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Goffredo Parise, Tuttestelle di Mario Schifano

Schifano, Tuttestelle, 1967

Mario Schi­fa­no (1934 – 1998), Tut­te­stel­le, 1967, smal­to e spray su tela e per­spex, 200 x 140 cm. © Fon­da­zio­ne Mar­co­ni, Mila­no

«Una sera d’estate in un palaz­zo roma­no due ami­ci che non si vede­va­no da mol­to tem­po si ritro­va­ro­no e come ani­ma­li guar­da­ro­no i loro movi­men­ti den­tro le gran­di stan­ze prin­ci­pe­sche. Entram­bi sape­va­no che non occor­re­va par­la­re: uno era pit­to­re e l’altro un uomo volan­te per l’Italia.

Ciao Mario” dis­se l’uomo volan­te; ci fu un abbrac­cio fret­to­lo­so, poi si guar­dò intor­no. Di là dal­le gran­di fine­stre aper­te si vede­va il cie­lo non anco­ra buio, color per­vin­ca, con qual­che stel­la, un leg­ge­ro ven­to entra­va e il pit­to­re si mos­se qua e là come seguen­do quel ven­to, in modo un po’ timi­do e un po’ no. Non sape­va­no cosa dire.

Schi­fa­no, che bel nome ita­lia­no” pen­sò l’uomo guar­dan­do l’amico che ave­va due scar­pi­ni di capret­to sul pie­de nudo e jeans a righe ame­ri­ca­ne; ma for­se a cau­sa del colo­re del cie­lo e del­le stel­le tor­nò col pen­sie­ro a un gran­de qua­dro suo che ave­va rivi­sto pochi gior­ni pri­ma. Il sog­get­to del qua­dro era la sca­to­la dei “baci” Peru­gi­na: un gran­de cie­lo blu tem­pe­sta­to di stel­le e le silhouet­tes dei due aman­ti otto­cen­to, abbrac­cia­ti. Le stel­le era­no dipin­te con uno smal­to al fosfo­ro e nell’oscurità man­da­va­no luce come le luc­cio­le. L’uomo che quel­la not­te era mol­to tri­ste, ner­vo­so e non dor­mi­va, vide il qua­dro nel buio (in una gran­de vil­la al mare, sot­to la luna) fu con­for­ta­to e pla­ca­to dal­le stel­le e pen­sò al suo ami­co Schi­fa­no che le ave­va dipin­te per cal­mar­lo; per que­sto ora si tro­va­va lì, ma non ave­va­no qua­si nien­te da dir­si e un lie­ve imba­raz­zo gira­va nell’aria nono­stan­te il sen­ti­men­to dell’amicizia.

Sta­va­no in una stan­za dal sof­fit­to altis­si­mo con tra­vi dipin­te, tre diva­ni di lana bian­ca, un enor­me tavo­lo di tra­ver­ti­no, una tele­vi­sio­ne bian­ca e un com­pli­ca­to e qua­si elet­tro­ni­co impian­to di gira­di­schi con alto­par­lan­ti ovun­que. Non c’erano qua­dri alle pare­ti, tut­to, sal­vo le tra­vi del sof­fit­to, era bian­co e l’uomo guar­dò ogni cosa con atten­zio­ne. Pro­vò un po’ di ingiu­sta nostal­gia per il vec­chio stu­dio in Cam­po de’ Fio­ri, dove c’erano mol­ti qua­dri e più gio­ven­tù nei den­ti e nei capel­li neri di scim­mia dell’amico».

— Gof­fre­do Pari­se, Ele­gan­za, in Sil­la­ba­ri, Adel­phi Edi­zio­ni, Mila­no 2004, pp. 129–130.

Mario Schi­fa­no ha rea­liz­za­to una serie di ope­re dedi­ca­te al tema del­le Stel­le, tra le qua­li è sta­ta scel­ta quel­la che accom­pa­gna la let­tu­ra del testo, sen­za tut­ta­via cor­ri­spon­de­re alla descri­zio­ne let­te­ra­le che ne fa Gof­fre­do Pari­se.

 

Cite this article as: Debora Tosato, Goffredo Parise, Tuttestelle di Mario Schifano, in "STORIEDELLARTE.com", 3 giugno 2015; accessed 9 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2015/06/goffredo-parise-tuttestelle-di-mario-schifano.html.

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