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Alla riscoperta della dimensione civica di Venezia

Cosa sopravvive del tessuto sociale e urbano di Venezia? Possiamo ancora considerarla una città vivibile? Chi soggiorna, studia e lavora a Venezia si confronta quotidianamente con un sito monumentale di grande bellezza che soffre di un logorio inarrestabile, accelerato dai flussi turistici. I ponteggi di restauro che rivestono chiese e palazzi ormai servono solo a tamponare problematiche di origine antica, destinate a ripresentarsi entro un lasso temporale piuttosto breve: ne è esempio la facciata di Santa Maria degli Scalzi presso la stazione ferroviaria, restaurata poco più di dieci anni fa e ora nuovamente bisognosa di cure.

La tutela dei beni artistici, seppure encomiabile e affidata in gran parte ai finanziamenti privati – a causa della carenza di fondi pubblici – non può essere l’unico obiettivo da perseguire in una politica culturale di crescita nel lungo periodo, imprescindibile per la salvaguardia e la sopravvivenza della città.

Anche l’enorme diffusione di mostre testimonia una vitalità solo apparente, poiché sono esigue quelle legate al territorio, alla storia e alle peculiarità di Venezia, mentre le altre attirano per lo più visitatori effimeri, senza lasciare una traccia permanente ed un autentico arricchimento nella cittadinanza.

Gli spazi di aggregazione e di condivisione sono quasi inesistenti, in quanto i servizi spesso contemplano l’offerta turistica, dimenticando che qualcuno a volte desidera solo un luogo all’aperto dove sedersi per riposare, leggere un quotidiano o un libro in tranquillità.

In tal modo Venezia ha depauperato col tempo quella sua distintiva dimensione di città a misura d’uomo, fondamentale per la qualità della vita: l’affollamento, il traffico e la carenza di qualità del trasporto pubblico sono divenuti insostenibili per gli abitanti, costretti a faticare negli spostamenti a piedi e per via acquea, che si trasformano in percorsi ad ostacoli nelle aree a maggiore densità turistica.

Persistono inoltre significative frammentazioni tra la città storica e le sue ramificazioni in terraferma, vale a dire Mestre e Marghera, che hanno assorbito le necessità urgenti di crescita residenziale e industriale, senza tuttavia usufruire di una pianificazione territoriale organica di sviluppo urbanistico, edilizio e lavorativo, tanto da diventare satelliti d’identità incompiuta, ancora alla ricerca di una propria fisionomia.

Nonostante alcune recenti iniziative di rilevanza storica e culturale, perseguite dall’amministrazione locale – ad esempio la restituzione alla luce dei canali coperti dal manto stradale e la messa in opera del Museo del Novecento a Mestre – manca ancora una progettualità per attribuire a Venezia e a Mestre gli strumenti, i servizi, gli investimenti e le risorse affinché siano recepite come una città metropolitana unitaria.

La dismissione del polo petrolchimico di Marghera ha lasciato in eredità un vasto territorio in decomposizione che dovrebbe essere bonificato, prima di riconvertire l’area a nuovo uso, secondo logiche che prevedano la fruizione dei vecchi stabilimenti, molti dei quali sono ora ridotti a scheletri o strutture in rovina. Si tratta di potenziali risorse per acquisire nuovi spazi da concedere in uso all’università o ad altri enti e associazioni, in maniera tale da favorirne una riconversione in ambito sociale e culturale, per ora limitata quasi esclusivamente al sito di Forte Marghera: si potrebbero esportare da Venezia anche alcune iniziative di grande richiamo come la Biennale, che garantirebbero una diffusione dell’arte contemporanea a Marghera, evitando di intaccare solo gli edifici storici della città, spesso usati come contenitori di eventi collaterali.

Questi temi sono stati finora discussi e affrontati in particolare da intellettuali e studiosi, che hanno denunciato lo sfruttamento di Venezia da parte dell’industria turistica, o da associazioni e comitati di cittadini da tempo mobilitati contro l’utilizzo indiscriminato dei canali da parte delle grandi compagnie di crociera: voci rimaste a lungo inascoltate, fino al recente intervento della magistratura, che ha rilevato la corruzione diffusa dei soggetti istituzionali, politici e imprenditoriali coinvolti nel sistema di spartizione dei fondi pubblici per la costruzione delle grandi opere.

In questa fase di transizione, coincidente con il commissariamento del comune di Venezia, le istituzioni avrebbero dovuto salvaguardare il patrimonio pubblico e i relativi diritti della cittadinanza, mentre invece si sono verificati episodi di tentato cambio d’uso di immobili destinati alla fruizione pubblica.

Emblematico è il caso di Villa Hériot, un complesso monumentale d’inizio Novecento d’ispirazione architettonica neo-bizantina, formato da edifici di pregio inseriti in un giardino storico affacciato sulla laguna, e impreziosito da fontane e alberi secondo un progetto d’insieme unitario.

Questi beni, da tempo destinati ad enti che ne garantiscono la cura per finalità educative e formative di pubblico interesse, hanno rischiato di essere venduti dal comune per ricavare fondi utili a risarcire alcuni ammanchi di bilancio: l’intervento di una parte significativa della cittadinanza, che ha partecipato più volte al consiglio comunale argomentando e difendendo il patrimonio da una spartizione sommaria in lotti di vendita, ha fino ad ora contribuito a sensibilizzare gli organi di stampa e l’opinione pubblica.

È pertanto indispensabile che l’azione politica delle istituzioni sia sollecitata da interventi di cittadinanza attiva, affinché la compartecipazione possa rafforzare il senso di responsabilità civica e la vigilanza virtuosa sul buon governo della città, che nel tempo si è allentato nel perseguimento di logiche consumistiche e parassitarie. Venezia necessita di un nuovo progetto per fare crescere la città secondo una vocazione “produttiva”, poiché non è più sostenibile che essa viva di sola rendita e di sfruttamento dell’indotto derivante dai beni culturali.

Venezia, Villa Hériot. Veduta dell’interno © Debora Tosato

Venezia, Villa Hériot. Veduta dell’interno © Debora Tosato

Cite this article as: Debora Tosato, Alla riscoperta della dimensione civica di Venezia, in "STORIEDELLARTE.com", 24 marzo 2015; accessed 27 maggio 2017.
http://storiedellarte.com/2015/03/alla-riscoperta-della-dimensione-civica-di-venezia.html.

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One Response to Alla riscoperta della dimensione civica di Venezia

  1. Davide Canever 27 marzo 2015 at 09:04 #

    Gen­ti­le Debo­ra, spe­ro Le fac­cia pia­ce­re se divul­go agli stu­den­ti dell’UIA il suo arti­co­lo. Cor­dia­li salu­ti, Davi­de Cane­ver

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