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Libri: La Serenissima nello Specchio di Rame

copertina-succiDario Succi, La Serenissima nello Specchio di Rame. Splendore di una civiltà figurativa del Settecento. L’opera completa dei grandi maestri veneti, 2 voll., Castelfranco Veneto (Tv), Cecchetto Prior, 2013, 8°, pp. 978, ill.

“Nulla dies sine linea”
(Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXV)


La Serenissima nello Specchio di Rame è il titolo di due preziosi tomi in cofanetto tirati in mille esemplari numerati a mano dall’autore, che raccolgono l’opera grafica dei principali incisori veneti del Settecento. Dario Succi, studioso di fama internazionale specializzato nella pittura e nell’incisione veneziane del XVIII secolo, ha riunito in questi volumi più di trent’anni di studi e ricerche condotte con attenzione critica e filologica. La passione dell’autore per questa particolare espressione artistica è nata, stando alle sue parole, dalla lettura del sintetico ma lucidissimo articolo di Terisio Pignatti Canaletto e la incisione di “Vedute” a Venezia nel Settecento del 1968.1 Pignatti, con Rodolfo Pallucchini, è stato uno dei più sensibili studiosi di incisione veneta. La mostra organizzata da Pallucchini nel 1941 a Venezia ha segnato la storia dell’incisione e dei suoi studi.2 Pallucchini, da poco alla guida delle Belle Arti del Comune di Venezia aveva il compito di organizzare una mostra d’arte ogni due anni, alternata alla Biennale. In quell’anno scelse di dedicarsi all’incisione veneta del Settecento, portando alla luce i grandi maestri e moltissimi minori, la maggior parte dei quali incisori di traduzione. Negli stessi anni che vedevano la pubblicazione di due pietre miliari per la storia degli studi in questo campo, L’incisione a Venezia e Bassano di Rodolfo Gallo3 e Gli incisori bellunesi di Luigi Alpago Novello,4 Pallucchini ha presentato ben centoquaranta artisti e più di seicento opere, richiamando l’attenzione di un vasto pubblico e soprattutto degli studiosi, che da questa mostra in poi hanno cominciato a occuparsi sempre più di incisione.
Giambattista Tiepolo, Due maghi e un pastore, da Scherzi di fantasia, 1745-47, acquaforte

Giambattista Tiepolo, Due maghi e un pastore, da Scherzi di fantasia, 1745-47, acquaforte, 223x175 mm (lastra).


Michele Marieschi, Il ponte di Rialto da sud, da Vedute di Venezia, 1741

Michele Marieschi, Il ponte di Rialto da sud, da Vedute di Venezia, 1741, acquaforte, 312x467 mm (lastra).

Il lavoro di Succi, formatosi attraverso la lettura di questi testi, ha radici nel primo catalogo da lui curato sulle incisioni di Michele Marieschi5 e si pone in continuità con l’importante mostra allestita a Gorizia nel 1983,6 una prima ampia ricognizione dell’incisione veneta e friulana del XVIII secolo nata dalla constatazione del crescente interesse per la materia e della mancanza di studi aggiornati su molti autori ancora considerati all’epoca “minori”.
A distanza di trent’anni esatti l’autore ha dato nuovamente alle stampe i risultati delle sue ricerche, condotte tra collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, che attestano di quanta disciplina, costanza e rigore necessiti lo studio di questa forma d’arte.
Il merito di Succi è aver individuato, schedato e pubblicato il corpus inciso dei maggiori incisori veneti del Settecento, creando un repertorio fondamentale a ogni studioso e amante di incisione veneta, ovviando anche in questo caso alla frammentarietà dei contributi, diluiti in un arco di tempo plurisecolare, dispersi in riviste specializzate, monografie, cataloghi di non facile reperibilità.
La materia trattata è densa e carica di riflessioni e riletture, nuove scoperte e assestamenti cronologici. Succi presenta i cataloghi ragionati di ventuno grandi peintre-graveurs del Settecento (Luca Carlevarijs, Domenico Lovisa, Federico Bencovich, Giambattista Piazzetta, Sebastiano e Marco Ricci, Jacopo Amigoni, Michele Marieschi, Antonio Canal detto Canaletto, Bernardo Bellotto, Giambattista Piranesi, i tre Tiepolo, Bernardo Zilotti, Francesco Fontebasso, Jacopo Guarana, Alessandro Longhi, Gaetano Zompini, Gianfrancesco Costa, Pietro Gaspari), coloro che hanno scritto le più belle pagine dell’incisione italiana risolvendo i problemi luministici della pittura attraverso l’uso dell’acquaforte e dei suoi effetti di graduazione chiaroscurale e di modulazione lineare.
Per offrire una panoramica articolata ed esaustiva l’autore ha inserito anche una selezione delle serie più interessanti di dodici tra i migliori incisori di riproduzione (Francesco Bartolozzi, Antonio Visentini, Giuliano e Marco Sebastiano Giampiccoli, Davide Antonio Fossati, Giovanni Volpato, Giovanni David, Francesco Zuccarelli, Giambattista Brustolon, Dionisio Valesi, Antonio Sandi, Teodoro Viero).
Di ogni incisione sono descritti con accuratezza gli stati conosciuti, precisando le dimensioni, la tecnica esecutiva, la datazione, l’eventuale esistenza di dipinti e disegni corrispondenti. Gli artisti sono presentati con brevi ma accurate note biografiche e storico-critiche ricche di riferimenti bibliografici. I capitoli, ordinati cronologicamente, sono suddivisi seguendo un filo conduttore che valorizza gli artisti e i generi tematici: vedute di Venezia, delle isole lagunari, della terraferma, della riviera del Brenta, del territorio prealpino, di Roma, ecc..; fantasie paesistiche e rovinistiche; ritratti di artisti, santi, letterati e teste di carattere; riproduzioni di dipinti storici, mitologici e religiosi; le delizie della villeggiatura, i paesaggi bucolici, le stagioni, i mesi, la caccia in valle; la vita nei caffè e nei salotti; i mestieri ambulanti; le battaglie.

Giambattista Brustolon, Ringraziamento del Doge al Maggior Consiglio, da Le Feste Ducali, 1766

Giambattista Brustolon, Ringraziamento del Doge al Maggior Consiglio, da Le Feste Ducali, 1766, acquaforte e bulino, 450x568 mm (lastra).

Scorrere le pagine dei due volumi significa entrare in un mondo in bianco e nero capace però di raccontare tutte le sfumature di un’epoca, di narrare la nascita, la fioritura e l’esaurirsi di uno dei secoli d’oro della Serenissima Repubblica. Nel gioco del segno, nella varietà della luce, nei toni degli inchiostri questi incisori hanno offerto, al pari della grande pittura, la loro visione dell’arte e del mondo settecentesco.
I profili tracciati da Succi e la ricostruzione della genesi delle maggiori serie incisorie disegnano uno scenario fatto di artisti ma anche di intraprendenti editori, appassionati committenti e mecenati. Molti sono gli attori che salgono sul palcoscenico del gran teatro veneziano, dai maestri come Canaletto e Tiepolo ai grands commis e connaisseurs come Francesco Algarotti e il console Joseph Smith, dagli editori come Ludovico Furlanetto e Antonio Zatta, alle botteghe di Joseph Wagner e dei Remondini di Bassano, tutti contribuendo a conferire alla Dominate quella dimensione di emporio internazionale, punto di diffusione di dipinti, incisioni e opere d’arte verso i più lontani paesi.

L’incisione veneziana del Settecento costituisce un ricchissimo repertorio di immagini, che fissano gli aspetti più pittoreschi della città, evocano la vita dei salotti e delle calli, tramandano il volto dei personaggi illustri, testimoniano le ideologie religiose e le nostalgie paesaggistiche. Queste immagini, circolando in tutto il mondo rispondendo alla richiesta dei viaggiatori stranieri, hanno contribuito in maniera decisiva alla formazione dell’immagine stessa della città, permettendo di affermare che la Venezia del Settecento non ha segreti per noi, tanto minuziosamente ha documentato se stessa.7

Giovanni Volpato, I burattini, da Arti per via, 1766, acquaforte e bulino

Giovanni Volpato, I burattini, da Arti per via, 1766, acquaforte e bulino, 380x291 mm (lastra), da Francesco Maggiotto.

Francesco Fontebasso, Papa Gregorio Magno e san Vitale intercedono per le anime del Purgatorio, acquaforte

Francesco Fontebasso, Papa Gregorio Magno e san Vitale intercedono per le anime del Purgatorio, acquaforte, 564x385 mm (lastra), da Sebastiano Ricci.


Antonio Canal detto Canaletto, Il portico con la lanterna, da Vedute […], 1740-45, acquaforte

Antonio Canal detto Canaletto, Il portico con la lanterna, da Vedute […], 1740-45, acquaforte, 298x431 mm (lastra).


  1. Terisio Pignatti, Canaletto e la incisione di “Vedute” a Venezia nel Settecento, in «Bollettino dei Musei Civici Veneziani», XIII, 1968, 2, pp. 4-14.
  2. Rodolfo Pallucchini (a cura di), Gli incisori veneti del Settecento, catalogo della mostra, Venezia, Ridotto, 28 giugno-30 settembre 1941, Venezia, 1941 (ristampa anastatica con il catalogo illustrato di tutte le opere a cura della Fondazione Giorgio Cini: Verona 2012).
  3. Rodolfo Gallo, L’incisione nel ‘700 a Venezia e a Bassano, Venezia 1941.
  4. Luigi Alpago Novello, Gli incisori bellunesi, saggio storico-bibliografico, in «Atti del Regio Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti», XCIX, 1939 (1940), pp. 471-716.
  5. Dario Succi, Le incisioni di Michele Marieschi (1710-1743) vedutista veneziano, con un’acquaforte inedita, catalogo della mostra, Gorizia, Palazzo Attems, 28 febbraio-29 marzo 1981, Padova, 1981.
  6. Dario Succi (a cura di), Da Carlevarijs ai Tiepolo. Incisori veneti e friulani del Settecento, catalogo della mostra Gorizia, Musei Provinciali, 1983, Venezia 1983, pp. 194-217.
  7. Guido Piovene, *Introduzione*, in Rodolfo Pallucchini, *Carlevarijs, Marieschi, Canaletto. Meraviglie di Venezia*, Milano 1964.
Cite this article as: Barbara Ceccato, Libri: La Serenissima nello Specchio di Rame, in "STORIEDELLARTE.com", 27 giugno 2014; accessed 25 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2014/06/libri-la-serenissima-nelle-specchio-di-rame.html.

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