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Cameron, “Il viaggio della vita” di Thomas Cole

«Dopo sono anda­to alla Natio­nal Gal­le­ry. Mi pia­ce tan­tis­si­mo che si entri gra­tis. Si può anche usci­re e poi rien­tra­re. Quan­do mi capi­ta un’occasione come quel­la (pra­ti­ca­men­te mai) cer­co di sfrut­tar­la, così sono usci­to da un ingres­so e rien­tra­to da un altro, è stu­pen­do visi­ta­re un museo gra­tis.

Comun­que ci ho pas­sa­to un muc­chio di tem­po. Era come se fos­se la pri­ma vol­ta che met­te­vo pie­de in un museo. Mi sem­bra­va paz­ze­sco che bastas­se entra­re per vede­re tut­ti quei qua­dri anti­chi, bel­lis­si­mi e di gran­de valo­re. E ti puoi avvi­ci­na­re, tra te e il qua­dro non c’è nien­te. Mi sono pre­so tut­to il tem­po, li ho guar­da­ti bene tut­ti per­ché mi pare­va che ognu­no aves­se una sua bel­lez­za, anche quel­le orren­de natu­re mor­te con i pesci stec­chi­ti e i coni­gli scuo­ia­ti e i qua­dri reli­gio­si tru­cu­len­ti. Se ne guar­da­vo sol­tan­to uno spic­chiet­to, tipo due cen­ti­me­tri qua­dra­ti, la pit­tu­ra era bel­lis­si­ma, e intan­to pen­sa­vo alla dif­fe­ren­za tra le sale del museo e il tea­tro-risto­ran­te, a come mi sem­bra­va bel­la la vita quan­do sta­vo lì e a quan­to ero sta­to male a tea­tro. […] Poi sono entra­to in una salet­ta in cui c’erano solo quat­tro qua­dri, e mi sono ricor­da­to di aver­li già visti quan­do ero sta­to in gita sco­la­sti­ca con la ter­za media. Sono di Tho­mas Cole e si inti­to­la­no il Viag­gio del­la vita. […] Rap­pre­sen­ta­no le quat­tro età dell’uomo: infan­zia, gio­vi­nez­za, viri­li­tà e vec­chia­ia. In ogni qua­dro c’è una figu­ra in una bar­ca che navi­ga su un fiu­me, gui­da­ta da un ange­lo. Nel pri­mo c’è un bam­bi­no pic­co­lo e la bar­ca spun­ta da una caver­na buia, il grem­bo mater­no. È mat­ti­no pre­sto e il fiu­me scor­re cal­mo attra­ver­so una val­le idil­lia­ca pie­na di fio­ri. L’angelo è sul­la bar­ca, in pie­di die­tro il bam­bi­no, e han­no tut­ti e due le brac­cia tese ver­so il mon­do a cui van­no incon­tro. In Gio­vi­nez­za è mez­zo­gior­no e la bar­ca si è adden­tra­ta nel­la bel­la val­le. Il bam­bi­no si è tra­sfor­ma­to in un ragaz­zo e sta in pie­di, le brac­cia tese ver­so il futu­ro. L’angelo è sul­la riva e gli indi­ca la stra­da come un vigi­le. Le nuvo­le han­no la for­ma di un castel­lo fan­ta­sti­co, cir­con­da­to dal cie­lo azzur­ro. In Viri­li­tà le acque del fiu­me sono furio­se, il pae­sag­gio è ari­do, tut­to roc­ce; il cie­lo al tra­mon­to è pie­no di nuvo­le tem­po­ra­le­sche. Il ragaz­zo è diven­ta­to un uomo, sem­pre in pie­di sul­la bar­ca, ma pre­ga a mani giun­te men­tre la bar­ca pun­ta ver­so le rapi­de. L’angelo è lon­ta­no, da un’apertura fra le nuvo­le guar­da la bar­ca che cor­re in avan­ti. Fa veni­re i bri­vi­di. Nell’ultimo qua­dro la bar­ca entra dal lato oppo­sto alla tela. È dif­fi­ci­le dire che ora sia per­ché il cie­lo è tut­to scu­ro, c’è solo un fascio di rag­gi di luce che fil­tra tra i nuvo­lo­si. È un’ora indi­stin­ta fuo­ri dal tem­po. Il fiu­me sta per sfo­cia­re cal­mo in un enor­me mare scu­ro. Nel­la bar­ca è sedu­to un vec­chio e l’angelo vola pro­prio sopra di lui, indi­can­do il mare e il cie­lo bui. In lon­ta­nan­za c’è un altro ange­lo che guar­da giù dal­le nuvo­le. Le mani del vec­chio sono sem­pre giun­te, ma non si rie­sce a capi­re se sta pre­gan­do o se sta implo­ran­do l’angelo di sal­var­lo pri­ma che pren­da il lar­go in quel­la pau­ro­sa oscu­ri­tà».

— Peter Came­ron, Un gior­no que­sto dolo­re ti sarà uti­le, tra­du­zio­ne di Giu­sep­pi­na Orne­to, Adel­phi Edi­zio­ni, Mila­no 2007, pp. 119–121.

Il viag­gio della vita. In­fan­zia, 1842, olio su tela, 133 x 198 cm, Wa­shing­ton, Na­tio­nal Gal­lery of Art

1. Tho­mas Cole (Bol­ton-le-Moor, Lan­ca­shire, 1801 – Ca­tskill, New York, 1848), 
Il viag­gio del­la vita. In­fan­zia, 1842, olio su tela, 133 x 198 cm, Wa­shing­ton, Na­tio­nal Gal­lery of Art

Il viag­gio della vita. Vi­ri­lità, 1842, olio su tela, 132,8 x 198,1 cm, Wa­shing­ton, Na­tio­nal Gal­lery of Art

3. Tho­mas Cole (Bol­ton-le-Moor, Lan­ca­shire, 1801 – Ca­tskill, New York, 1848),
Il viag­gio del­la vita. Vi­ri­lità, 1842, olio su tela, 132,8 x 198,1 cm, Wa­shing­ton, Na­tio­nal Gal­lery of Art

Il viag­gio della vita. Gio­vi­nezza, 1842, olio su tela, 134 x 194 cm, Wa­shing­ton, Na­tio­nal Gal­lery of Art

2. Tho­mas Cole (Bol­ton-le-Moor, Lan­ca­shire, 1801 – Ca­tskill, New York, 1848),
Il viag­gio del­la vita. Gio­vi­nezza, 1842, olio su tela, 134 x 194 cm, Wa­shing­ton, Na­tio­nal Gal­lery of Art

Il viag­gio della vita. Vec­chiaia, 1842, olio su tela, 133,4 x 196,2 cm, Wa­shing­ton, Na­tio­nal Gal­lery of Art

4. Tho­mas Cole (Bol­ton-le-Moor, Lan­ca­shire, 1801 – Ca­tskill, New York, 1848),
Il viag­gio del­la vita. Vec­chiaia, 1842, olio su tela, 133,4 x 196,2 cm, Wa­shing­ton, Na­tio­nal Gal­lery of Art


Cite this article as: Debora Tosato, Cameron, “Il viaggio della vita” di Thomas Cole, in "STORIEDELLARTE.com", 17 luglio 2014; accessed 8 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/07/cameron-il-viaggio-della-vita-di-thomas-cole.html.

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