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La difficile vita del Warburg Institute: la petizione e le osservazioni ufficiali

Il Warburg Institute a Londra. La biblioteca fu trasferita da Amburgo a Londra nel 1944 per essere preservata dalla distruzione.

Il War­burg Insti­tu­te a Lon­dra, Woburn Squa­re. La biblio­te­ca fu tra­sfe­ri­ta da Ambur­go a Lon­dra nel 1933 per esse­re pre­ser­va­ta dal­la distru­zio­ne.

Da qual­che gior­no, a cau­sa di noti­zie sui dif­fi­ci­li rap­por­ti tra l’università di Lon­dra e il War­burg Insti­tu­te, si sono dif­fu­se for­ti pre­oc­cu­pa­zio­ni sul­la con­ser­va­zio­ne dell’Istituto fon­da­to da Aby War­burg, ad Ambur­go nel 1921, e sul suo straor­di­na­rio patri­mo­nio libra­rio.

Accan­to alla peti­zio­ne Save the War­burg Insti­tu­te! lan­cia­ta da alcu­ni Friends of the War­burg in segui­to agli arti­co­li usci­ti sul Times Higher Edu­ca­tion (19 giu­gno) e sull’Inde­pen­dent (24 giu­gno), ora è appar­so un bre­ve comu­ni­ca­to del­lo stes­so Isti­tu­to.

Chi fa sto­ria dell’arte dif­fi­cil­men­te igno­ra il War­burg Insti­tu­te. La sua biblio­te­ca, fre­quen­ta­ta da alcu­ni fra i mag­gio­ri intel­let­tua­li del secon­do Nove­cen­to, dal­le più sva­ria­te appar­te­nen­ze disci­pli­na­ri, è uni­ca al mon­do per asset­to e com­ple­tez­za. È gene­ral­men­te nota come pun­to di rife­ri­men­to impre­scin­di­bi­le per gli stu­di del­la tra­di­zio­ne clas­si­ca nel Rina­sci­men­to, ma non solo. Il fon­da­to­re, Aby War­burg, cer­ca­va in essa la chia­ve per com­pren­de­re le dina­mi­che psi­chi­che e cul­tu­ra­li del­la “vita postu­ma” del­le imma­gi­ni. Inten­de­va così usa­re l’immagine come ogget­to epi­ste­mo­lo­gi­co pri­vi­le­gia­to, per illu­mi­na­re sin­to­ma­ti­ca­men­te i con­te­sti sto­ri­co socia­li che la ripro­du­co­no.

La Kul­tur­wis­sen­schaf­tli­che Biblio­thek War­burg era sta­ta costi­tui­ta, con fon­di pri­va­ti, per per­se­gui­re così il dif­fi­ci­le com­pi­to di fon­da­re una scien­za del­la cul­tu­ra. I suoi suc­ces­so­ri, facen­do­si cari­co del pro­get­to, l’hanno tena­ce­men­te pre­ser­va­ta, ren­den­do­si pro­ta­go­ni­sti del­la rischio­sa tra­sla­zio­ne dei volu­mi 1933 da Ambur­go a Lon­dra, per sfug­gi­re alla minac­cia nazi­sta. Qui ha con­ti­nua­to ad esse­re accre­sciu­ta fino ad oggi, man­te­nen­do il pro­prio sin­go­la­re cri­te­rio di orga­niz­za­zio­ne: ogni nuo­va acqui­si­zio­ne è clas­si­fi­ca­ta per sog­get­to, tut­ti i libri sono resi com­ple­ta­men­te acces­si­bi­li a scaf­fa­le aper­to. La distri­bu­zio­ne degli argo­men­ti segue uno sche­ma qua­ter­na­rio volu­to dal­lo stes­so War­burg (Ima­ge, Word, Orien­ta­tion, Action) che fa del­la biblio­te­ca un com­ples­so dispo­si­ti­vo di orien­ta­men­to e con­nes­sio­ne fra mol­te­pli­ci feno­me­ni cul­tu­ra­li. Mol­ti libri infi­ne sono rari, anti­chi, alcu­ni uni­ci per­si­no all’interno del vasto pano­ra­ma biblio­te­ca­rio lon­di­ne­se.

Que­sto model­lo non ha egua­li, chi ha fre­quen­ta­to l’Istituto – e spe­ri­men­ta­to le ten­sio­ni inter­di­sci­pli­na­ri che lo attra­ver­sa­no – lo sa bene.
Eppu­re oggi il War­burg sem­bre­reb­be a rischio: secon­do gli arti­co­li appar­si su Times Higher Edu­ca­tion e The indi­pen­dent un con­ten­zio­so con l’università di Lon­dra potreb­be por­tar­lo, in bre­ve, a per­de­re la pro­pria auto­no­mia.

L’università ne recla­ma a sé la gestio­ne, per ragio­ni eco­no­mi­che, dal 2010, met­ten­do in discus­sio­ne l’atto di dona­zio­ne che sta­bi­li­sce i reci­pro­ci rap­por­ti. Vener­dì scor­so si è svol­to, in sede giu­di­zia­ria, un incon­tro fra le par­ti. Si atten­de ades­so la la deci­sio­ne del­la cor­te.

Anto­ny Graf­ton, uni­ca voce leva­ta­si al momen­to a favo­re dell’Istituto, ha sot­to­li­nea­to che uno scom­pen­so di bilan­cio – per altro non impu­ta­bi­le alla nor­ma­le gestio­ne dell’Istituto – potreb­be arri­va­re dove la minac­cia nazi­sta non era riu­sci­ta. Se il War­burg doves­se per­de­re la sua auto­no­mia, infat­ti, la sua biblio­te­ca potreb­be anda­re disper­sa: dislo­ca­ta fram­men­ta­ria­men­te nel­le varie biblio­te­che dell’università lon­di­ne­se, oppu­re even­tual­men­te recla­ma­ta ad Ambur­go.

In entram­bi i casi si fareb­be scem­pio di un luo­go che, pro­prio per l’organicità del­la col­le­zio­ne e per il suo costan­te aggior­na­men­to – frut­to del lavo­ro di decen­ni – fa la dif­fe­ren­za nel­la ricer­ca nel­le scien­ze uma­ne. Per non par­la­re dell’altissimo livel­lo del­le con­fe­ren­ze di cui è sede, che ne fan­no un cen­tro vivo di ricer­ca, o del­la pre­sen­za dell’archivio War­burg, uni­ca testi­mo­nian­za del­la genia­le atti­vi­tà del suo fon­da­to­re.

Un ano­ni­mo por­ta­vo­ce dell’università smen­ti­sce inve­ce che essa abbia inten­zio­ne di disper­de­re la biblio­te­ca.

Ecco quin­di la nasci­ta spon­ta­nea del­la peti­zio­ne Save the War­burg Insti­tu­te! che ha rac­col­to subi­to miglia­ia di fir­me di soli­da­rie­tà.

L’Istituto, gra­tis­si­mo per la gran­de soli­da­rie­tà, man­tie­ne uno stret­to riser­bo sul­la que­stio­ne.
Ha dif­fu­so con un bre­ve comu­ni­ca­to sul pro­prio sito web alcu­ne paca­te osser­va­zio­ni sul­la que­stio­ne e soprat­tut­to ha inte­so cor­reg­ge­re alcu­ne impre­ci­sio­ni con­te­nu­te nell’articolo di Nick Clark usci­to sull’Indipendent:

The Advi­so­ry Coun­cil was con­cer­ned to read the arti­cle by Nick Clark of The Inde­pen­dent publi­shed on 25 June (24 June onli­ne), whi­ch con­tai­ned seve­ral inac­cu­ra­cies. In par­ti­cu­lar, it is not cor­rect that the War­burg wan­ts “the col­lec­tion” to be enti­re­ly inde­pen­dent and to be free to move it should it so desi­re, or that the Advi­so­ry Coun­cil wan­ts to chan­ge the way in whi­ch the libra­ry is arran­ged inclu­ding the loss of the Institute’s “open stack” arran­ge­men­ts, whi­ch are of cour­se at the very heart of the Insti­tu­te.

To be clear, the Advi­so­ry Coun­cil sim­ply wan­ts the terms of the tru­st deed respec­ted and adhe­red to, whi­ch inclu­des pre­ser­ving the Insti­tu­te and its uni­que, world class libra­ry.

È chia­ro che  la sen­ten­za che ne segne­rà il desti­no avrà riper­cus­sio­ni gene­ra­li sul­la ricer­ca in cam­po uma­ni­sti­co.
Se si doves­se giun­ge­re allo sman­tel­la­men­to del­la biblio­te­ca, il dan­no sareb­be enor­me. E lo sareb­be ancor di più se oggi faces­si­mo pas­sa­re la vicen­da sot­to silen­zio.

 

Cite this article as: Redazione, La difficile vita del Warburg Institute: la petizione e le osservazioni ufficiali, in "STORIEDELLARTE.com", 27 giugno 2014; accessed 6 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/06/la-difficile-vita-del-warburg-institute-la-petizione-e-le-osservazioni-ufficiali.html.

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