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Per Alessandro Conti. Un nuovo ricordo e gli articoli del 1994 (Appendice)

Michelangelo-Reproduction-Oil-Paintings-015La serie di articoli dedicati alla memoria di Alessandro Conti (1946-1994), che abbiamo raccolto, su iniziativa di Giovanna Ragionieri, tra maggio e agosto di quest’anno, si arricchisce, poco prima di essere ripubblicati in un libro digitale, di un ricordo di Maura Masini e di alcune testimonianze uscite sulla stampa poco dopo il 5 maggio 1994.
A questa Appendice aggiungiamo infine il ricordo di Paola Barocchi, pubblicato in quello stesso 1994 su “Prospettiva”, la rivista di storia dell'arte antica e moderna fondata da Mauro Cristofani e Giovanni Previtali, che ringraziamo per avercene gentilmente concesso la ripubblicazione.

Articoli pubblicati nei mesi scorsi

Articoli pubblicati nel 1994


 

Alessandro e le ciliegie

di MAURA MASINI

A casa di Guglielmo Galli e di Daniela Mignani dove spesso, dopo un pomeriggio di lavoro, rimanevo a cena, una sera ho conosciuto il famoso Alessandro Conti.

Era stato invitato perché mi aiutasse a capire come organizzare la mia vita universitaria, dato che stava passando in secondo piano rispetto alla passione per il restauro.

Mi ritrovai iscritta all'Università di Siena all’epoca di Luciano Bellosi, Giuliano Briganti, Giovanni Previtali, Fiorella Sricchia Santoro e molti altri professori che mi hanno insegnato a guardare le opere d’arte e collocarle al loro posto. Tutti trenta ma mai laureata, la passione per il restauro vinse ed il lavoro mi prese.

Alessandro mi piacque e mi terrorizzò allo stesso tempo. Ero una ventenne per niente timida ma conoscere i personaggi che frequentavano la casa di Memo e Daniela mi faceva sentire piccola e inadatta. Con la fame di un facocero, però, inghiottivo ogni più piccola informazione, assorbivo i modi, i metodi e lo spirito un po' alternativo che si respirava in quella stupenda piccola casa-studio.

Devo davvero molto a questi miei maestri che, fuori da scuole e università, mi hanno dato la formazione che più mi serviva per impreziosire la mia professione.

Memo mi ha sempre incitata alla ricerca di soluzioni senza mai dare nulla per scontato e Alessandro mi ha abituata all’autocritica e alla riflessione sull’estetica del restauro.

Alessandro: alto, dritto, austero, pieno di cultura e pronto a fare citazioni e riferimenti a cose e opere di cui io spesso non avevo ancora sentito parlare.

Però ridevo e ridevo un sacco, non tanto per i contenuti che spesso non riuscivo appunto ad apprezzare, quanto per il modo simpaticissimo con cui Alessandro parlava e si muoveva. Un volto sorridente, gli occhi vivacissimi e pungenti di intelligenza. Poi in un rapido cambiamento, se qualche riflessione si interponeva a oscurare i suoi pensieri, le dita si posavano sul baffo, elaborava e subito recuperava il sorriso  procedendo alla narrazione.

Mi sembra di vederlo ora.

Ricordo una delle frequenti cene da Ernesto Tucciarelli e la Therese. Ernesto è un altro restauratore  amico di Memo e Alessandro che all'epoca lavorava all'Opificio e viveva in campagna non distante da casa mia a San Casciano.

Ero tornata dalla montagna dove, come tutti gli anni, avevo fatto gli sciroppi di mirtillo e di lampone e a quella cena ne portai alcune bottigliette da gustare con il gelato.

Nessuno mi ha mai dato tanta soddisfazione quanto Alessandro che, dopo averli assaggiati, fatto il bis e ancora ripresi più volte ripulendo la coppetta, mi chiese se potevo recuperarne altri. Fu così che, con la mia 500 bianca andammo a casa mia a prenderne ancora un po'. Travasandolo dalle  bottiglie grandi a quelle più piccole, un po’ di sciroppo si versò sul piano della cucina. Alessandro corse ai ripari, prima con cucchiaino e poi con le dita per non perdere neanche un millilitro di quel  gustoso nettare. Tornammo al tavolo dei commensali dove Alessandro tra risate ed ancora apprezzamenti, felice ed orgoglioso, condivise il conquistato sciroppo con gli altri.

Da allora iniziai a guardarlo con uno spirito un po’ più rilassato.

Il mio percorso universitario a Siena andava avanti lentamente ma molto bene e riuscivo a seguire le meravigliose lezioni dei miei professori. Quando incontravo Alessandro erano interrogatori di controprova per vedere se e come avevo capito le lezioni e non mancava mai di arricchire l'argomento con l'aggiunta di riflessioni personali.

Lui allora abitava in via dell’Ardiglione, nella stessa casa dove avevano abitato Ernesto e la Therese.

Un giorno di tarda primavera, poco prima di pranzo esco dallo studio e, camminando in via Borgo San Frediano incontro Alessandro con un sacchetto di ciliegie in mano il quale, con aria di complicità, mi propone di pranzare a ciliegie. Io accetto divertita in cambio di un suo sopralluogo allo studio per un consiglio su un restauro che stavo portando avanti.

Quel giorno si definirono bene i nostri ruoli. Io ne assunsi uno di tutto rispetto ai suoi occhi: non ero più solo la studente di storia dell’arte ma anche una restauratrice in erba. Lui, per me divenne non solo il grande Prof, ma anche l'indispensabile suggeritore di soluzioni estetiche e di informazioni storiche, una fonte inesauribile di dati e di bellissime considerazioni.

Quante fotocopie per conoscere questo o quell’altro articolo. Quanti libri giravano! Come dimenticare quelle ciliegie mature e tiepide baciate dal sole!

Dei tanti momenti divisi con Alessandro mi piace ricordare il suo seminario a Spoleto in Umbria con gli studenti del DAMS. Il mio compito era di capire le tecniche con cui erano stati fatti i dipinti e le sculture per completare  le schedature. Per me fu senz’altro un bell’esercizio e nuovamente, quante informazioni, quanti errori e quante risate! A una certa ora la fame prendeva il sopravvento e quindi si andava tutti a tavola nelle osterie umbre. Tra gli affamati c’era anche il giovane Marco Tanzi, studente simpatico e carino , anche lui partecipava al seminario come esterno ed amico di Alessandro. Oggi Marco insegna storia dell’arte all’Università di Lecce.

Erano un vero spettacolo quei due insieme perché l’entusiasmo che mettevano davanti alle opere d’arte era di poco superiore a quello espresso davanti ai piatti di strangozzi al ragù di cinghiale.

Qualche anno dopo la mia vita subisce forti cambiamenti, la vita di Alessandro anche.

Io mi trasferisco a Siena dove lavoro e sempre più lentamente porto avanti l’università, nasce la mia bambina Georgiana e anche a lui è nata la sua Alessandra. Lui e Marina vivono a Milano e stanno per trasferirsi a Siena.

Memo è morto da poco, io ho perso il mio unico maestro di restauro.

Qualche anno dopo Alessandro, già malato, mi invita a parlare durante un convegno che ha organizzato alla Certosa di Pontignano. Devo presentare il lavoro di restauro fatto con la Paola Rosa e la Carlotta Gori in quegli anni, toccando un argomento scottante come quello delle arenarie. C’era anche James Beck. Io muoio di paura a parlare davanti al critico di restauro più accanito e temuto del momento. Va tutto bene.

Ancora non lo sapevo ma aspettavo già il mio secondo figlio.

Quando Alessandro arriva a Siena con la famiglia e insegna all’università io non posso più frequentare perché nel frattempo il mio bambino nasce con una grave forma di disabilità e a stento riesco a portare avanti il lavoro.

L’Alessandra e la Georgiana diventano due piccole amiche e cerchiamo di farle incontrare. Durante i loro giochi coniano parole e nomi di fantasia con cui chiamarsi e conversare. Su questi con Marina  ridiamo ancora! La malattia di Alessandro procede inesorabile e il mio Timothy cresce con la sua disabilità. Il tempo e le condizioni per incontrarsi sono sempre meno.

Organizzo su sua richiesta un pranzo con amici comuni dell’università di Siena come Alessandro Angelini, Roberto Bartalini, Andrea De Marchi e Michele Maccherini

Alessandro indossa un abito chiaro di lino dentro il quale si perde e porta un panama in testa: è sorridente per le tante battute e le piacevoli intuizioni dei suoi allievi; i suoi occhi però, sono persi in un orizzonte lontano.

Su quel terrazzo panoramico di San Casciano da dove si vede la vallata imprunetina, ci siamo salutati per sempre.

So che qualche tempo dopo, andando in taxi all’ospedale, ha visto un mio lavoro in centro a Siena, e ha detto a Marina di dirmi che era davvero bello perché non sembrava neppure restaurato.

Il suo è, e rimarrà per sempre, il più bel complimento che sia mai stato fatto ad un mio restauro.

 

Cite this article as: Redazione, Per Alessandro Conti. Un nuovo ricordo e gli articoli del 1994 (Appendice), in "STORIEDELLARTE.com", 25 ottobre 2014; accessed 20 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2014/10/per-alessandro-conti-in-appendice-un-nuovo-ricordo-e-gli-articoli-del-1994.html.

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