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Paolo Veronese a Londra. Intervista a Xavier Salomon

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LA MOSTRA Vero­ne­se: Magni­fi­cen­ce in Renais­san­ce Veni­ce, che ha aper­to alla Natio­nal Gal­le­ry di Lon­dra lo scor­so 19 mar­zo e che chiu­de­rà il pros­si­mo 15 giu­gno, è in ordi­ne cro­no­lo­gi­co la pri­ma tap­pa di una serie di pre­sti­gio­se ini­zia­ti­ve dedi­ca­te, quest’anno, a Pao­lo Vero­ne­se. Il 5 luglio apri­rà infat­ti a Vero­na al palaz­zo del­la Gran Guar­dia la mostra Pao­lo Vero­ne­se. L’illusione del­la real­tà, con­ce­pi­ta in col­la­bo­ra­zio­ne con il museo lon­di­ne­se, cura­ta da Pao­la Mari­ni e Ber­nard Aike­ma, di cui abbia­mo anti­ci­pa­to qual­che set­ti­ma­na fa uno dei nume­ri più atte­si, la Cena in casa di Levi, restau­ra­ta per l’occasione.


Lo stes­so 5 luglio apri­rà a Vicen­za pres­so il Pal­la­dium Museum la mostra Quat­tro Vero­ne­se venu­ti da lon­ta­no. Le Alle­go­rie ritro­va­te, in cui saran­no per la pri­ma vol­ta pre­sen­ta­te al pub­bli­co e alla comu­ni­tà scien­ti­fi­ca le due Alle­go­rie, sco­per­te poche set­ti­ma­ne fa, che per­met­to­no di aggiun­ge­re un tas­sel­lo al ciclo di cui fino ad oggi era­no note solo l’Alle­go­ria del­la navi­ga­zio­ne con la bale­stri­glia (Aver­roè) e l’Alle­go­ria del­la navi­ga­zio­ne con l’astrolabio (Tolo­meo) del Los Ange­les Coun­ty Museum of Art.

Il 6 mag­gio scor­so Xavier Salo­mon, cura­to­re capo del­la Frick Col­lec­tion di New York e cura­to­re del­la mostra lon­di­ne­se, ha tenu­to, insie­me a Nicho­las Pen­ny, diret­to­re del­la Natio­nal Gal­le­ry di Lon­dra, la con­fe­ren­za Nuo­vi inter­ro­ga­ti­vi su Vero­ne­se dopo la mostra di Lon­dra, nell’ambito del ciclo di incon­tri dedi­ca­ti a Pao­lo Vero­ne­se orga­niz­za­ti dal­la Dire­zio­ne Musei Monu­men­ti del Comu­ne di Vero­na e dall’Università degli Stu­di di Vero­na. La rela­zio­ne è sta­ta l’occasione per fare il pun­to sull’esposizione lon­di­ne­se e soprat­tut­to per sot­to­por­re al pub­bli­co pre­sen­te nuo­vi que­si­ti e rifles­sio­ni sor­ti dall’accostamento, sul­le pare­ti del­la Natio­nal Gal­le­ry, di capo­la­vo­ri di Vero­ne­se che non era mai sta­to pos­si­bi­le ammi­ra­re insie­me.
Dopo la con­fe­ren­za abbia­mo inter­vi­sta­to Xavier Salo­mon.

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Cominciamo subito dalla questione più spinosa: i problemi di cronologia. La difficoltà di stabilire una datazione ai quadri in mostra si percepisce visitando le sale della National Gallery, e nello stesso catalogo. Quali sono le tue riflessioni?

Vero­ne­se è un pit­to­re dai pochi pun­ti fer­mi. La sua biblio­gra­fia pre­sen­ta poche date con­di­vi­se dal­la cri­ti­ca, ragio­na­te in modo mol­to diver­so a secon­da di come sono sta­ti affron­ta­ti gli stu­di sul pit­to­re in Ita­lia, Inghil­ter­ra, Fran­cia.  Mol­ti dei qua­dri espo­sti in mostra pre­sen­ta­no nei vari stu­di dedi­ca­ti al pit­to­re oscil­la­zio­ni cro­no­lo­gi­che impor­tan­ti, dal 1550 al 1580. Ho cer­ca­to di par­ti­re dai pun­ti fer­mi, in ogni sala sono pre­sen­ti alme­no uno, due, tre qua­dri sicu­ra­men­te docu­men­ta­ti e intor­no a que­sti si è costrui­to l’allestimento e cer­ca­to di fare ordi­ne nel­la sequen­za espo­si­ti­va. Si è opta­to per un cri­te­rio cro­no­lo­gi­co, men­tre le pre­ce­den­ti espo­si­zio­ni era­no più o meno in ordi­ne tema­ti­co. La scel­ta del­la sequen­za cro­no­lo­gi­ca rive­la evi­den­ti limi­ti e dif­fi­col­tà spe­cie nell’ultima fase del per­cor­so del pit­to­re: gli ulti­mi ven­ti anni di atti­vi­tà (anni Set­tan­ta e Ottan­ta, dun­que) sono par­ti­co­lar­men­te ardui da data­re, e ammet­to di ave­re mol­to  dif­fi­col­tà a col­lo­ca­re cro­no­lo­gi­ca­men­te un cer­to nume­ro di qua­dri. Il pro­ble­ma è, anche, che Vero­ne­se è un arti­sta che fa pas­si avan­ti e indie­tro, non segue un per­cor­so linea­re, cam­bia facil­men­te con esi­ti qua­li­ta­ti­vi anche diver­si, per­tan­to non è sem­pre age­vo­le segui­re la sua pit­tu­ra negli anni ’60, ’70, ’80.
Con­fes­so che ci sono in mostra alme­no cin­que qua­dri che non so come data­re e su cui con­ti­nuo a cam­bia­re idea. La mostra è sta­ta anche l’occasione, però, per appor­ta­re leg­ge­ri aggiu­sta­men­ti alla cro­no­lo­gia: ad esem­pio l’Alle­go­ria del­la navi­ga­zio­ne con la bale­stri­glia e l’Alle­go­ria del­la navi­ga­zio­ne con l’astrolabio di Los Ange­les, che all’altezza del­la mostra di New York del 2006 ave­vo data­to ai pri­mi anni Ses­san­ta, sono ope­re che ho anti­ci­pa­to alla metà degli anni Cin­quan­ta, e veden­do­le ora espo­ste accan­to ad ope­re del sesto decen­nio sono abba­stan­za con­vin­to di que­sto aggiu­sta­men­to cro­no­lo­gi­co. Ma, ripe­to, si trat­ta di pic­co­le cor­re­zio­ni, e tra Lon­dra e la mostra che a bre­ve si apri­rà a Vero­na ci saran­no cer­to altri acco­sta­men­ti che ci for­ni­ran­no nuo­vi spun­ti di rifles­sio­ne. Alle ope­re visi­bi­li a Lon­dra che non sono ricon­du­ci­bi­li a una data cer­ta, io ho dato un mar­gi­ne cro­no­lo­gi­co di alme­no cin­que anni.

Quale rapporto c’è tra due mostre monografiche dedicate allo stesso artista che si aprono in rapida successione temporale, dopo Londra infatti Verona?

Sono due mostre comu­ni­can­ti, e diver­se allo stes­so momen­to, è un’idea piut­to­sto nuo­va quel­la di orga­niz­za­re mostre mono­gra­fi­che sul­lo stes­so arti­sta a distan­za di pochi gior­ni l’una dall’altra, fra cit­tà e isti­tu­zio­ni diver­se, con cata­lo­ghi, cura­te­le e pre­sti­ti diver­si, il tut­to nel­la mas­si­ma col­la­bo­ra­zio­ne reci­pro­ca. La visio­ne del pit­to­re, qua­le emer­ge dal­la mostra orga­niz­za­ta da Pao­la Mari­ni e Ber­nard Aike­ma, è piut­to­sto simi­le a quel­la di Pen­ny e mia, anche se natu­ral­men­te ci saran­no appor­ti diver­si che aiu­te­ran­no a leg­ge­re e miglio­ra­re quan­to fat­to a Lon­dra, anche riguar­do al pro­ble­ma del­la data­zio­ne dei qua­dri.
Un pen­sie­ro cui sono par­ti­co­lar­men­te affe­zio­na­to è che uno sto­ri­co dell’arte dovreb­be abi­tuar­si a scri­ve­re qual­co­sa post mostra, una rifles­sio­ne insom­ma dopo la chiu­su­ra, una sor­ta di autop­sia del­la mostra, scri­ven­do cosa ha impa­ra­to dal­la mostra stes­sa – che dovreb­be aver­ti arric­chi­to e inse­gna­to rispet­to a quel­li che era­no i tuoi pen­sie­ri ini­zia­li -, o cosa vor­re­sti cam­bia­re o di cui ti sei pen­ti­to. Ideal­men­te, dopo le espo­si­zio­ni di Lon­dra e di Vero­na vor­rei scri­ve­re cosa abbia­mo appre­so da que­ste mostre e come si è arric­chi­to, cor­ret­to, ripen­sa­to il nostro baga­glio di cono­scen­ze su Vero­ne­se, o, anco­ra, qua­li potreb­be­ro esse­re i futu­ri svi­lup­pi di rifles­sio­ne sul pit­to­re. L’inaugurazione di una mostra è insom­ma a mio avvi­so una tap­pa di un per­cor­so più lun­go, mai l’ultima di un pro­ces­so. Sono abba­stan­za sod­di­sfat­to del risul­ta­to dell’esposizione lon­di­ne­se, cam­bie­rei poche cose, e sono con­vin­to del­la bon­tà del cri­te­rio cro­no­lo­gi­co. Par­ti­co­lar­men­te sod­di­sfa­cen­te è sta­to ave­re in mostra capo­la­vo­ri che dif­fi­cil­men­te potre­mo vede­re di nuo­vo uno accan­to all’altro, come il Mar­ti­rio di san Gior­gio da San Gior­gio in Brai­da (Vero­na) e la Fami­glia di Dario davan­ti ad Ales­san­dro del­la Natio­nal Gal­le­ry, o, tre sale più avan­ti, la Con­ver­sio­ne di san Pan­ta­lon da Vene­zia.

Cosa ha significato per te l’esperienza di organizzare una mostra alla National Gallery ?

Come gio­va­ne sto­ri­co dell’arte, ave­re un’istituzione come la Natio­nal Gal­le­ry che ti chie­de di lavo­ra­re a un pro­get­to in veste di cura­to­re uni­co è senz’altro entu­sia­sman­te. L’idea di Nicho­las Pen­ny, piut­to­sto nuo­va per la Natio­nal Gal­le­ry, cioè quel­la di ave­re in futu­ro mostre mono­gra­fi­che fat­te da un solo sto­ri­co dell’arte è a mio avvi­so mol­to intel­li­gen­te. Il cata­lo­go diven­ta nel bene e nel male la rifles­sio­ne di un solo sto­ri­co dell’arte su un solo arti­sta. La plu­ra­li­tà di voci può inve­ce pro­dur­re posi­zio­ni con­trad­dit­to­rie sul­lo stes­so aspet­to – ovvia­men­te il nostro lavo­ro è così, e que­sto meto­do di lavo­ro l’abbiamo spe­ri­men­ta­to spes­so. Chia­ra­men­te anche que­sto è un meto­do vali­do, non esi­ste in asso­lu­to un siste­ma miglio­re di un altro, ma in que­sto caso l’idea di Pen­ny era che con un cura­to­re uni­co si pote­va­no sem­pli­fi­ca­re mol­to alcu­ni pro­ble­mi orga­niz­za­ti­vi e di coor­di­na­men­to. D’altra par­te, chi cura un even­to come que­sto da solo, come è capi­ta­to a me, si deve pren­de­re cura di tut­ti gli aspet­ti per soli­to dele­ga­ti ad altri. E non è sta­to faci­le. Duran­te la pre­pa­ra­zio­ne di que­sta mostra ho cam­bia­to tre musei e nes­su­no di quei tre musei mi auto­riz­za­va a occu­par­mi del­la mostra su Vero­ne­se negli ora­ri di lavo­ro. È una mostra quin­di a cui ho lavo­ra­to soprat­tut­to duran­te le not­ti e i wee­kend e non è sta­to per nien­te sem­pli­ce seguir­ne la pre­pa­ra­zio­ne lavo­ran­do al di là dell’Atlantico. Al di là del­la sod­di­sfa­zio­ne di ave­re por­ta­to a ter­mi­ne un tale inca­ri­co, for­se, se fos­si sta­to tut­ti i gior­ni alla Natio­nal Gal­le­ry di Lon­dra il risul­ta­to sareb­be sta­to, per cer­ti aspet­ti, diver­so.

E sul catalogo cosa ci vuoi dire?

È un cata­lo­go di sin­te­si che rispon­de alla richie­sta del­la stes­sa Natio­nal Gal­le­ry, quel­la cioè di pro­dur­re un volu­me mono­gra­fi­co, non un cata­lo­go con sche­de, che si con­fi­gu­ras­se come una sin­te­si sul pit­to­re acces­si­bi­le da par­te di un pub­bli­co di non addet­ti ai lavo­ri che pos­sa apprez­za­re e impa­ra­re da quan­to scrit­to anche se non ha mai sen­ti­to par­la­re di Vero­ne­se, e che al tem­po stes­so anche uno sto­ri­co dell’arte pos­sa tro­va­re uti­le, inte­res­san­te e ric­co di spun­ti.

L’aspetto forse più stimolante, anche in vista di ulteriori approfondimenti, sia nel catalogo, sia, più in generale, nell’operazione londinese, è stato non nascondere le problematicità e le criticità nella ricostruzione del percorso del pittore.

Il pun­to di par­ten­za di uno sto­ri­co dell’arte serio è la curio­si­tà, il far­si doman­de, sen­za pren­de­re nul­la per cer­to, ripren­de­re a stu­dia­re ogni vol­ta ex novo l’argomento di cui si sta occu­pan­do. Così abbia­mo fat­to per Vero­ne­se, ripar­ten­do da capo. La docu­men­ta­zio­ne sul pit­to­re del resto non aiu­ta, i docu­men­ti che pos­se­dia­mo sono pochis­si­mi, e su mol­ti qua­dri o stre­pi­to­se com­mit­ten­ze come quel­la per la deco­ra­zio­ne di vil­la Bar­ba­ro a Maser, ad esem­pio, non dispo­nia­mo di un solo docu­men­to. Ricer­che docu­men­ta­rie sono ora in cor­so per la mostra di Vero­na e spe­ria­mo pos­sa­no emer­ge­re novi­tà. Il per­cor­so di Vero­ne­se gio­va­ne fun­zio­na piut­to­sto bene.
Vice­ver­sa, la secon­da par­te del­la mostra, il tar­do Vero­ne­se, è par­ti­co­lar­men­te pro­ble­ma­ti­ca e dif­fi­ci­le da rico­strui­re, anche per­ché inter­fe­ri­sce con la que­stio­ne del­la bot­te­ga. Non cono­scia­mo a suf­fi­cien­za il mec­ca­ni­smo del­la bot­te­ga di Vero­ne­se: quan­do comin­ci ad esse­re atti­va, chi sia­no gli arti­sti che vi lavo­ra­no, è un pro­ble­ma appe­na scal­fi­to dagli stu­di, e che a Lon­dra abbia­mo deci­so di non trat­ta­re. La bot­te­ga di Vero­ne­se, infat­ti, sareb­be un altro pro­get­to, un’altra mostra, un altro libro. Come com­po­nen­ti del­la bot­te­ga si fan­no sem­pre i nomi dei figli Gabrie­le, Car­let­to, che fino agli anni Ottan­ta sono trop­po gio­va­ni per lavo­ra­re. Chi ci sia accan­to a Pao­lo negli anni Set­tan­ta è poco chia­ro, i figli inter­ven­go­no al mas­si­mo negli ulti­mis­si­mi anni del­la vita del padre. E dob­bia­mo anche capi­re anche qua­le sia il loro modo di dipin­ge­re quan­do lavo­ra­no per se stes­si e quan­do lavo­ra­no inve­ce per il padre. 


Link utili

Cite this article as: Marialucia Menegatti, Paolo Veronese a Londra. Intervista a Xavier Salomon, in "STORIEDELLARTE.com", 12 giugno 2014; accessed 6 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/06/paolo-veronese-a-londra-intervista-a-xavier-salomon.html.

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