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Da “I dintorni dell’anima” (per Alessandro Conti)

Pub­bli­chia­mo, die­tro gen­ti­le indi­ca­zio­ne dell’autore, un bra­no di Anto­nio Nata­li da I din­tor­ni dell’anima, intro­du­zio­ne al volu­me Ales­san­dro Con­ti, Scrit­ti figli­ne­si, a cura di Anto­nio Nata­li e Pao­lo Piril­lo, Firen­ze, Opus Libri 2001, che rac­co­glie alcu­ni scrit­ti di Con­ti dedi­ca­ti alla cit­tà e al ter­ri­to­rio di Figli­ne Val­dar­no.*

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Taber­na­co­lo in via del­la Cam­po­ra (clic­ca sull’immagine per un det­ta­glio)
Foto: dal volu­me Scrit­ti figli­ne­si (2001).

QUANDO si face­va un’idea, era dif­fi­ci­le smon­tar­lo. E se gli pro­po­ne­vi un’alternativa, qua­si sem­pre rea­gi­va con una bat­tu­ta, se non addi­rit­tu­ra irri­den­do. Se però t’interessava por­tar­lo sul filo dei tuoi pen­sie­ri e sape­vi aspet­ta­re l’occasione pro­pi­zia per ripro­por­glie­li, non rifug­gi­va dai ripen­sa­men­ti. Ricor­do quan­do nel­la sala di con­sul­ta­zio­ne dei mano­scrit­ti del­la Biblio­te­ca Nazio­na­le gli dis­si che mi sta­vo con­vin­cen­do d’aver ritro­va­to in via del­le Cam­po­ra l’affresco del Ros­so col Cri­sto mor­to, che il Vasa­ri elo­gia­va in aper­tu­ra del­la sua bio­gra­fia ros­se­sca e che si repu­ta­va per­du­to. Lui, che tut­te le ter­re nei con­tor­ni di Firen­ze le ave­va setac­cia­te come un segu­gio e che dun­que cono­sce­va anche il taber­na­co­lo che gli pro­spet­ta­vo, fece spal­luc­ce e mi lasciò inten­de­re — giu­stap­pun­to con una bat­tu­ta, anche un po’ sbri­ga­ti­va — che stes­si atten­to a non pren­de­re un gran­chio.

Cono­scen­do­lo, non insi­stet­ti; e poi, se mi tro­va­vo in quel luo­go, era pro­prio per­ché sta­vo anno­dan­do le cor­de del­la mia impal­ca­tu­ra indi­zia­ria. Mi ripro­mi­si però di tor­na­re a discu­ter­ne con lui quan­do aves­si com­ple­ta­to il qua­dro sto­ri­co che mi avreb­be con­sen­ti­to di con­for­ta­re un’attribuzione sti­li­sti­ca ardua per via del­le ingiu­rie infer­te dal tem­po all’affresco.1 E, una vol­ta per­ve­nu­to al fine che m’ero pre­fis­sa­to, glie­ne par­lai, riscon­tran­do quel­la dispo­ni­bi­li­tà che sape­vo avrei tro­va­to.

Que­sto cen­no auto­bio­gra­fi­co non l’ho tut­ta­via evo­ca­to a caso. Quel taber­na­co­lo Ales­san­dro non solo lo cono­sce­va, ma l’aveva pure pub­bli­ca­to (con un’ascrizione dif­fe­ren­te dal­la mia) nel libro su I din­tor­ni di Firen­ze (da lui coor­di­na­to).2 Un libro che ades­so tor­na uti­le ram­men­ta­re, sia per­ché è un altro atte­sta­to del­la sua curio­si­tà intel­let­tua­le e del­la sua voglia di cono­sce­re sem­pre più cose, sia per­ché è il segno d’una dispo­si­zio­ne cul­tu­ra­le che non disde­gna­va affat­to — sem­mai anzi pri­vi­le­gia­va — le inda­gi­ni nei luo­ghi ai mar­gi­ni degli iti­ne­ra­ri usa­ti e nel­le ter­re di pro­vin­cia, dove tan­to resta da sco­pri­re e soven­te anche da capi­re, dove soprav­vi­vo­no le ope­re di colo­ro che non lascia­ro­no il pae­se natio e fece­ro lì, a loro modo, scuo­la; e dove, però, insie­me resta­no i lavo­ri gio­va­ni­li d’artefici loca­li che poi maga­ri avreb­be­ro dato il meglio di sé nei cen­tri mag­gio­ri.


* Le vetra­te e il pro­ble­ma di Gio­van­ni di Boni­no, in Un pit­to­re del Tre­cen­to. Il Mae­stro di Figli­ne, cata­lo­go del­la mostra, Firen­ze, S.P.E.S. 1980. Arre­di e imma­gi­ni di un ospe­da­le; La fab­bri­ca, la chie­sa, l’appartamento dei Signo­ri; Vetri e maio­li­che per la spe­zie­ria, in Lo Spe­da­le Ser­ri­sto­ri di Figli­ne, Docu­men­ti e arre­di, cata­lo­go del­la mostra, Firen­ze, Opus Libri 1982. Dome­ni­co Ghir­lan­da­io. Restau­ro e sto­ria di un dipin­to, cata­lo­go del­la mostra, Firen­ze, Opus Libri 1983. Il ‘Mae­stro di Figli­ne’: 1980–1985, in Capo­la­vo­ri a Figli­ne. Cin­que anni di restau­ri, cata­lo­go del­la mostra, Firen­ze, Opus Libri 1985. Dipin­ti e com­mit­ten­ti nel pivie­re di Rigna­no, Firen­ze, Par­ret­ti 1986 (già pub­bli­ca­to in A. Con­ti, I. Moret­ti, M. Bar­duc­ci, Rigna­no sull’Arno. Tre stu­di sul patri­mo­nio cul­tu­ra­le, 1986). Le mura di Figli­ne: le imma­gi­ni. In mar­gi­ne alla “tavo­la di San Romo­lo”, in Le mura di Figli­ne, cata­lo­go del­la mostra, Firen­ze, Opus Libri 1988. Intro­du­zio­ne a Scul­tu­re rob­bia­ne a Figli­ne, cata­lo­go del­la mostra, Firen­ze, Opus Libri 1990.  ↩

  1. Anto­nio Nata­li, La Ver­gi­ne e il sepol­cro. Il taber­na­co­lo del Ros­so col Cri­sto mor­to, in La Bib­bia in bot­te­ga. Le Scrit­tu­re, l’antico, l’occasione, Firen­ze 1991, pp. 125–150
  2. I din­tor­ni di Firen­ze: arte, sto­ria, pae­sag­gio, a cura di A. Con­ti con la col­la­bo­ra­zio­ne di F. Petruc­ci, P. Piril­lo, G. Ragio­nie­ri, Firen­ze 1983, p. 169: “taber­na­co­lo con affre­schi del­la fine del Cin­que­cen­to in via di depe­ri­men­to”
Cite this article as: Antonio Natali, Da “I dintorni dell’anima” (per Alessandro Conti), in "STORIEDELLARTE.com", 21 maggio 2014; accessed 29 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2014/05/da-i-dintorni-dellanima-per-alessandro-conti.html.

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