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Balzac, il ritratto di giovane scultore

Agnolo Bronzino, Ritratto di giovane scultore (già Ritratto di Baccio Bandinelli), Parigi, Musée du Louvre

Agno­lo Bron­zi­no, Ritrat­to di gio­va­ne scul­to­re (già Ritrat­to di Bac­cio Ban­di­nel­li), c. 1544–1545, Pari­gi, Musée du Lou­vre

«[…] I qua­dri di Pons, ses­san­ta­set­te in tut­to, era­no tut­ti dispo­sti sul­le quat­tro pare­ti di que­sta sala bian­ca e oro, ador­na di pan­nel­li di legno; ma il legno ingial­li­to e l’oro arros­sa­to dal tem­po pre­sen­ta­va­no toni armo­nio­si che non nuo­ce­va­no per nul­la all’effetto del­le tele. Quat­tor­di­ci sta­tue sor­ge­va­no su colon­ne, sia agli ango­li, sia tra i qua­dri, su zoc­co­li di Boul­le. Alcu­ni cre­den­ze di eba­no scol­pi­to, di ric­chez­za rega­le, guar­ni­va­no fino a mez­za altez­za la base del­le pare­ti e con­te­ne­van le curio­si­tà. In mez­zo alla sala una fila di cre­den­ze di eba­no scol­pi­to pre­sen­ta­va­no le mag­gio­ri rari­tà del lavo­ro uma­no: gli avo­ri, i bron­zi, i legni, gli smal­ti, l’oreficeria, le por­cel­la­ne, ecce­te­ra.

L’ebreo, appe­na fu nel san­tua­rio, andò drit­to a quat­tro capo­la­vo­ri che rico­nob­be come per i miglio­ri del­la col­le­zio­ne e di mano di mae­stri che man­ca­va­no alla pro­pria. Eran per lui quel­lo che sono per i natu­ra­li­sti quei desi­de­ra­ta che fan­no intra­pren­de­re viag­gi da ponen­te a levan­te, ai tro­pi­ci, nei deser­ti, nel­le pam­pe, nel­le sava­ne, nel­le fore­ste ver­gi­ni. Il pri­mo qua­dro era di Seba­stia­no del Piom­bo, il secon­do di fra’ Bar­to­lo­meo del­la Por­ta, il ter­zo era un pae­sag­gio di Hob­be­ma, e l’ultimo un ritrat­to di don­na di Albre­cht Dürer: quat­tro dia­man­ti! Seba­stia­no del Piom­bo è, nel­la sto­ria del­la pit­tu­ra, come un pun­to bril­lan­te in cui tre scuo­le si sono date con­ve­gno per por­tar­vi ognu­na le sue emi­nen­ti qua­li­tà. Pit­to­re vene­zia­no, è anda­to a Roma ad appren­de­re lo sti­le di Raf­fael­lo sot­to la dire­zio­ne di Miche­lan­ge­lo, il qua­le ave­va volu­to oppor­lo a Raf­fael­lo lot­tan­do, nel­la per­so­na di uno dei suoi luo­go­te­nen­ti, con­tro quel sovra­no pon­te­fi­ce dell’arte. Così quel pigro genio ha fuso il colo­re vene­zia­no, la com­po­si­zio­ne fio­ren­ti­na, lo sti­le raf­fael­le­sco nei rari qua­dri che si è degna­to di dipin­ge­re e i cui car­to­ni era­no dise­gna­ti, dico­no, da Miche­lan­ge­lo. Si può vede­re a qua­le per­fe­zio­ne sia giun­to quest’uomo dota­to di tri­pli­ce for­za quan­do si stu­dia, al Museo di Pari­gi, il Ritrat­to di Bac­cio Ban­di­nel­li,1 che può esse­re con­fron­ta­to sen­za per­der­ci con L’uomo dal guan­to di Tizia­no, col Ritrat­to di vec­chio in cui Raf­fael­lo ha uni­to la pro­pria per­fe­zio­ne a quel­la del Cor­reg­gio, e col Car­lo VIII di Leo­nar­do da Vin­ci. Que­ste quat­tro per­le pre­sen­ta­no la mede­si­ma acqua, lo stes­so orien­te, la stes­sa roton­di­tà, la stes­sa luce, lo stes­so valo­re. L’arte uma­na non può anda­re oltre; è supe­rio­re alla natu­ra che ha fat­to vive­re l’originale solo qual­che momen­to. Di que­sto gran genio, di que­sta tavo­loz­za immor­ta­le, ma di incu­ra­bi­le pigri­zia, Pons pos­se­de­va un Cava­lie­re di Mal­ta in pre­ghie­ra, dipin­to su arde­sia, di una fre­schez­za, di un fini­to, di una pro­fon­di­tà supe­rio­ri anche alle qua­li­tà del Ritrat­to di Bac­cio Ban­di­nel­li. Il «fra’ Bar­to­lo­meo», che rap­pre­sen­ta­va una Sacra Fami­glia, sareb­be sta­to pre­so per un Raf­fael­lo da mol­ti esper­ti. Lo «Hob­be­ma» sareb­be arri­va­to a ses­san­ta­mi­la fran­chi in una pub­bli­ca ven­di­ta. Quan­to all’Albrecht Dürer, quel Ritrat­to di don­na era pari al famo­so Holz­schuer di Norim­ber­ga, per il qua­le i re di Bavie­ra, di Olan­da e di Prus­sia han­no due­cen­to­mi­la fran­chi e inu­til­men­te. Si trat­ta­va del­la moglie o del­la figlia del cava­lie­re Holz­schuer, l’amico di Albre­cht Dürer? L’ipotesi sem­bra una cer­tez­za per­ché la don­na del museo Pons era in un atteg­gia­men­to che pre­sup­po­ne­va un dirim­pet­to e le armi dipin­te eran dispo­ste in egual modo nell’uno e nell’altro ritrat­to. Infi­ne l’aeta­tis suae XLI era in per­fet­ta armo­nia con l’età indi­ca­ta nel ritrat­to così reli­gio­sa­men­te con­ser­va­to dal­la casa Holz­schuer di Norim­ber­ga di recen­te­men­te pub­bli­ca­to in inci­sio­ne.

Elia Magus si sen­tì le lacri­me agli occhi guar­dan­do a vol­ta a vol­ta que­sti quat­tro capo­la­vo­ri. […] La Cibot […] tro­vò Magus immo­bi­le davan­ti ai quat­tro qua­dri. Quel­la immo­bi­li­tà e quell’ammirazione pos­so­no esse­re com­pre­si solo da colo­ro la cui ani­ma è acces­si­bi­le al bel­lo idea­le, al sen­ti­men­to inef­fa­bi­le susci­ta­to dal­la per­fe­zio­ne arti­sti­ca, e che riman­go­no in pie­di per del­le ore davan­ti alla Gio­con­da di Leo­nar­do da Vin­ci, all’Anti­o­pe del Cor­reg­gio, capo­la­vo­ro di que­sto pit­to­re, all’Aman­te di Tizia­no, alla Sacra Fami­glia di Andrea del Sar­to, ai Fan­ciul­li cir­con­da­ti di fio­ri del Dome­ni­chi­no, al pic­co­lo fin­to rilie­vo di Raf­fael­lo e al suo Ritrat­to di vec­chio, i mag­gio­ri capo­la­vo­ri del­la pit­tu­ra.

Fila­te sen­za far rumo­re! – dis­se la don­na.
L’ebreo se ne andò len­ta­men­te, indie­treg­gian­do, con gli occhi fis­si sul qua­dro, come un aman­te guar­da la bel­la nell’accomiatarsi».

(Hono­ré de Bal­zac, Il cugi­no Pons, intro­du­zio­ne di Pier Vin­cen­zo Men­gal­do, tra­du­zio­ne di Ugo Dét­to­re, RCS Libri S.p.a, pri­ma edi­zio­ne digi­ta­le 2013, cap. XXXIX).

  1. Il co­sid­detto Ri­tratto di Bac­cio Ban­di­nelli del Lou­vre è oggi ri­fe­rito ad Agno­lo Bron­zino e l’identificazione con Ban­di­nelli per lo più re­spinta.
Cite this article as: Marialucia Menegatti, Balzac, il ritratto di giovane scultore, in "STORIEDELLARTE.com", 26 luglio 2014; accessed 9 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/07/balzac-il-ritratto-di-giovane-scultore.html.

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