Top Menu

Michelangelo e il Novecento

Si è appena aperta, nelle due sedi di Casa Buonarroti a Firenze e della Galleria civica di Modena, la mostra dedicata a Michelangelo e il Novecento. L’esposizione si inserisce nelle manifestazioni per i 450 anni dalla morte dell’artista, ma non appare estemporanea né casuale. Le due istituzioni si sono infatti consorziate per un’inedita collaborazione, avvalendosi anche della collaborazione di studiosi delle università di Ferrara, Firenze, Harvard, Perugia, Pisa e Roma-Tor Vergata.

Casa Buonarroti, che cinquant’anni fa veniva restaurata e rinnovata, documenta in questa occasione anche la propria storia, con uno sguardo retrospettivo alle celebrazioni michelangiolesche del 1964 e del 1975. Del resto, l’attenzione a fasi ancora precedenti della fortuna di Michelangelo si era già manifestata, al di fuori di ricorrenze a cifra tonda, con una piccola e significativa mostra alla quale aveva contribuito tra gli altri il compianto Stefano Corsi.1

Tanto a Firenze quanto a Modena sono esposti dei disegni del maestro, provenienti dal ricco fondo di Casa Buonarroti: la città emiliana, pur tanto ricca di capolavori di scultura (da Wiligelmo a Bernini, passando per Guido Mazzoni e Antonio Begarelli) non ha mai ospitato prima d’ora opere di Michelangelo. Questi originali non sono presentati come feticci, ma come punti di partenza per un percorso che affida a Modena il settore cronologicamente più recente, a cavallo tra il XX e il XXI secolo.

A Firenze, invece, procedendo per affinità tematiche, incontriamo opere di artisti italiani e stranieri, di qualità spesso molto alta, ma non selezionate per esporre capolavori. Molte meritano tuttavia un alto giudizio di valore, come la piccola Pietà in terracotta di Arturo Martini, memore della Pietà di Palestrina di incerta autografia michelangiolesca, proveniente da una collezione privata di Treviso. Si va dalla copia di studio (gli schizzi tratti dal David di Giuseppe Terragni) alla parafrasi (Lo specchio di un momento di Claudio Parmeggiani o Michelangelo according to Tano Festa n. 21) per terminare con l’influsso per assenza dichiarato da Kandinskij e rappresentato da Rot in Spitzform (Rosso in forma acuta) del 1925: “Oggi un punto in pittura può dire di più di una figura umana. Una linea verticale associata a un orizzonte produce un suono quasi drammatico. Il contatto dell’angolo acuto di un triangolo col cerchio non ha un effetto minore di quello di Dio con quello di Adamo in Michelangelo”.2


Particolare attenzione è prestata al tema poco frequentato del legame del design contemporaneo con la lezione michelangiolesca, con maioliche di Gio Ponti,3 e di Robert Venturi. Il ponderoso catalogo, unico per le due sedi, sviluppa anche dei temi che non trovano riscontro diretto nelle opere esposte, come il confronto tra il peso di Michelangelo e quello di Palladio nella tradizione architettonica del Novecento.

Michelangelo e il Novecento | Casa Buonarroti

Michelangelo e il Novecento | Rete Civica Modena

 

  1. Michelangelo nell’Ottocento. Il centenario del 1875, a cura di S. Corsi con la collaborazione di C. Sisi, Firenze, Casa Buonarroti, 14 giugno–7 novembre 1994, catalogo Milano, edizioni Charta.
  2. Réflexions sur l’art abstrait (1931) in Tutti gli scritti, Milano, Feltrinelli, 1981, pp. 176–177
  3. Sul quale è aperta al Museo Marino Marini di Firenze, fino al 21 luglio, la mostra Gio Ponti e la Richard Ginori: una corrispondenza inedita.
Cite this article as: Nerina Badioli, Michelangelo e il Novecento, in "STORIEDELLARTE.com", 28 giugno 2014; accessed 25 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2014/06/michelangelo-e-il-novecento.html.

, ,

No comments yet.

Leave a Reply / Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: