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Un grande bene comune

Il ricordo del caro Alessandro è per me strettamente connesso alla memoria di Guglielmo Galli, restauratore, mio compagno di vita e mio marito. Alessandro era per Guglielmo il fratello minore, colto e intemperante, con cui poteva discutere di teoria e pratica del restauro e di cui andava fiero.

Non saprei dire chi dei due ho conosciuto per primo: era l’inizio degli anni Settanta, iniziavo i miei studi di Architettura e la mia solida formazione classica mi indirizzava verso il Restauro Architettonico e la Storia dell’Architettura. Complice anche l’atmosfera politica di quegli anni, mi sentivo più vicina agli anonimi costruttori di cattedrali medioevali o agli amanuensi che nel silenzio dei monasteri trascrivevano i testi classici consegnandoli alla nostra storia. Seguivo i corsi di Franco Borsi che ci illustrava l’Europa delle cattedrali, di Marco Dezzi Bardeschi che ci entusiasmava con la sua storia e critica del restauro, di Francesco Gurrieri che ci introduceva alle tecniche del cantiere di restauro e di Luigi Zangheri che ci svelava i segreti per l’accesso ai fondi dell’Archivio di Stato di Firenze; cercavo di conoscere la Bellezza e di capirne le regole ed i segreti. Tra i testi fondamentali del mio apprendistato c’era un nuovo libro intitolato Storia del Restauro di Alessandro Conti dove trovai la conferma che il restauro con le sue problematiche scientifiche e le implicazioni critiche e storiche era un tema moderno ed affascinate per un giovane che si affacciava al mondo dell’architettura e della conservazione.
Nello stesso tempo ebbi la possibilità di partecipare alla schedatura del patrimonio artistico toscano per l’Ufficio Catalogo della Soprintendenza alle Gallerie.

Mentre svolgevo questa attività di catalogazione, cominciai a frequentare gli Uffizi; qui fui attirata dai laboratori di restauro che si trovavano nei locali detti della “Vecchia Posta”. In particolare mi interessava il piccolo laboratorio di restauro delle sculture in materiale lapideo, aperto nel 1969 dopo l’alluvione di Firenze, che mi appariva come il più vivace ed il più affine alle problematiche che avrei potuto affrontare nel restauro dei monumenti fiorentini. Fu in questo laboratorio della Vecchia Posta, diretto da Antonio Paolucci, che conobbi Guglielmo Galli, direttore tecnico della conservazione delle opere lapidee, che come esterno restaurava con il suo giovane gruppo di lavoro; da Guglielmo appresi le prime nozioni della grande ricerca che dal 1966 si svolgeva a Firenze intorno alla conservazione e al restauro delle sculture in materiale lapideo e le principali innovazioni sperimentate e introdotte a Firenze.

Gli ambienti della Vecchia Posta erano il luogo di incontro tra giovani funzionari, storici dell’arte, chimici, fotografi e giovani restauratori italiani e stranieri che avevano vissuto l’esperienza del recupero delle opere danneggiate dall’alluvione. In quel periodo Guglielmo mi fece conoscere personalmente il suo amico Alessandro Conti, che conoscevo solo attraverso gli scritti e da allora nacque una grande amicizia. Fui subito coinvolta dalla sua personalità e dalla sua cultura, che riversava a piene mani a chi dimostrava conoscenza e interesse per il restauro.
Per Alessandro ogni luogo era scuola, che era intesa come incontro di esperienze della cultura e dell’arte, e era in grado di creare intorno a lui una visione estetica che andava oltre ogni disciplina. Una concezione che era eredità di un pensiero diffuso nel corso degli anni Settanta in cui una intera generazione credette e a cui Alessandro partecipò convintamente. Con i suoi consigli che erano accompagnati da vere e proprie lezioni, Alessandro mi aiutò a fare la sintesi tra storia, metodo e tecnica di restauro.

I nostri incontri nello studio di Guglielmo e a casa nostra si trasformavano in lezioni sulle tecniche artistiche, in discussioni di interpretazione e di metodo intorno ad ogni ambito artistico. Appena laureata Alessandro mi coinvolse nel suo studio di classificazione degli antichi ricettari del Fondo Palatino e Magliabechiano della Biblioteca Nazionale di Firenze, che aveva avviato assieme a Emanuele Casamassima (1916–1988) per la Regione Toscana; nel 1980 mi introdusse nel suo gruppo di lavoro per le Mostre Medicee coordinato da Paola Barocchi, all’interno del quale condussi lo studio sulle lunette di Giusto Utens che poi confluì nel saggio Le ville medicee di Giusto Utens, edito da Arnaud nel 1980, con la grafica e le foto di Liberto Perugi e la presentazione di Alessandro Conti. Lavorammo ancora insieme per la nuova guida di Firenze che doveva seguire al volume I dintorni di Firenze pubblicato nel 1983; gli incontri di lavoro con i giovani storici dell’arte scelti e coordinati da Alessandro e dal vivacissimo e stimolante Sergio Bertelli furono l’occasione di dibattito sui luoghi e sui monumenti della città; il libro non fu mai realizzato,[1] ma l’incontro con la casa editrice Casa Usher, il cui direttore Vittorio Giudici godeva dell’amicizia e della particolare stima di Alessandro, fu l’occasione per me di realizzare successivamente lo studio sui mestieri artigiani di Firenze che uscì nel 1988 con il titolo Le botteghe di Firenze e con la presentazione di Sergio Bertelli.[2]

L’attività didattica, di studio e di ricerca di Alessandro era veramente ampia e multiforme. In quegli stessi anni Alessandro condivideva con Guglielmo Galli la grande amicizia con Alberto Maria Racheli, architetto romano, docente di restauro architettonico e urbano; insieme si dedicarono allo studio multidisciplinare rivolto alla conservazione dei Giardini Storici;[3] insieme parteciparono a convegni e realizzarono i saggi raccolti nel volume Giardini italiani. Note di storia e conservazione edito nel 1981dall’Ufficio Studi del Ministero per i Beni Culturali a cura di Maria Luisa Quondam e Alberto Maria Racheli.[4]
Guglielmo Galli morì nel novembre del 1987, pochi giorni prima di compiere 48 anni; nel 1988 Alessandro Conti dedicò a Guglielmo la seconda edizione del suo manuale Storia del Restauro.
Nel 1994 anche Alessandro se ne andò prematuramente a 48 anni lasciando anche per me un grande vuoto;[5] la loro eredità culturale e il ricordo del loro impegno civile mi sono stati di sostegno nelle difficili scelte di studio e di lavoro.

A. Conti, Storia del restauro e della conservazione delle opere d'arteStoria del restauro e della conservazione delle opere d'arte, Electa Milano 1988 (2a ed.)

A. Conti, Storia del restauro e della conservazione delle opere d'arte, Electa Milano 1988 (2a ed.)

  1. I pochi brani che furono scritti sono stati pubblicati nel volume a cura di Giovanna Ragionieri intitolato: Itinerari fiorentini, edito postumo nel 2005.  ↩
  2. Vedi: D. Mignani, 1980, Le ville medicee di Giusto Utens, Arnaud, I edizione Firenze 1980; D. Mignani, 1988, Le botteghe di Firenze, Storia dei mestieri artigiani dalle corporazioni ad oggi, Firenze ed. La casa Usher 1988.  ↩
  3. L’ amicizia romana fu sostenuta dalla simpatia e dalla ospitalità di Sandra, moglie di Alberto, che condivise con Guglielmo e Alessandro le lunghe discussioni sul restauro nella sua bella casa romana. In questo ambito si inserì felicemente Marina, che portò una folata di battagliera giovinezza in un gruppo già molto agguerrito.  ↩
  4. Questi i loro saggi editi nel volume: G.Galli, Il problema del degrado e della manutenzione dell’arredo scultoreo nei giardini storici, pp.109–116; A. Conti, I giardini granducali di Firenze: problemi di conservazione, pp.117–124; A. R. Racheli, Un inedito documento dell’Amministrazione Capitolina: l’elenco delle ville di importanza storica e artistica del 1912, pp.125–136. Successivamente Alessandro Conti partecipò con l’architetto Racheli allo studio su via dei Fori Imperiali a Roma che uscì nel volume: Via dei Fori Imperiali: la zona archeologica di Roma: urbanistica, beni artistici e politica culturale, Venezia 1983.  ↩
  5. Nel dicembre 2009 è scomparso improvvisamente a Roma l’architetto Alberto Maria Racheli; il 6 dicembre 2011 l’Università degli Studi Roma 3 lo ha ricordato con una giornata di studio in suo onore.  ↩


L'articolo fa parte di una serie dedicata alla memoria di Alessandro Conti (1946-1994) a vent'anni dalla morte.
Sono usciti finora:
- Giovanna Ragionieri, Ricordo di Alessandro Conti (5 maggio 2014)
- Paola Tognon, Per Alessandro Conti: un ricordo (9 maggio 2014)
- Anchise Tempestini, Per Alessandro Conti (18 maggio 2014)
- Antonio Natali, Da “I dintorni dell’anima” (per Alessandro Conti) (21 maggio 2014)
- Barbara Cinelli, “Canzone (quasi) per un amico”: Conti nel ricordo di Barbara Cinelli (24 maggio 2014)
- Emanuela Fiori, Alessandro Conti a Bologna nel ricordo di Emanuela Fiori (29 maggio 2014)
- Fa­bri­zio Lollini, Chia­ro­scuri dolci e bruni: in ri­cordo di Ales­san­dro Conti (7 giugno 2014)
- Gia­como Al­berto Ca­lo­gero, Ales­san­dro Conti su Marco Zoppo e Gio­vanni Bel­lini: una let­tera “pri­vata” e una que­stione di metodo (7 giugno 2014)
- Cristina Quattrini, Ricordo di Alessandro Conti (23 giugno 2014)
- Donatella Biagi Maino, Restauro. Storia e pratica nel pensiero di Alessandro Conti (8 luglio 2014)

Cite this article as: Daniela Mignani Galli, Un grande bene comune, in "STORIEDELLARTE.com", 22 luglio 2014; accessed 27 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2014/07/un-grande-bene-comune.html.

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