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Aperta la mostra “Memling. Rinascimento fiammingo”

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È dav­ve­ro di “rara bel­lez­za” – per usa­re le paro­le del pre­si­den­te dell’Azienda Spe­cia­le Palaex­po Fran­co Ber­na­bè – la mostra Mem­ling. Rina­sci­men­to fiam­min­go che da doma­ni 11 otto­bre e fino al 18 gen­na­io 2015 sarà aper­ta al pub­bli­co alle Scu­de­rie del Qui­ri­na­le di Roma. E pazien­za se il (com­pren­si­bil­men­te) cele­bra­to, e ormai mito­lo­gi­co, Trit­ti­co del Giu­di­zio Uni­ver­sa­le alla fine non si sia schio­da­to dal Muzeum Naro­do­we w Gdańsku di Dan­zi­ca, nono­stan­te il dado sem­bra­va ormai già trat­to e l’accordo pre­so. Per­ché l’esposizione roma­na, dedi­ca­ta ad uno dei più emi­nen­ti pro­ta­go­ni­sti del­la pit­tu­ra euro­pea del XV seco­lo, non lesi­na di cer­to in capo­la­vo­ri.

A comin­cia­re dal Ritrat­to di uomo con mone­ta roma­na (l’umanista Ber­nar­do Bem­bo?), pro­ve­nien­te da Anver­sa, con cui si è deci­so di acco­glie­re il visi­ta­to­re nel­la pri­ma del­le set­te sezio­ni in cui è arti­co­la­to il per­cor­so espo­si­ti­vo. Attri­bui­to in pas­sa­to ad Anto­nel­lo da Mes­si­na, la tavo­la sor­pren­de per la ecce­zio­na­le pre­ci­sio­ne con cui Mem­ling dipin­ge l’iscrizione e l’effigie di Nero­ne, degna del più con­su­ma­to ora­fo. Il dipin­to riman­da al Ritrat­to di Cosi­mo il Vec­chio degli Uffi­zi, rea­liz­za­to da San­dro Bot­ti­cel­li più o meno negli stes­si anni (pec­ca­to non veder­lo in mostra) e spie­ga bene il fil-rou­ge che per­cor­re di fat­to l’intera espo­si­zio­ne: l’enorme sug­ge­stio­ne che l’arte di Mem­ling ebbe sul­la pit­tu­ra ita­lia­na di fine Quat­tro­cen­to e, vice­ver­sa, la sua straor­di­na­ria abi­li­tà, pur non aven­do mai mes­so pie­de in Ita­lia, di assor­bi­re model­li e moti­vi del nostro Rina­sci­men­to. Anzi, per cer­ti ver­si, anti­ci­pan­do­lo, tan­to nei ritrat­ti e nei pae­sag­gi (nien­te­di­me­no che nel­lo sfon­do del­la Gio­con­da sono sta­ti rico­no­sciu­ti ele­men­ti ispi­ra­ti a Mem­ling) che nel­la devo­zio­ne espres­sa median­te le imma­gi­ni.

La mostra pro­se­gue pren­den­do in esa­me, uno alla vol­ta e in manie­ra sem­pre chia­ra, tut­ti gli aspet­ti del­la pro­du­zio­ne del pit­to­re fiam­min­go, dal­le monu­men­ta­li pale d’altare ai più pic­co­li alta­ro­li por­ta­ti­li, fino ai cele­ber­ri­mi e assai remu­ne­ra­ti­vi ritrat­ti (Mem­ling, non anco­ra vec­chio, mori­rà ric­chis­si­mo), ico­ne di una pazien­za già anti­ca,  con un occhio par­ti­co­la­re all’approfondimento sul­le for­me di mece­na­ti­smo che fece­ro da pro­pul­so­re alla car­rie­ra dell’artista. Non deve sor­pren­de­re, allo­ra, spul­cian­do la lista dei com­mit­ten­ti, ritro­va­re la fami­lia­ri­tà di nomi ita­lia­ni, per­ché quel­li che lo han­no volu­to di più sono sta­ti gli abbien­ti mer­can­ti fio­ren­ti­ni lega­ti al Ban­co dei Medi­ci di Bru­ges, o gli agen­ti di Geno­va e del­la Sere­nis­si­ma, che oltre a con­dur­re abil­men­te i pro­pri affa­ri eco­no­mi­ci e finan­zia­ri, spes­so e volen­tie­ri richie­de­va­no ope­re d’arte.

Cura­ta da Till-Hol­ger Bor­chert, uno dei mas­si­mi esper­ti inter­na­zio­na­li di arte fiam­min­ga del XV seco­lo e cura­to­re del Mem­ling Museum di Bru­ges, la mostra si rive­la fin da subi­to soli­da e tra­di­zio­na­le sia nell’impianto espo­si­ti­vo che nel feli­cis­si­mo cri­te­rio di alle­sti­men­to, clas­si­ca­men­te mono­cro­mo. Tenen­do ben pre­sen­te il non imme­dia­to impat­to emo­ti­vo del­le deli­ca­te tavo­le del fiam­min­go, è sta­ta volu­ta­men­te ban­di­ta qual­si­vo­glia for­ma di distra­zio­ne e gli appa­ra­ti dida­sca­li­ci sono esau­rien­ti e facil­men­te leg­gi­bi­li per per­met­te­re a chiun­que, spe­cia­li­sti e non,  di gode­re di que­sto even­to uni­co ed irri­pe­ti­bi­le.

L’occasione è sto­ri­ca, infat­ti, anche per le ricom­po­si­zio­ni di trit­ti­ci e dit­ti­ci scom­po­sti nei seco­li e con­ser­va­ti spar­si nel­le loro par­ti in musei di tut­to il mon­do. Ad esem­pio, è espo­sto in tut­ta la sua inte­gri­tà il Trit­ti­co di Jan Crab­be, pic­co­lo alta­re por­ta­ti­le che pren­de il nome dal com­mit­ten­te, l’abate cister­cen­se Jan Crab­be tito­la­re dell’abbazia del­le Dune a Coxy­de. Ebbe­ne, la Cro­ci­fis­sio­ne cen­tra­le vie­ne dal­la Pina­co­te­ca Civi­ca di Palaz­zo Chie­ri­ca­ti a Vicen­za, la par­te inter­na del­le ante dal­la Pier­point Mor­gan Libra­ry di New York e infi­ne la par­te ester­na con la deli­ca­ta Annun­cia­zio­ne dal Groe­ning­mu­seum di Bru­ges. Un altro trit­ti­co ricom­po­sto per la pri­ma vol­ta è il cosid­det­to Trit­ti­co Paga­gnot­ti, dipin­to intor­no nel 1480 per l’omonimo vesco­vo fio­ren­ti­no Bene­det­to, con­ser­va­to in par­te agli Uffi­zi di Firen­ze (il pan­nel­lo cen­tra­le con la Ver­gi­ne col Bam­bi­no e Ange­li) e in par­te alla Natio­nal Gal­le­ry di Lon­dra. Ma non fini­sce qui. Anche il Dit­ti­co del Cri­sto bene­di­cen­te è sta­to rimon­ta­to nel­le sue due par­ti: il vol­to del Cri­sto arri­va da Palaz­zo Bian­co di Geno­va e la Mater Dolo­ro­sa da una col­le­zio­ne pri­va­ta ingle­se. E a ripro­va del fasci­no che Mem­ling eser­ci­tò sul­la cul­tu­ra fio­ren­ti­na e ita­lia­na di tar­do Quat­tro­cen­to, la mostra pro­po­ne nell’ultima sala il for­mi­da­bi­le con­fron­to con la fede­le copia di quel Cri­sto ese­gui­ta dal Ghir­lan­da­io nel 1490 (a tem­pe­ra, però, non ad olio)e pro­ve­nien­te dal Museum of Fine Art di Phi­la­del­phia.

Colos­sa­le è sta­to lo sfor­zo degli orga­niz­za­to­ri che sono riu­sci­ti a por­ta­re nel­la capi­ta­le pez­zi fra­gi­li (par­lia­mo di tavo­le) che si muo­vo­no con estre­ma dif­fi­col­tà, con­ces­si pro­prio per l’eccezionalità dell’evento. Il Lou­vre, ad esem­pio, ha invia­to a Roma il qua­si ina­mo­vi­bi­le Trit­ti­co del­la Resur­re­zio­ne, men­tre da Bru­ges, inve­ce, arri­va il Trit­ti­co del­la fami­glia Moreel che fa da gran­dio­so fon­da­le al pri­mo pia­no.

Una espo­si­zio­ne dedi­ca­ta a Mem­ling di tale por­ta­ta, in Ita­lia, non era mai sta­ta rea­liz­za­ta. Pro­ba­bil­men­te in mol­ti, in Ita­lia, Mem­ling nep­pu­re lo cono­sco­no. Su ammis­sio­ne stes­sa del cura­to­re è sta­ta for­se una scel­ta “paz­za”. Un plau­so, allo­ra, a chi ha avu­to il corag­gio di pro­por­la e pun­ta­re tut­to e solo sul­la qua­li­tà, a dispet­to dei soli­ti even­to­ni pop e acchiap­pa-pub­bli­co tan­to di moda da qual­che anno a que­sta par­te. Per­ché  non è solo Cara­vag­gio quel­lo che luc­ci­ca.

Cite this article as: Giovanni De Girolamo, Aperta la mostra “Memling. Rinascimento fiammingo”, in "STORIEDELLARTE.com", 11 ottobre 2014; accessed 9 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/10/aperta-la-mostra-memling-rinascimento-fiammingo.html.

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