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La più bella pala d’altare del Cinquecento per Lecce

Paolo Veronese, San Giacomo Minore e San Filippo, particolare, Dublino, National Gallery of Ireland

Paolo Veronese, San Giacomo Minore e San Filippo, particolare, Dublino, National Gallery of Ireland

La riscoperta di una pala  di straordinaria importanza eseguita per Lecce da Paolo Veronese, entrata alla fine dell’Ottocento nella National Gallery of Ireland a Dublino, è uno dei primi frutti di una più capillare campagna di ricerca sulla pittura veneta in Puglia da parte di un team di studiosi del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, guidati dall’ordinario di Storia dell’arte moderna, Marco Tanzi, insieme a Floriana Conte, tutor dell’area Scienze umane presso la Scuola Superiore ISUFI della stessa Università. Autore della scoperta, o meglio, della «riscoperta», come spiega in prima persona in questa sintetica anticipazione del suo lavoro, è un dottorando leccese, Andrea Fiore. Districandosi tra fonti locali e carte d’archivio, Fiore, oltre a far riemergere dall’oblio un capolavoro dimenticato, ipotizza che il committente possa essere stato il nobile Fulgenzio Della Monica, sindaco di Lecce negli anni Sessanta, per la cappella del suo palazzo suburbano, la chiesetta dedicata ai Santi Giacomo e Filippo: i monumentali protagonisti della pala dublinese. Come sottolinea Marco Tanzi, il prestigio del dipinto è confermato dalla menzione seicentesca di Carlo Ridolfi, primo biografo del pittore: la pala leccese è infatti l’unica tra le non poche eseguite per la Puglia dall’artista o dalla sua bottega a poter contare su una citazione così autorevole. Il passo successivo, come auspica il gruppo di studio, oltre agli approfondimenti sui passaggi di proprietà e la redazione del saggio da parte di Andrea Fiore, sarebbe poter riportare a Lecce l’opera per una mostra dossier con la collaborazione dell’ente pubblico. [N.d.R.]

 

La più bella pala d’altare del Cinquecento per Lecce

di ANDREA FIORE

Stenta a entrare nei numerosi studi locali dedicati alla pittura veneta in Puglia la consapevolezza dell’esistenza, in un importante museo europeo, di una pala d’altare del grande Paolo Veronese eseguita per Lecce. Vale la pena di seguirne le tracce. Era stato Carlo Ridolfi nella Vita di Paolo Caliari Veronese celebre pittore del 1646, confluita due anni dopo nelle Maraviglie dell’arte, a scrivere per primo che «a Lecce città della Puglia godono que’ popoli due figure di S. Filippo e Jacopo di questa egregia mano». Nel 2012 la mostra presso la Galleria Nazionale della Puglia a Bitonto sui veneziani nella regione ha ignorato la questione, mentre in due recentissimi interventi (2013 e 2014) Clara Gelao – citando gli studi datati di Pietro Caliari (1888) e di Percy Herbert Hosmond (1927), o sulla base dell’autorità di Michele D’Elia che nel 1964 affermava che se n’era «persa ogni traccia» – timbra definitivamente l’opera come «misteriosamente scomparsa». Il Caliari la ricordava invece in San Pasquale a Lecce grazie alla segnalazione del professor Antonio Fiorentino; non molti anni dopo però, nel 1914, Detlev von Hadeln provvedeva a registrarne l’assenza dalle chiese della città.

La pala può certo essere scomparsa in modo misterioso da Lecce; non sono ancora chiari, infatti, tutti i passaggi relativi alla vendita, in compenso se ne seguono bene le vicende a partire dal 1886. Da oltre quarant’anni la tela è ben nota agli studi internazionali per essere stata pubblicata da uno dei principali conoscitori del secolo scorso, Federico Zeri, che l’ha definita senza ombra di dubbio «magnificent», datandola intorno al 1565. Anche senza l’articolo di Zeri, tuttavia, l’esistenza e la provenienza della pala erano moneta corrente negli studi, dai primi cataloghi della raccolta dublinese (ho consultato quello del 1908) agli «Indici» di Bernard Berenson del 1932, e nelle monografie sul pittore, anche le più divulgative, come il fascicolo dei Classici dell’arte Rizzoli, del 1968. La tela, raffigurante San Giacomo Minore e San Filippo, misura cm 204 x 156 e dal 1889 si trova a Dublino, nelle sale della National Gallery of Ireland (inv. 115): è elencata con la corretta attribuzione e la provenienza da Lecce nelle guide del museo successive all’acquisto, avvenuto presso Christie’s a Londra il 29 giugno 1889 per 50 ghinee. Tre anni prima, il 5 giugno 1886, era andata invenduta a 220 ghinee, sempre da Christie’s, dalla vendita della collezione di Thomas Kibble di Green Trees a Tunbridge, nel Kent; nella schedina anagrafica dei cataloghi d’asta si fa menzione della sua provenienza da un altare di «Lecre [sic], a city in the province of Puglia». Non si conoscono con precisione le date del carteggio tra Antonio Fiorentino (sulla competenza del quale, in materia di Paolo Veronese, mi permetto di nutrire qualche perplessità) e Pietro Caliari: fatto sta che già qualche anno prima della pubblicazione (1888) la pala non è più nel luogo segnalato dall’erudito salentino. In sostanza, quindi, lungi dall’essere perduto, il quadro esiste, è noto agli studi ed è un gioiello di Paolo Veronese, in uno stato di conservazione migliore rispetto alle opere rimaste in Puglia. Credo che sia il più importante dipinto del Cinquecento eseguito per Lecce; è inoltre corretta la datazione proposta da Zeri, per i confronti con le altre opere realizzate negli anni Sessanta.

Paolo Veronese, San Giacomo Minore e San Filippo, Dublino, National Gallery of Ireland

Paolo Veronese, San Giacomo Minore e San Filippo, Dublino, National Gallery of Ireland

Ma perché un capolavoro di Veronese a Lecce? Di tale rilievo da essere citato dal Ridolfi e così bello da entrare nel maggiore museo irlandese. Che storia può avere avuto, se l’unica notizia che lo ricorda in loco è quella, tutta da verificare, della presenza in San Pasquale nel XIX secolo, mentre la letteratura precedente è reticente e quella successiva inadeguata? Com’è possibile che non abbia lasciato alcuna traccia di sé, che nessuno l’abbia copiato o inciso? Sebbene manchi ancora qualche tassello, c’è una soluzione plausibile. La chiesa leccese nota come San Pasquale al Parco è in realtà intitolata a San Giacomo; un fatto che potrebbe anche convalidare il referto del Fiorentino, perché nella pala di Dublino San Giacomo c’è. Senonché il titolare della chiesa è San Giacomo Maggiore, mentre quello effigiato è il Minore: lo qualificano il bastone da follatore, attributo del suo martirio, e la presenza di San Filippo, con il quale è sempre accoppiato (le reliquie di entrambi sono ai Santi Apostoli a Roma). Se a un certo punto dell’Ottocento il dipinto è in San Pasquale, quella non è verosimilmente la collocazione originaria. Come mi indica Marco Tanzi, a Lecce esisteva infatti un ambiente illustre quanto appartato dedicato ai due Apostoli, uno scrigno prezioso e quasi segreto: la cappella del palazzo di Fulgenzio Della Monica, intitolata appunto ai Santi Giacomo e Filippo. È noto il passo della Lecce Sacra in cui Giulio Cesare Infantino descrive la villa suburbana (oggi in via Imperatore Adriano) e il giardino del nobile d’origine campana, sindaco di Lecce secondo le fonti negli 1567-1568: «Dentro il cortile del magnifico palagio c’hoggi è del principe della Vetrana Gio. Antonio Alberici [o Albrizzi] e che fu edificato da Fulgentio della Monica, gentil’huomo leccese, si vede una cappella de’ gloriosi Apostoli di Christo Giacomo e Filippo, la quale il detto Fulgentio in quel tempo dotò di buone rendite e con licenza del vescovo la fe’ iuspatronato della sua famiglia».

Dalle carte d’archivio si apprende che la chiesetta nel 1563 è «di novo costrutta per detto magnifico Fulgentio», che la dota di una cospicua rendita, divenuta vieppiù generosa tre anni dopo: è la stagione di massimo splendore civico del personaggio, sul quale è tuttavia necessario condurre più approfondite ricerche storiche. La posizione d’eccellenza raggiunta da Fulgenzio nella vita cittadina durante il settimo decennio del Cinquecento – che corrisponde alla cronologia ipotizzata su basi stilistiche per la pala dublinese –, la devozione per i due Apostoli e la condizione relativamente appartata della cappella del palazzo, tale da avere in qualche modo celato la sua esistenza agli occhi dei più, sono elementi che convergono a fare del «magnifico» Fulgenzio il maggiore indiziato per la committenza del capolavoro veronesiano. Giovanni Antonio Albrizzi (famiglia originaria di Bergamo, all’epoca terra di San Marco), proprietario del palazzo ai tempi dell’Infantino, è erede dei Della Monica per una vicenda di successioni ereditarie che non sto ora a sbrogliare: è figlio di un omonimo Giovanni Antonio I, marchese di Salice, che per Santa Maria della Visitazione di Salice Salentino ordina al Veronese una grande Visitazione, distrutta dal fuoco nel 1895. Un altro Albrizzi dello stesso ramo, Andrea, viceconsole della Serenissima a Ostuni tra il 1574 e il 1579, dona nel 1574 la Deposizione del Caliari all’Annunziata di Ostuni. Si viene quindi configurando un interessante intreccio familiare tra i Della Monica e gli Albrizzi, nel segno della continuità di commissioni di pale d’altare a Paolo Veronese. Mancano ancora alcune tessere, l’ho già detto, ma sono fiducioso che il seguito delle indagini riesca a ricomporre l’affascinante mosaico: sono già disponibili alcuni indizi per tracciare in maniera affidabile la vicenda ottocentesca della tela.

Il patrimonio artistico leccese è risarcito della sua pala d’altare più prestigiosa, sfuggita alle indagini locali: la ricerca continua ora per sciogliere gli ultimi nodi, ma sarebbe davvero una bella impresa se Lecce, con il concorso non effimero dell’ente pubblico, sapesse riportare a casa, almeno in esposizione temporanea, la pala dei Santi Giacomo e Filippo della National Gallery of Ireland.

La chiesetta dei Santi Giacomo e Filippo, all’ingresso della villa di Fulgenzio Della Monica a Lecce, oggi

La chiesetta dei Santi Giacomo e Filippo, all’ingresso della villa di Fulgenzio Della Monica a Lecce, oggi

Cite this article as: Andrea Fiore, La più bella pala d’altare del Cinquecento per Lecce, in "STORIEDELLARTE.com", 14 marzo 2015; accessed 17 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2015/03/la-piu-bella-pala-daltare-del-cinquecento-per-lecce.html.

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