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Robert Walser, “Watteau”

De Wat­teau à Fra­go­nard. Les fêtes galan­tes è il tito­lo dell’esposizione visi­ta­bi­le fino al 21 luglio al Musée Jac­que­mart-André di Pari­gi.

Visto il tema del­la mostra pari­gi­na, si spe­ra di fare cosa gra­di­ta pub­bli­can­do un bra­no che il poe­ta e scrit­to­re sviz­ze­ro Robert Wal­ser com­po­se in ono­re pro­prio del pit­to­re fran­ce­se Antoi­ne Wat­teau (1684–1721).

Pur sapen­do poco di lui mi adden­tro subi­to, alla manie­ra di chi va per i cam­pi, nel com­pi­to di descri­ve­re la sua vita, qua­si fos­se un’invitante casu­po­li­na dal­la tap­pez­ze­ria gra­zio­sa, vita che fu vota­ta alla sere­ni­tà, vale a dire all’arte, in altre paro­le, all’esser pago di sé. Tra­sfe­ren­do­si nel­la capi­ta­le come appren­di­sta, si stu­diò per neces­si­tà di impa­ra­re qual­co­sa, e men­tre con soler­zia assi­mi­la­va nozio­ni degne d’interesse, si abi­tuò a un amo­re per la vita di cui si dole­va e che per ciò stes­so idea­liz­za­va. Fin da gio­va­ne gli sareb­be toc­ca­to dire addio all’aria e alle pas­seg­gia­te, alla rifles­sio­ne e al cibo, al son­no e al lavo­ro, così alme­no dovet­te cre­de­re abba­stan­za pre­sto, e cono­scen­do le man­sar­de al pari degli splen­di­di salo­ni, e i tipi dell’umanità più varia, si dires­se pia­no in un luo­go tut­to suo, tro­van­do nel­la vita riti­ra­ta una leti­zia che rasen­ta­va la per­fe­zio­ne. Tan­to più affa­bi­le e tran­quil­lo vive colui che lo fa con gio­ia e rico­no­scen­za: non dovrà adem­pie­re ai suoi affa­ri in fret­ta e furia, ché que­sti rie­sco­no meglio quan­to più cal­mi e paci­fi­ci si con­du­co­no. Mi occor­se di leg­ge­re la sua bio­gra­fia, ma non ne rica­vai mol­ti ele­men­ti. Nel ten­ta­ti­vo di far­ne un ritrat­to, vedo in lui come un desi­de­rio, un ane­li­to, e dun­que non mi stu­pi­sce per nul­la quel che di tenue ed eva­ne­scen­te vi è nel mio sag­gio. Egli raf­fi­gu­rò, ad esem­pio, un cosid­det­to Indif­fe­ren­te. Accad­de for­se per caso, o con tale emble­ma vol­le signi­fi­ca­re quan­to indif­fe­ren­ti pos­sa­no esse­re, a un uomo sen­si­bi­le, le appa­ren­ze e le occa­sio­ni con­cre­te? Come nes­sun altro, cre­do, sep­pe vesti­re di una for­ma pia­ce­vo­le e gen­ti­le le sue atte­se, le remo­re, le sue fughe dall’asprezza del­la vita quo­ti­dia­na. Un gior­no, ora che ci pen­so, a una don­na che ne ave­va viste e vis­su­te d’ogni gene­re dis­si che è bene dare alle cose meno impor­tan­za di quan­to abi­tual­men­te non si fac­cia, osser­va­zio­ne che mi val­se un cer­to plau­so.
All’uomo di cui par­lo non man­cò il talen­to che, come mostra l’opera di un’intera vita, in lui appa­ri­va un’autentica dote: saper esco­gi­ta­re mil­le bel­lez­ze. Dal­le sue tele si odo­no ora suo­ni di cam­pa­ne ora il sus­sur­rio del­le foglie. Tal­vol­ta pre­sta­va agli albe­ri fog­ge roman­ti­che, ma tut­to ciò che di roman­ti­co alber­ga­va in lui pos­se­de­va per così dire otti­me manie­re, come si può vede­re rifles­so nei suoi dipin­ti, i qua­li pren­do­no a ogget­to la liber­tà e i pae­sag­gi cam­pe­stri, dove per­so­ne ben vesti­te, riu­ni­te­si in gaia e col­ta com­pa­gnia, sie­do­no nel­la natu­ra por­gen­do ascol­to a rap­pre­sen­ta­zio­ni musi­ca­li o in ver­si. In uno dei dipin­ti che eser­ci­ta­no inve­ro una poten­te attra­zio­ne, dan­za una ragaz­zet­ta orna­ta di una veste a fio­ri. Di lon­ta­no vol­ge a te uno sguar­do dol­ce e discre­to, qua vici­no, quel che vici­no tu vor­re­sti, l’estranea e pur fami­lia­re, con­sue­ta lon­ta­nan­za.

— Rober Wal­ser, Ritrat­ti di pit­to­ri, Adel­phi, Mila­no 2011, pp. 41–43.

Antoine Watteau, L'indifferente, 1717, Parigi, Musée du Louvre.

Antoi­ne Wat­teau, L’indifferente, 1717, Pari­gi, Musée du Lou­vre.

Antoine Watteau, La Danza, 1719, Berlino, Gemäldegalerie.

Antoi­ne Wat­teau, La Dan­za, 1719, Ber­li­no, Gemäl­de­ga­le­rie.

Cite this article as: Maichol Clemente, Robert Walser, “Watteau”, in "STORIEDELLARTE.com", 23 maggio 2014; accessed 6 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/05/robert-walser-watteau.html.

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