Top Menu

Alfonso I d’Este e Michelangelo

volta-sistina-dett

Nel luglio 1512, Alfon­so I d’Este si reca a Roma per implo­ra­re il per­do­no di papa Giu­lio II, che nel 1510 ha sco­mu­ni­ca­to il duca, la sua fami­glia e Fer­ra­ra stes­sa. Nono­stan­te la vit­to­ria ripor­ta­ta a Raven­na nell’aprile del­lo stes­so 1512 sull’esercito pon­ti­fi­cio e spa­gno­lo, Alfon­so stre­ma­to da anni di duris­si­ma guer­ra cer­ca una com­po­si­zio­ne diplo­ma­ti­ca con Giu­lio II.
Il 9 luglio, si pro­stra pub­bli­ca­men­te ai pie­di del papa chie­den­do e otte­nen­do asso­lu­zio­ne dei pec­ca­ti che, secon­do Giu­lio II, il duca ha com­mes­so con­tro la San­ta Sede. Tut­ta­via, il pon­te­fi­ce non sem­bra dav­ve­ro inten­zio­na­to a riti­ra­re la sco­mu­ni­ca e, soprat­tut­to, non inten­de rinun­cia­re al pro­po­si­to di pri­va­re Alfon­so di Fer­ra­ra, che il papa vuo­le infat­ti rian­net­te­re allo Sta­to del­la Chie­sa.
Il 19 luglio, Alfon­so scap­pa pre­ci­pi­to­sa­men­te da Roma, nel timo­re di per­de­re la vita per mano di sica­ri del papa; dopo un viag­gio rocam­bo­le­sco, tra­ve­sti­to ora da mari­na­io, ora da con­ta­di­no, o da sem­pli­ce vian­dan­te, e accom­pa­gna­to per un trat­to anche da Ludo­vi­co Ario­sto, il duca rien­tra a Fer­ra­ra solo alla fine di otto­bre.

Il sog­gior­no del duca a Roma è docu­men­ta­to da una serie di let­te­re degli amba­scia­to­ri man­to­va­ni, che rac­con­ta­no a Fran­ce­sco Gon­za­ga e Isa­bel­la d’Este ogni suo movi­men­to. Tra le let­te­re più cele­bri, quel­la che descri­ve l’incontro, nel tor­ri­do pome­rig­gio dell’11 luglio, fra Alfon­so e Miche­lan­ge­lo, che al lavo­ro sul­le impal­ca­tu­re sta ulti­man­do la vol­ta del­la cap­pel­la Sisti­na. Il duca resta a lun­go sui pon­teg­gi con Miche­lan­ge­lo, men­tre gli uomi­ni che lo accom­pa­gna­no si reca­no a visi­ta­re le stan­ze che Raf­fael­lo sta dipin­gen­do:

«Sua Excel­len­cia [il duca Alfon­so] desi­de­ra­va assai di veder la vol­ta di la capel­la gran­da che dipin­gie Michel Angel­lo …, et il Signor Ducha andò in su la vol­ta con più per­so­ne, tan­dem ogni uno a pocho a pocho se ne vene giù de la voll­ta et il Signor Ducha restò su con Michel Angel­lo che non si pote­va satia­re di guar­da­re quel­le figu­re et assai care­ze li fece di sor­te che Sua Excel­len­cia desi­de­ra­va el gie face­se uno qua­dro et li fece par­la­re e pro­fe­ri­re dina­rij et li ha inpro­mes­so de far­giel­lo. Il Signor Fede­ri­co [Gon­za­ga] veden­do che sua Excel­len­cia sta­va tan­to alla voll­ta menò li soi gien­ti­lho­mi­nij a veder le came­re del Papa et quel­le che dipin­gie Rafael­lo da Urbi­no…».1

  1. ASMn, AG, b. 860; la let­te­ra, notis­si­ma e più vol­te pub­bli­ca­ta, è inte­gral­men­te tra­scrit­ta in M. Mene­gat­ti, Alla cor­te di Alfon­so I. Can­tie­ri e mestie­ri, in Ales­san­dro Bal­la­rin (a cura di), Il came­ri­no del­le pit­tu­re di Alfon­so I, 5. Tavo­le, amplia­men­ti e adden­da, Cit­ta­del­la 2007, pp. 12–13, con biblio­gra­fia pre­ce­den­te.
Cite this article as: Marialucia Menegatti, Alfonso I d’Este e Michelangelo, in "STORIEDELLARTE.com", 11 luglio 2014; accessed 28 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2014/07/alfonso-i-deste-e-michelangelo.html.

, , ,

No comments yet.

Leave a Reply / Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: