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Vasari e i Giganti di Giulio Romano


Giu­lio Roma­no, Rinal­do Man­to­va­no e aiu­ti, Came­ra dei Gigan­ti, 1532–1534, Man­to­va, Palaz­zo Te, affre­sco

«[…] Giu­lio, che capric­cio­so et inge­gno­sis­si­mo era, vol­se in un can­to del palaz­zo fare una stan­za di mura­glia e di pit­tu­ra uni­ta, tan­to simi­le al vivo, che gli uomi­ni ingan­nas­se, et a que­gli nell’entrare faces­se pau­ra. […] si mise a dipi­gne­re per quel­la una sto­ria, quan­do Gio­ve ful­mi­na i Gigan­ti. Ave­va Giu­lio nel mez­zo del cie­lo figu­ra­to su cer­ti nugo­li il tro­no e la sedia di Gio­ve, con l’aquila che tene­va il fól­go­re in boc­ca; e Gio­ve par­ti­to di quel­la, sce­so e piú bas­so, lan­cia­va fól­go­ri, lo spa­ven­to e ’l lam­po dei qua­li face­va Giu­no­ne ristri­gner­si in se stes­sa, Gani­me­de e gli Dei fug­gi­re per lo cie­lo su car­ri, Mar­te coi lupi, Mer­cu­rio coi gal­li, la Luna con le fem­mi­ne, il Sole co’ caval­li, Satur­no coi ser­pen­ti, Erco­le e Bac­co, e Momo non man­co affret­ta­va il fug­gi­re per l’aria che si faces­se­ro gli altri, i qua­li dal­la baruf­fa de’ ven­ti era­no nel­le loro vesti invol­ti et avi­lup­pa­ti. Ave­va fat­to il pavi­men­to di ter­ra di from­bo­le di fiu­me accon­ce che gira­va­no mura­te, e quel­le nel pia­no del­la pit­tu­ra che veni­va in ter­ra ave­va con­tra­fat­te; per che un pez­zo quel­le dipin­te in den­tro sfug­gi­va­no, e quan­do da erbe e quan­do da sas­si più gros­si era­no occu­pa­te et ador­ne. E per­ché la stan­za ave­va sopra tut­to il cie­lo pie­no di nugo­li, et intor­no un pae­se che non ave­va né fine né prin­ci­pio, sen­do quel­la ton­da, i mon­ti si con­giun­ge­va­no, et i lon­ta­ni chi più inan­zi o più a die­tro sfug­gi­va­no. Era­no i Gigan­ti gran­di di sta­tu­ra, che da’ lam­pi de’ fól­go­ri per­cos­si rui­na­va­no a ter­ra, e qua­le inan­zi, e qua­le a die­tro cade­va a quel­le fine­stre, ch’erano diven­ta­te grot­te o vero edi­fi­cî, e nel rui­nar­vi sopra i Gigan­ti le face­va­no cade­re, onde chi mor­to e chi feri­to, e chi da i mon­ti rico­per­to, si scor­ge­va la stra­ge e la rui­na d’essi. Né si pen­si mai uomo vede­re di pen­nel­lo cosa alcu­na più orri­bi­le o spa­ven­to­sa né più natu­ra­le: per­ché chi vi si tro­va den­tro, veg­gen­do le fine­stre tor­ce­re, i mon­ti e gli edi­fi­cî cade­re insie­me coi Gigan­ti, dubi­ta che essi e gli edi­fi­zî non gli rui­ni­no addos­so. Onde si cono­sce in que­sta ope­ra quan­to il valo­re del­la inven­zio­ne e dell’arte abbia avu­to ori­gi­ne da Giu­lio d’imaginare di nuo­vo quel­lo che di anti­co mae­stro non si scris­se mai, come del­le fati­che sue loda­tis­si­me per que­sta ope­ra si veg­go­no. Fece in que­sto lavo­ro per­fet­to colo­ri­to­re Rinal­do Man­to­va­no che, oltre alla came­ra de’ Gigan­ti dipin­ta da lui con i car­to­ni di Giu­lio, fece mol­te altre stan­ze […]».

Gior­gio Vasa­ri, Le vite de’ più eccel­len­ti archi­tet­ti, pit­to­ri, et scul­to­ri ita­lia­ni, da Cima­bue insi­no a’ tem­pi nostri, per i tipi di Loren­zo Tor­ren­ti­no, Firen­ze, 1550, vol. V, pp. 69–74

Cite this article as: Marialucia Menegatti, Vasari e i Giganti di Giulio Romano, in "STORIEDELLARTE.com", 27 novembre 2014; accessed 26 giugno 2017.
http://storiedellarte.com/2014/11/vasari-e-i-giganti-di-giulio-romano.html.

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