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Alessandro Conti a Bologna nel ricordo di Emanuela Fiori

Sono sta­ta la pri­ma lau­rea­ta di Ales­san­dro Con­ti nel mar­zo del 1979, nei suoi pri­mi anni d’insegnamento all’Università di Bolo­gna. Per immu­ta­ta sti­ma e rico­no­scen­za ho accol­to con pia­ce­re l’invito a ricor­dar­lo con una bre­ve testi­mo­nian­za, che sarà del tut­to infor­ma­le.

Nell’autunno del 2004 il diret­to­re dell’Accademia di Bel­le Arti mi pro­po­se l’insegnamento di ‘Sto­ria e tec­ni­che del Restau­ro’, pro­ble­mi del docen­te in cari­ca ren­de­va­no neces­sa­ria una sosti­tu­zio­ne imme­dia­ta, a lezio­ni ini­zia­te. Men­tre riflet­te­vo velo­ce­men­te sul­la rispo­sta da dare, si affac­cia­ro­no alla mia men­te pen­sie­ri, ricor­di ed un’unica doman­da: pote­vo rifiu­ta­re que­sto inca­ri­co che mi ripor­ta­va indie­tro di trent’anni, e mi con­sen­ti­va di chiu­de­re un cer­chio aper­to quan­do, poco più che diciot­ten­ne, ave­vo incon­tra­to Ales­san­dro Con­ti?

I miei anni uni­ver­si­ta­ri sono sta­ti ric­chi di sti­mo­li, for­ti degli inse­gna­men­ti di cri­ti­ci e sto­ri­ci dell’arte di rara pro­fon­di­tà, ma tra tut­ti Ales­san­dro è sta­to colui che ha acce­so in me l’interesse ver­so la sto­ria e la pra­ti­ca del restau­ro.

Face­vo par­te di un pic­co­lo mani­po­lo di stu­den­ti, poco meno di quin­di­ci, che desi­de­ra­va­no più di tut­to impa­ra­re la par­te ‘pra­ti­ca’ del­la sto­ria dell’arte; vole­va­mo esse­re dei ‘con­ser­va­to­ri’, non solo degli attri­bu­zio­ni­sti ed entra­re in quel mon­do, per noi bel­lis­si­mo, dei Musei e degli stu­di di restau­ro, in cui era pos­si­bi­le vede­re da vici­no e far scor­re­re lie­vi le dita sul­la ‘mate­ria’ del­le ope­re d’arte. Le foto­gra­fie non ci basta­va­no, non ci basta­no tut­to­ra. Ales­san­dro era il nostro pro­fes­so­re più gio­va­ne, nean­che tren­ten­ne festeg­giam­mo il suo com­plean­no sul tre­no che ci por­ta­va ad Arez­zo per vede­re Pie­ro del­la Fran­ce­sca.

La gio­vi­nez­za lo ren­de­va incre­di­bil­men­te vici­no, con­sen­ti­va a noi una con­fi­den­za impen­sa­bi­le con gli altri docen­ti, ma non impe­di­va a lui di esse­re seve­ro e di pre­ten­de­re uno stu­dio rigo­ro­so sep­pur appas­sio­na­to, quel­la pas­sio­ne con­giun­ta ad una pre­pa­ra­zio­ne sto­ri­co arti­sti­ca straor­di­na­ria che con­vi­ve­va­no in lui. Nel­le tan­te gite di stu­dio, andan­do per chie­se a Bolo­gna, in Umbria o a Roma, cor­reg­ge­va bofon­chian­do le attri­bu­zio­ni sba­glia­te sul suo ama­to Tre­cen­to, le date spa­ra­te a vol­te a casac­cio da sto­ri­ci dell’arte in pro­gress, ma poi ci spie­ga­va la ragio­ne dei nostri erro­ri, maga­ri intel­li­gen­ti, ma pur sem­pre erro­ri. Il nostro pic­co­lo grup­po lo segui­va con pas­sio­ne anche per le oppor­tu­ni­tà di dia­lo­go e di con­fron­to con la real­tà del nostro patri­mo­nio arti­sti­co che con­ti­nua­men­te ci veni­va­no offer­te: dal­le cam­pa­gne foto­gra­fi­che a Pisto­ia alle sche­da­tu­re in Val­dar­no, fino al sog­gior­no nel­la casa di Gio­van­ni Sec­co Suar­do.

Per alcu­ni di noi la Sto­ria del Restau­ro e la Museo­gra­fia era­no diven­ta­te le disci­pli­ne pre­di­let­te, quel­le alle qua­li avrem­mo volu­to dedi­car­ci dopo la lau­rea, quin­di la scel­ta del rela­to­re era sem­pli­ce e dif­fi­ci­le al tem­po stes­so: Ales­san­dro Con­ti o Andrea Emi­lia­ni. Io mi indi­riz­zai ver­so il restau­ro e chie­si la tesi ad Ales­san­dro, che accet­tò con entu­sia­smo e mi pro­po­se di affron­ta­re i pro­ble­mi con­ser­va­ti­vi nell’opera di Gio­van­ni Bel­li­ni, ana­liz­zan­do­ne la tec­ni­ca, i colo­ri e le ver­ni­ci fino a crea­re una sor­ta di sche­da­tu­ra del degra­do e del­le meto­do­lo­gie di restau­ro adot­ta­te. Diven­ni così la pri­ma ‘lau­rean­da’ del­la sua car­rie­ra di docen­te uni­ver­si­ta­rio.

Non fu una pas­seg­gia­ta, furo­no cor­re­zio­ni infi­ni­te, note e biblio­gra­fia fat­te e rifat­te. Pome­rig­gi tra­scor­si all’Istituto Ger­ma­ni­co a discu­te­re su for­ma e con­te­nu­ti, per­ché la mia tesi fos­se il risul­ta­to di una ricer­ca seria e lo spec­chio dei suoi inse­gna­men­ti. La fati­ca ven­ne coro­na­ta da un voto che supe­ra­va la media con la qua­le mi pre­sen­ta­vo, anche que­sto lo devo all’impegno che Ales­san­dro mise nel soste­ne­re il mio lavo­ro con la com­mis­sio­ne. Tan­ti anni dopo, quan­do mi sono tro­va­ta dall’altra par­te, ho sem­pre cer­ca­to di esse­re per i miei allie­vi una figu­ra di rife­ri­men­to e di inse­gna­re a lavo­ra­re con serie­tà e pre­ci­sio­ne, così come Ales­san­dro ave­va fat­to con me e con i miei com­pa­gni. Ormai qua­si a fine car­rie­ra, nel ricor­do del mio ‘mae­stro’, mi augu­ro di esse­re sta­ta all’altezza.


L’articolo fa par­te di una serie dedi­ca­ta alla memo­ria di Ales­san­dro Con­ti (1946–1994) a vent’anni dal­la mor­te.
Sono usci­ti fino­ra:
– Gio­van­na Ragio­nie­ri, Ricor­do di Ales­san­dro Con­ti (5 mag­gio 2014)
– Pao­la Tognon, Per Ales­san­dro Con­ti: un ricor­do (9 mag­gio 2014)
– Anchi­se Tem­pe­sti­ni, Per Ales­san­dro Con­ti (18 mag­gio 2014)
– Anto­nio Nata­li, Da “I din­tor­ni dell’anima” (per Ales­san­dro Con­ti) (21 mag­gio 2014)
– Bar­ba­ra Cinel­li, “Can­zo­ne (qua­si) per un ami­co”: Con­ti nel ricor­do di Bar­ba­ra Cinel­li (24 mag­gio 2014)

Cite this article as: Emanuela Fiori, Alessandro Conti a Bologna nel ricordo di Emanuela Fiori, in "STORIEDELLARTE.com", 29 maggio 2014; accessed 19 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2014/05/alessandro-conti-a-bologna-nel-ricordo-di-emanuela-fiori.html.

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