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Milano: ultimi giorni per visitare “Bernardino Luini e i suoi figli”

C’è anco­ra tem­po fino al 13 di luglio per visi­ta­re Ber­nar­di­no Lui­ni e i suoi figli, ospi­ta­ta dal Palaz­zo Rea­le di Mila­no.
La mostra costi­tui­sce il segui­to idea­le di Rina­sci­men­to nel­le ter­re tici­ne­si. Da Bra­man­ti­no a Ber­nar­di­no Lui­ni (Ran­ca­te, Pina­co­te­ca Züst, 10 otto­bre 2010 – 9 gen­na­io 2011) e di Bra­man­ti­no a Mila­no (Mila­no, Castel­lo Sfor­ze­sco, 16 mag­gio – 25 set­tem­bre 2012), sia per l’argomento trat­ta­to che per il grup­po di lavo­ro che ne ha rea­liz­za­to il pro­get­to scien­ti­fi­co, costi­tui­to da stu­den­ti e stu­dio­si che han­no lavo­ra­to con il coor­di­na­men­to di Gio­van­ni Ago­sti e Jaco­po Stop­pa dell’Università Sta­ta­le.

La fra­se di Fer­nan­da Witt­gens ricor­da­ta nel­la pri­ma sala, «Chi dice Lui­ni dice Lom­bar­dia», con­den­sa effi­ca­ce­men­te la gran­de for­tu­na cri­ti­ca di que­sto arti­sta, che rag­giun­se il suo api­ce nell’Ottocento ma si man­ten­ne ben viva anche per buo­na par­te del seco­lo suc­ces­si­vo (è a par­ti­re dal­la metà del Nove­cen­to che fan­no la loro com­par­sa sul mer­ca­to anti­qua­rio le ope­re del cosid­det­to “fal­sa­rio lui­ne­sco”, che fin­go­no fram­men­ti di affre­sco strap­pa­ti da qual­che chie­sa).
A mar­gi­ne del­la let­te­ra­tu­ra cri­ti­ca uffi­cia­le sono nate intor­no alla bio­gra­fia di Lui­ni anche le leg­gen­de più dispa­ra­te, da quel­la secon­do cui avreb­be ucci­so un pre­te che si era dichia­ra­to non sod­di­sfat­to dei suoi affre­schi sca­ra­ven­tan­do­lo giù dal pon­teg­gio (in una ver­sio­ne in San Gior­gio al Palaz­zo a Mila­no, nell’altra all’abbazia di Chia­ra­val­le), a quel­la che lo vuo­le ispi­ra­to­re del­la ricet­ta dell’Amaretto di Saron­no, crea­to per lui da una locan­die­ra inna­mo­ra­ta che desi­de­ra­va offrir­gli risto­ro dopo il lavo­ro.

B. Luini, Madonna con il Bambino, 1500 ca. Esztergom, Keresztény Múzeum.

B. Lui­ni, Madon­na con il Bam­bi­no, 1500 ca. Esz­ter­gom, Keresz­té­ny Múzeum.

La mostra scor­re in ordi­ne cro­no­lo­gi­co (inter­val­la­ta da alcu­ne sezio­ni tema­ti­che), apren­do­si con un ampio spa­zio dedi­ca­to alla for­ma­zio­ne del pit­to­re, segna­ta pro­ba­bil­men­te da un sog­gior­no vene­to effet­tua­to entro il 1508, per seguir­ne poi l’affermazione fino a quel­la “cri­stal­liz­za­zio­ne del­lo sti­le” riscon­tra­bi­le nel­le imma­gi­ni di devo­zio­ne più seria­li, spes­so rea­liz­za­te con un ampio con­cor­so del­la bot­te­ga.
Non è pos­si­bi­le qui ren­de­re con­to di tut­te le novi­tà pre­sen­ta­te dal ric­co cata­lo­go (Offi­ci­na Libra­ria, 2 voll.), ma in più pun­ti si ha l’impressione di tro­var­si di fron­te a vere e pro­prie ‘mostre nel­la mostra’, come la revi­sio­ne dell’attività del vige­va­ne­se Ber­nar­di­no Fer­ra­ri, che si pre­sen­ta ora con un ruo­lo da com­pri­ma­rio nel pano­ra­ma arti­sti­co degli anni Die­ci del Cin­que­cen­to, o la rico­stru­zio­ne dell’apparato deco­ra­ti­vo del­la vil­la det­ta “la Peluc­ca”: gra­zie a una fon­te anti­ca rin­ve­nu­ta duran­te gli stu­di per la mostra final­men­te è sta­to accer­ta­to che anche i fram­men­ti di affre­sco oggi con­ser­va­ti alla Natio­nal Gal­le­ry of Art di Washing­ton pro­ven­go­no dal­la vil­la allo­ra pro­prie­tà di Giro­la­mo Rabia, così come quel­li appro­da­ti alla Pina­co­te­ca di Bre­ra.
L’ultima sezio­ne, alle­sti­ta nel­la Sala del­le caria­ti­di, allar­ga lo sguar­do sull’eredità di Ber­nar­di­no Lui­ni, tra i col­la­bo­ra­to­ri del­la bot­te­ga e i quat­tro figli dell’artista, atti­vi a par­ti­re dal­la metà del seco­lo. Si trat­ta for­se del pun­to più dif­fi­ci­le del­la mostra, che deve fare i con­ti con un sup­por­to biblio­gra­fi­co e docu­men­ta­rio anco­ra labi­le, ma por­ta per la pri­ma vol­ta all’attenzione dei visi­ta­to­ri  pale spes­so tra­scu­ra­te nel­le chie­se e nei musei di pro­ve­nien­za, a dispet­to del­le gran­di dimen­sio­ni.

L. Poggioli, Santa Barbara (da B. Luini), 1824.

L. Pog­gio­li, San­ta Bar­ba­ra (da B. Lui­ni), 1824.

L’occasione con­sen­te anche di osser­va­re da vici­no alcu­ne impor­tan­ti ope­re di col­le­zio­ne pri­va­ta, di Lui­ni e di altri, tra cui il Com­pian­to rea­liz­za­to da Gio­van­ni Fran­ce­sco Caro­to per Casa­le Mon­fer­ra­to, che non appa­ri­va in pub­bli­co dall’Esposizione di arte sacra di Tori­no del 1898.
E chis­sà che que­sta ripre­sa di atten­zio­ne per Ber­nar­di­no Lui­ni non aiu­ti a ritro­va­re un gior­no anche dei dipin­ti che oggi man­ca­no all’appello, come la raf­fi­na­ta San­ta Bar­ba­ra che nell’Ottocento si tro­va­va nel­la col­le­zio­ne pie­mon­te­se dei mar­che­si Turi­net­ti di Cam­bia­no, la cui imma­gi­ne si è con­ser­va­ta gra­zie a un’incisione (di que­sta figu­ra esi­ste anche un dise­gno pre­pa­ra­to­rio, ora nel­la Biblio­te­ca del­la Pina­co­te­ca Ambro­sia­na di Mila­no).

Come nel caso del­la mostra sul Rina­sci­men­to tici­ne­se e di quel­la su Bra­man­ti­no, anche que­sta vol­ta gran­de atten­zio­ne è dedi­ca­ta ai luo­ghi di pro­ve­nien­za del­le ope­re, illu­stra­ti sia dai video posti tra una sezio­ne e l’altra dell’esposizione che dal cura­tis­si­mo volu­me del cata­lo­go dedi­ca­to agli Iti­ne­ra­ri. Un modo effi­ca­ce di resti­tui­re ai ter­ri­to­ri la loro ori­gi­na­ria fun­zio­ne di tes­su­to con­net­ti­vo del­le espres­sio­ni arti­sti­che, in un’epoca in cui le mostre ten­do­no sem­pre più a esse­re con­ce­pi­te come infi­la­te di ogget­ti sra­di­ca­ti, sele­zio­na­ti sol­tan­to in vir­tù del loro valo­re este­ti­co.

Qui e qui tro­va­te alcu­ne imma­gi­ni che docu­men­ta­no l’allestimento del­la mostra, rea­liz­za­to da Pie­ro Lis­so­ni.

B. Luini, Santa Caterina trasportata dagli angeli, 1513-1514 ca.. Milano, Pinacoteca di Brera.

B. Lui­ni, San­ta Cate­ri­na tra­spor­ta­ta dagli ange­li, 1513–1514 ca.. Mila­no, Pina­co­te­ca di Bre­ra.

 

 

Cite this article as: Serena D'Italia, Milano: ultimi giorni per visitare “Bernardino Luini e i suoi figli”, in "STORIEDELLARTE.com", 3 luglio 2014; accessed 24 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2014/07/milano-ultimi-giorni-per-visitare-bernardino-luini-e-i-suoi-figli.html.

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