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Restaurare il Quirinale

Le scelte affrontate finora dall'equipe che si occupa del restauro della Galleria di Alessandro VII nel palazzo del Quirinale sono state al centro della conferenza a tre voci che il Dipartimento di Studi Umanistici e TeckneHub dell'Università di Ferrara, in collaborazione con Ferrara Arte, hanno organizzato il 27 marzo scorso durante il Salone del Restauro 2014. Sono stati invitati a parlare lo storico dell'arte Giorgio Leone, direttore della Galleria Corsini di Roma e incaricato della Soprintendenza del Lazio a seguire i lavori, la restauratrice Elisabetta Zatti e il giornalista Marco Carminati. L’incontro, dal titolo Lo strappo degli affreschi. Una tecnica antica per un restauro di grande attualità. Interventi nel palazzo del Quirinale, aveva l’obiettivo di illustrare la prosecuzione del restauro, a distanza di tre anni dalla consegna del primo lotto di interventi nel 2011 per il 150° anniversario dell'Unità d’Italia.

Ne è emersa con prepotenza tutta la complessità di un ambiente che, dopo essere stato decorato da un gruppo di artisti guidato da Pietro da Cortona tra il 1665 e il 1666 per volere di Alessandro VI, aveva subìto importanti trasformazioni nel corso dell'Ottocento a causa dell’arrivo dei Francesi, della restaurazione papale e, poi, dell'insediamento dell'autorità sabauda. L'avvicendarsi di questi governi nell’arco di un secolo aveva lasciato una forte impronta sulla grande sala, a cominciare dal tamponamento di tredici finestre sulla piazza del Quirinale e dalla riduzione, attraverso la costruzione di tramezzi, dei 75 metri del salone in tre ambienti di minori dimensioni: la Sala degli Ambasciatori, la Sala Gialla e la Sala di Augusto (fig. 1). Durante questi cruciali passaggi di potere era stato poi modificato anche l’aspetto della decorazione ad affresco, della quale erano stati lasciati a vista solo i riquadri seicenteschi con storie bibliche nella fascia superiore, coprendone tutta l'inquadratura architettonica con partiture più “aggiornate” (fig. 2).

Pa­lazzo del Qui­ri­nale – Ve­duta della Sala di Au­gu­sto dopo il restauro

Fig. 1. Pa­lazzo del Qui­ri­nale – Ve­duta della Sala di Au­gu­sto dopo il restauro - Photo: Quirinale.it

Pa­lazzo del Qui­ri­nale – Ve­duta della Sala Gialla du­rante il restauro

Fig. 2. Pa­lazzo del Qui­ri­nale – Ve­duta della Sala Gialla du­rante il restauro - Photo: Quirinale.it


Pa­lazzo del Qui­ri­nale – Ve­duta della Sala Gialla dopo il restauro

Fig. 3. Pa­lazzo del Qui­ri­nale – Ve­duta della Sala Gialla dopo il restauro - Photo: Quirinale.it

Se con l'intervento attuale non è stato possibile, per motivi statici, pensare di ripristinare la forma originaria della sala rimuovendo i divisorii, nessun ostacolo si è presentato alla riapertura delle finestre, con la quale si è recuperata un'illuminazione naturale di grande eleganza (fig. 3), e alla rimozione nella fascia inferiore delle pareti degli strati di carta da parati e di scialbo a monocromo che nascondevano la decorazione ad affresco seicentesca. All’appuntamento con la celebrazione dell'Unità d'Italia, dunque, era già stato riportato alla luce in basso tutto l'apparato decorativo di colonne, animali fantastici e verzure che scandiva originariamente lo spazio sulle pareti e che si può ammirare nell'iperbolica visita virtuale offerta dal sito del Quirinale.

Rimaneva da affrontare la parte più spinosa del restauro, perché l'originaria partitura architettonica dipinta che accompagnava le storie bibliche cortonesche nella fascia superiore appariva coperta da una ridipintura a tempera di epoca sabauda di buona fattura, che non si voleva distruggere (fig. 4). Si è quindi deciso di ricorrere alla tecnica dello strappo, un rimedio antico e molto utilizzato in passato per salvare le pitture murali in precario stato di conservazione, che consiste nell’incollaggio di una tela sull’affresco e nella successiva rimozione dal muro dello strato superficiale di intonaco dipinto per farlo aderire poi ad un nuovo supporto. L'elaborazione di soluzioni di adattamento dello strappo alla delicata superficie a tempera di epoca sabauda ha permesso, quindi, negli ultimi tre anni di liberare tutta la fascia alta della sala dallo strato di ridipintura che cronologicamente era il più moderno. La rimozione ha, però, portato alla luce una decorazione sottostante di carattere profano del tutto ignota in precedenza, di cui è stato reso noto un particolare raffigurante Mercurio, Argo e Io (fig. 5). Collocato tra la tempera sabauda e l'affresco seicentesco, l'intervento risale al momento in cui Napoleone trasformò il Quirinale in palazzo imperiale e rivela anche la presenza di piccole modifiche apposte successivamente per volere di Pio IX, il quale fece coprire i monogrammi e i simboli francesi con la sigla «PAX».

Di fronte a questa novità inaspettata il cantiere ha dovuto subire una battuta di arresto e si apre ora ad una nuova fase di studio, durante la quale vagliare le possibili alternative da mettere in atto per salvaguardare la memoria storica dell'edificio, ma per restituire nel contempo ad uno dei suoi ambienti di maggiore importanza e rappresentatività tutta la sua bellezza.

Pa­lazzo del Qui­ri­nale – Par­ti­co­lare de­gli af­fre­schi cor­to­ne­schi e della ri­di­pin­tura sa­bauda nella Sala Gialla

Fig. 4. Pa­lazzo del Qui­ri­nale – Par­ti­co­lare de­gli af­fre­schi cor­to­ne­schi e della ri­di­pin­tura sa­bauda nella Sala Gialla - Photo: Quirinale.it


Foto 5: Pa­lazzo del Qui­ri­nale – Par­ti­co­lare de­gli af­fre­schi di epoca na­po­leo­nica emersi nella Sala Gialla

Fig. 5. Pa­lazzo del Qui­ri­nale – Par­ti­co­lare de­gli af­fre­schi di epoca na­po­leo­nica emersi nella Sala Gialla - Photo: Quirinale.it

Cite this article as: Claudia Caramanna, Restaurare il Quirinale, in "STORIEDELLARTE.com", 15 aprile 2014; accessed 19 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2014/04/restaurare-il-quirinale.html.

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