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Riflessioni sulle vicende dei musei statali italiani e sulle soprintendenze

1. L’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci durante i lavori di restauro all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Foto Pino Zicarelli, 2014.

1. L’Adorazione dei Magi di Leo­nar­do da Vin­ci duran­te i lavo­ri di restau­ro all’Opificio del­le Pie­tre Dure di Firen­ze. Foto Pino Zica­rel­li, 2014.

La recen­te nomi­na di ven­ti pro­fes­sio­ni­sti alla dire­zio­ne dei cosid­det­ti musei sta­ta­li indi­pen­den­ti, il cui elen­co è sta­to da tem­po redat­to dal Mini­ste­ro per i beni, le atti­vi­tà cul­tu­ra­li e il turi­smo, ha avu­to gran­de eco in tele­vi­sio­ne e sul­le pagi­ne dei quo­ti­dia­ni car­ta­cei e on line.
Il legit­ti­mo inte­res­se per le vicen­de dei diret­to­ri e per il loro per­cor­so pro­fes­sio­na­le ha tut­ta­via orien­ta­to l’attenzione dei media su que­stio­ni tal­vol­ta pole­mi­che e pre­te­stuo­se, ali­men­tan­do una inu­ti­le e mise­ra­bi­le que­rel­le sul­la nazio­na­li­tà di pro­ve­nien­za, o sull’opportunità di scel­te lega­te allo spes­so­re scien­ti­fi­co di talu­ni can­di­da­ti, a sca­pi­to di altri che non avreb­be­ro pas­sa­to la sele­zio­ne fina­le.

Dispia­ce con­sta­ta­re che, anco­ra una vol­ta, mol­ta par­te dell’informazione ha spre­ca­to l’opportunità di ana­liz­za­re le serie pro­ble­ma­ti­che lega­te alla rifor­ma, che van­no al di là del­la pro­fes­sio­na­li­tà degli stu­dio­si scel­ti dal­la com­mis­sio­ne mini­ste­ria­le, ai qua­li van­no i nostri miglio­ri augu­ri di buon lavo­ro.

Ci chie­dia­mo, inol­tre, per qua­le moti­vo diver­si orga­ni di stam­pa non abbia­no appro­fon­di­to per tem­po qua­li fos­se­ro le effet­ti­ve con­di­zio­ni di lavo­ro dei pre­ce­den­ti diri­gen­ti o diret­to­ri di museo, dei qua­li fino ad ora qua­si nes­su­no si era occu­pa­to, sal­vo tra­smet­te­re noti­zie scan­da­li­sti­che di occu­pa­zio­ne ille­ci­ta di beni pub­bli­ci ad uso pri­va­to, o ricor­da­re il gri­do d’allarme di alcu­ni sti­ma­ti sto­ri­ci dell’arte come il diret­to­re dell’Opificio del­le Pie­tre Dure Mar­co Ciat­ti, che da tem­po lamen­ta­no la caren­za di orga­ni­co nel­le strut­tu­re mini­ste­ria­li, desti­na­te ad una pros­si­ma moria per la gra­ve per­di­ta del­le pro­fes­sio­na­li­tà inter­ne, che in segui­to ai pen­sio­na­men­ti non sono e non saran­no a bre­ve sosti­tui­te con un ricam­bio gene­ra­zio­na­le e una mira­ta cam­pa­gna di assun­zio­ni tra­mi­te pub­bli­ca sele­zio­ne.

Facen­do un pas­so indie­tro, è oppor­tu­no ricor­da­re come la rifor­ma pro­mos­sa dal mini­stro Fran­ce­schi­ni abbia di fat­to crea­to due cate­go­rie di musei sta­ta­li: i ven­ti musei di eccel­len­za, che avran­no auto­no­mia gestio­na­le e finan­zia­ria, e saran­no stac­ca­ti dal­le soprin­ten­den­ze com­pe­ten­ti, e tut­ti i restan­ti musei sta­ta­li accor­pa­ti in un’unica soprin­ten­den­za regio­na­le, deno­mi­na­ta Polo Musea­le, alla cui gui­da è col­lo­ca­to un Diret­to­re del Polo Musea­le.

Que­sti ulti­mi diri­gen­ti, già in cari­ca e nomi­na­ti tra gli aven­ti dirit­to dal­la Dire­zio­ne Musei del Mini­ste­ro, dipen­do­no – non solo eco­no­mi­ca­men­te – dal­la poli­ti­ca di indi­riz­zo del­la cen­tra­le Dire­zio­ne Musei e han­no ere­di­ta­to un ete­ro­ge­neo insie­me di musei ed edi­fi­ci sto­ri­ci di pro­prie­tà sta­ta­le, fino ad ora gesti­ti in manie­ra diver­sa da altre soprin­ten­den­ze: vil­le, musei anco­ra da apri­re, mona­ste­ri sop­pres­si, palaz­zi, ecce­te­ra.

I fun­zio­na­ri del mini­ste­ro che lavo­ra­no attual­men­te nei poli musea­li si occu­pa­no solo di musei, in quan­to i beni mobi­li del ter­ri­to­rio (dipin­ti e altri beni) – anti­ca­men­te di loro per­ti­nen­za per le fun­zio­ni di sal­va­guar­dia, tute­la e valo­riz­za­zio­ne – sono sta­ti ora asse­gna­ti alle isti­tu­zio­ni già note col nome di Soprin­ten­den­ze per i Beni Ambien­ta­li e Archi­tet­to­ni­ci, che in pas­sa­to ave­va­no com­pe­ten­za sul ter­ri­to­rio in meri­to ai beni immo­bi­li.

Nell’ambito del­la rifor­ma, tut­ta­via, sono pro­prio que­ste soprin­ten­den­ze ad esse­re le più dan­neg­gia­te, in quan­to risul­ta­no depau­pe­ra­te di per­so­na­le nel­le nuo­ve pian­te orga­ni­che appron­ta­te dal mini­ste­ro. Ci chie­dia­mo come pos­sa una soprin­ten­den­za attua­re un’efficace azio­ne di tute­la, in man­can­za del neces­sa­rio per­so­na­le per i sopral­luo­ghi sul ter­ri­to­rio, per le cam­pa­gne foto­gra­fi­che, per la cata­lo­ga­zio­ne dei beni, per l’ordinamento degli archi­vi, e per effet­tua­re i neces­sa­ri rilie­vi e restau­ri. Sarà anco­ra più dif­fi­ci­le, in un siste­ma così inde­bo­li­to di dipen­den­ti e di fon­di pub­bli­ci, eser­ci­ta­re al meglio quel­la fun­zio­ne di veri­fi­ca e con­trol­lo dei pro­get­ti edi­li­zi che han­no impat­to ambien­ta­le sul­le cit­tà e sul pae­sag­gio, per anni sal­va­guar­da­to anche gra­zie alle buo­ne pra­ti­che dei vin­co­li, ora mag­gior­men­te a rischio gra­zie alla nor­ma­ti­va sul silen­zio assen­so.

È suf­fi­cien­te pen­sa­re all’enorme mole di lavo­ro sul ter­ri­to­rio svol­ta dai fun­zio­na­ri del­le soprin­ten­den­ze in occa­sio­ne dei recen­ti ter­re­mo­ti ita­lia­ni, che han­no deva­sta­to mol­te cit­ta­di­ne: in qua­li con­di­zio­ni si tro­ve­ran­no ad ope­ra­re in man­can­za di per­so­na­le e finan­zia­men­ti, nel­la dif­fi­ci­le ope­ra di rico­stru­zio­ne anco­ra in cor­so?

La rifor­ma mini­ste­ria­le attri­bui­sce, inve­ce, mag­gio­re impor­tan­za ai poli musea­li, aven­do appron­ta­to per i diri­gen­ti uno spe­ci­fi­co cor­so di for­ma­zio­ne per aggior­nar­li anche sul­le poli­ti­che di mar­ke­ting. Resta un miste­ro come pos­sa un diret­to­re del Polo Musea­le, in que­ste pre­ca­rie con­di­zio­ni di per­so­na­le a pro­gres­si­vo esau­ri­men­to, con­trol­la­re e gesti­re tut­ti i musei del ter­ri­to­rio, aprir­ne di nuo­vi e pro­muo­ve­re una poli­ti­ca cul­tu­ra­le che ten­ga con­to del­le linee gui­da di coor­di­na­men­to tra le varie sedi, quan­do i musei sono nume­ro­sis­si­mi e assai diver­si tra loro, in pre­sen­za di regio­ni den­se di siti come ad esem­pio la Tosca­na.

Il siste­ma musea­le ita­lia­no affon­da le pro­prie radi­ci sto­ri­che e cul­tu­ra­li nel ter­ri­to­rio, a sua vol­ta un pic­co­lo museo dif­fu­so: sarà per­tan­to neces­sa­rio, per que­sti stes­si musei – auto­no­mi o meno – con­ti­nua­re a tes­se­re lega­mi con il con­te­sto entro cui si sono strut­tu­ra­ti nei seco­li.

Per que­sto appa­re inspie­ga­bi­le il moti­vo per cui essi sia­no sta­ti sepa­ra­ti dal­le soprin­ten­den­ze, essen­do il loro lega­me inscin­di­bi­le. Per tra­di­zio­ne, mol­te ope­re d’arte ita­lia­ne pro­ven­go­no da mona­ste­ri e con­ven­ti sop­pres­si in età napo­leo­ni­ca, e in segui­to rico­ve­ra­te nei musei: è per­tan­to fon­da­men­ta­le tener­ne con­to, sia per quan­to riguar­da la cono­scen­za dell’opera, lega­ta al con­te­sto e alla com­mit­ten­za, sia per il ser­vi­zio pub­bli­co, poi­ché un visi­ta­to­re o un cit­ta­di­no che tra­scor­re del tem­po in una cit­tà dovreb­be ave­re gli stru­men­ti per rico­strui­re il tes­su­to urba­no, e lega­re le ope­re d’arte ai pri­mi­ti­vi luo­ghi di pro­ve­nien­za tut­to­ra esi­sten­ti, maga­ri desti­na­ti ad altro uso o anco­ra sem­pli­ce­men­te spo­glia­ti degli arre­di ori­gi­na­ri.

L’accezione con­su­mi­sti­ca pre­va­len­te sta inol­tre pene­tran­do anche nel patri­mo­nio cul­tu­ra­le, con­si­de­ra­to come un bene che deb­ba pro­dur­re ric­chez­za eco­no­mi­ca, come se fos­se un ogget­to di lus­so. Appa­re inve­ce mino­ri­ta­ria l’accezione più con­so­na al nostro patri­mo­nio, lega­ta al suo valo­re fon­dan­te di ric­chez­za imma­te­ria­le per la cit­ta­di­nan­za, che detie­ne il dirit­to a frui­re dei beni cul­tu­ra­li appar­te­nen­ti all’intera col­let­ti­vi­tà. Tale dico­to­mia può risul­ta­re peri­co­lo­sa per i para­me­tri adot­ta­ti nei con­fron­ti dei musei pub­bli­ci, i qua­li rischia­no di esse­re con­si­de­ra­ti vin­cen­ti o per­den­ti in base ad un cal­co­lo di pro­fit­to lega­to ai nume­ri dei bigliet­ti d’ingresso o all’esposizione media­ti­ca di mostre even­to, o anco­ra a feno­me­ni di costu­me o ini­zia­ti­ve alla moda, secon­do una ten­den­za domi­nan­te a cui sem­bra alli­near­si anche il nostro mini­ste­ro. Resta­no inve­ce prio­ri­ta­ri – seb­be­ne sia­no spes­so pri­vi di visi­bi­li­tà – ser­vi­zi fon­da­men­ta­li come la didat­ti­ca alle sco­la­re­sche, in quan­to entra­no a far par­te di quei ser­vi­zi gra­tui­ti da garan­ti­re ai cit­ta­di­ni, che han­no ere­di­ta­to dal­lo sta­to socia­le il dirit­to a una for­ma­zio­ne cul­tu­ra­le che pos­sa crea­re lega­mi e valo­ri sen­za distin­zio­ne alcu­na di ceto, clas­se o etnia.

Contributi

Cite this article as: Debora Tosato, Riflessioni sulle vicende dei musei statali italiani e sulle soprintendenze, in "STORIEDELLARTE.com", 29 agosto 2015; accessed 8 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2015/08/riflessioni-sulle-vicende-dei-musei-statali-italiani-e-sulle-soprintendenze.html.

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2 Responses to Riflessioni sulle vicende dei musei statali italiani e sulle soprintendenze

  1. Giovanni Meda Riquier 31 agosto 2015 at 17:38 #

    Mi com­pli­men­to! Final­men­te una rifles­sio­ne che pone con cor­ret­tez­za e luci­di­tà il pro­ble­ma. L’autonomia musea­le è la scel­ta giu­sta per rivi­ta­liz­za­re i più impor­tan­ti musei ita­lia­ni? Come que­sto pro­ces­so inte­ra­gi­rà sul­le “stres­sa­tis­si­me” Soprin­ten­den­ze che fino ad oggi ave­va­no in cari­co i musei del­lo Sta­to? Que­sti i due pun­ti cru­cia­li di tut­ta la vicen­da. Per il pri­mo – a par­te l’ovvia con­sta­ta­zio­ne che i più impor­tan­ti musei del mon­do agi­sco­no in regi­me di auto­no­mia – è uti­le ricor­da­re che i nuo­vi musei dovran­no com­pi­la­re e ren­de­re pub­bli­co un bilan­cio (incre­di­bi­le che fino ad oggi non avve­nis­se) e soprat­tut­to saran­no dota­ti di uno sta­tu­to. Sarà quin­di lo sta­tu­to a defi­ni­re il ruo­lo e i com­pi­ti di un museo e di un polo musea­le: que­sto tro­vo sia dav­ve­ro deci­si­vo per colo­ro tra cui il sot­to­scrit­to che attri­bui­sco­no a que­sto tipo di isti­tu­zio­ni una fon­da­men­ta­le fun­zio­ne non solo, come ovvio, cul­tu­ra­le ma anche edu­ca­ti­va, civi­le e socia­le. Sul­la base del rag­giun­gi­men­to o meno dei fini indi­ca­ti quin­di nel­lo sta­tuo potre­mo valu­ta­re l’operato dei musei, dei poli e dei loro diret­to­ri. Que­stio­ne Soprin­ten­den­ze: è vero che que­sta rifor­ma di fat­to sem­pli­fi­ca e ridu­ce le Soprin­ten­den­ze già con bilan­ci esi­gui e spes­so caren­za di per­so­na­le. Riguar­do a que­sto aspet­to non mi è anco­ra chia­ro con qua­li cri­te­ri sarà ripar­ti­to il per­so­na­le tra Soprin­ten­den­ze (e quin­di ter­ri­to­rio) e musei. Capi­re­mo meglio nel­le pros­si­me set­ti­ma­ne anche se per la ben nota situa­zio­ne di finan­za pub­bli­ca sem­bra dif­fi­ci­le imma­gi­na­re l’auspicabile “rim­pol­pa­men­to” degli orga­ni­ci. Tut­ta­via pro­prio su que­sto tema mi pare impor­tan­te sot­to­li­nea­re come la rifor­ma pre­ve­da per ogni museo la crea­zio­ne di un comi­ta­to scien­ti­fi­co; imma­gi­no che que­sto sia sta­to pen­sa­no soprat­tut­to qua­le stru­men­to di col­le­ga­men­to tra nuo­vi musei e isti­tu­zio­ni come uni­ver­si­tà, cen­tri di ricer­ca pub­bli­ci e pri­va­ti ecc. Atti­va­re e far fun­zio­na­re bene simi­li link sarà una gran­de oppor­tu­ni­tà per svol­ge­re in con­di­vi­sio­ne pro­get­ti di ricer­ca ridan­do cen­tra­li­tà scien­ti­fi­ca ai musei, rivi­ta­liz­zan­do la cono­scen­za del ter­ri­to­rio e, non da ulti­mo, offren­do oppor­tu­ni­tà – alme­no con con­trat­ti a tem­po deter­mi­na­to – a gio­va­ni ricer­ca­to­ri e stu­dio­si.
    Gio­van­ni Meda Riquier

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  1. Riflessioni sulle vicende dei musei statali italiani e sulle soprintendenze - 29 agosto 2015

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