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La morte di Alfonso I d’Este

Battista Dossi, Ritratto del duca Alfonso I d’Este, 1534, Modena, Galleria Estense

Battista Dossi, Ritratto del duca Alfonso I d’Este, 1534, Modena, Galleria Estense, olio su tela, cm 147 x 113,5 ©Galleria Estense


ALFONSO I d’Este muore, all’età di 58 anni, la sera del 31 ottobre 1534, nelle stanze del Castello Estense che si affacciano sulla loggetta degli Aranci. Il figlio Ercole, poche ore dopo la morte del padre, annuncia alla zia Isabella, marchesa di Mantova:

«lllustrissima et Excellentissima Signora come Matre honorandissima. Circa un mese, o poco più, è stato infermo di grave indispositione di stomacho, non senza febre, lo Illustrissimo et Excellentissimo signor Duca mio Patre di colendissima memoria, et essendogli sopragiunto da sei giorni in qua, un notabil gravamento, sua Excellentia in questa notte ad hore sei, ricevuti prima da buon christiano, come sempre è stato, tutti li sacramenti ecclesiastici, ottimamente disposto, rese la sua santa anima a Nostro Signore Dio […]».

La gravissima malattia, ultima di una lunga serie di indispozioni che da tempo affliggevano il duca, si era manifestata poco dopo che Alfonso aveva appreso della morte di papa Clemente VII, suo acerrimo nemico, contro cui da anni lottava per riannettere al ducato estense Modena e Reggio, sottratte da Giulio II agli Este nel 1512, e della nomina di un pontefice finalmente amico, Paolo III Farnese. L’unanime accenno, nelle testimonianze del tempo, a una fatale malattia di stomaco, combinato alla ben nota passione del duca per i meloni, fornì al suo biografo Paolo Giovio il pretesto per costruire l’aneddoto di una morte causata da una scorpacciata di meloni fuori stagione, sopraggiunta d’improvviso, e un poco  ingloriosa per un uomo uscito indenne da tante battaglie:

«Ma si era appena rallegrato con Paolo del Papato Alfonso, che cadde in una infermità tanto grave, che non puote lungamente godere, ne della morte di sì acerbo nimico, ne della non aspettata felicità di cotanto amico. Imperoche il trentacinquesimo giorno dopo la morte di Clemente si morì anchora egli, non havendo à pena finito il cinquant’ottesimo anno della sua vita. Dissesi che egli con l’haver mangiato troppi popponi nella stagione distemperata dell’autunno si haveva indebolito si forte lo stomaco, che si era procacciata una febbre occulta, la violenza della quale non potette sopportare».

La cerimonia di intronizzazione del nuovo duca avvenne la mattina del I° novembre. Ercole, vestito con il manto e la beretta ducali «con zoglie e tuto di raso biancho foderato de armelinj come il bavaro, schoperto, de armelinj, strasinando per terra il manto, suso un chavallo baglio coperto di raso biancho», fu accompagnato, nella sua sfilata per le vie di Ferrara, da uno dei più cari amici del padre, Alfonsino Trotti, da Galeazzo Tassoni che pochi minuti prima gli aveva consegnato lo stocco ducale, dal fratello Ippolito e dalla nobiltà tutta. Il popolo, racconta un inviato dei Gonzaga, era assiepato per le strade, «chi ride, e chi piange», combattuto fra la gioia per l’elezione del nuovo duca e il dolore, sincero fino alle lacrime, per la perdita di Alfonso.

I funerali furono celebrati il 3 novembre: Alfonso fu esposto sotto la loggia del cortile del palazzo Ducale, «vestito d’un Manto di Brocato d’oro […] con una berretta di veluto cremosino all’antica fodrato [...] con gioie di gran valuta, una catena d’oro con l’ordine di S. Michiele al collo et da un lato la spada dall’altro il pugnale», la sua famiglia vestita a lutto seduta intorno al cadiletto; per ore una «calcha grande et de homini et de done» sfilò in lacrime per rendere l’ultimo omaggio al duca. Su un palco eretto sotto la loggia sedevano da un lato Ercole, Ippolito, figli di Alfonso e Lucrezia Borgia, le massime cariche cittadine, e gli ambasciatori degli stati italiani e stranieri, dall’altro i «picholi figlioli» di Alfonso e Laura Dianti, Alfonso e Alfonsino.

Dopo l’orazione funebre affidata a Celio Calcagnini, che commosse gli astanti fino alle lacrime, il corpo del duca sfilò per Ferrara, accompagnato dai figli, dalle regole e gli ordini religiosi, dalla sua  guardia di alabardieri, lo Studio cittadino, fino alla sua ultima dimora, il monastero del Corpus Domini.

Bibliografia: M. Equicola, Genealogia delli Signori da Este, ms., Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, cl. II, 349: P. Giovio, La vita di Alfonso da Este duca di Ferrara, di mons. Paolo Giovio Vescovo di Nocera. Tradotta in lingua Toscana, da Giovambattista Gelli Fiorentino [1553], Venezia 1597.

Cite this article as: Marialucia Menegatti, La morte di Alfonso I d’Este, in "STORIEDELLARTE.com", 31 ottobre 2014; accessed 28 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2014/10/la-morte-di-alfonso-i-deste.html.

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