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Alessandro Conti, storico e scienziato

SONO STATO indeciso fino all’ultimo se scrivere o meno su Alessandro Conti. Di mestiere faccio il fisico teorico e la mia può sembrare una impropria invasione di campo, se accettiamo la classica divisione delle due culture – humanities e science – postulata da C.P. Snow nella sua celebre Rede Lecture del 1959. Ma Alessandro era il primo a non accettare barriere di principio, a rifiutare la separazione dei saperi e delle esperienze, a cercare il dialogo ed il confronto, anche polemico e ‘duro’ ma sempre corretto e fattivo.

Ho conosciuto Alessandro grazie a mia moglie Donatella Biagi, che è stata prima sua studentessa e allieva, poi collega all’Università di Bologna, e ci siamo subito trovati sulla stessa lunghezza d’onda (per usare un gergo da fisico), forse anche per il nostro comune caratteraccio, affatto incline a compromessi e a mezze verità. Debbo a loro se ho cominciato ad affiancare alla mia attività di fisico nucleare lo studio e l’applicazione dei metodi diagnostici per l’analisi delle opere d’arte e per la progettazione degli interventi di restauro.

Alessandro Conti era profondamente interessato ad ogni aspetto relativo alla conservazione dei dipinti, dalle indagini preliminari alle operazioni così delicate e problematiche di pulitura fino al restauro vero e proprio e al successivo programma di manutenzione, purtroppo spesso trascurato o negletto. Per lui era impossibile ignorare la matericità dell’opera e alle ricerche storiche ed artistiche, sui documenti d’archivio, sulle fonti letterarie, affiancava lo studio delle tecniche artistiche, delle ricette di bottega utilizzate dai pittori, delle alterazioni delle vernici e dei pigmenti delle opere, delle condizioni di degrado spesso frutto di restauri mal condotti e non soltanto del trascorrere del tempo e delle condizioni ambientali.

Il lavoro di Alessandro, il suo approccio ai temi della conservazione e del restauro era realmente e consapevolmente multidisciplinare, conscio come era della complessità dei problemi da affrontare e del sistema ‘opera d’arte’, inteso proprio nell’accezione che noi fisici diamo alla teoria della complessità e dei sistemi. Sandro Conti era di fatto uno scienziato e scientifico era il suo modo di operare e di confrontarsi con l’opera d’arte, nella sua singolare peculiarità che di ogni oggetto di studio faceva un unicum da riferire in un proprio contesto storico, filologico e materiale. Abbiamo così la fondamentale Storia del restauro e della conservazione delle opere d’arte, l’antologia di scritti Sul restauro, fino al postumo Manuale di restauro, curato dalla moglie Marina Romiti.

Alessandro padroneggiava la ricerca storica, ma era altrettanto attento agli aspetti più propriamente scientifici, come dimostrano appunto i suoi molti scritti e la sua costante attenzione alle questioni della corretta ed esauriente documentazione delle opere d’arte e degli interventi su di esse. Ricordo molte illuminanti conversazioni con Alessandro sulle tecniche fotografiche; non solo sulla fotografia analogica di cui era esperto, ma anche di quella digitale che cominciava allora ad entrare nell’uso (al 1991 risale la prima reflex digitale). E poi, discussioni sulla riproduzione del colore, sulla qualità e funzionalità dei sensori CCD e CMOS per ottenere immagini digitali delle opere d’arte anche in bande di frequenza diverse dal visibile, nel vicino infrarosso e nell’ultravioletto.

Il dato fotografico — come documento storico imprescindibile qualora sia disponibile — è anche alla base di molte considerazioni in quello che è forse il suo testo più controverso ed appassionato, Michelangelo e la pittura a fresco: tecnica e conservazione della Volta Sistina, che già dal titolo evidenzia l’importanza assegnata dall’autore all’indagine materica, così strettamente ‘scientifica’. Questa costante attenzione di Sandro Conti a tutte le componenti, non soltanto figurative dell’opera d’arte, spiega anche il titolo che ho scelto per questo breve ricordo.

Con Sandro avevamo anche progettato un convegno di studi che avrebbe messo a confronto storici dell’arte, conservatori e restauratori con fisici, chimici ed informatici. Purtroppo la malattia gli impedì di essere presente di persona ma seguì con passione tutto il lavoro preparatorio che, grazie anche al suo fondamentale contributo di idee, portò al successo la conferenza Gli strumenti della memoria: convegno di studi sulla conservazione e sulla catalogazione del patrimonio storico ed artistico, che si tenne a Bologna, nell’aula magna dell’Università, i giorni 7 e 8 giugno 1993. Purtroppo, fu l’ultima occasione che avemmo di lavorare insieme ad un progetto comune.

Un altro illustre fiorentino aveva descritto efficacemente il modus operandi che fu anche di Alessandro Conti, storico e scienziato: “Ma prima farò alcuna esperienza, avanti ch’io più oltre proceda, perché mia intenzione è allegare prima la sperienza e po’ colla ragione dimostrare perché tale esperienza è costretta in tal modo ad operare; e questa è la vera regola come li speculatori delli effetti naturali hanno a procedere” (Leonardo da Vinci, manoscritto E, folio 55r, 1513–1514 circa, Bibliothèque de l’Institut de France, Parigi).

1. Marco Zoppo, Crocifisso, Bologna, Museo di San Giuseppe, Convento dei Cappuccini

1. Marco Zoppo, Crocifisso, Bologna, Museo di San Giuseppe, Convento dei Cappuccini

2. Marco Zoppo, Crocifisso, Bologna, Museo di San Giuseppe, Convento dei Cappuccini: riflettografia infrarossa (a.) e fluorescenza ultravioletta (b.)

2. Marco Zoppo, Crocifisso, Bologna, Museo di San Giuseppe, Convento dei Cappuccini: riflettografia infrarossa (a.) e fluorescenza ultravioletta (b.)

3. Marco Zoppo, Crocifisso, Bologna, Museo di San Giuseppe, Convento dei Cappuccini: un particolare a in luce visibile (in alto)  e infrarosso (in basso)

3. Marco Zoppo, Crocifisso, Bologna, Museo di San Giuseppe, Convento dei Cappuccini: un particolare a luce visibile (in alto) e infrarosso (in basso)



L'articolo fa parte di una serie dedicata alla memoria di Alessandro Conti (1946-1994) a vent'anni dalla morte.
Sono usciti finora:
- Giovanna Ragionieri, Ricordo di Alessandro Conti (5 maggio 2014)
- Paola Tognon, Per Alessandro Conti: un ricordo (9 maggio 2014)
- Anchise Tempestini, Per Alessandro Conti (18 maggio 2014)
- Antonio Natali, Da “I dintorni dell’anima” (per Alessandro Conti) (21 maggio 2014)
- Barbara Cinelli, “Canzone (quasi) per un amico”: Conti nel ricordo di Barbara Cinelli (24 maggio 2014)
- Emanuela Fiori, Alessandro Conti a Bologna nel ricordo di Emanuela Fiori (29 maggio 2014)
- Fa­bri­zio Lollini, Chia­ro­scuri dolci e bruni: in ri­cordo di Ales­san­dro Conti (7 giugno 2014)
- Gia­como Al­berto Ca­lo­gero, Ales­san­dro Conti su Marco Zoppo e Gio­vanni Bel­lini: una let­tera “pri­vata” e una que­stione di metodo (7 giugno 2014)
- Cristina Quattrini, Ricordo di Alessandro Conti (23 giugno 2014)
- Donatella Biagi Maino, Restauro. Storia e pratica nel pensiero di Alessandro Conti (8 luglio 2014)
- Daniela Mignani Galli, Un grande bene comune (22 luglio 2014)

Cite this article as: Giuseppe Maino, Alessandro Conti, storico e scienziato, in "STORIEDELLARTE.com", 26 luglio 2014; accessed 28 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2014/07/alessandro-conti-storico-e-scienziato.html.

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