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Riflessioni sul futuro dei musei civici in Italia. Il caso Veneto

IN Ita­lia la poli­ti­ca cul­tu­ra­le lega­ta al patri­mo­nio pub­bli­co è dive­nu­ta negli ulti­mi tem­pi argo­men­to per fare audien­ce, con la net­ta pre­va­len­za di slo­gan, accu­se, luo­ghi comu­ni e infor­ma­zio­ni tal­vol­ta super­fi­cia­li, quan­do sareb­be oppor­tu­no dedi­ca­re a que­sto tema rifles­sio­ni più arti­co­la­te e appro­fon­di­te, poi­ché si trat­ta di beni e ser­vi­zi desti­na­ti alla frui­zio­ne del­la col­let­ti­vi­tà.

In segui­to alla rifor­ma pro­mos­sa dal mini­stro dei beni cul­tu­ra­li Dario Fran­ce­schi­ni, i musei sta­ta­li sono sta­ti dif­fe­ren­zia­ti in tipo­lo­gie: quel­li affe­ren­ti ai Poli musea­li di ogni regio­ne, e quel­li con­si­de­ra­ti di mag­gio­re rile­van­za, degni di esse­re total­men­te auto­no­mi – in pri­mo luo­go eco­no­mi­ca­men­te – e per­tan­to stac­ca­ti dal­le soprin­ten­den­ze com­pe­ten­ti e dal ter­ri­to­rio.

Non si trat­ta, tut­ta­via, degli uni­ci musei pub­bli­ci desti­na­ti a cam­bia­men­ti sostan­zia­li, che avran­no rica­du­te anche sui musei pro­vin­cia­li in segui­to all’abolizione degli enti com­pe­ten­ti, e che in misu­ra diver­sa inte­res­sa­no già i musei civi­ci, da qual­che anno con­di­zio­na­ti dal­la gestio­ne di nuo­vo cor­so – non solo cul­tu­ra­le – dei comu­ni a cui affe­ri­sco­no.

I musei civi­ci han­no incre­di­bil­men­te per­so attrat­ti­va non solo per mol­ti visi­ta­to­ri, spin­ti dal­le leg­gi di mer­ca­to ver­so le gran­di mostre, ma anche agli occhi del­le stes­se ammi­ni­stra­zio­ni loca­li, che tal­vol­ta ne vedo­no solo i limi­ti lega­ti ai costi di man­te­ni­men­to, e doven­do far qua­dra­re i con­ti – in regi­me di tagli gene­ra­liz­za­ti – li con­ce­pi­sco­no come isti­tu­ti di vec­chia gene­ra­zio­ne sen­za la pos­si­bi­li­tà di pro­dur­re introi­ti di dena­ro, e nep­pu­re tol­le­ra­re per­di­te. Non essen­do clas­si­fi­ca­ti come veri e pro­pri beni d’investimento, spes­so non ven­go­no soste­nu­ti con l’immissione di fon­di ade­gua­ti o di nuo­vo per­so­na­le che sosti­tui­sca quel­lo dra­sti­ca­men­te cala­to con i pen­sio­na­men­ti: ne con­se­gue l’impoverimento del­le pro­fes­sio­na­li­tà, del ser­vi­zio al pub­bli­co e del­la stes­sa frui­bi­li­tà del­le col­le­zio­ni, che in alcu­ni casi sono sta­te dismes­se e desti­na­te a mostre iti­ne­ran­ti, o a costi­tui­re il corol­la­rio di espo­si­zio­ni di gran­de richia­mo turi­sti­co, total­men­te avul­se dal con­te­sto in cui sono ospi­ta­te.

L’esempio dei musei vene­ti offre spun­ti inte­res­san­ti per guar­da­re al pre­sen­te e al pas­sa­to, e com­pren­de­re come le scel­te d’indirizzo dei comu­ni abbia­mo rispo­sto a cri­te­ri di oppor­tu­ni­tà o di pro­fit­to, d’investimento o di soprav­vi­ven­za, di valo­riz­za­zio­ne del­le rac­col­te musea­li o di con­su­mo pre­va­len­te­men­te turi­sti­co.

È di que­sti gior­ni la noti­zia che Tre­vi­so ospi­te­rà nei loca­li dei musei civi­ci a San­ta Cate­ri­na una mostra dedi­ca­ta a Escher, acqui­si­ta come pro­dot­to pre­con­fe­zio­na­to di sicu­ro suc­ces­so, in osse­quio all’attrattiva di una mostra con­ce­pi­ta per il “gran­de pub­bli­co”, tenu­to con­to del gra­di­men­to già otte­nu­to in altre cit­tà ita­lia­ne.

I pro­fit­ti deri­van­ti dal­la bigliet­ta­zio­ne, tut­ta­via, andran­no qua­si total­men­te alla socie­tà che gesti­sce la mostra, la qua­le for­ni­rà anche il per­so­na­le per la sede col­la­te­ra­le del Civi­co Museo Bai­lo, di pros­si­ma ria­per­tu­ra dopo un lun­go perio­do di chiu­su­ra per i lavo­ri di restau­ro e la mes­sa a nor­ma degli impian­ti. Si trat­ta del museo sto­ri­co del­la cit­tà, di rile­van­te inte­res­se sto­ri­co arti­sti­co, vale a dire la vec­chia dimo­ra che un tem­po ospi­ta­va tut­te le rac­col­te cit­ta­di­ne, da quel­le archeo­lo­gi­che a quel­le di arte moder­na e con­tem­po­ra­nea. Rac­col­te pre­ge­vo­li con auto­ri eccel­len­ti, da Toma­so da Mode­na a Loren­zo Lot­to, fino al con­si­sten­te nucleo di ope­re di Artu­ro Mar­ti­ni.

Per­ché il comu­ne non ha deci­so di inve­sti­re com­ple­ta­men­te nell’opera di riqua­li­fi­ca­zio­ne del Museo Bai­lo e di quel­lo a San­ta Cate­ri­na? Nei mesi scor­si era sta­ta scon­giu­ra­ta l’ipotesi di acco­glie­re a Tre­vi­so una mostra del­la socie­tà Linea d’Ombra che fa capo a Mar­co Gol­din, in qual­che misu­ra sosti­tui­ta ora dal­la mostra di Escher. Col­pi­sce l’atteggiamento dell’amministrazione comu­na­le, che pre­fe­ri­sce appal­ta­re l’offerta cul­tu­ra­le a socie­tà pri­va­te, sce­glien­do con­sa­pe­vol­men­te di non inve­sti­re in pri­ma per­so­na nel­le ini­zia­ti­ve di valo­riz­za­zio­ne del­la pro­pria iden­ti­tà arti­sti­ca e cul­tu­ra­le, con espo­si­zio­ni che fac­cia­no luce sul­le radi­ci sto­ri­che del­le col­le­zio­ni, sugli inter­ven­ti di restau­ro, sugli arti­sti più rap­pre­sen­ta­ti­vi.

Si riscon­tra, ormai, una ten­den­za gene­ra­liz­za­ta e avval­la­ta in manie­ra più o meno radi­ca­le da mol­te ammi­ni­stra­zio­ni comu­na­li: anche le cit­tà di Vicen­za e Vero­na han­no accol­to le mostre di Gol­din, con risul­ta­ti apprez­za­bi­li dal pun­to di vista degli ingres­si e dell’indotto eco­no­mi­co.

Ciò che ha subi­to un cam­bia­men­to, nel tem­po, è for­se il rap­por­to dia­let­ti­co tra diret­to­ri di museo e ammi­ni­stra­to­ri: mol­to più con­sa­pe­vo­le del­le spe­ci­fi­che pro­fes­sio­na­li­tà, nel pas­sa­to, e in qual­che misu­ra più fidu­cia­rio e rispet­to­so del­la pecu­lia­ri­tà del­le col­le­zio­ni e del­la scien­ti­fi­ci­tà del­le mostre. Ricor­dia­mo, solo per fare un esem­pio, la lun­ga sta­gio­ne di espo­si­zio­ni di qua­li­tà scien­ti­fi­ca pro­mos­se dal­la dire­zio­ne del Museo di Castel­vec­chio a Vero­na, mira­te ad appro­fon­di­re la cono­scen­za di arti­sti loca­li e fore­stie­ri, in con­ti­nui­tà con le radi­ci cul­tu­ra­li del­la cit­tà: Pisa­nel­lo, Louis Dori­gny, Pao­lo Fari­na­ti, Andrea Man­te­gna e le arti a Vero­na 1450 – 1500, Il Set­te­cen­to a Vero­na, Pao­lo Vero­ne­se.

Notia­mo anco­ra, con ram­ma­ri­co, che i dipin­ti più signi­fi­ca­ti­vi del­le rac­col­te per­ma­nen­ti dell’Accademia dei Con­cor­di di Rovi­go costi­tui­sco­no ora l’attrattiva di una mostra iti­ne­ran­te dal tito­lo scon­ta­to di “capo­la­vo­ri”, cura­ta da Vit­to­rio Sgar­bi e alle­sti­ta pres­so il For­te di Bard in Val­le d’Aosta.

Anco­ra più pre­oc­cu­pan­te è la deca­den­za, di fat­to, del pro­fi­lo scien­ti­fi­co di diret­to­re e/o con­ser­va­to­re in alcu­ni musei – come quel­lo di Vicen­za – dove al pen­sio­na­men­to del­la figu­ra pro­fes­sio­na­le pre­po­sta non è con­te­stual­men­te avve­nu­ta la nomi­na di un sosti­tu­to nel­lo stes­so ruo­lo: la recen­te scel­ta di una figu­ra pro­fes­sio­na­le ester­na, che ha già lun­ga­men­te col­la­bo­ra­to alla ste­su­ra dei cata­lo­ghi scien­ti­fi­ci del museo e alla con­ser­va­zio­ne e valo­riz­za­zio­ne del­le col­le­zio­ni, non offre tut­ta­via che una garan­zia tem­po­ra­nea, in quan­to si trat­ta dell’assegnazione di un inca­ri­co a ter­mi­ne.

In tale con­te­sto, assu­mo­no rile­van­za due casi che fan­no ben spe­ra­re per il futu­ro: i Musei Civi­ci di Bas­sa­no del Grap­pa, attual­men­te dota­ti in pian­ta orga­ni­ca sia del diret­to­re che del con­ser­va­to­re, han­no con­qui­sta­to rico­no­sci­men­ti uffi­cia­li per la qua­li­tà del ser­vi­zio offer­to al pub­bli­co, in par­ti­co­la­re per la didat­ti­ca ai bam­bi­ni, men­tre quel­lo di Bel­lu­no è inte­res­sa­to da un pro­get­to scien­ti­fi­co di amplia­men­to del­le rac­col­te, desti­na­te ad esse­re alle­sti­te in una nuo­va sede, più ampia e fun­zio­na­le rispet­to alla pre­ce­den­te.

A nostro avvi­so, la sfi­da non è solo por­ta­re vec­chi e nuo­vi visi­ta­to­ri ai musei civi­ci, ma fare in modo che la cit­ta­di­nan­za sen­ta il biso­gno di appar­te­nen­za per que­sti luo­ghi e per ciò che vi è custo­di­to, in manie­ra da rico­no­scer­ne le pro­prie radi­ci sto­ri­che e cul­tu­ra­li. Solo in que­sto modo i musei civi­ci con­ti­nue­ran­no a vive­re. È per­tan­to neces­sa­ria la crea­zio­ne di nuo­vi pro­get­ti di lavo­ro ad ampio respi­ro, che uni­sca­no insie­me enti pub­bli­ci, asso­cia­zio­ni, sto­ri­ci dell’arte e cit­ta­di­ni, affin­ché emer­ga con for­za il valo­re del patri­mo­nio arti­sti­co come bene impre­scin­di­bi­le che non può esse­re sven­du­to, appal­ta­to o dismes­so, soprat­tut­to in que­sto momen­to di gra­ve cri­si eco­no­mi­ca e socia­le.

1. Gua­riento, An­geli, 1360, Pa­dova, Mu­sei Ci­vici agli Eremitani

1. Gua­riento, An­geli, 1360, Pa­dova, Mu­sei Ci­vici agli Ere­mi­ta­ni

2. Nic­colò di Pie­tro, In­co­ro­na­zione della Ver­gine, inizi del XV se­colo, Ro­vigo, Ac­ca­de­mia dei Concordi

2. Nic­colò di Pie­tro, In­co­ro­na­zione del­la Ver­gine, ini­zi del XV se­colo, Ro­vigo, Ac­ca­de­mia dei Con­cor­di

3. Pa­ris Bor­don, Ma­donna con il Bam­bino in trono tra i santi Gio­vanni Bat­ti­sta e Gi­ro­lamo, 1559–1560, Tre­viso, Mu­sei Civici

3. Pa­ris Bor­don, Ma­donna con il Bam­bino in tro­no tra i san­ti Gio­vanni Bat­ti­sta e Gi­ro­lamo, 1559–1560, Tre­viso, Mu­sei Civi­ci

4. Luca Gior­dano, Diana ed En­di­mione, 1675–1680, Ve­rona, Mu­seo di Castelvecchio

4. Luca Gior­dano, Dia­na ed En­di­mione, 1675–1680, Ve­rona, Mu­seo di Castel­vec­chio

5. Ales­san­dro Ma­gna­sco, Re­fet­to­rio dei frati fran­ce­scani os­ser­vanti, 1740 circa, Bas­sano del Grappa, Mu­sei Civici

5. Ales­san­dro Ma­gna­sco, Re­fet­to­rio dei fra­ti fran­ce­scani os­ser­vanti, 1740 cir­ca, Bas­sano del Grap­pa, Mu­sei Civi­ci

Approfondimenti

 

 

Cite this article as: Debora Tosato, Riflessioni sul futuro dei musei civici in Italia. Il caso Veneto, in "STORIEDELLARTE.com", 17 agosto 2015; accessed 6 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2015/08/riflessioni-sul-futuro-dei-musei-civici-in-italia-il-caso-veneto.html.

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One Response to Riflessioni sul futuro dei musei civici in Italia. Il caso Veneto

  1. Antonio Manno 24 agosto 2015 at 21:15 #

    Con­di­vi­do le sue con­si­de­ra­zio­ni sui musei civi­ci vene­ti. Che cosa ne pen­sa di quel­li vene­zia­ni, da tem­po tra­sfor­ma­ti in fon­da­zio­ne? Gra­zie,
    Anto­nio Man­no

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