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Ricordo di Alessandro Conti

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Fra Antonio da Monza, Ultima Cena, iniziale ritagliata, Londra, The British Library, Add. Ms. 35254f
©British Museum (Illustrated catalogue)


Ho conosciuto Alessandro Conti dopo la laurea, alla scuola di specializzazione dell'Università Statale di Milano, nel 1988. Venivo da una tesi di argomento iconografico e all'inizio i seminari in cui ci si esercitava nel riconoscimento sulle fotografie, sul quale ero impreparata, mi spaventavano e mi facevano sentire inadeguata, poi sotto la guida sua e di Massimo Ferretti erano diventati appassionanti. Gli anni della specializzazione sono stati per me fondamentali. Sono diventata un'allieva di Alessandro quando mi ha proposto una tesi sulla miniatura lombarda del Rinascimento e devo a lui, al suo incoraggiamento, se sono diventata una storica dell'arte. Ricordo l'impegno e la passione che metteva nell'insegnare, con severità, ma anche con sensibilità e con la grande capacità di cogliere e di coltivare la predisposizione delle persone giovani per la ricerca. Il suo era un insegnamento capace di grandi aperture, attento al dialogo fra le tecniche artistiche, alle fonti, al tempo stesso mai avulso dalla realtà e con il senso del significato civile della storia dell'arte.

Dopo che Alessandro se ne è andato, mentre portavo avanti le ricerche che avevamo cominciato, per molto tempo mi sono sorpresa a ragionare come se poi avessi potuto discutere con lui le cose che stavo studiando. Ora che sono una funzionaria di Soprintendenza la sensazione del dialogo interrotto non è passata e ogni tanto mi chiedo cosa direbbe il mio professore della trasformazione in peggio e dello svuotamento di senso del lavoro che faccio rispetto a quei tempi. I principi per i quali si è tanto battuto nel campo del restauro - come minimo intervento, reversibilità e conservazione preventiva - oggi sono patrimonio comune nella pratica e nella formazione dei restauratori, almeno di quelli aggiornati. Forse la riflessione su questi temi non è sempre fra le priorità degli organi di tutela e nelle politiche culturali, in preda alla penuria di mezzi ma spesso anche agli imperativi di “eventi”, “capolavori”, “valorizzazione”, “performances”, e non so quanto spazio abbiano nella formazione dei giovani storici dell'arte all'università.

Ricordo anche come Alessandro Conti fosse percepito come una persona scomoda e non amata da tutti, per la sua coerenza e per il modo in cui si esponeva in prima persona disinteressatamente. Proprio per questo oggi se ne sente di più la mancanza.



L'articolo fa parte di una serie dedicata alla memoria di Alessandro Conti (1946-1994) a vent'anni dalla morte.
Sono usciti finora:
- Giovanna Ragionieri, Ricordo di Alessandro Conti (5 maggio 2014)
- Paola Tognon, Per Alessandro Conti: un ricordo (9 maggio 2014)
- Anchise Tempestini, Per Alessandro Conti (18 maggio 2014)
- Antonio Natali, Da “I dintorni dell’anima” (per Alessandro Conti) (21 maggio 2014)
- Barbara Cinelli, “Canzone (quasi) per un amico”: Conti nel ricordo di Barbara Cinelli (24 maggio 2014)
- Emanuela Fiori, Alessandro Conti a Bologna nel ricordo di Emanuela Fiori (29 maggio 2014)
- Fa­bri­zio Lollini, Chia­ro­scuri dolci e bruni: in ri­cordo di Ales­san­dro Conti (7 giugno 2014)
- Gia­como Al­berto Ca­lo­gero, Ales­san­dro Conti su Marco Zoppo e Gio­vanni Bel­lini: una let­tera “pri­vata” e una que­stione di metodo (7 giugno 2014)

Cite this article as: Cristina Quattrini, Ricordo di Alessandro Conti, in "STORIEDELLARTE.com", 23 giugno 2014; accessed 27 giugno 2017.
http://storiedellarte.com/2014/06/ricordo-di-alessandro-conti-2.html.

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