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Quando Paolo IV perse la testa

Dopo la pub­bli­ca­zio­ne di Q, il for­tu­na­to roman­zo del col­let­ti­vo Luther Blis­sett, si può ben dire che la leg­gen­da nera di papa Pao­lo IV sia entra­ta a far par­te dell’immaginario col­let­ti­vo, o alme­no di quel­la quo­ta non tra­scu­ra­bi­le dell’immaginario con­tem­po­ra­neo rap­pre­sen­ta­ta da ciò che san­no e pen­sa­no i let­to­ri di best sel­ler. Che Gian Pie­tro Cara­fa sia sta­to uno dei papi più fana­ti­ci del­la sto­ria moder­na è un dato sto­ri­co fuo­ri discus­sio­ne: duran­te il suo pon­ti­fi­ca­to pre­sun­ti ere­ti­ci di ogni con­di­zio­ne furo­no per­se­gui­ta­ti con spie­ta­to acca­ni­men­to, men­tre gli ebrei roma­ni subi­ro­no umi­lia­zio­ni fino ad allo­ra inau­di­te e furo­no con­fi­na­ti nel ghet­to. Tut­to ciò men­tre l’aura di inte­gri­tà mora­le che cir­con­da­va la per­so­na del pon­te­fi­ce si dis­sol­ve­va per effet­to del­le mal­ver­sa­zio­ni e dei delit­ti per­pe­tra­ti dai nipo­ti.

A dare la misu­ra di quan­to papa Cara­fa fos­se dete­sta­to sono gli avve­ni­men­ti occor­si a Roma nell’agosto del 1559. Il 18 ago­sto, appe­na si dif­fu­se la noti­zia del­la sua mor­te, il popo­lo roma­no insor­se, dan­do sfo­go alla rab­bia accu­mu­la­ta in quat­tro anni di gover­no del ter­ro­re. La sede del Sant’Uffizio al por­to di Ripet­ta fu assal­ta­ta, l’archivio dato alle fiam­me e i pri­gio­nie­ri libe­ra­ti.

Una sta­tua colos­sa­le del papa, che era sta­ta eret­ta nem­me­no due mesi pri­ma in Cam­pi­do­glio, ven­ne dan­neg­gia­ta duran­te il tumul­to e per­det­te il naso e un brac­cio. Due gior­ni dopo, alla pre­sen­za dei sena­to­ri capi­to­li­ni che l’avevano com­mis­sio­na­to, il simu­la­cro mar­mo­reo di Pao­lo IV fu deca­pi­ta­to e la sua testa fu get­ta­ta da una fine­stra del Palaz­zo dei Con­ser­va­to­ri ed espo­sta al pub­bli­co ludi­brio per qual­che tem­po, fin­ché ven­ne fat­ta roto­la­re nel Teve­re. Qual­co­sa di simi­le era acca­du­to nel 1511 a Bolo­gna, quan­do i fau­to­ri dei Ben­ti­vo­glio ave­va­no osa­to abbat­te­re la sta­tua in bron­zo di papa Giu­lio II crea­ta da Miche­lan­ge­lo per la fac­cia­ta di San Petro­nio: ma a Roma un tale affron­to all’autorità papa­le non ave­va pre­ce­den­ti.

A pre­oc­cu­par­si del desti­no del monu­men­to fu il suo auto­re, lo scul­to­re tosca­no Vin­cen­zo de’ Ros­si, dato che i sena­to­ri non lo ave­va­no anco­ra del tut­to paga­to per il suo lavo­ro. Le scul­tu­re orna­men­ta­li col­lo­ca­te ai lati del­la sta­tua del pon­te­fi­ce furo­no rimos­se e rici­cla­te dal­lo stes­so arti­sta, che le uti­liz­zò per costrui­re l’altare mag­gio­re del­la chie­sa dell’Aracoeli; il busto muti­la­to rima­se in Cam­pi­do­glio, dove in segui­to fu reim­pie­ga­to; la testa fu pre­sto dimen­ti­ca­ta.

Quel relit­to di un pon­ti­fi­ca­to scia­gu­ra­to, che reca anco­ra oggi i segni tan­gi­bi­li del furo­re popo­la­re, fu ritro­va­to tre seco­li dopo nell’alveo del fiu­me, duran­te i lavo­ri di rifa­ci­men­to degli argi­ni. Rico­no­sciu­to­ne il valo­re sto­ri­co, fu tra­spor­ta­to in Castel Sant’Angelo.

Nel 2009 il testo­ne di papa Cara­fa die­de del filo da tor­ce­re agli alle­sti­to­ri del­la mostra sul car­di­na­le Moro­ne che si ten­ne al Museo Dio­ce­sa­no di Tren­to: per poter­lo issa­re sul pie­di­stal­lo, che spor­ge­va da una putrel­la d’acciaio, fu neces­sa­rio mon­ta­re nel museo un pic­co­lo arga­no. Per quat­tro mesi il manu­fat­to rima­se espo­sto nel­la cit­tà del con­ci­lio, addos­sa­to a un pan­nel­lo ros­so fuo­co che evo­ca­va, sen­za voler­lo, le fiam­me dell’inferno. Il vol­to sfi­gu­ra­to del vec­chio inqui­si­to­re, con gli occhi acci­glia­ti e la fron­te segna­ta da rughe cru­de­li, sor­mon­ta­to da una tia­ra smi­su­ra­ta, si erge­va nel­la stes­sa sala in cui era­no appe­si i ritrat­ti di Lute­ro e Melan­to­ne di Lucas Cra­na­ch.

La testa colossale di papa Paolo IV di Vincenzo de’ Rossi esposta al Museo Diocesano di Trento (luglio 2009: foto Roberto Pancheri)

La testa colos­sa­le di papa Pao­lo IV di Vin­cen­zo de’ Ros­si espo­sta al Museo Dio­ce­sa­no di Tren­to (luglio 2009: foto Rober­to Pan­che­ri)

Riferimenti bibliografici

G. Vasa­ri, Le vite de’ più eccel­len­ti pit­to­ri, scul­to­ri e archi­tet­to­ri, Firen­ze, Giun­ti, 1568.

R. Schal­lert, Das kapi­to­li­ni­sche Ehren­mal für Pap­st Paul IV. Cara­fa von Vin­cen­zo de’ Ros­si, in “Römi­sches Jahr­bu­ch der Biblio­the­ca Her­tzia­na”, 37, 2006, pp. 223–294.

L. Finoc­chi Gher­si, sche­da, in L’uomo del Con­ci­lio. Il car­di­na­le Gio­van­ni Moro­ne tra Roma e Tren­to nell’età di Miche­lan­ge­lo, cata­lo­go del­la mostra (Tren­to, Museo Dio­ce­sa­no Tri­den­ti­no e Palaz­zo Thun), a cura di R. Pan­che­ri e D. Pri­me­ra­no, con­su­len­za scien­ti­fi­ca di M. Fir­po, Tren­to, Temi, 2009.

 

Cite this article as: Roberto Pancheri, Quando Paolo IV perse la testa, in "STORIEDELLARTE.com", 1 febbraio 2015; accessed 9 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2015/02/quando-paolo-iv-perse-la-testa.html.

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2 Responses to Quando Paolo IV perse la testa

  1. La linea d'ombra 11 febbraio 2015 at 00:05 #

    Ho let­to dav­ve­ro volen­tie­ri que­sto arti­co­lo, gra­zie mil­le per le inte­res­san­tis­si­me infor­ma­zio­ni! Da fan di Q e appas­sio­na­ta di arte e sto­ria, cre­do di ave­re tro­va­to pane per i miei i den­ti in que­sto blog!

    • Redazione 11 febbraio 2015 at 22:39 #

      Gra­zie infi­ni­te. Se hai sug­ge­ri­men­ti o segna­la­zio­ni, non esi­ta­re a con­tat­tar­ci.
      Cari salu­ti

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