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Tabucchi, La tomba di Inès de Castro

Tú­mulo de D. Inês de Ca­stro, c. 1358–1367, Al­co­baça, Lei­ria, Real Aba­dia de Santa Ma­ria de Alcobaça

Tú­mulo de Doña Inês de Ca­stro, particolare, c. 1358–1367, Al­co­baça, Lei­ria, Real Aba­dia de Santa Ma­ria de Alcobaça
Photo: André Luís

«[...] la sua vendetta sanguinaria, che fa inorridire il buon cronista, fu per Don Pedro un placebo di scarsa efficacia. Il suo risentimento di uomo travolto da eventi irrimediabili non si accontentò del muscolo cardiaco di alcuni cortigiani: nella solitudine di pietra del suo palazzo egli meditò una rivincita più sottile, che non concerne il piano del pragma e dell'umano, ma quello del Tempo e della concatenazione degli eventi che sono la vita - e che in quel caso erano già stati. Egli pensò di correggere il definitivo.

Era una calda estate di Coimbra, e lungo il greto del fiume crescevano lavanda e ginestre. Le lavandaie battevano i loro panni nel rigagnolo pigro che correva come un serpe in mezzo ai ciottoli; e cantavano. Don Pedro capì che tutto – i suoi sudditi, quel fiume, i fiori, i canti, il suo stesso essere re che guardava il suo regno – sarebbe stato identico anche se tutto fosse stato diverso e niente fosse avvenuto; e che la formidabile plausibilità dell'esistenza, inesorabile come è inesorabile ciò che è reale, era più massiccia della sua ferocia, era inespugnabile dalla sua vendetta.

Quale tipo di pena lo assediò ? La nostalgia di ciò che fu può essere struggente, ma quella di ciò che avremmo voluto fosse, che avrebbe potuto essere e non fu, deve essere intollerabile. Nella sua incurabile insonnia, ogni notte, egli guardava le stelle: e forse le distanze siderali, gli spazi incommensurabili per il tempo umano gli dettero l’ispirazione. Egli meditò un piano geniale. Donna Ines fu riesumata dalla tomba, vestita di bianco, incoronata e collocata sul cocchio regale scoperto, alla destra del re. Sono propenso a credere che Don Pedro, incurante delle apparenze, dalle quali lo difendevano del resto i poteri di una poderosa immaginazione, fu certo di viaggiare non col cadavere della sua antica amata, ma con lei vera prima che fosse morta. Si potrebbe sostenere che egli fosse sostanzialmente pazzo, ma ciò sarebbe un’evidente semplificazione. Ad attendere donna Ines, nell’abbazia di Alcobaça, c’era una dimora in pietra che il re aveva fatto scolpire da un artista di fama. Davanti al sarcofago di Ines, che sul coperchio la riproduceva nella sua giovanile bellezza, i piedi contro i piedi sì che nel giorno del giudizio i loro abitanti si trovassero faccia a faccia, c’era un sarcofago, con l’immagine del re.

Don Pedro dovette attendere ancora molti anni prima di prendere posto nel sarcofago che gli era riservato. Impiegò questo tempo ad assolvere il suo mestiere di re: coniò monete d’oro e d’argento, pacificò il suo regno, scelse una donna che allietasse le sue stanze; fu un padre esemplare, un compagno discreto e cortese, un limpido amministratore della giustizia. Conobbe perfino l’allegria, e dette delle feste. Quegli anni, probabilmente, ebbero per lui una misura diversa dalla misura di ogni uomo. Essi furono tutti uguali, e forse tutti subito, come se già fossero trascorsi».

— Antonio Tabucchi, L'amore di Don Pedro, in Donna di Porto Pim. Notturno indiano. I Volatili del Beato Angelico. Sogni di sogni, Sellerio, Palermo 2013, pp. 185-186.

Su Pietro I del Portogallo (1320-1367) e Inès de Castro (1327-1355).


Cite this article as: Marialucia Menegatti, Tabucchi, La tomba di Inès de Castro, in "STORIEDELLARTE.com", 1 giugno 2014; accessed 27 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2014/06/tabucchi-la-tomba-di-ines-de-castro.html.

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