su que­sto tema.

Con­cor­dia­mo con il gover­no quan­do par­la di valo­riz­za­zio­ne del­le pro­fes­sio­na­li­tà, di meri­to e di com­pe­ten­ze tec­ni­che, auspi­can­do che sia­no adot­ta­te misu­re dav­ve­ro effi­ca­ci in que­sto sen­so.

Tra colo­ro che sono defi­ni­ti “custo­di” vi sono alcu­ni dipen­den­ti a tem­po inde­ter­mi­na­to – assun­ti con rego­la­re con­cor­so pub­bli­co negli ulti­mi anni, a par­ti­re dal 1999 – che han­no pro­prio i requi­si­ti richie­sti dal pre­si­den­te del con­si­glio: tito­li scien­ti­fi­ci (lau­rea, dot­to­ra­to e scuo­la di spe­cia­liz­za­zio­ne in sto­ria dell’arte), tito­li pro­fes­sio­na­li e com­pe­ten­ze tec­ni­che, sto­ri­che e arti­sti­che: a cau­sa del­la caren­za di orga­ni­co e di una cre­scen­te disor­ga­niz­za­zio­ne del lavo­ro essi sono spes­so costret­ti a effet­tua­re qua­si esclu­si­va­men­te il ser­vi­zio di vigi­lan­za, a sca­pi­to del­le altre atti­vi­tà di miglio­ra­men­to del ser­vi­zio al pub­bli­co, com­pre­se nel loro pro­fi­lo pro­fes­sio­na­le.

Per con­clu­de­re, dedi­chia­mo l’immagine di coper­ti­na a uno scat­to del foto­gra­fo Davi­de Piz­zi­go­ni, che al mon­do dei “custo­di” ha dedi­ca­to un lun­go lavo­ro di ricer­ca, inda­gan­do­lo con sguar­do diver­ten­te e diver­ti­to, iro­ni­co, irri­ve­ren­te e per­fi­no ammic­can­te: una par­te del­la sua pro­du­zio­ne è con­flui­ta in due mostre, alle­sti­te pres­so il Museo Bagat­ti Val­sec­chi a Mila­no nel 2011/2012 e nel­le sedi dei Musei Civi­ci a Reg­gio Emi­lia l’anno suc­ces­si­vo.

 

Contributi

Cite this article as: Debora Tosato, Sul patrimonio artistico e i “mali”culturali italiani, in "STORIEDELLARTE.com", 20 settembre 2015; accessed 25 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2015/09/sul-patrimonio-artistico-e-i-maliculturali-italiani.html.

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