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Un capolavoro di restauro: la testa di santa del Poldi Pezzoli

Il Museo Poldi Pezzoli vide nel XIX secolo l’avvicendarsi di diversi abili restauratori, che sistemavano per il “nobile principale” Gian Giacomo Poldi Pezzoli ogni dipinto prima del suo ingresso in collezione. I dipinti venivano integrati, le aureole ridorate, le eventuali mancanze erano mascherate con vernici pigmentate. Oltre a Giuseppe Bertini, lavorarono per Poldi Pezzoli anche Giuseppe Molteni e poi, alla sua morte, il suo allievo Luigi Cavenaghi. È proprio con quest’ultimo che si inizia a considerare la necessità di operare nei restauri in modo reversibile. Il mercato ottocentesco metteva a disposizione frammenti di polittici, spesso divisi appositamente dai mercanti alla ricerca di un maggiore guadagno, oppure da un quadro troppo rovinato si ricavavano porzioni integre. Un caso esemplare è la Testa di santa di Cima da Conegliano. In questo caso la santa non è identificabile poiché non ci sono iscrizioni o attributi che lo permettano, tuttavia, sebbene non abbia l’aureola, è stata indicata come santa Cecilia o Caterina. Caratterizzata dalla ricerca di una regolarità classica nel volto, comune nella pittura veneta del Cinquecento compresa quella di Tiziano, la figura è ben delineata nei volumi grazie all’uso del chiaroscuro, all’individuazione di una fonte di luce precisa e a dettagli quali l’ombra del naso sulla guancia. Il quadro fu acquistato da Giuseppe Bertini nel 1889, cioè otto anni dopo la morte di Gian Giacomo Poldi Pezzoli. Subito dopo l’acquisto, nel 1890, veniva restaurato da Luigi Cavenaghi (1884–1918), celebre e laborioso restauratore milanese. Il suo intervento, anche se completato con grandissima abilità, è visibile a occhio nudo: la tavola acquistata da Bertini infatti terminava appena sopra il mento della Santa. Cavenaghi non ha mascherato le due fratture orizzontali all’altezza delle sopracciglia e delle labbra inferiori, ma ha aggiunto una tavoletta e ha integrato tutta la parte mancante: il mento, il collo e le spalle della figura. Si tratta di un restauro integrativo, molto praticato nell’Ottocento, ma estremamente rispettoso della materia: le integrazioni sono a vernice, perciò reversibili, e tra l’originale e il restauro c’è una sottilissima separazione. L’integrazione di Cavenaghi inoltre imita alla perfezione lo stile e l’aspetto della pittura dell’artista veneto, comprese le crettature. Numerose sono le opere in cui è presente l’intervento di Cavenaghi, che si caratterizza per la perfezione tecnica, la capacità d’imitazione e il rispetto dell’opera originale. Per fare qualche esempio: La Madonna con santi e donatori della Pinacoteca di Brera, sempre di Cima da Conegliano, forse la Madonna con Bambino della bottega di Botticelli conservata alla National Gallery di Londra. riferimenti bibliografici

  • M. Natale, Museo Poldi Pezzoli. Dipinti, Milano 1982, n. 119, p. 124-125 (e in Zenale e Leonardo, Milano 1982, n. 4, pp. 58-59).
  • P. Humfrey, Cima da Conegliano, Cambridge 1983, p. 58, cat. 88, p. 124.
  • A. Tempestini, L'approccio alla civiltà classica in Cima da Conegliano e Giovanni Bellini, in "Venezia Cinquecento", 1994, 7, pp. 35-60; p. 37.
Cima da Conegliano, Santa (forse)

Cima da Conegliano, Testa di santa(?), circa 1510, Milano, museo Poldi Pezzoli, tempera su tavola, cm 25x18,3


Museo Poldi Pezzoli, Milano

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Cite this article as: Lavinia Galli, Un capolavoro di restauro: la testa di santa del Poldi Pezzoli, in "STORIEDELLARTE.com", 9 luglio 2014; accessed 26 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2014/07/un-capolavoro-di-restauro-la-testa-di-santa-del-poldi-pezzoli.html.

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