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Giove e Io

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Anto­nio Alle­gri det­to il Cor­reg­gio, Gio­ve e Io, 1530–1531 c., Vien­na, Kun­sthi­sto­ri­sches Museum, olio su tela, 163,5 x 74 cm


 

Gio­ve, re degli dei, inna­mo­ra­to­si del­la sacer­do­tes­sa Io, figlia del re di Argo Inar­co, per nascon­de­re alla moglie Giu­no­ne la pro­pria infe­del­tà, avvol­ge la ter­ra di una col­tre di neb­bia:

«Men­tre [Io] tor­na­va dal fiu­me pater­no, l’aveva intra­vi­sta Gio­ve,
che le dis­se: «O ver­gi­ne degna di Gio­ve e che bea­to farai
lo sco­no­sciu­to che ti spo­se­rà, ritì­ra­ti nell’ombra
di quei boschi pro­fon­di» (e l’ombra di quei boschi le indi­ca­va),
«ora che fa così cal­do e più alto è il sole in mez­zo al cie­lo.
E non teme­re di adden­trar­ti sola fra covi di bel­ve,
cam­mi­na tran­quil­la nel cuo­re del bosco: un dio ti pro­teg­ge,
e non un dio qua­lun­que, ma io, io che con mano poten­te
reg­go lo scet­tro del cie­lo e sca­glio ful­mi­ni in ogni luo­go.
No, non fug­gir­mi!». Ma lei fug­gi­va; e già i pasco­li di Ler­na,
le pian­ta­gio­ni del Lir­ceo s’era ormai lascia­ta alle spal­le,
quan­do il dio, nasco­sto un lun­go trat­to di ter­ra con una diste­sa
di neb­bia, fer­mò la sua fuga e le rapì l’onore»

Ovi­dio, Meta­mor­fo­si, libro I, vv. 587–599

 

 

Cite this article as: Redazione, Giove e Io, in "STORIEDELLARTE.com", 24 novembre 2014; accessed 5 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/11/24-november-2014-1954.html.

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