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Michele Dantini sulla storia dell’arte e le sue mutazioni

August-Friedrich-Siegert-Il-conoscitore

Qual­che gior­no fa è usci­ta su Roars la ver­sio­ne com­ple­ta di un arti­co­lo di Miche­le Dan­ti­ni che riflet­te sul­le tra­sfor­ma­zio­ni del­la sto­ria dell’arte, e del­le sue for­me comu­ni­ca­ti­ve, nel rap­por­to con la rete.
È una rifles­sio­ne inte­res­san­te che per mol­ti ver­si con­di­vi­dia­mo. Ve ne anti­ci­pia­mo qual­che bra­no:

Chi si occu­pa di sto­ria dell’arte in Ita­lia è col­pi­to dal­la sepa­ra­tez­za degli stu­di anti­qua­ri. Que­sti sem­bra­no non ave­re, quan­to­me­no agli occhi di mol­ti stu­dio­si, impli­ca­zio­ni sto­ri­che o respon­sa­bi­li­tà civi­li spe­ci­fi­che. […]

Vor­rei con­si­de­ra­re il tema dei rap­por­ti tra ricer­ca e gior­na­li­smo cul­tu­ra­le con­si­de­ran­do­lo dal­la pro­spet­ti­va di un par­ti­co­la­re set­to­re di stu­di, il mio. Chi è il desti­na­ta­rio del­la sto­ria dell’arte? Come avvi­ci­na­re un pub­bli­co più ampio del­la ristret­ta cer­chia di spe­cia­li­sti, col­le­zio­ni­sti e devo­ti? […]

Occor­re garan­ti­re non solo la con­ser­va­zio­ne di un’eredità cul­tu­ra­le ma tout court del­le abi­li­tà inter­pre­ta­ti­ve, del­la scrit­tu­ra e del ragionamento[3]. La tra­di­zio­na­le distin­zio­ne acca­de­mi­ca tra le diver­se “mis­sio­ni” del­la ricer­ca, che distin­gue in modo rigi­da­men­te gerar­chi­co tra “scien­za” e “divul­ga­zio­ne”, appa­re fuor­vian­te. […]

L’efficacia edu­ca­ti­va di un blog qua­li­fi­ca­to non può esse­re sot­to­va­lu­ta­ta (e non dovreb­be esser­lo, nep­pu­re dai “valu­ta­to­ri”!). Gior­no dopo gior­no i suoi ammi­ni­stra­to­ri si rivol­go­no a miglia­ia di non spe­cia­li­sti e ne accre­sco­no le com­pe­ten­ze sto­ri­co-arti­sti­che. La manu­ten­zio­ne di un pub­bli­co curio­so e infor­ma­to gio­ve­rà in ogni caso alla ricer­ca. Per­si­no l’attività di un buon social media edi­tor, pur­ché indi­pen­den­te, ha un’utilità che non è solo pub­bli­ca ma scien­ti­fi­ca. E’ così che le più gio­va­ni gene­ra­zio­ni fan­no sto­ria dell’arte: crea­no agen­zie for­ma­ti­ve onli­ne e ero­do­no gior­no dopo gior­no la pom­po­sa con­trap­po­si­zio­ne tra “uni­ver­si­tà” e “mon­do là fuo­ri”.

Gli uni­ver­si­ta­ri dispon­go­no di mol­ti stru­men­ti per comu­ni­ca­re al gran­de pub­bli­co”, scri­ve Nicho­las Chri­stof sul New York Times. “Ci sono i cor­si onli­ne, i blog e i social media. Sem­bra­no tut­ta­via rilut­tan­ti a pro­fon­de­re le per­le del­la loro scien­za su Face­bok o Twit­ter. Ma io dico: pro­fes­so­ri, non chiu­de­te­vi nei chio­stri come mona­ci medie­va­li. Abbia­mo biso­gno di voi!” […]


La sto­ria dell’arte tra il ric­cio e la vol­pe. Muta­zio­ni di una disci­pli­na per l’epoca che vie­ne | Roars

Cite this article as: Redazione, Michele Dantini sulla storia dell’arte e le sue mutazioni, in "STORIEDELLARTE.com", 30 dicembre 2014; accessed 9 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/12/michele-dantini-sulla-storia-dellarte-e-le-sue-mutazioni.html.

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3 Responses to Michele Dantini sulla storia dell’arte e le sue mutazioni

  1. marapasetti 7 gennaio 2015 at 11:54 #

    Con­di­vi­do il pen­sie­ro di Dan­ti­ni e Pec­ci sull’utilità di una for­ma­zio­ne alla divul­ga­zio­ne ver­so un pub­bli­co di non addet­ti ai lavo­ri. For­ma­zio­ne ai lin­guag­gi pecu­lia­ri dei mez­zi di comu­ni­ca­zio­ne moder­ni che anco­ra sten­ta ad esse­re inse­gna­ta nel­le nostre uni­ver­si­tà ed è affi­da­ta alla buo­na volon­tà del sin­go­lo.

  2. Gerardo Pecci 30 dicembre 2014 at 23:19 #

    Il pro­ble­ma del­la “sepa­ra­zio­ne” tra ricer­ca uni­ver­si­ta­ria (ma solo gli uni­ver­si­ta­ri fan­no ricer­ca?…) e divul­ga­zio­ne dei con­te­nu­ti disci­pli­na­ri e degli stu­di in gene­re del­la sto­ria dell’arte è argo­men­to da me affron­ta­to da anni. Ormai è risa­pu­to che fare ricer­ca, se essa vuo­le esse­re dav­ve­ro inci­si­va, non signi­fi­ca solo sta­re tra quat­tro mura del­le aule e pro­fon­de­re scien­za da tut­ti i pori, dopo aver inca­ri­ca­to gli stu­den­ti a fare ricer­ca sul ter­ri­to­rio, nel­le chie­se, nei musei, nei palaz­zi pri­va­ti, nel­le piaz­ze e dovun­que si con­ser­va­no ope­re che defi­nia­mo “d’arte”. Signi­fi­ca scen­de­re dagli alta­ri d’avorio e divul­ga­re il più pos­si­bi­le i con­te­nu­ti dell’arte, anche attra­ver­so un gior­na­li­smo cul­tu­ra­le di qua­li­tà, lega­to alla cor­ret­ta tra­smis­sio­ne del­le cono­scen­ze sto­ri­co-arti­sti­che. Quin­di ben fuo­ri e al di là del­le aule, fuo­ri dai cana­li auto­re­fe­ren­zia­li in cui spes­so si trin­ce­ra­no i “pro­fes­so­ro­ni”, trop­po spes­so inca­pa­ci di guar­da­re oltre il pro­prio naso. Ben ven­ga il gior­na­li­smo cul­tu­ra­le sto­ri­co-arti­sti­co, ma fat­to in modo inec­ce­pi­bi­le, con un lin­guag­gio che deve esse­re chia­ro e dai toni col­lo­quia­li, capa­ce di susci­ta­re curio­si­tà e inte­res­se tra i let­to­ri, che non sono degli spe­cia­li­sti del­la materia.Così la distin­zio­ne tra ricer­ca e divul­ga­zio­ne deve assot­ti­gliar­si sem­pre di più per­ché chi fa ricer­ca dovreb­be esse­re anche un bra­vo divul­ga­to­re, altri­men­ti si vani­fi­ca il sen­so stes­so del­la ricer­ca inte­sa come dif­fu­sio­ne dei sape­ri – e del­le novi­tà – che li carat­te­riz­za­no. Quin­di un buon sto­ri­co dell’arte deve esse­re un buon ricer­ca­to­re, ma nel con­tem­po deve esse­re anche un buon dco­mu­ni­ca­to­re, un buon divul­ga­to­re, e sen­za la divul­ga­zio­ne i sape­ri rischia­no di rima­ne­re con­fi­na­ti nel­la ristret­ta cer­chi degli “addet­ti ai lavo­ri” e ciò non deve acca­de­re. Gerar­do Pec­ci, sto­ri­co e cri­ti­co dell’arte e gior­na­li­sta.

    • Alberto Zaina 1 gennaio 2015 at 07:32 #

      Sono mol­to d’accordo con Pec­ci, anno­tan­do come, pur­trop­po cer­to gior­na­li­smo “cul­tu­ra­le” pun­ta solo alla “spet­ta­co­la­ri­tà” del­la noti­zia o del­la “sco­per­ta”, che poi spes­so si rive­la una bufa­la. Il discor­so andreb­be este­so anche al mon­do del­le “Gui­de” sia come pro­dot­to edi­to­ria­le, sia come eser­ci­zio del­la pro­fes­sio­ne turi­sti­ca

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