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Barbara Agosti. ‘Giorgio Vasari. Luoghi e tempi delle Vite’

Fig. 1) Giorgio Vasari, Autoritratto, Firenze, Galleria degli Uffizi

Fig. 1) Gior­gio Vasa­ri, Auto­ri­trat­to, Firen­ze, Gal­le­ria degli Uffi­zi

Bar­ba­ra Ago­sti
Gior­gio Vasa­ri. Luo­ghi e tem­pi del­le Vite
Mila­no, Offi­ci­na Libra­ria, 2013

Quel­lo che qui si pre­sen­ta è un ten­ta­ti­vo, com­piu­to in lar­ga par­te nel dia­lo­go con il mon­do degli stu­den­ti, di rior­di­no di dati e mate­ria­li per capi­re la gene­si del libro [le Vite del Vasa­ri]” (p. 8). Così scri­ve l’autrice nel­la sua pre­mes­sa.

Non ho mai let­to nul­la di più ridut­ti­vo (ed ecces­si­va­men­te mode­sto). Il libro del­la Ago­sti è un’opera pre­ge­vo­lis­si­ma, per com­ple­tez­za e chia­rez­za, che rico­strui­sce in det­ta­glio la bio­gra­fia di Vasa­ri, con par­ti­co­la­re riguar­do agli anni fino all’uscita del­la pri­ma edi­zio­ne del­le Vite (la Tor­ren­ti­nia­na, del 1550)1; a par­ti­re da tesi già note, dà loro nuo­va lin­fa e svi­lup­pa con luci­di­tà alcu­ni temi di gran­de impor­tan­za per com­pren­de­re meglio la gene­si dell’opera. Natu­ral­men­te non è pos­si­bi­le dar con­to di tut­ti i det­ta­gli in una recen­sio­ne. Si pos­so­no però rias­su­me­re le linee gui­da dell’opera. Se ne scor­go­no alme­no tre:

Pri­mo: può sem­bra­re bana­le a dir­si, ma esi­ste una stret­ta rela­zio­ne fra la reda­zio­ne del­le Vite e la bio­gra­fia dell’autore. Le loca­li­tà che Vasa­ri visi­ta nel cor­so degli anni, le com­mis­sio­ni che ottie­ne, le ope­re d’arte che vede, le influen­ze arti­sti­che che lo col­pi­sco­no sono natu­ral­men­te rifles­se nel­le Vite.

Secon­do: le Vite pro­ce­do­no per accu­mu­lo di mate­ria­li e stra­ti­fi­ca­zio­ne. Il pro­get­to e la reda­zio­ne dell’opera com­pren­do­no un las­so di tem­po che, con diver­se velo­ci­tà, va pro­ba­bil­men­te dal­la fine degli anni 30 del 1500 fino al 1550 (sen­za con­ta­re poi i diciot­to anni suc­ces­si­vi in cui matu­ra­no le con­di­zio­ni per la secon­da edi­zio­ne, ovve­ro la Giun­ti­na del 1568). A vol­te più, a vol­te meno facil­men­te anche le diver­se fasi di reda­zio­ne dell’opera (i diver­si ‘stra­ti’) sono per­ce­pi­bi­li anche (e soprat­tut­to) nell’ambito di una stes­sa vita.

Ter­zo: rispet­to alla secon­da edi­zio­ne del­le Vite van­no mes­si in discus­sio­ne (o comun­que rica­li­bra­ti) alcu­ni luo­ghi comu­ni: innan­zi tut­to che il pro­get­to ini­zia­le di Vasa­ri fos­se quel­lo di esal­ta­re il prin­ci­pa­to medi­ceo tra­mi­te l’astratta con­trap­po­si­zio­ne fra il ‘dise­gno’ e il ‘colo­re’, la supe­rio­ri­tà del pri­mo rispet­to al secon­do, e, di con­se­guen­za, la supre­ma­zia del­la scuo­la arti­sti­ca tosca­na rispet­to a quel­le del­le altre regio­ni ita­lia­ne.

È sem­pre tenen­do a men­te que­sti tre capi­sal­di che van­no let­te le note che seguo­no.

Fig. 2) Gior­gio Vasa­ri, La cena di San Gre­go­rio (1539), Bolo­gna, Pina­co­te­ca Nazio­na­le

Le Vite: la nasci­ta del­la sto­ria dell’arte

Innan­zi tut­to vale la pena ricor­da­re con le paro­le dell’autrice cosa signi­fi­chi, sto­ri­ca­men­te, la pub­bli­ca­zio­ne del­le Vite per la sto­ria dell’arte.

Pri­ma che nel 1550, pres­so lo stam­pa­to­re duca­le di Firen­ze Loren­zo Tor­ren­ti­no, venis­se pub­bli­ca­ta la pri­ma edi­zio­ne del­le Vite vasa­ria­ne, arti­sti ed ope­re era­no sta­ti sì toc­ca­ti da una lun­ga, varie­ga­ta e tal­vol­ta illu­stre tra­di­zio­ne di let­te­ra­tu­ra, e però mai fino ad allo­ra le ope­re, il loro lin­guag­gio e le per­so­na­li­tà dei loro auto­ri era­no sta­ti pro­iet­ta­ti nel­la dimen­sio­ne di un coe­ren­te rac­con­to sto­ri­co, che Vasa­ri scan­di­sce, dal Due al Cin­que­cen­to sul­la base non dei dati ana­gra­fi­ci degli arti­sti trat­ta­ti, ma dei carat­te­ri e degli svi­lup­pi del loro sti­le: «mi sfor­ze­rò di osser­va­re il più che si pos­sa l’ordine del­le manie­re loro, più che del tem­po». E mai pri­ma di allo­ra si era affac­cia­ta tra le voci del­la let­te­ra­tu­ra arti­sti­ca l’ambizione a copri­re un con­te­sto che non fos­se limi­ta­to ad un ambi­to muni­ci­pa­le o comun­que loca­le, ben­sì aper­to, per quan­to pos­si­bi­le, all’Italia tut­ta. Quel­lo che nel­la Tor­ren­ti­nia­na fa dav­ve­ro impres­sio­ne, infat­ti, non è tut­to ciò che man­ca, ma anzi tut­to ciò che c’è. L’opera sto­rio­gra­fi­ca di Vasa­ri segna dun­que una rot­tu­ra radi­ca­le, e pro­pria­men­te fon­da la moder­na sto­ria dell’arte, qua­le anco­ra oggi la inten­dia­mo e pra­ti­chia­mo” (p. 8).

Le infor­ma­zio­ni di Vasa­ri pro­ven­go­no fon­da­men­tal­men­te da tre diver­si cana­li: le fon­ti scrit­te, il con­fron­to con i per­so­nag­gi che fre­quen­ta e il riscon­tro ocu­la­re. In que­sto sen­so, spe­cie nel­la com­pa­ra­zio­ne fra fon­ti scrit­te e ispe­zio­ne ocu­la­re, Ago­sti ritie­ne di far rica­de­re il prin­ci­pa­le frut­to (e ce ne furo­no mol­ti altri) dell’amicizia fra Vasa­ri e Vin­cen­zio Bor­ghi­ni, gran­de filo­lo­go fio­ren­ti­no di soli quat­tro anni più gio­va­ne dell’artista are­ti­no.

Fig. 3) Gior­gio Vasa­ri, La depo­si­zio­ne (1539–1540), Chie­sa del Mona­ste­ro di Camal­do­li (Arez­zo) – Fon­te: http://it.wahooart.com

L’ispezione ocu­la­re e le ami­ci­zie

È appe­na evi­den­te che l’ispezione ocu­la­re vie­ne eser­ci­ta­ta in coin­ci­den­za dei viag­gi intra­pre­si da Vasa­ri. Si trat­ta, nel­la gran par­te dei casi, di viag­gi di lavo­ro, vale a dire di tra­sfe­ri­men­ti dovu­ti a occa­sio­ni di lavo­ro e a com­mit­ten­ze. Qui c’è da sfa­ta­re un altro luo­go comu­ne, ali­men­ta­to pro­ba­bil­men­te da Vasa­ri stes­so nell’Auto­bio­gra­fia inse­ri­ta all’interno del­la Giun­ti­na, ovve­ro nel­la secon­da edi­zio­ne: quel­lo di un arti­sta feli­ce­men­te cor­ti­gia­no, lega­to in manie­ra inscin­di­bi­le alla dina­stia medi­cea, e facil­men­te affer­ma­to sul­la sce­na cul­tu­ra­le dell’epoca. Nul­la di tut­to ciò.È vero che Vasa­ri comin­ciò la sua car­rie­ra a Roma nel 1532, a ser­vi­zio del car­di­nal Ippo­li­to de’ Medi­ci; è altret­tan­to vero che a metà del­lo stes­so anno era già a Firen­ze, a dispo­si­zio­ne del cugi­no di Ippo­li­to, ovve­ro Ales­san­dro de’ Medi­ci; ma è altret­tan­to inne­ga­bi­le che Gior­gio lascia la cit­tà fio­ren­ti­na ai pri­mi del 1537, dopo l’assassinio di Ales­san­dro. E che il suc­ces­so­re di Ales­san­dro, ovve­ro Cosi­mo I, lo guar­da con sospet­to; si fida poco di lui, e in nes­su­na sim­pa­tia lo ha il poten­tis­si­mo segre­ta­rio di Cosi­mo, Pier­fran­ce­sco Ric­cio. Cosic­ché dal 1537 al 1553 Vasa­ri è sostan­zial­men­te lon­ta­no da Firen­ze e al di fuo­ri del cir­cui­to del­le com­mit­ten­ze medi­cee. Per noi (e per la nasci­ta del­le Vite) una gran for­tu­na.

In que­sti sedi­ci anni, ad esse­re vera­men­te impor­tan­te per Gior­gio (che se ne va da Firen­ze pro­fon­da­men­te col­pi­to dal­la mor­te vio­len­ta di Ales­san­dro e sfi­du­cia­to in meri­to al siste­ma del­le cor­ti) è la rete del­le ami­ci­zie. Le ami­ci­zie, innan­zi tut­to, gli per­met­to­no di tro­va­re com­mis­sio­ni e quin­di di por­ta­re avan­ti la car­rie­ra arti­sti­ca. Sot­to que­sto pun­to di vista figu­re di rife­ri­men­to sono quel­le di Gio­van­ni Lap­po­li det­to il Pol­la­stra, cano­ni­co are­ti­no e suo edu­ca­to­re in gio­ven­tù, e di don Minia­to Pit­ti, aba­te oli­ve­ta­no, che con un’attiva cam­pa­gna pro­mo­zio­na­le gli con­sen­to­no di tro­va­re spa­zio nel­le com­mit­ten­ze degli ordi­ni reli­gio­si. Basta far rapi­da­men­te i con­ti per vede­re che, Vasa­ri è ripe­tu­ta­men­te a Camal­do­li fra 1537 e 1540 e a Raven­na nel 1548, lavo­ran­do per i camal­do­le­si; fra il 1539 e il 1540 pres­so San Miche­le in Bosco a Bolo­gna, nel 1544 a Napo­li, nel 1547 a Rimi­ni al ser­vi­zio degli oli­ve­ta­ni.

Alcu­ne del­le ami­ci­zie vasa­ria­ne sono desti­na­te ad esse­re in qual­che modo ‘oscu­ra­te’ nell’ambito dell’Auto­bio­gra­fia dell’artista: è il caso di quel­la con Pie­tro Are­ti­no, che risa­le alla gio­ven­tù e che, ad esem­pio, lo indu­ce a spo­star­si a Vene­zia (dicem­bre 1541 – esta­te 1542), dove gli era sta­to pre­pa­ra­to il cam­po pro­prio dal­le lodi sper­ti­ca­te che di lui ave­va tes­su­to l’Aretino stes­so. La con­vi­ven­za non deve esse­re sta­ta faci­lis­si­ma, se anni dopo è pos­si­bi­le scor­ge­re trac­cia di dis­sa­po­ri fra i due risa­len­ti pro­prio a quei mesi. Ma è assai pro­ba­bi­le che la sua ‘rimo­zio­ne’ nell’Auto­bio­gra­fia sia dovu­ta più che altro all’immagine di Are­ti­no che, in pie­na Con­tro­ri­for­ma, era sta­ta mes­sa in for­te discus­sio­ne per via del­la sua licen­zio­si­tà.

Fig. 4) Gior­gio Vasa­ri, Alle­go­ria del­la Pazien­za, Vene­zia, Gal­le­rie dell’Accademia – Fon­te: http://it.wahooart.com

 

Fig. 5) Gior­gio Vasa­ri, Alle­go­ria del­la Giu­sti­zia, Vene­zia, Gal­le­rie dell’Accademia (1542) – Fon­te: http://it.wahooart.com

Altre fre­quen­ta­zio­ni deri­va­no dal pri­mis­si­mo sog­gior­no a Roma, a ser­vi­zio di Ippo­li­to de’ Medi­ci, nel 1532. Non si può qui non ricor­da­re, sep­pur di sfug­gi­ta, per­so­nag­gi come Anni­bal Caro e Pao­lo Gio­vio, che col­la­bo­ra­ro­no fat­ti­va­men­te alla reda­zio­ne dell’opera. Se nel caso del Caro è cer­to un ruo­lo di revi­sio­ne, in quel­lo di Gio­vio non ci si può limi­ta­re a que­sto solo aspet­to. Innan­zi tut­to è a Gio­vio, che nell’Auto­bio­gra­fia, Vasa­ri fa risa­li­re l’idea di scri­ve­re un trat­ta­to sul­le vite degli arti­sti. Sia­mo già nel 1546 (p. 73). È noto che si trat­ta di un dato fal­so: la reda­zio­ne del­le Vite era comin­cia­ta da un bel pez­zo, e si trat­ta solo di un arti­fi­cio per col­le­ga­re la pro­pria ope­ra a quel­la dell’autore degli Elo­gia non­ché alle­sti­to­re del Museo 2 ma secon­do Ago­sti è a Gio­vio (che ave­va una cul­tu­ra arti­sti­ca non bana­le) che Vasa­ri fa rife­ri­men­to per le infor­ma­zio­ni sugli arti­sti lom­bar­di che com­pa­io­no nel­la ter­za par­te del­la sua ope­ra (quel­la dedi­ca­ta alla ‘manie­ra moder­na’) 3; “quel­la gio­via­na è una pro­spet­ti­va sto­rio­gra­fi­ca che con­ta dav­ve­ro mol­to per il modo in cui Vasa­ri costrui­sce nel­le Vite lo sno­do tra la secon­da e la ter­za età, rele­gan­do il timi­do clas­si­ci­smo di Peru­gi­no nel­la secon­da e incar­di­nan­do l’avvio del­la ter­za sul­la per­so­na­li­tà rifon­dan­te di Leo­nar­do” (p. 17); e mol­to pro­ba­bil­men­te è lo stes­so Gio­vio (stre­nuo soste­ni­to­re dei Medi­ci) a ‘tosca­niz­za­re’ (non da solo) le Vite tor­ren­ti­nia­ne con­si­glian­do a Vasa­ri di dedi­car­le al duca Cosi­mo.

Vi sono poi (vedre­mo meglio quan­to saran­no impor­tan­ti) tut­te le cono­scen­ze dell’Accademia Fio­ren­ti­na, dal Bor­ghi­ni (a cui abbia­mo già accen­na­to), a Cosi­mo Bar­to­li, a Pier­fran­ce­sco Giam­bul­la­ri, a Car­lo Len­zo­ni.

Fig. 6) Gior­gio Vasa­ri e aiu­ti. Pao­lo III sovrin­ten­de all’edificazione di San Pie­tro (1546). Roma, Palaz­zo del­la Can­cel­le­ria

Le Vite: un’opera stra­ti­fi­ca­ta

Come nasce l’idea del­le Vite? Vasa­ri ci for­ni­sce una ver­sio­ne uffi­cia­le, cui abbia­mo già accen­na­to (ovve­ro a Roma, nel 1546, in una sera­ta con­vi­via­le a palaz­zo Far­ne­se assie­me a Pao­lo Gio­vio ed altri eru­di­ti). Poi però accen­na a una serie di ‘ricor­di’ che ave­va col­le­zio­na­to sin da gio­va­ni per pas­sio­ne ed inte­res­se nei con­fron­ti del­le memo­rie degli arti­sti. In real­tà, già in una let­te­ra del 1537 (cfr. p. 25) Pie­tro Are­ti­no defi­ni­sce Vasa­ri “isto­ri­co, poe­ta, filo­so­fo, e pit­to­re”: la qua­li­fi­ca di ‘sto­ri­co’ com­pa­ri­rà ripe­tu­ta­men­te in testi­mo­nian­ze suc­ces­si­ve di fon­te diver­sa. Segno che le Vite, in nuce, era­no un’idea che Vasa­ri cul­la­va da diver­si anni (e di cui dove­va aver par­la­to con gli inti­mi), par­ten­do dall’analisi del­le fon­ti, ma anche e soprat­tut­to dal riscon­tro diret­to. Non c’è da stu­pir­si, dun­que, se Ago­sti riten­ga che le vite redat­te più pre­co­ce­men­te fac­cia­no rife­ri­men­to ad arti­sti are­ti­ni. E soprat­tut­to che la ste­su­ra dei sin­go­li meda­glio­ni riflet­ta cro­no­lo­gi­ca­men­te i viag­gi di Vasa­ri, con aggiun­te suc­ces­si­ve che stra­ti­fi­ca­no la com­po­si­zio­ne del testo. “Occor­re ricor­da­re che le Vite del 1550 sono infat­ti per un ver­so un libro cre­sciu­to attra­ver­so un len­to e lun­go pro­ces­so, e per un altro ver­so un libro por­ta­to a com­pi­men­to a rot­ta di col­lo, con modi­fi­che e inte­gra­zio­ni che anda­ro­no avan­ti fin­ché ce ne fu la pos­si­bi­li­tà mate­ria­le, e anche con sba­gli e impre­ci­sio­ni che resta­ro­no den­tro comun­que, e che di lì tra­smi­gra­ro­no per­si­no nel­la Giun­ti­na” (p. 29). Gli esem­pi, in meri­to, sono sem­pre pun­tua­li: “Cre­do che la bio­gra­fia di Raf­fael­lo sia sta­ta impian­ta­ta pro­prio sul­la base del­le cose viste, del­le impres­sio­ni e degli appun­ti lega­ti al sog­gior­no roma­no del 1538, sot­to­po­sti poi ad una pro­gres­si­va rie­la­bo­ra­zio­ne… Pro­van­do ad entra­re nel vivo del­la scrit­tu­ra vasa­ria­na, si capi­sce che deve esse­re esi­sti­to un pri­mo sta­dio del­la Vita di Raf­fael­lo in cui, coe­ren­te­men­te, dal­la lode del ritrat­to di Leo­ne X e dei suoi cor­ti­gia­ni nell’Attila si pas­sa­va a quel­lo del papa con i car­di­na­li medi­cei, e pen­so che in que­sto pun­to […] Vasa­ri abbia poi, dopo la sta­gio­ne dei viag­gi dei pri­mi anni Qua­ran­ta, «sirin­ga­to» il ricor­do del­la più par­te del­le altre ope­re del San­zio viste in giro per l’Italia” (p. 29). Ma lo stes­so tipo di discor­so si potreb­be fare per la vita di Leo­nar­do, in cui sem­bra così viva la descri­zio­ne del Cena­co­lo da far sup­por­re all’autrice che vi sia sta­ta una ispe­zio­ne ocu­la­re dell’opera nel cor­so di un non cer­tis­si­mo, ma ormai lar­ga­men­te sup­po­sto viag­gio a Mila­no nel 1548. Tale descri­zio­ne sareb­be quin­di suc­ces­si­va alla reda­zio­ne del­la pri­ma ver­sio­ne del­la bio­gra­fia, in cui si cita come viven­te Otta­via­no de’ Medi­ci, defun­to nel 1546. 4 Il pro­ble­ma di distin­gue­re, nell’ambito di sin­go­li meda­glio­ni bio­gra­fi­ci, fasi diver­se di reda­zio­ne diven­ta quin­di la vera sfi­da dell’interprete di Vasa­ri. E si trat­ta di un lavo­ro infi­ni­to. La pub­bli­ca­zio­ne di que­sto volu­me, ad esem­pio, è sta­ta nel­la sostan­za accom­pa­gna­ta da quel­la degli atti di un con­ve­gno orga­niz­za­to nel 2012 a Firen­ze dal Kun­sthi­sto­ri­sches Insti­tut ed appo­si­ta­men­te dedi­ca­to all’analisi del­le Vite tor­ren­ti­nia­ne 5. Resta inte­so peral­tro che l’autrice ritie­ne (ed argo­men­ta con tesi che non abbia­mo modo qui di richia­ma­re per esi­gen­ze di bre­vi­tà) che il nucleo prin­ci­pa­le del­le Vite sia sta­to redat­to a Roma, tra l’autunno del 1542 e l’estate del 1544 (cfr. pp. 57 sgg.).

Fig. 7) Gior­gio Vasa­ri e aiu­ti, Remu­ne­ra­zio­ne del­la Vir­tù (1546), Roma, Palaz­zo del­la Can­cel­le­ria

Le Vite tor­ren­ti­nia­ne ed il fal­so mito tosca­no­cen­tri­co

C’è un epi­so­dio che baste­reb­be a spie­ga­re quan­to, fino all’ultimo, le Vite tor­ren­ti­nia­ne sia­no rima­ste sle­ga­te dall’esaltazione del prin­ci­pa­to medi­ceo e dell’arte tosca­na come gerar­chi­ca­men­te supe­rio­re rispet­to a quel­le del­le altre regio­ni ita­lia­ne. Nel novem­bre del 1549 muo­re Papa Pao­lo III; a feb­bra­io dell’anno suc­ces­si­vo vie­ne elet­to pon­te­fi­ce Gio­van­ni Maria del Mon­te (Giu­lio III), già pro­tet­to­re di Vasa­ri in anni pre­ce­den­ti. Vasa­ri e Bor­ghi­ni bloc­ca­no le stam­pe dell’opera e per qual­che gior­no pen­sa­no a una dop­pia dedi­ca dell’opera (le pri­me due età a Cosi­mo de’ Medi­ci), la ter­za (la più impor­tan­te, quel­la del­la manie­ra moder­na) a Giu­lio III 6. Peral­tro, la deci­sio­ne di giu­di­ca­re le Vite a Cosi­mo è cro­no­lo­gi­ca­men­te recen­tis­si­ma: risa­le, di fat­to, al 1549. Se è vero che l’opera è uno dei tan­ti stru­men­ti che ven­go­no uti­liz­za­ti da Vasa­ri per con­vin­ce­re Cosi­mo a richia­mar­lo a Firen­ze e a far­lo entra­re nel­la cer­chia del­la sua com­mit­ten­za (cir­co­stan­za che avver­rà solo nel 1553), non è vero che la Tor­ren­ti­nia­na sia scrit­ta con quel­lo spi­ri­to cor­ti­gia­no che è inve­ce pro­prio del­la Giun­ti­na, pub­bli­ca­ta quan­do l’artista are­ti­no è dive­nu­to una del­le cas­se di riso­nan­za degli splen­do­ri del gran­du­ca­to.

Esi­ste sot­to que­sto pun­to di vista una stret­ta rela­zio­ne fra l’attività arti­sti­ca di Vasa­ri e quan­to scrit­to nel­le Vite. Ago­sti in più di un’occasione fa nota­re come il vero mon­do con cui il pit­to­re si con­fron­ta nei suoi qua­dri è quel­lo del­le varie ‘manie­re’ che deri­va­no dall’opera di Raf­fael­lo, e non da quel­la di Miche­lan­ge­lo. L’esaltazione di Miche­lan­ge­lo è un fat­to tar­do. E la stes­sa ami­ci­zia con il Buo­nar­ro­ti è (nono­stan­te quan­to Vasa­ri scri­va nel­la sua Auto­bio­gra­fia) qual­co­sa che si con­so­li­da e sal­da solo dopo la pub­bli­ca­zio­ne del­la pri­ma edi­zio­ne del­le Vite. Seguia­mo l’autrice nel suo ragio­na­men­to: “Oltre all’accrescimento e all’ampliamento di rag­gio del­le cono­scen­ze, con la sta­gio­ne dei viag­gi era matu­ra­to però anche l’impianto cri­ti­co dell’opera [n.d.r. le Vite], in par­ti­co­la­re per la defi­ni­zio­ne e perio­diz­za­zio­ne del­la «ter­za età», quel­la manie­ra moder­na che per esse­re mate­ria anco­ra cal­da e con­tem­po­ra­nea com­por­ta­va agli occhi dell’autore e di chi lo avreb­be let­to mag­gio­ri respon­sa­bi­li­tà di giu­di­zio. Sta­bi­li­to in Leo­nar­do il cri­na­le rispet­to alle sec­chez­ze e agli arcai­smi del­la secon­da età, illu­mi­nan­do­lo nel­la posi­zio­ne di asso­lu­ta pre­mi­nen­za che già gli ave­va attri­bui­to il Gio­vio, è dal con­fron­to con quei dif­fe­ren­ti oriz­zon­ti che nasce l’articolazione appun­to poten­te­men­te geo­gra­fi­ca con cui si apre la ter­za par­te del­le Vite, a par­ti­re dal­le dira­ma­zio­ni del magi­ste­ro vin­cia­no: a Vene­zia, con Gior­gio­ne, che ver­rà supe­ra­to da Tizia­no; in Lom­bar­dia, con Cor­reg­gio, che ver­rà supe­ra­to da Par­mi­gia­ni­no; a Firen­ze, con Pie­ro di Cosi­mo, che ver­rà supe­ra­to da Andrea del Sar­to. Il lavo­ro di pre­pa­ra­zio­ne del­la Tor­ren­ti­nia­na, che fer­ve dal prin­ci­pio degli anni Qua­ran­ta, affon­da dun­que le sue radi­ci nel­le pre­ce­den­ti espe­rien­ze dell’autore, e in pie­na coe­ren­za con l’impianto del­la cul­tu­ra di Vasa­ri pit­to­re, il nucleo cri­ti­co del suo pro­get­to sto­rio­gra­fi­co è inten­sa­men­te raf­fael­le­sco.” (p. 59). Ciò non vuol dire natu­ral­men­te che la Tosca­na sia tra­scu­ra­ta. È per­fet­ta­men­te logi­co, posto che si trat­ta dell’ambiente in cui Vasa­ri è cre­sciu­to e cono­sce meglio. Ma non esi­ste la riven­di­ca­zio­ne di una supre­ma­zia ‘geo­gra­fi­ca’. Natu­ral­men­te, nell’ambito del­le Vite, vi sono anche apprez­za­men­ti osti­li, ad esem­pio nei con­fron­ti del­la pit­tu­ra napo­le­ta­na o bolo­gne­se (cfr. p. 65), ma si trat­ta di pas­sag­gi che fan­no tra­spa­ri­re un’antipatia ricon­du­ci­bi­le mol­to pro­ba­bil­men­te ad espe­rien­ze per­so­na­li capi­ta­te nel cor­so dei rispet­ti­vi sog­gior­ni. Nul­la di più. Gli esem­pi por­ta­ti dall’autrice a sup­por­to del­le sua tesi sono mol­te­pli­ci: ne ricor­dia­mo uno solo, in meri­to alla rispo­sta for­ni­ta (nel 1547) da Vasa­ri a Bene­det­to Var­chi nell’ambito del cele­ber­ri­mo para­go­ne fra pit­tu­ra e scul­tu­ra: “Quan­to eva­ne­scen­te, all’altezza del­la respon­si­va al Var­chi, fos­se nel­la testa del Vasa­ri ogni pro­po­si­to cri­ti­co fio­ren­ti­no­cen­tri­co, lo dice il fat­to che qui il solo mae­stro ad esse­re evo­ca­to a riven­di­ca­re la supe­rio­re vivi­dez­za del­la pit­tu­ra rispet­to all’arte riva­le è quel­lo di Tizia­no” (p. 75).

Fig. 8) Gior­gio Vasa­ri, Ado­ra­zio­ne dei Magi, Rimi­ni, Chie­sa di San For­tu­na­to

È così che Ago­sti può arri­va­re a con­clu­de­re: “Se si tie­ne pre­sen­te che anco­ra in una Vita «tar­da» come è quel­la di Seba­stia­no «l’aria […] pro­pi­zia ai pit­to­ri et a tut­te le per­so­ne inge­gno­se» era quel­la di Roma, non di Firen­ze, il fio­ren­ti­no­cen­tri­smo del­la Tor­ren­ti­nia­na appa­re piut­to­sto una sor­ta di esi­to fina­le, pro­dot­to con­giun­ta­men­te dal­la pre­sen­za, in chiu­su­ra del­la Vita del Buo­nar­ro­ti, e dal­la incor­ni­cia­tu­ra teo­ri­ca in cui l’opera ven­ne, ma solo da ulti­mo, rac­chiu­sa: in prin­ci­pio la dedi­ca­to­ria a Cosi­mo for­mu­la­ta con l’accorto con­si­glio di Pao­lo Gio­vio (ma non anco­ra con­se­gna­ta in tipo­gra­fia nel gen­na­io del 1550), […] e il Proe­mio espli­ci­ta­men­te imper­nia­to sul­la meta­fi­si­ca del dise­gno ela­bo­ra­ta nel­la Lez­zio­ne del Var­chi 7, e in fon­do la Con­clu­sio­ne con le dichia­ra­zio­ni di meto­do, ste­sa con l’assistenza di Vin­cen­zio Bor­ghi­ni. Più avan­ti, una vol­ta sta­bi­li­to che il libro sareb­be sta­to dedi­ca­to a Cosi­mo e pub­bli­ca­to dal Tor­ren­ti­no, il suo lun­go pro­ces­so di gesta­zio­ne e pre­pa­ra­zio­ne si com­pi­rà… con un mas­sic­cio inter­ven­to da par­te degli ami­ci revi­so­ri lega­ti all’Accademia fio­ren­ti­na… i qua­li dal 1548 in poi, men­tre l’autore cor­re die­tro a tan­ti impe­gni diver­si, gli suben­tra­no viep­più nel­la con­dot­ta dell’operazione edi­to­ria­le. È in que­sto momen­to mol­to avan­za­to che il pro­get­to del libro di sto­ria dell’arte lun­ga­men­te ela­bo­ra­to da Gior­gio Vasa­ri, e a poco a poco mes­so in ope­ra con l’assistenza soprat­tut­to di Gio­vio, Anni­bal Caro, Bor­ghi­ni, andrà incon­tro ad una ster­za­ta pro­fon­da nei suoi inten­di­men­ti, qua­si fos­se­ro gli ami­ci let­te­ra­ti a capi­re pri­ma e meglio di lui che era quel­la, l’opera del­le Vite, la car­ta più uti­le da gio­ca­re per otte­ne­re di esse­re chia­ma­to a Firen­ze” (pp. 77–78).

Resta da chie­der­si del­la scel­ta di col­lo­ca­re alla fine dell’opera, già in que­sta edi­zio­ne, la bio­gra­fia di Miche­lan­ge­lo, uni­co arti­sta viven­te accol­to nell’opera e qua­si natu­ra­le sfo­cio del­lo svi­lup­po del­le arti. Una scel­ta di Gior­gio? Un con­si­glio degli ami­ci? Da evi­den­ze inter­ne, dice Ago­sti, la bio­gra­fia sem­bre­reb­be scrit­ta tar­di, attor­no al 1547, e quin­di potreb­be aver stra­vol­to un dise­gno diver­so, quel dise­gno più geo­gra­fi­ca­men­te distri­bui­to, in cer­ca del­la ‘manie­re’ raf­fael­le­sche di cui si è pri­ma par­la­to. Su que­sto tema resta un pun­to inter­ro­ga­ti­vo. Ma, a dire il vero, alla fine del­la let­tu­ra del libro l’impressione gene­ra­le è la per­ce­zio­ne di quan­to sia sta­to scrit­to di Vasa­ri da un lato, e di quan­to resti da scri­ve­re dall’altro, alla ricer­ca di una veri­tà che ci appa­re affa­sci­nan­te, ma che, for­se, non cono­sce­re­mo mai.


Bar­ba­ra Ago­sti. ‘Gior­gio Vasa­ri. Luo­ghi e tem­pi del­le Vite’. Mila­no, Offi­ci­na Libra­ria, 2013 (ENGLISH VERSION) | Let­te­ra­tura arti­sti­ca

 


  1. Le Vite del Vasa­ri sono usci­te in due edi­zio­ni: la Tor­ren­ti­nia­na (1550) e la Giun­ti­na (1568). Per la loro con­sul­ta­zio­ne si riman­da alla edi­zio­ne cura­ta da Pao­la Baroc­chi e Rosan­na Bet­ta­ri­ni (San­so­ni pri­ma e S.P.E.S poi, 1966–1997). 
  2. Pao­lo Gio­vio, Elo­gi degli uomi­ni illu­stri, a cura di Fran­co Minon­zio, Tori­no, Einau­di, 2006. 
  3. L’argomento è sta­to ampia­men­te affron­ta­to dal­la stes­sa autri­ce in Pao­lo Gio­vio. Uno sto­ri­co lom­bar­do nel­la cul­tu­ra arti­sti­ca del Cin­que­cen­to, Leo S. Olschl­ki, 2008 
  4. Si veda in meri­to su que­sto blog Gio­van­ni Maz­za­fer­ro, Vasa­ri e la ‘Que­stio­ne ome­ri­ca’: oppo­ste inter­pre­ta­zio­ni del­le Vite alla luce del­la bio­gra­fia di Leo­nar­do da Vin­ci
  5.  Gior­gio Vasa­ri e il can­tie­re del­le Vite del 1550, a cura di Bar­ba­ra Ago­sti, Sil­via Ginz­burg, Ales­san­dro Nova, Vene­zia, Mar­si­lio, 2013. 
  6. Si veda Car­lo Maria Simo­net­ti, La vita del­le «Vite» vasa­ria­ne. Pro­fi­lo sto­ri­co di due edi­zio­ni, Firen­ze, Leo S. Olsch­ki, 2005. 
  7. Bene­det­to Var­chi, Lez­zio­ne del­la mag­gio­ran­za del­le arti in Pao­la Baroc­chi, Scrit­ti d’arte del Cin­que­cen­to, Tomo I, Mila­no-Napo­li, Ric­ciar­di, 1971–1977.
Cite this article as: Giovanni Mazzaferro, Barbara Agosti. ‘Giorgio Vasari. Luoghi e tempi delle Vite’, in "STORIEDELLARTE.com", 16 ottobre 2014; accessed 9 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/10/barbara-agosti-giorgio-vasari-luoghi-e-tempi-delle-vite-milano-officina-libraria-2013.html.

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One Response to Barbara Agosti. ‘Giorgio Vasari. Luoghi e tempi delle Vite’

  1. leonherd 11 gennaio 2015 at 19:51 #

    Raf­fael­lo e Vasa­ri copia­va­no Miche­lan­ge­lo

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