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Sui quadri di Leonardo al Louvre

Ingres, Francesco I riceve l'ultimo respiro di Leonardo da Vinci, 1818, Parigi, Petit Palais, Musée des Beaux-Arts

J.-A. Domi­ni­que Ingres, Fran­ce­sco I rice­ve l’ultimo respi­ro di Leo­nar­do da Vin­ci, 1818, Pari­gi, Petit Palais, Musée des Beaux-Arts
Cre­dit: Petit Palais / Roger Viol­let

Tra gli even­ti che domi­ne­ran­no il 2015, nel bene o nel male, ci sarà di sicu­ro la mostra dedi­ca­ta a Leo­nar­do da Vin­ci, che apri­rà a Mila­no in pri­ma­ve­ra, quin­di­ci gior­ni pri­ma dell’inaugurazione dell’Expo. Natu­ral­men­te, già stan­no cir­co­lan­do annun­ci e dichia­ra­zio­ni su que­sto even­to, che appa­io­no spes­so pur­trop­po anche far­ci­ti di ine­sat­tez­ze e frain­ten­di­men­ti.
Qual­che gior­no fa, un arti­co­lo di un gran­de quo­ti­dia­no onli­ne annun­cia­va —non sen­za erro­ri mar­chia­ni— il pre­sti­to di tre ope­re di Leo­nar­do dal Lou­vre, rimar­can­do, per faci­le pre­sa sul pub­bli­co, la soli­ta tri­ta riven­di­ca­zio­ne nazio­na­li­sta: un sen­ti­to gra­zie ai fran­ce­si per la “con­ces­sio­ne” anche se le ope­re sono sta­te dipin­te in Ita­lia e qui dovreb­be­ro sta­re. Facil­men­te, come si può imma­gi­na­re, la cir­co­la­zio­ne di que­ste noti­zie nel­la nostra pagi­na Face­book ha inne­sca­to una rid­da incon­trol­la­ta di com­men­ti sul­le rube­rie napo­leo­ni­che, sul genio ita­li­co e la Gio­con­da, che qual­che uten­te più infor­ma­to ha ten­ta­to inu­til­men­te di rin­tuz­za­re.

In meri­to alla con­ces­sio­ne, da par­te del Museo del Lou­vre, di alcu­ni pre­sti­gio­si dipin­ti desti­na­ti a esse­re espo­sti a Mila­no, in occa­sio­ne del­la mostra Leo­nar­do da Vin­ci 1452 – 1519 Il Dise­gno del Mon­do, riman­dia­mo al più com­ple­to arti­co­lo del Cor­rie­re del­la Sera, in cui si ripor­ta­no stral­ci di un’intervista a Maria Tere­sa Fio­rio, cura­tri­ce dell’esposizione assie­me a Pie­tro Mara­ni.

Appro­fit­tia­mo però per rica­pi­to­la­re bre­ve­men­te la que­stio­ne del­la pro­ve­nien­za del­le ope­re del Lou­vre. La cospi­cua pre­sen­za di ope­re di Leo­nar­do nel museo pari­gi­no si deve a fat­ti ben pre­ce­den­ti le fami­ge­ra­te spo­lia­zio­ni napo­leo­ni­che, si trat­ta cioè di qua­dri che han­no lascia­to l’Italia da mol­tis­si­mo tem­po, in alcu­ni casi pro­ba­bil­men­te al segui­to di Leo­nar­do stes­so.
L’artista tra­scor­re infat­ti gli ulti­mi anni del­la pro­pria vita in Fran­cia, sti­pen­dia­to da Fran­ce­sco I, e muo­re ad Amboi­se il 2 mag­gio 1519. Alcu­ne pre­zio­se noti­zie sul suo sog­gior­no fran­ce­se ci ven­go­no da Anto­nio De Bea­tis, segre­ta­rio del car­di­na­le Lui­gi d’Aragona, che nell’autunno del 1517 scri­ve di ave­re incon­tra­to Leo­nar­do e il suo allie­vo Fran­ce­sco Mel­zi nel Castel­lo di Cloux, e aggiun­ge che lo stes­so pit­to­re ave­va mostra­to loro

«tre qua­tri, uno di cer­ta don­na fio­ren­ti­na, fac­to di natu­ra­le ad instan­tia del quon­dam Magni­fi­co Iulia­no de Medi­ci, l’altro di san Iohan­ne Bap­ti­sta gio­va­ne, et uno de la Madon­na et del figlio­lo che stan posti in grem­mo de sanc­ta Anna, tuc­ti per­fec­tis­si­mi».

Già nel 1517 un cospi­cuo nucleo di ope­re di Leo­nar­do si tro­va­va dun­que in Fran­cia e alcu­ni qua­dri furo­no for­se ven­du­ti al re fran­ce­se da un altro allie­vo di Leo­nar­do, Gian Gia­co­mo Caprot­ti det­to il Salaì, tra il 1517–1518 (le cita­zio­ni sono trat­te dal­la voce cura­ta da Pie­tro C. Mara­ni per il Dizio­na­rio bio­gra­fi­co degli Ita­lia­ni).
Inol­tre, è pos­si­bi­le che diver­se ope­re rea­liz­za­te per la cor­te sfor­ze­sca di Ludo­vi­co il Moro, abbia­no lascia­to l’Italia nel 1499, o negli anni imme­dia­ta­men­te suc­ces­si­vi, dopo la con­qui­sta del duca­to mila­ne­se da par­te di Lui­gi XII e l’instaurarsi, a Mila­no, di un gover­no fran­ce­se.

La pro­ve­nien­za più anti­ca dei qua­dri di Leo­nar­do ora al Lou­vre e che saran­no espo­sti a Mila­no l’anno pros­si­mo ha dun­que una sto­ria, in lar­ga par­te, fran­ce­se. La cosid­det­ta Bel­le Fer­ro­niè­re, che Bal­la­rin pro­po­ne di iden­ti­fi­ca­re con Isa­bel­la d’Aragona, infe­li­ce moglie del duca di Mila­no Galeaz­zo Maria Sfor­za, potreb­be appar­te­ne­re al grup­po di dipin­ti ese­gui­ti da Leo­nar­do per la cor­te mila­ne­se e da lui stes­so por­ta­ti in Fran­cia. Lo stes­so Bal­la­rin non esclu­de, infat­ti, l’ipotesi che la Bel­le Fer­ro­niè­re sia il ritrat­to «di una cer­ta signo­ra de Lom­bar­dia» visto dal car­di­na­le Lui­gi d’Aragona e dal suo segre­ta­rio Anto­nio De Bea­tis nell’occasione del­la loro visi­ta al castel­lo di Blois nel 1517. De Bea­tis scri­ve di ave­re visto nel­la biblio­te­ca del Castel­lo:

«un qua­tro dove è pin­ta­ta ad oglio una cer­ta signo­ra de Lom­bar­dia di natu­ra­le assai bel­la, ma al mio judi­tio non tan­to come la Signo­ra Gua­lan­da» (ed. Cha­stel, 1987, p. 244; trans. Hale, 1979, pp. 133–134).

Il San Gio­van­ni Bat­ti­sta, pro­ba­bil­men­te iden­ti­fi­ca­bi­le nel «san Iohan­ne Bap­ti­sta gio­va­ne» visto da De Bea­tis nel 1517, pas­sò for­se a Salaì, che insie­me a Fran­ce­sco Mel­zi ere­di­tò gran par­te del­la pro­du­zio­ne gra­fi­ca e pit­to­ri­ca del mae­stro, e fu ven­du­to dopo la sua mor­te, avve­nu­ta nel 1525. La pri­ma noti­zia sicu­ra del dipin­to risa­le al 1630 cir­ca, quan­do si tro­va in pos­ses­so di Roger Duples­sis de Lian­court, ciam­bel­la­no di Lui­gi XIII alla cor­te ingle­se, e che lo cede a Car­lo I d’Inghilterra. Mes­so all’asta assie­me ai beni del sovra­no, dopo la sua ese­cu­zio­ne capi­ta­le nel gen­na­io 1649, il San Gio­van­ni è acqui­sta­to da Eve­rard Jaba­ch, ban­chie­re e col­le­zio­ni­sta, e da que­sti ven­du­to al re di Fran­cia Lui­gi XIV. Dal 1683 è inven­ta­ria­to nel­le col­le­zio­ni rea­li fran­ce­si (cfr. la rico­stru­zio­ne di Mara­ni).

Anche la Ver­gi­ne del­le roc­ce, che il museo fran­ce­se non ha con­ces­so, abban­do­nò pre­stis­si­mo l’Italia. Com­mis­sio­na­ta al pit­to­re da Ludo­vi­co Sfor­za nel 1483 per la cap­pel­la pala­ti­na del­la chie­sa di San Got­tar­do, fu pro­ba­bil­men­te tra­sfe­ri­ta in Fran­cia nel 1499, all’indomani del tra­col­lo del Moro. Secon­do l’ipotesi avan­za­ta da Bal­la­rin, il qua­dro sareb­be sta­to pre­co­ce­men­te dona­to dal­lo stes­so Ludo­vi­co Sfor­za all’imperatore Mas­si­mi­lia­no I d’Asburgo in occa­sio­ne del suo matri­mo­nio, nel 1493, con la nipo­te Bian­ca Maria Sfor­za.1 La pala potreb­be poi esse­re sta­ta cedu­ta a Fran­ce­sco I quan­do que­sti, nel 1530, spo­sa Eleo­no­ra d’Asburgo, sorel­la di Car­lo I. Di cer­to, comun­que, la Ver­gi­ne del­le roc­ce del Lou­vre nel 1625 era già a Fon­tai­ne­bleau, ed è così descrit­ta da Cas­sia­no Dal Poz­zo nel suo Gior­na­le di viag­gio in Fran­cia:

«Vede­mo poi quel­li [qua­dri] di Lio­nar­do da Vin­ci e pri­mie­ra­men­te un qua­dro gran­de di 9 e più pal­mi incir­ca in tavo­la da alto ton­do e a bas­so qua­dro, lar­go quat­tro pal­mi o poco più incor­ni­cia­to nel qual sono tre figu­re, cioe la Madon­na che ha un aria pro­pria­men­te divi­na fat­ta con estre­mis­si­ma dili­gen­za ingi­noc­chia­ta reve­ren­te il figlio­li­no che assi­so in ter­ra sta in atto di dar la bene­di­zio­ne a S. Gio­van­ni che gli s’inchina come ingi­noc­chian­do­si; Die­tro v’e come sas­so o ver­du­ra scu­ra, cosi fin­ta per dar più rilie­vo al chia­ro del­la car­na­gio­ne […]»

 

  1. Per tut­te le que­stio­ni qui solo accen­na­te sul­la Bel­le Fer­ro­niè­re e sul­la Ver­gi­ne del­le roc­ce del Lou­vre si veda A. Bal­la­rin, Leo­nardo a Mi­lano. Pro­blemi di leo­nar­di­smo mi­la­nese tra Quat­tro­cento e Cin­que­cento. Gio­vanni An­to­nio Bol­traf­fio pri­ma del­la pala Ca­sio, con la col­la­bo­ra­zione di M. Me­ne­gatti e B.M. Savy, 4 tomi, Edi­zioni dell’Aurora, Ve­rona 2010, tomo III, capi­to­lo II, e in par­ti­co­la­re le pp. 198–199, 574–575
Cite this article as: Marialucia Menegatti, Sui quadri di Leonardo al Louvre, in "STORIEDELLARTE.com", 21 settembre 2014; accessed 24 maggio 2017.
http://storiedellarte.com/2014/09/sui-quadri-di-leonardo-a-louvre.html.

3 Responses to Sui quadri di Leonardo al Louvre

  1. Gades Gades 14 luglio 2015 at 13:50 #

    Il Lou­vre non pre­sta la Gio­con­da per­chè se no non andreb­be piu nes­su­no a visi­tar­lo. Sie­te mai anda­ti al Lou­vre? beh se non ci sie­te anda­ti non anda­te­ci , un museo cen­tro com­mer­cia­le dove si con­su­ma­no ope­re come un pac­chet­to di pata­ti­ne masti­ca­te sen­za sen­ti­re il sapo­re e dige­ri­te alla velo­ci­tà del­la luce. Cen­ti­na­ia di ope­re che non ven­go­no nem­me­no guar­da­te e vis­su­te ( si per­chè l arte si vive e io lo so bene) . Un Leo­nar­do io me lo godo a Firen­ze respi­ran­do aria Tosca­na e se pror­pio devo visi­ta­re Pari­gi vado al Dor­say per vede­re pit­to­ri fran­ce­si.

  2. giuseppe 14 aprile 2015 at 17:53 #

    Quin­di per­chè non vie­ne pre­sta­ta la mona lisa men­tre noi pre­stia­mo a loro?

    • Sergio Momesso 15 aprile 2015 at 16:24 #

      Gra­zie per il com­men­to.
      Ovvia­men­te la moti­va­zio­ne uffi­cia­le andreb­be richie­sta al Museo del Lou­vre dove il dipin­to è con­ser­va­to.

      Lei in ogni caso sol­le­va una que­stio­ne spi­no­sis­si­ma: i pre­sti­ti sono sem­pre comun­que even­ti mol­to trau­ma­ti­ci per le ope­re d’arte anti­ca, tan­to più per un dipin­to su tavo­la come quel­lo cele­ber­ri­mo di Leo­nar­do da Vin­ci.

      Salu­ti

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