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Un giorno d’estate, 1980

Pierre Ballin, Calice, 1617

Pierre Ballin, Calice, 1617, particolare, Pisa, Museo del Duomo

Le mostre medicee del 1980: una palestra formidabile per tanti che all’epoca avevano da poco intrapreso la via della ricerca in campo storico-artistico. Il Consiglio d’Europa aveva scelto quell’anno Firenze per la sedicesima edizione dell’«Esposizione Europea d’Arte, Scienza e Cultura» che ebbe come tema «Firenze e la Toscana dei Medici nell’Europa del Cinquecento», articolato in diverse mostre allestite in varie sedi cittadine, ma anche occasione per una serie di iniziative promosse autonomamente nel territorio regionale. Alessandro Conti, che all’epoca insegnava già al DAMS di Bologna, fu un protagonista fondamentale della mostra Palazzo Vecchio: committenza e collezionismo medicei curata da Paola Barocchi, individuando un inventario del Casino di San Marco in morte di Francesco I nodale per comprendere il concrescere delle collezioni Medici e scrivendo pagine cardine di quel catalogo che rimane testimonianza di un lavoro concettualmente corale e metodologicamente integrato.[1]

Avevo avuto l’occasione di conoscere Conti ai seminari della Scuola Normale che generosamente accoglievano anche esterni sia nella sede pisana che in quella di Cortona, e ascoltare i suoi interventi anche estemporanei e persino le sue precisazioni non di rado polemiche era sempre un’occasione di crescita. Inoltre, per me che mi ero avviata ad approfondire lo specifico ambito delle antiche argenterie di uso liturgico, il suo articolo pubblicato nel 1977 su «Apollo» dedicato ai reliquiari della Cappella di Palazzo Pitti rappresentava un modello di analisi ideale di tali manufatti, indagati documentariamente e letti in dialogo con le altre arti.[2]

Proprio per la mostra organizzata autonomamente a Pisa nel contesto delle manifestazioni medicee avevo avuto l’opportunità di studiare un servito episcopale in argento dorato la cui oggettiva eccezionalità aveva fatto riferire nel tempo a nomi come Cellini o Giambologna e che l’individuazione della presenza sino ad allora mai rilevata di una serie di marchi di garanzia parigini mi permise di riferire all’effettivo esecutore: Pierre Ballin, orfévre de chambre della regina di Francia Maria de’ Medici, autrice del dono all’arcivescovo pisano del tempo. Così quando Alessandro Conti manifestò l’intenzione di venire a visitare la mostra di Pisa non mancò in me la preoccupazione per il suo giudizio, tanto sul mio lavoro quanto sull’intera iniziativa.

Il ricordo di quella giornata, condiviso con Giovanna Ragionieri che insieme ad un altro amico comune venne da Firenze con Alessandro, era destinato invece a rimanere nella mia memoria come una serena esperienza amicale: il giovane professore non fece certo mancare le sue come sempre acutissime osservazioni, ma proposte come semplice e naturale parte di un dialogo, senza sottolineature e senza polemiche.
Alla visita nelle sedi espositive pisane seguì poi quella a Livorno, dove parimenti era stata allestita una “mostra medicea” in un recuperato spazio d’eccezione quale i “Bottini dell’Olio”: e in quel caso a colpirmi di più fu l’attenzione consapevolissima di Conti per gli spazi urbani e l’identità architettonica della città dove sono nata – fiorentina non solo nel piano buontalentiano ma fino ai palazzi ottocenteschi prospicienti il lungomare.
In una pausa di quella che andava tranquillamente scorrendo come una girata tra amici, Conti sfogliando il catalogo della mostra pisana lesse subito il mio contributo sul servito episcopale parigino: ovvia la mia apprensione, che si sciolse vedendo il suo sorriso finale, anche se seguito da una battuta – bonaria quanto centrata – sul modo un po’ ingenuo con cui concludevo il breve saggio.[3]

Quell’appunto deve essere rimasto subliminalmente nella mia testa e a distanza di tempo, nel 1997, tornai su quel gruppo di oggetti, inquadrandoli in maniera più maturamente serrata nel sistema delle arti: purtroppo troppo tardi per far leggere le mie più articolate conclusioni a quel sotterraneo Maestro a tutto campo per tanti di noi.[4]

  1. A. Conti, Alle origini della Galleria e quarantuno schede nelle sezioni (Miniature, Mobili, Pietre dure, Pittura, Scultura) in Palazzo Vecchio: committenza e collezionismo medicei 1537–1610, catalogo della mostra, (Firenze Palazzo Vecchio, 1980), Milano-Firenze 1980, pp. 245–250 e schede nn. 380, 383, 403, 405, 452–453, 474–476, 480–483, 485, 487–488, 490, 496, 512, 521, 587, 589, 591, 593, 615–617, 635–639, 643, 646–647, 662, 664, 711, App. U-Z.  ↩
  2. A. Conti, The Reliquary Chapel, in «Apollo», CVI, pp. 198–201.  ↩
  3. A. Capitanio, Argenterie medicee nella chiesa primaziale pisana: il servito episcopale Bonciani, in Livorno e Pisa: due città e un territorio nella politica dei Medici, catalogo della mostra [Pisa 1980], Pisa 1980, pp. 447–454.  ↩
  4. A. Capitanio, Oreficerie francesi nella Toscana occidentale: occasioni e tracce, in «Bollettino d’Arte», 1996 [ma 1997], supplemento al n. 95, pp. 159–171.  ↩
Pierre Ballin, Pace, 1617,  recto, Pisa, Museo dell'Opera del Duomo

Pierre Ballin, Pace, 1617, recto, Pisa, Museo dell'Opera del Duomo (vedi il verso)



L'articolo fa parte di una serie dedicata alla memoria di Alessandro Conti (1946-1994) a vent'anni dalla morte.
Sono usciti finora:
- Giovanna Ragionieri, Ricordo di Alessandro Conti (5 maggio 2014)
- Paola Tognon, Per Alessandro Conti: un ricordo (9 maggio 2014)
- Anchise Tempestini, Per Alessandro Conti (18 maggio 2014)
- Antonio Natali, Da “I dintorni dell’anima” (per Alessandro Conti) (21 maggio 2014)
- Barbara Cinelli, “Canzone (quasi) per un amico”: Conti nel ricordo di Barbara Cinelli (24 maggio 2014)
- Emanuela Fiori, Alessandro Conti a Bologna nel ricordo di Emanuela Fiori (29 maggio 2014)
- Fa­bri­zio Lollini, Chia­ro­scuri dolci e bruni: in ri­cordo di Ales­san­dro Conti (7 giugno 2014)
- Gia­como Al­berto Ca­lo­gero, Ales­san­dro Conti su Marco Zoppo e Gio­vanni Bel­lini: una let­tera “pri­vata” e una que­stione di metodo (7 giugno 2014)
- Cristina Quattrini, Ricordo di Alessandro Conti (23 giugno 2014)
- Donatella Biagi Maino, Restauro. Storia e pratica nel pensiero di Alessandro Conti (8 luglio 2014)
- Daniela Mignani Galli, Un grande bene comune (22 luglio 2014)
- Giuseppe Maino, Alessandro Conti, storico e scienziato (26 luglio 2014)

Cite this article as: Antonella Capitanio, Un giorno d’estate, 1980, in "STORIEDELLARTE.com", 3 agosto 2014; accessed 27 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2014/08/un-giorno-destate-1980.html.

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