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Per l’Olimpo di Rues: una Venere e un Apollo

Come acca­de mol­to spes­so, l’addentrarsi per moti­vi di stu­dio e di ricer­ca nel mon­do di un deter­mi­na­to arte­fi­ce – con quan­to ciò impli­ca, ovvia­men­te, in ter­mi­ni di biblio­gra­fia con­sul­ta­ta e di lavo­ri più o meno auto­gra­fi incon­tra­ti – por­ta, alle vol­te con una cer­ta inge­nua e com­pren­si­va osses­sio­ne, a ricon­si­de­ra­re ope­re che si era­no archi­via­te come cose desti­na­te a vive­re anco­ra nell’anonimato, oppu­re a riflet­te­re con sguar­do più atten­to sui dub­bi intor­no a quel­le entra­te ormai con una cer­ta sicu­rez­za nel cata­lo­go di un pre­ci­so arti­sta. E ciò è quan­to mi è acca­du­to occu­pan­do­mi recen­te­men­te di Tom­ma­so Rues, scul­to­re atti­vo a Vene­zia nel­la secon­da metà del Sei­cen­to, il qua­le, gra­zie a quel pro­ces­so di ricon­si­de­ra­zio­ne che ho sin­te­tiz­za­to poco sopra, ritor­ne­rà a bre­ve a esse­re pro­ta­go­ni­sta con ulte­rio­ri aggiun­te al suo cata­lo­go, due del­le qua­li ho deci­so di pre­sen­ta­re qui in ante­pri­ma nel­la spe­ran­za di poter­ne rin­trac­cia­re l’attuale ubi­ca­zio­ne, essen­do­mi que­sta anco­ra del tut­to sco­no­sciu­ta.

Le scul­tu­re che qui vado ad inse­ri­re nel cor­pus del­le rea­liz­za­zio­ni del tede­sco Tom­ma­so Rues (1636–1703),1 sono due ope­re che ho incon­tra­to del tut­to ina­spet­ta­ta­men­te, in momen­ti dif­fe­ren­ti tra loro, ma in una situa­zio­ne assai simi­le, ovve­ro sfo­glian­do due note rivi­ste: da una par­te, per il busto di Vene­re, il secon­do volu­me del 1998 del­la Gaz­zet­ta Anti­qua­ria; dall’altra, e sia­mo all’Apol­lo, il nume­ro del novem­bre 1990 di Casa Vogue Anti­ques, rim­pian­to perio­di­co il cui set­to­re cul­tu­ra era cura­to magi­stral­men­te da Alvar Gon­zá­lez-Pala­cios.

Nel pri­mo caso, la scul­tu­ra, con­ser­va­ta all’epoca in una gal­le­ria di Mila­no, è pre­sen­ta­ta, nell’inserzione pub­bli­ci­ta­ria del­la stes­sa, con una foto­gra­fia la cui dida­sca­lia d’accompagnamento ripor­ta, oltre al tito­lo dell’opera, le misu­re (80 cen­ti­me­tri di altez­za) e il mate­ria­le (mar­mo bian­co di Car­ra­ra), un’attribuzione dubi­ta­ti­va a Ora­zio Mari­na­li, uno dei più impor­tan­ti e pro­li­fi­ci scul­to­ri vene­ti del­la secon­da metà del Sei­cen­to, atti­vo fino al 1720, anno del­la sua mor­te.


1 – Da "Gazzetta Antiquaria", II, 1998.

1 – Da “Gaz­zet­ta Anti­qua­ria”, II, 1998.

2 – Tommaso Rues, Venere. Ubicazione ingota.

2 – Tom­ma­so Rues, Vene­re. Ubi­ca­zio­ne ingo­ta.


3 – Tommaso Rues, Venere. Ubicazione ignota.

3 – Tom­ma­so Rues, Vene­re. Ubi­ca­zio­ne igno­ta.

A me del tut­to igno­ta fino ad allo­ra, que­sta Vene­re (giu­sta l’identificazione del sog­get­to, come dimo­stra tra l’altro il cuo­re al cen­tro del moni­le che impre­zio­si­sce il dia­de­ma) non sem­bra affat­to mostra­re i carat­te­ri tipi­ci del­lo sti­le del gran­de bas­sa­ne­se: assen­te infat­ti è quel­la «pie­nez­za pla­sti­ca del­la for­ma ampia e aper­ta alla luce», quel­la «nuo­va lar­ghez­za e ario­si­tà» che si riscon­tra, ad esem­pio, in uno dei pochi busti a lui con­cor­de­men­te ascrit­ti, ossia l’Erco­le nel­la col­le­zio­ne del­la Ban­ca Popo­la­re di Vicen­za. Andrà infat­ti ricor­da­to che in que­sto set­to­re gli esem­pi ascri­vi­bi­li ad Ora­zio «si sono ridot­ti all’osso a segui­to del­la revi­sio­ne, non più rin­via­bi­le, a cui è sta­to sot­to­po­sto il cata­lo­go del­lo scul­to­re, con la con­se­guen­te espun­zio­ne di un nume­ro con­si­de­re­vo­le di ope­re […], in tem­pi pas­sa­ti e recen­ti trop­po fret­to­lo­sa­men­te attri­bui­te a Mari­na­li».

Disco­stan­do­si quin­di dal­la sen­si­bi­le finez­za pit­to­ri­ca del model­la­to che carat­te­riz­za lo sti­le di que­sto scul­to­re, la nostra raf­fi­gu­ra­zio­ne di Vene­re espri­me il lavo­ro di un arti­sta dedi­to a una defi­ni­zio­ne cal­li­gra­fi­ca dei det­ta­gli, ove la descri­zio­ne minu­zio­sa, mec­ca­ni­ca, a pun­ta di scal­pel­lo del­le cioc­che dei capel­li, il dise­gnar­si net­to dei trat­ti fisio­no­mi­ci (col par­ti­co­la­re, qui, del­le lab­bra tumi­de ben evi­den­zia­te), così come l’estrema poli­tez­za del­le car­ni e il ser­ra­to dispor­si dei pan­neg­gi, mi por­ta a col­lo­car­la sen­za indu­gio accan­to alle miglio­ri pro­ve che Rues abbia com­piu­to nell’ambito di que­sta spe­ci­fi­ca pro­du­zio­ne, desti­na­ta, lo si è più vol­te riba­di­to, alla deco­ra­zio­ne d’interni e alla sod­di­sfa­zio­ne del­le richie­ste più o meno esi­gen­ti sia del col­le­zio­ni­smo pri­va­to che del mer­ca­to arti­sti­co.

Tra i con­fron­ti for­ma­li che si pos­so­no richia­ma­re a soste­gno di tale pater­ni­tà basti cita­re la for­te tan­gen­za che inter­cor­re, ad esem­pio, tra il busto qui illu­stra­to e il capo del­la Cari­tà nel Bromp­ton Ora­to­ry di Lon­dra, da un lato, e, dall’altro, con quel­lo del­la figu­ra dal­lo stes­so sog­get­to nel­la cap­pel­la di San Gio­van­ni del­la Cro­ce nel­la chie­sa vene­zia­na degli Scal­zi a Vene­zia. Pal­ma­re, inol­tre, è la con­so­nan­za, soprat­tut­to nei trat­ti del vol­to, con la San­ta Giu­lia­na di San Pan­ta­lon, una del­le più bel­le sue scul­tu­re, col­lo­ca­ta sull’altare mag­gio­re di quel­la chie­sa vene­zia­na insie­me ad altre tre ope­re sem­pre da lui con­ce­pi­te. Sep­pur di misu­re dif­fe­ren­ti, un’ulteriore somi­glian­za si può rin­trac­cia­re con un Busto fem­mi­ni­le (già Lon­dra, Christie’s) da me reso noto nell’articolo usci­to sull’ultimo nume­ro di Zbor­nik. Acco­stan­do­li, appa­re con evi­den­za una cer­ta somi­glian­za sia nel­la com­ples­sio­ne gene­ra­le del­le figu­re (si veda, ad esem­pio, l’affine distan­ziar­si dei seni e la loro for­ma) che nell’aristocratica alte­ri­gia che entram­be espri­mo­no. Più in gene­ra­le, non andrà nep­pu­re taciu­ta la simi­la­ri­tà che si riscon­tra nel modo di inten­de­re i pan­neg­gi. Simi­la­ri­tà, come ho già avu­to modo di sot­to­li­nea­re, che si evi­den­zia in quel­la par­ti­co­la­re asprez­za pla­sti­ca in cui il gio­co di luci e di ombre, di pie­ni e di vuo­ti, pare esse­re sca­tu­ri­to più da un lavo­ro di sgor­bia che di scal­pel­lo, chia­ra testi­mo­nian­za del­la sua gio­va­ni­le for­ma­zio­ne, come anno­ta­to già da Teman­za nel suo Zibal­don, «in una bot­te­ga di Scul­to­re di Legno». Un’inclinazione que­sta che se non abban­do­ne­rà Rues per tut­ta la sua car­rie­ra arti­sti­ca, andrà però via via stem­pe­ran­do­si col tem­po, lascian­do spa­zio ad alcu­ni spo­ra­di­ci ten­ta­ti­vi di alleg­ge­ri­men­to dei pas­sag­gi chia­ro­scu­ra­li, riscon­tra­bi­li soprat­tut­to nei vari rilie­vi da lui ese­gui­ti.

Pri­ma di pas­sa­re al secon­do busto – quel­lo raf­fi­gu­ran­te Apol­lo, che, come dimo­stra­no le tan­gen­ze sti­li­sti­che e for­ma­li, si pone e impo­ne qua­le legit­ti­mo com­pa­gno del­la nostra dea –, va ricor­da­ta la pre­sen­za tra le ope­re rima­ste nel­la bot­te­ga di Rues alla data del­la sua mor­te, avve­nu­ta il 27 dicem­bre 1703, d’un “buste­to” raf­fi­gu­ran­te ugual­men­te Vene­re; una coin­ci­den­za que­sta che non ci per­met­te comun­que di iden­ti­fi­car­lo con il busto sopra descrit­to, come sta a dimo­stra­re dopo­tut­to l’uso del ter­mi­ne “buste­to”, il qua­le va a desi­gna­re sen­za dub­bio un ogget­to di pic­co­le dimen­sio­ni e non cer­to un mar­mo di 80 cen­ti­me­tri di altez­za.

7 – Da "Casa Vogue Antiques", Novembre 1990.

7 – Da “Casa Vogue Anti­ques”, Novem­bre 1990.

Del­le stes­se dimen­sio­ni del­la nostra Vene­re è per l’appunto il busto di Apol­lo cita­to bre­ve­men­te in pre­ce­den­za. Un’opera, que­sta, che ho incon­tra­to, allo stes­so modo del­la pri­ma, tra le pagi­ne di una rivi­sta, che in quell’occasione, come accen­na­vo all’inizio, fu Casa Vogue Anti­ques.

Diver­sa­men­te dal caso pre­ce­den­te, la pub­bli­ci­tà del­la gal­le­ria in cui il pez­zo si tro­va­va negli anni Novan­ta del seco­lo scor­so non ripor­ta­va alcu­na dida­sca­lia, essen­do com­po­sta uni­ca­men­te dal nome del­la stes­sa e da una foto­gra­fia d’accompagnamento che ripren­de­va una par­te dell’allora sede espo­si­ti­va: un ango­lo in cui, tra mobi­li impe­ro, scul­tu­re neo­clas­si­che e qual­che dipin­to, si scor­ge niti­da­men­te, acco­mo­da­to sul­la destra, il busto di Apol­lo qui illu­stra­to. Devo ad Anto­nio Espo­si­to, che rin­gra­zio sen­ti­ta­men­te, l’informazione che mi ha poi con­sen­ti­to di risa­li­re all’antiquario che lo pos­se­de­va, il qua­le oltre a indi­car­mi che anche que­sto lavo­ro era sta­to rife­ri­to dubi­ta­ti­va­men­te a Ora­zio Mari­na­li, mi ha infor­ma­to di aver avu­to nel­la sua bot­te­ga anche il busto di Vene­re, quel­lo tran­si­ta­to poi da Canel­li, for­nen­do­mi altre­sì le otti­me foto­gra­fie pub­bli­ca­te in que­sta sede.

Ope­ra indub­bia­men­te rea­liz­za­ta qua­le pen­dant del pri­mo busto, il nostro Apol­lo è rap­pre­sen­ta­to con il capo ric­cio­lu­to leg­ger­men­te rivol­to a sini­stra e cin­to dal­la con­sue­ta coro­na d’alloro, uno dei suoi cano­ni­ci attri­bu­ti, e con par­te del pet­to e del­le spal­le coper­te da un man­to trat­te­nu­to da una sem­pli­ce bre­tel­la, det­ta­glio che si ritro­va sia in Vene­re che in mol­te altre scul­tu­re d’analoga tipo­lo­gia.

Tra­la­scian­do ora di richia­ma­re qua­li ter­mi­ni di con­fron­to alcu­ne del­le ope­re di Tom­ma­so Rues già cita­te in pre­ce­den­za, que­sto mar­mo può esse­re signi­fi­ca­ti­va­men­te avvi­ci­na­to a uno degli Ange­li dell’Ospedaletto (Vene­zia) ese­gui­ti con cer­tez­za dal tede­sco, e in par­ti­co­la­re quel­lo posi­zio­na­to sull’altar mag­gio­re in cor­nu Epi­stu­lae, con il qua­le con­di­vi­de infat­ti i trat­ti del viso: dal­la for­ma del­le arca­te sopra­ci­lia­ri a quel­la del naso fino al dise­gno del­le lab­bra e a all’espressione del­la boc­ca, in entram­bi leg­ger­men­te aper­ta. Il nostro gio­va­ne uomo in veste d’Apol­lo si pone comun­que, e a ben vede­re, qua­le fra­tel­lo mag­gio­re rispet­to alla figu­ra ange­li­ca vene­zia­na, tan­to le linee del suo vol­to appa­io­no lie­ve­men­te più mar­ca­te, sode e nobi­li, qua­si a testi­mo­nia­re un momen­to di mag­gio­re atten­zio­ne da par­te di Rues sul­le ope­re dell’antichità clas­si­ca pre­sen­ti in Lagu­na, come già ben intui­to da Pao­la Ros­si in rife­ri­men­to alle figu­re fem­mi­ni­li ese­gui­te dall’artista nel­la sua pie­na matu­ri­tà. Con­si­de­ra­zio­ne que­sta che dovrà por­ta­re a riflet­te­re, gra­zie anche alle novi­tà emer­se, sul­la rea­le posi­zio­ne di Rues all’interno del dibat­ti­to arti­sti­co vene­zia­no del­la secon­da metà del Sei­cen­to; posi­zio­ne che, a mio avvi­so, si avvi­ci­na in talu­ne for­mu­la­zio­ni più alle istan­ze clas­si­ci­ste (ad esem­pio quel­le di un Ber­nar­do Fal­co­ni) che alla magni­lo­quen­za mate­ri­ca e all’enfasi chia­ro­scu­ra­le del­la più rino­ma­ta e apprez­za­ta cor­ren­te lecour­tia­na. Ma que­sto non è che un pri­mo spun­to per pos­si­bi­li e auspi­ca­bi­li futu­ri bilan­ci.


4 – Tommaso Rues, Carità, particolare. Londra, Brompton Oratory.

4 – Tom­ma­so Rues, Cari­tà, par­ti­co­la­re. Lon­dra, Bromp­ton Ora­to­ry.

5 – Tommaso Rues, Carità, particolare, Venezia, chiesa degli Scalzi, cappella di San Giovanni della Croce.

5 – Tom­ma­so Rues, Cari­tà, par­ti­co­la­re, Vene­zia, chie­sa degli Scal­zi, cap­pel­la di San Gio­van­ni del­la Cro­ce.

6 – Tommaso Rues, Busto femminile. Già Londra, Christie's (© Christie's Images)

6 – Tom­ma­so Rues, Busto fem­mi­ni­le. Già Lon­dra, Christie’s (© Christie’s Ima­ges)

8 – Tommaso Rues, Apollo. Ubicazione ignota.

8 – Tom­ma­so Rues, Apol­lo. Ubi­ca­zio­ne igno­ta.

9 – Tommaso Rues, Angelo, particolare. Venezia, chiesa di Santa Maria dei Derelitti detta l'Ospedaletto.

9 – Tom­ma­so Rues, Ange­lo, par­ti­co­la­re. Vene­zia, chie­sa di San­ta Maria dei Dere­lit­ti det­ta l’Ospedaletto.

  1. Il 1636 come defi­ni­ti­va data di nasci­ta del nostro scul­to­re si desu­me dal tito­lo dell’elaborato (non con­sul­ta­bi­le) di Gre­ta Bene­det­ti, Tom­ma­so Rues (1636–1703): uno scul­to­re tiro­le­se nel­la Vene­zia del Sei­cen­to, rel. A. Bac­chi, Uni­ver­si­tà degli Stu­di di Tren­to, Facol­tà di Let­te­re e Filo­so­fia, 2012–2013, lavo­ro i cui risul­ta­ti mi auspi­co ven­ga­no al più pre­sto resi noti.
Cite this article as: Maichol Clemente, Per l’Olimpo di Rues: una Venere e un Apollo, in "STORIEDELLARTE.com", 25 settembre 2014; accessed 6 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/09/per-lolimpo-di-rues.html.

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